31/07/2026
Ceuta non è il simbolo di un’“invasione”. È il simbolo di un confine che produce sofferenza, propaganda e disuguaglianze.
Migliaia di donne, uomini e bambini hanno attraversato quel confine per cercare protezione, cura, futuro. A loro vanno garantiti accoglienza, assistenza e il diritto di chiedere asilo, non il sovraffollamento degli hotspot né l’uso delle loro vite come strumento di scontro politico.
Ogni volta che una crisi umanitaria viene trasformata in spettacolo, si alimenta la narrazione della paura e si nasconde la realtà: la mobilità umana non è un’emergenza, è una condizione del nostro tempo. Ciò che è davvero insostenibile è un regime di confini che rende i diritti accessibili solo ad alcuni.
Il Mediterraneo non può essere uno spazio di privilegi per chi ha il passaporto “giusto” e di confinamento per tutti gli altri. Se i diritti non sono di tutte e tutti, non sono diritti: sono privilegi.
Prima le persone. Sempre. Accoglienza, protezione e cura per le moltitudini mediterranee.
Ceuta non è il simbolo di un’“invasione”. È il simbolo di un confine che produce sofferenza, propaganda e disuguaglianze.
Migliaia di donne, uomini e bambini hanno attraversato quel confine per cercare protezione, cura, futuro. A loro vanno garantiti accoglienza, assistenza e il diritto di chiedere asilo, non il sovraffollamento degli hotspot né l’uso delle loro vite come strumento di scontro politico.
Ogni volta che una crisi umanitaria viene trasformata in spettacolo, si alimenta la narrazione della paura e si nasconde la realtà: la mobilità umana non è un’emergenza, è una condizione del nostro tempo. Ciò che è davvero insostenibile è un regime di confini che rende i diritti accessibili solo ad alcuni.
Il Mediterraneo non può essere uno spazio di privilegi per chi ha il passaporto “giusto” e di confinamento per tutti gli altri. Se i diritti non sono di tutte e tutti, non sono diritti: sono privilegi.
Prima le persone. Sempre. Accoglienza, protezione e cura per le moltitudini mediterranee.