08/08/2026
FAUNA SELVATICA, È EMERGENZA SICCITÀ: GLI ANIMALI MUOIONO DI SETE, LA POLITICA CONTINUA A GUARDARE ALTROVE
PAI e OSA: «Servono interventi immediati. Non si può continuare a gestire il territorio come se la crisi climatica non esistesse»
Il Partito Animalista Italiano (PAI) e l’Osservatorio Savonese Animalista (OSA) lanciano un appello urgente per l’emergenza idrica che sta mettendo a rischio la sopravvivenza della fauna selvatica. La situazione è ormai sotto gli occhi di tutti: dopo settimane di caldo e siccità, numerosi corsi d’acqua sono ridotti a pietraie assolate, mentre pozze e piccoli bacini naturali si prosciugano progressivamente. Per gli animali selvatici significa una cosa molto semplice e drammatica: sempre meno acqua disponibile per sopravvivere.
A questa emergenza si aggiunge quella degli incendi estivi che, nonostante l’opera fondamentale di vigili del fuoco, personale forestale e volontari, continuano a devastare boschi e campagne. Le fiamme distruggono habitat, vegetazione e fonti di alimentazione, causando la morte di un numero incalcolabile di animali e costringendo quelli che riescono a sopravvivere a spostarsi alla ricerca di acqua e cibo. Ma trovare acqua, oggi, è tutt’altro che semplice.
E anche qualora nei prossimi giorni arrivassero piogge e un abbassamento delle temperature, non sarebbe sufficiente aspettare che la natura faccia il proprio corso: dopo una lunga fase siccitosa, servirà tempo perché si ricostituiscano pozze, piccoli corsi d’acqua e riserve naturali realmente utilizzabili dalla fauna.
Per questo PAI e OSA invitano tutti coloro che ne abbiano la possibilità a mettere a disposizione piccoli punti d’acqua per la fauna selvatica. Non servono strutture complesse. Può essere sufficiente una ciotola, un sottovaso o una piccola vaschetta. È importante predisporre al centro un punto di appoggio, come una pietra, e, dove possibile, qualche elemento galleggiante, ad esempio un piccolo pezzo di legno, affinché gli animali possano raggiungere l’acqua e allontanarsi facilmente, riducendo il rischio di annegamento. L’acqua dovrebbe essere cambiata almeno ogni due giorni, effettuando una rapida pulizia del contenitore. È normale che gli animali impieghino alcuni giorni per individuare e utilizzare il nuovo punto d’acqua. Molte specie, inoltre, possono avvicinarsi soprattutto nelle ore più fresche della sera e della notte.
Chi ha maggiore possibilità e adeguate condizioni di sicurezza può inoltre contribuire portando acqua nelle aree boschive e creando o rifornendo piccoli punti d’abbeverata destinati alla fauna selvatica, sempre prestando attenzione a non creare situazioni di pericolo o di dipendenza artificiale.
E LA POLITICA COSA FA?
È proprio davanti a un’emergenza di questa portata che diventa difficile comprendere il silenzio delle istituzioni regionali.
La Liguria sta affrontando fenomeni climatici sempre più estremi: siccità, temperature elevate, incendi e conseguente perdita di habitat. Eppure, mentre gli animali cercano disperatamente acqua e riparo, la programmazione venatoria continua a essere impostata secondo una logica che sembra non tenere sufficientemente conto delle condizioni ecologiche straordinarie che stiamo vivendo.
Il calendario venatorio non può essere considerato un atto scollegato dallo stato di salute del territorio. Se cambiano il clima, la disponibilità d’acqua, gli habitat e le condizioni di sopravvivenza della fauna, deve necessariamente cambiare anche il modo in cui vengono prese le decisioni sulla gestione degli animali selvatici.
PAI e OSA ritengono pertanto necessario che la Regione Liguria apra una riflessione seria e immediata sulla compatibilità delle attività venatorie con le condizioni ambientali eccezionali che stanno interessando il territorio.
Ma il problema è ancora più ampio.
Da anni si parla della necessità di una programmazione seria della risorsa idrica, della realizzazione e della manutenzione di invasi e bacini e di una strategia capace di affrontare contemporaneamente emergenza idrica, aiuti all’agricoltura, prevenzione degli incendi e tutela degli ecosistemi.
L’acqua non può essere ricordata soltanto quando manca. Servono programmazione, prevenzione e investimenti. Servono infrastrutture adeguate e una gestione del territorio capace di guardare oltre l’emergenza del momento. Perché ogni estate non può trasformarsi nella solita sequenza di incendi, siccità, animali in difficoltà e dichiarazioni di circostanza.
La fauna selvatica non può aspettare i tempi della politica. Un animale che attraversa un bosco bruciato e non trova più né acqua né cibo non conosce i tempi delle delibere, dei tavoli tecnici o delle prossime riunioni. Ha bisogno di sopravvivere oggi.
Per questo PAI ed OSA chiedono ai cittadini di fare la propria parte, ma soprattutto alle istituzioni di fare finalmente la loro. Non è sufficiente intervenire quando arriva l’emergenza: bisogna prevenirla. Continuare a gestire il territorio con gli stessi strumenti del passato mentre il clima cambia rapidamente significa rinunciare alla programmazione e limitarsi a inseguire le crisi. E la fauna selvatica, ancora una volta, rischia di pagare il prezzo più alto.
La crisi climatica non è un’emergenza futura. È già qui. E davanti a un territorio che brucia, all’acqua che scompare e agli animali costretti a spostarsi per sopravvivere, la risposta della politica non può essere il silenzio. Deve essere una strategia.»
Con preghiera di condivisione, grazie.
(Foto di Garten-g g da Pixabay.)
Grazie per la pubblicazione a:
https://genovaquotidiana.com/2026/08/09/siccita-e-incendi-fauna-selvatica-allo-stremo-servono-acqua-e-interventi-immediati/
https://www.ivg.it/2026/08/animalisti-savonesi-per-la-fauna-selvatica-e-vera-emergenza-siccita/
La Stampa, mercoledì 12 agosto 2026, pagina 34, articolo di Luca Maragliano