01/02/2024
FARE DI SCORDIA UN PAESE SICURO
comunicato stampa congiunto Associazione Penelope. Coordinamento Solidarietà Sociale Onlus - FLAICgil Caltagirone - Presidio Libera Scordia "Carmelo Agnone"
Ieri sera, 31 gennaio 2024, un’azione di polizia condotta dalla Stazione dei Carabinieri di Scordia ha portato alla identificazione di 14 giovani migranti irregolari occupanti gli spazi abbandonati dell’ex Copeca. I migranti sono quindi stati accompagnati alla Questura di Catania per la notifica del relativo decreto di espulsione.
La legge italiana di fatti prevede che i cittadini irregolarmente presenti sul territorio nazionale vadano identificati e riinviati nel paese di origine, quando questi è ritenuto, a torto o a ragione, un “paese sicuro” (come si ritiene sia la Tunisia o il Marocco da cui i giovani per lo più provengono).
Niente da eccepire quindi dal punto di vista della legge.
La cosa si complica se andiamo ad analizzare il “movente” di questo delitto di immigrazione clandestina.
Perché questi giovani uomini rischiano di morire in mare, pagano trafficanti, abbandonano un paese sicuro per approdare in un paese che per loro non lo è di certo (se non altro perché sono considerati e p***eguiti come “criminali”) ?
Perché mai questi uomini, nel loro disegno criminoso, scelgono di vivere in un luogo abbandonato privo di luce, acqua, servizi igienici, infissi, invece che rimanere nella beatitudine della loro vita familiare in patria ?
Perché raggiungono Scordia, soprattutto nel periodo invernale, in concomitanza con la stagione di raccolta delle arance ?
Va detto che l’operazione non ha individuato un “covo” segreto di un’organizzazione criminale dedita ad ogni sorta di traffico illegale, ma un sito che da decenni ospita, alla luce del sole, migranti irregolari che sono sfruttati e, loro si, vittime di reati previsti dal codice penale (riduzione in schiavitù, sfruttamento lavorativo, intermediazione illecita di manodopera ….) mai o soltanto marginalmente p***eguiti.
A pensar male si potrebbe ipotizzare che sia più facile, e socialmente apprezzato, p***eguire poveri e disperati migranti senza casa e senza famiglia, piuttosto che padri di famiglia nativi a capo di aziende agricole che, spesso, si dicono loro stessi “costretti” ad abusare dei primi a causa della mancanza di manodopera, ovvero per le condizioni di strozzinaggio a cui sono sottoposti dalla grande filiera alimentare.
Ma ciò vorrebbe dire che la legge non è uguale per tutti, con buona pace della nostra costituzione, ma anche della nostra umanità.
Noi oggi invochiamo le “attenuanti specifiche” per questi uomini vittime di una serie infinita di torti e di reati (dal traffico di esseri umani fino allo sfruttamento lavorativo, passando per la riduzione in schiavitù) e chiediamo che vengano ascoltati e possano accedere alle forme di tutela e di regolarizzazione che la nostra legge prevede in favore di coloro che denunciano la loro condizione di sfruttamento.