Indicazioni Sito Web Contatta l'organizzazione

OSA OSSERVATORIO SAVONESE ANIMALISTA

Colonia felina Gatti francescaniBuongiorno a tutti abbiamo bisogno di paglia x le cucce dei Gatti qualcuno x caso può ai...
20/10/2026

Colonia felina Gatti francescani
Buongiorno a tutti abbiamo bisogno di paglia x le cucce dei Gatti qualcuno x caso può aiutarci? 🙏❣️Grazie

https://www.savonanews.it/2026/10/17/leggi-notizia/argomenti/regione-3/articolo/danni-da-fauna-selvatica-450mila-euro-da...
18/10/2026

https://www.savonanews.it/2026/10/17/leggi-notizia/argomenti/regione-3/articolo/danni-da-fauna-selvatica-450mila-euro-dalle-tasse-dei-cacciatori-per-375-agricoltori-e-conduttori-d-1.html

FAUNA SELVATICA, RISARCIMENTI E RECINZIONI NON BASTANO: LA REGIONE LIGURIA RENDICONTI I RISULTATI DELLE POLITICHE DI PREVENZIONE.

L’assessore regionale alla caccia Alessio Piana riferisce di 450.000 euro che sarebbero stati recuperati nel 2025 attraverso oltre 11.000 versamenti della tassa regionale di concessione venatoria e destinati alla prevenzione e al risarcimento dei danni provocati dalla fauna selvatica.

Il sostegno agli agricoltori che subiscono danni è un’esigenza concreta che merits un’analisi più approfondita di una semplice comunicazione sull’entità delle risorse stanziate. La domanda politica è semplice: quanti danni si riescono effettivamente a prevenire, quali risultati producono gli interventi finanziati e quanto è efficace il modello di gestione della fauna selvatica adottato dalla Regione? I numeri vanno spiegati, non soltanto comunicati. Secondo l’articolo, 375 imprenditori agricoli e conduttori di fondi avrebbero beneficiato delle risorse destinate alla prevenzione e al risarcimento dei danni. Ma ciò non consente di valutare l’efficacia complessiva delle misure, serve sapere il numero delle domande presentate e accolte, gli importi effettivamente liquidati, i tempi medi di pagamento, la distribuzione territoriale degli interventi e l’andamento dei danni rispetto agli anni precedenti.

Peraltro l’articolo 42 della legge regionale ligure n. 29 del 1994, prevede che una quota non inferiore al 25% della somma assegnata alla Regione ai sensi del comma 1, lettera c), sia destinata alla prevenzione e al risarcimento dei danni provocati dalla fauna selvatica alle produzioni agricole.

L’assessore riferisce inoltre di oltre un milione di euro destinato, attraverso il Complemento per lo sviluppo rurale, al sostegno delle recinzioni aziendali, con contributi fino all’80% delle spese ammissibili, e richiama sistemi di dissuasione acustica e luminosa e tecnologie come il cosiddetto virtual fencing. Sono, secondo il Partito Animalista Italiano (PAI) e l’Osservatorio Savonese Animalista (OSA), strumenti che meritano di essere valutati sulla base della loro efficacia concreta, delle caratteristiche dei territori e delle specie coinvolte, annunciare uno stanziamento non equivale a documentare un risultato. Occorre distinguere tra fondi messi a disposizione, contributi effettivamente concessi, opere realizzate e danni realmente evitati.

PAI ed OSA chiedono pertanto alla Regione di rendere pubblici i dati disponibili sull’attuazione di questi interventi, sui criteri utilizzati per valutarli e sui risultati ottenuti nel tempo. La prevenzione deve essere una priorità, non soltanto una voce di bilancio. La convivenza non può essere ridotta alla contrapposizione tra agricoltura e fauna.

Gli agricoltori hanno diritto a risposte tempestive ed efficaci. La fauna selvatica, dal canto suo, non può essere considerata soltanto in termini di danno economico o di problema da contenere.

PAI ed OSA chiedono alla Regione Liguria:

* di pubblicare un rendiconto dettagliato delle somme disponibili, impegnate, liquidate e ancora da erogare per la prevenzione e il risarcimento dei danni;
* di chiarire il numero delle domande ricevute, accolte e respinte, i tempi medi di liquidazione e la distribuzione territoriale dei contributi;
* di rendere noti, nei limiti dei dati disponibili, l’andamento dei danni negli ultimi anni e i criteri utilizzati per valutare l’efficacia delle misure adottate;
* di documentare lo stato di attuazione dei finanziamenti per recinzioni, dissuasori e tecnologie innovative, distinguendo gli stanziamenti dalle opere effettivamente realizzate;
* di illustrare come vengano integrate le misure di prevenzione con le attività di monitoraggio faunistico e con le strategie di gestione del territorio.

Sono richieste di trasparenza e rendicontazione, non contestazioni personali nei confronti dell’assessore.

(Con preghiera di condivisione, grazie)

Le risorse destinate a prevenzione e risarcimenti. Per le recinzioni delle aziende agricole oltre un milione di euro dal Complemento di sviluppo rurale, con contributi all'80%

17/10/2026

PESTE SUINA AFRICANA: ALLA FACCIA DELLA BIOSICUREZZA!

Sta diventando virale il video dell’uccisione di un cinghiale avvenuta nei giorni scorsi sulle alture di Legino, frazione di Savona. Le immagini suscitano indignazione e profonda pietà in molti cittadini, ma sollevano anche interrogativi inquietanti sulle modalità di gestione dell’animale abbattuto e sul rispetto delle procedure di biosicurezza.

Savona rientra nelle zone soggette a restrizioni per la presenza di focolai di peste suina africana. In un contesto del genere, la gestione dei poveri corpi non è un dettaglio burocratico, ma una questione sanitaria che richiede il rigoroso rispetto delle misure previste per limitare il rischio di diffusione del virus. Tra queste misure rientra la necessità di evitare la dispersione di liquidi biologici e, in particolare, di sangue potenzialmente contaminato.

Eppure, nel video si vede un cinghiale appena ucciso, ancora sanguinante, trascinato lungo il bosco da una persona la cui qualifica non è possibile accertare sulla base delle sole immagini: non è possibile capire se si tratti di un cacciatore autorizzato, di una guardia venatoria o di un altro operatore. Proprio per questo, è necessario che venga chiarito se le modalità mostrate nel filmato siano conformi alle procedure previste e se siano state rispettate tutte le misure di biosicurezza applicabili.

Il Partito Animalista Italiano (PAI) e l’Osservatorio Savonese Animalista (OSA) esprimono la propria indignazione e rivolgono una domanda precisa a Regione Liguria, Provincia e Comuni interessati: quali controlli vengono effettuati e quali garanzie vengono offerte ai cittadini affinché le operazioni di abbattimento e la successiva gestione degli animali avvengano nel pieno rispetto delle norme sanitarie?

Non basta invocare la biosicurezza quando si devono giustificare gli abbattimenti. La biosicurezza deve essere rispettata concretamente, in ogni fase delle operazioni, e il rispetto delle regole deve poter essere verificato.

C’è poi una questione che non può essere ignorata: quella dell’efficacia della strategia basata sugli abbattimenti. La caccia viene spesso presentata come uno strumento necessario per contenere le popolazioni di cinghiali e contrastare la diffusione della peste suina africana. Ma l’efficacia degli interventi deve essere valutata sulla base dei risultati, dei dati epidemiologici e delle evidenze scientifiche, non di slogan o di automatismi che trasformano l’uccisione degli animali nella risposta predefinita a ogni problema.

Se l’obiettivo è proteggere gli allevamenti, la salute animale e il territorio, servono procedure rigorose, controlli trasparenti e strategie realmente efficaci. Non basta abbattere: bisogna dimostrare che ciò che si fa sia utile, proporzionato e conforme alle regole.

(Con preghiera di condivisione, grazie)

Grazie per la pubblicazione a:

https://www.savonanews.it/2026/10/17/leggi-notizia/argomenti/cronaca-2/articolo/cinghiale-ucciso-e-trascinato-a-legino-partito-animalista-e-osservatorio-savonese-peste-suina-al.html

https://www.facebook.com/savonanews.it/posts/cinghiale-ucciso-e-trascinato-a-legino-partito-animalista-e-osservatorio-savones/1625518256253364/

https://www.facebook.com/share/1A88pVRLau/?mibextid=wwXIfr

https://www.lastampa.it/savona/2026/10/17/news/savona_animalisti_protestano_per_il_video_sul_cinghiale_ucciso_a_legino-15769205/

https://www.ivg.it/2026/10/peste-suina-africana-polemica-sulluccisione-di-un-cinghiale-le-associazioni-animaliste-alla-faccia-della-biosicurezza/

LA CACCIA È INUTILE E CRUDELE. E A PAGARE SONO SEMPRE GLI ANIMALI.Nei boschi della provincia di Savona si aggira un giov...
15/10/2026

LA CACCIA È INUTILE E CRUDELE. E A PAGARE SONO SEMPRE GLI ANIMALI.

Nei boschi della provincia di Savona si aggira un giovane cinghiale zoppicante, con una profonda ferita alla testa (nella foto). L’animale è stato avvistato dopo l’apertura della stagione venatoria, ma non è possibile stabilire con certezza l’origine della lesione. Ciò che sappiamo è che è ferito, impaurito e in difficoltà.

E mentre ci si interroga sulle cause di quella ferita, emerge anche il problema della possibilità di soccorrerlo. I vincoli che regolano il recupero e la detenzione della fauna selvatica possono rendere complicato intervenire sui cinghiali; per questo occorrono procedure chiare ed efficaci ma che consentano di prestare assistenza agli animali feriti. Un cinghiale ferito non può diventare invisibile davanti alla legge. Non può essere lasciato soffrire perché nessuno riesce a intervenire.

Fino a quando si continua a chiamare tutto questo “gestione della fauna selvatica”?

Da anni si ricorre agli abbattimenti dei cinghiali, eppure il problema non può dirsi risolto. Come Partito Animalista Italiano (PAI), insieme all’Osservatorio Savonese Animalista (OSA), chiediamo che le politiche adottate vengano valutate sulla base di dati scientifici trasparenti, risultati verificabili e strategie realmente efficaci.

La peste suina africana rende questa necessità ancora più urgente. Le battute collettive possono provocare spostamenti degli animali e devono essere valutate con attenzione rispetto al rischio di diffusione del virus. Per questo chiediamo alle istituzioni di rendere pubblici i dati e le valutazioni scientifiche che giustificano le misure adottate.

Se la caccia è la soluzione, perché continuiamo a discutere dello stesso problema dopo anni di abbattimenti?
Ma c’è una realtà che nessuna statistica può cancellare: la sofferenza degli animali.

E il quadro politico non ci rassicura. L’autonomia differenziata e le possibili modifiche alla normativa nazionale sulla caccia sollevano interrogativi importanti sulle future tutele della fauna selvatica. Come PAI e OSA continueremo a chiedere che ogni scelta sia valutata alla luce delle evidenze scientifiche, della tutela della biodiversità e del rispetto degli animali.

Nel frattempo, il disegno di legge sulla caccia prosegue il suo iter parlamentare e l’onorevole Francesco Bruzzone, esponente politico da tempo vicino alle istanze del mondo venatorio, ha assunto la presidenza della Commissione Agricoltura della Camera. Una nomina che rende ancora più importante garantire un confronto trasparente, nel quale le ragioni della tutela ambientale e animale abbiano spazio e ascolto.

Noi non accettiamo che la fauna selvatica venga considerata soltanto un problema da eliminare. Non accettiamo che la risposta a ogni difficoltà sia cercata nell’abbattimento. E non accettiamo che la sofferenza degli animali venga relegata a un dettaglio secondario. Chiediamo prevenzione, ricerca, trasparenza, metodi efficaci e un sistema che permetta di soccorrere gli animali in difficoltà. Perché dietro le decisioni politiche non ci sono soltanto numeri, piani di abbattimento e calendari venatori. Ci sono esseri viventi che provano dolore e paura.

La caccia, per qualcuno è uno sport. Per lui, una ferita aperta, la paura e forse una condanna a morte.

(Con preghiera di condivisione, grazie)

Grazie per la pubblicazione a:
https://www.savonanews.it/2026/10/15/leggi-notizia/argomenti/attualit/articolo/cinghiali-pai-e-osa-anni-di-abbattimenti-senza-risolvere-lemergenza-mentre-gli-animali-feriti.html

CERCASI VOLONTARIO/A CAPACE DI CATTURARE UN GATTO DIFFIDENTE.In una colonia felina situata sulle alture di Savona i volo...
07/10/2026

CERCASI VOLONTARIO/A CAPACE DI CATTURARE UN GATTO DIFFIDENTE.

In una colonia felina situata sulle alture di Savona i volontari che se ne prendono cura sono disperati. C’è un gatto molto diffidente che ha bisogno di una visita veterinaria ed un eventuale intervento, che non si lascia catturare!

Cercano quindi una persona, esperta nelle catture, che possa recuperare il gatto, che verrà così portato dal medico.

Chi vorrà accogliere il nostro appello è pregato di inviarci un messaggio via messenger qui, o una mail a [email protected], lasciando nome e numero di telefono e verrà messo in contatto con una delle volontarie.

(Con preghiera di condivisione. Grazie.)

Ciao, Tina. Luciana e Gianni.
06/10/2026

Ciao, Tina. Luciana e Gianni.

OGGI È LA GIORNATA DEL POLLO ARROSTO: CELEBRAZIONE O COMMEMORAZIONE?Oltre 1.000 animali uccisi ogni minuto in Italia. Di...
02/10/2026

OGGI È LA GIORNATA DEL POLLO ARROSTO: CELEBRAZIONE O COMMEMORAZIONE?

Oltre 1.000 animali uccisi ogni minuto in Italia. Dietro una ricorrenza apparentemente innocua si nasconde una strage che abbiamo imparato a non vedere.

Mentre oggi si celebra il pollo arrosto, dovremmo avere il coraggio di porci una domanda: che cosa stiamo celebrando? Un piatto in tavola o la morte di milioni di esseri viventi?

Il pollo non è un prodotto, ma un animale capace di provare dolore e paura, instaurare relazioni sociali, comunicare ed esprimere comportamenti complessi. Eppure, quando entra nella filiera alimentare, tutto questo scompare: diventa una merce, la sofferenza un costo di produzione e la morte un passaggio necessario per garantire il profitto.

MEZZO MILIARDO DI VITE SPEZZATE IN UN ANNO

Nel 2024, in Italia, sono stati macellati circa 569 milioni di polli: oltre un milione e mezzo al giorno. La maggior parte proviene da allevamenti intensivi, dove migliaia di animali vengono stipati in grandi capannoni, con possibilità limitate di movimento e di esprimere i propri comportamenti naturali.

I polli destinati alla produzione di carne vengono selezionati geneticamente per crescere rapidamente e raggiungere il peso commerciale in appena 35-45 giorni. Una vita ridotta a poche settimane, scandita dai ritmi della produzione industriale.

La crescita accelerata può provocare gravi problemi di salute: deformità alle zampe, difficoltà motorie, disturbi cardiovascolari e respiratori. Alcuni animali faticano persino a raggiungere l’acqua e il cibo. La loro sofferenza non è un incidente del sistema: è un rischio strettamente legato a un modello produttivo che privilegia la velocità di crescita e la redditività.

Quando un essere vivente viene valutato soltanto in base al peso che può raggiungere e al profitto che può generare, non siamo più di fronte a una semplice scelta alimentare, ma a una precisa questione etica e politica.

DAL CAPANNONE AL MACELLO: UNA SOFFERENZA CHE NON VEDIAMO

La cattura, il carico e il trasporto possono provocare paura, stress e lesioni. Al macello, gli animali vengono sottoposti a procedure di stordimento e uccisione che devono essere rigorosamente controllate per evitare che arrivino coscienti alla fase finale.

E poi ci sono i pulcini maschi delle galline ovaiole: considerati economicamente inutili perché non producono uova e non adatti alle filiere di carne convenzionali, sono stati a lungo eliminati sistematicamente poche ore dopo la nascita, anche mediante triturazione industriale.

Vite fatte nascere, selezionate e soppresse perché non abbastanza redditizie. È questa la logica che si nasconde dietro una produzione alimentare che troppo spesso considera gli animali semplici strumenti di profitto.

NON È SOLTANTO UNA QUESTIONE ALIMENTARE. È UNA QUESTIONE POLITICA.

Il Partito Animalista Italiano (PAI) e l’Osservatorio Savonese Animalista (OSA) denunciano un modello produttivo che sacrifica milioni di animali sull’altare del consumo e chiedono maggiore tutela, controlli efficaci, trasparenza nelle filiere e un progressivo superamento delle pratiche più lesive del benessere animale.

Non si tratta di criminalizzare i consumatori, ma di riconoscere che le nostre abitudini si inseriscono in un sistema economico e normativo che può e deve essere messo in discussione.

Le istituzioni hanno il dovere di intervenire, la politica ha la responsabilità di scegliere e i cittadini hanno la possibilità di informarsi e cambiare le proprie abitudini.

Oggi celebrare il pollo arrosto può significare anche scegliere di non mangiarlo. Ogni pasto a base vegetale è un’occasione per ridurre la domanda di carne e contribuire a limitare lo sfruttamento degli animali.

La violenza più difficile da riconoscere è quella che abbiamo imparato a considerare normale. Si nasconde nelle abitudini quotidiane, nelle confezioni ordinate dei supermercati e nei piatti serviti a tavola, lontano dagli occhi di chi preferisce non sapere.

Non occorre odiare chi mangia carne per mettere in discussione un sistema che produce sofferenza. Occorre smettere di considerare inevitabile tutto ciò che siamo abituati a fare.

La civiltà non si misura soltanto da come trattiamo chi ci somiglia, ma anche da come trattiamo gli esseri viventi sui quali abbiamo il potere di esercitare la nostra forza.

Perché un animale non smette di essere qualcuno soltanto perché noi abbiamo deciso di chiamarlo qualcosa da mangiare.

E allora, oggi, più che celebrare il pollo arrosto, dovremmo commemorare tutte quelle vite che non hanno mai avuto la possibilità di essere vissute.

La sofferenza non diventa accettabile soltanto perché è consuetudine. E una vita non perde valore perché qualcuno ha deciso che può essere venduta.

(con preghiera di condivisione, grazie)

CACCIA AL CINGHIALE, MALGRADO LA PESTE SUINA AFRICANA: UNA SCELTA CHE FA DISCUTERE. Malgrado la peste suina africana con...
30/09/2026

CACCIA AL CINGHIALE, MALGRADO LA PESTE SUINA AFRICANA: UNA SCELTA CHE FA DISCUTERE.

Malgrado la peste suina africana continui a circolare in Liguria, da domenica 4 ottobre riparte la caccia al cinghiale in forma collettiva, dopo l’apertura generale della stagione venatoria avvenuta il 20 settembre, in un territorio già duramente provato da siccità, incendi e condizioni ambientali che hanno messo a dura prova la fauna selvatica. Una scelta che, soprattutto in un territorio interessato dalla PSA, merita un confronto serio e trasparente.

La peste suina africana è tuttora presente in Liguria e la provincia di Genova è classificata come zona di restrizione di tipo II, vale a dire un’area nella quale è stata confermata la presenza della malattia nei cinghiali. E proprio sul rapporto tra caccia e diffusione della PSA esiste un elemento scientifico che non può essere ignorato. L’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) ha evidenziato che, durante un’epidemia, dovrebbero essere evitate le attività capaci di aumentare gli spostamenti dei cinghiali, indicando esplicitamente tra gli esempi le battute di caccia intensive. Studi sul comportamento della specie hanno inoltre rilevato un aumento dei movimenti e della mobilità in presenza del disturbo venatorio.

Il problema, dunque, non è soltanto quanti animali verranno abbattuti, ma quali conseguenze può produrre il modo in cui questi abbattimenti vengono effettuati in un territorio nel quale il virus è già presente.

Il Partito Animalista Italiano (PAI) e l’Osservatorio Savonese Animalista (OSA) chiedono quindi che le istituzioni rendano pubblici i dati e le valutazioni scientifiche sulla base delle quali si ritiene compatibile l’avvio della caccia al cinghiale in forma collettiva con l’obiettivo di contenere la diffusione della PSA.

Non si può liquidare la questione con la semplice equazione «più abbattimenti uguale meno cinghiali uguale meno peste suina». La gestione di un’epidemia è molto più complessa: contano la densità della popolazione, gli spostamenti degli animali, la ricerca e la rimo-zione delle carcasse infette, la sorveglianza epidemiologica e le misure di biosicurezza.

Nel frattempo, i numeri restano impressionanti: per la Liguria è previsto un contingente complessivo di 14.000 cinghiali, tra caccia in forma collettiva, caccia di selezione e attività di controllo, nell’ambito della programmazione nazionale per il 2026. La caccia al cinghiale a squadre è prevista dal 1° ottobre 2026 al 31 gennaio 2027.

Sono numeri che impongono una domanda politica precisa: questa è davvero la strategia più prudente ed efficace per affrontare una situazione epidemiologica ancora aperta, oppure stiamo continuando a considerare il cinghiale prevalentemente come un bersaglio venatorio, anche quando sarebbe necessario trattarlo prima di tutto come parte di un problema sanitario ed ecologico?

Il PAI e l’OSA ritengono legittimo chiedere alle istituzioni una cosa molto semplice: prima di premere il gr*****to, spiegate ai cittadini, dati scientifici alla mano, perché questa sia la scelta più sicura per contenere la peste suina africana. Perché quando un’epidemia è ancora presente, la gestione della fauna non dovrebbe essere guidata soltanto dalla tradizione venatoria o dall’esigenza di raggiungere un numero di abbattimenti. Dovrebbe essere guidata, prima di tutto, dalla prudenza, dalla scienza e dalla tutela dell’interesse pubblico.

(con preghiera di condivisione, grazie)

Grazie per la pubblicazione a:

https://www.savonanews.it/2026/09/30/leggi-notizia/argomenti/attualit/articolo/peste-suina-riparte-la-caccia-al-cinghiale-pai-e-osa-prima-di-premere-il-gr*****to-spiegate-per.html

Il Secolo X1X, mercoledì 30 settembre 2026 pagina 16, cronaca di Savona, articolo di Luisa Barberis.

La Stampa, mercoledì 30 settembre 2026 pagina 39, cronaca di Savona, articolo di Luca Maragliano.

https://www.ivg.it/2026/10/pai-e-osa-ricomincia-la-caccia-al-cinghiale-nonostante-laumento-di-casi-di-peste-suina-la-siccita-e-gli-incendi/

https://genovaquotidiana.com/2026/10/04/e-iniziata-la-caccia-al-cinghiale-tra-peste-suina-e-richieste-di-chiarimenti-delle-associazioni-animaliste/

FINITI, A TAVOLINO, GLI INCENDI E LA SICCITÀ?PAI E OSA: “LA REGIONE TOGLIE L’ALLARME INCENDI PROPRIO MENTRE IL TERRITORI...
20/09/2026

FINITI, A TAVOLINO, GLI INCENDI E LA SICCITÀ?
PAI E OSA: “LA REGIONE TOGLIE L’ALLARME INCENDI PROPRIO MENTRE IL TERRITORIO È ANCORA IN SOFFERENZA”.

A luglio gli incendi erano già cominciati, ma la Regione aveva atteso giorni prima di dichiarare lo stato di grave pericolosità per gli incendi boschivi. Ora, invece, decide di farlo cessare il giorno dopo l’apertura della stagione venatoria, mentre le condizioni di siccità e di elevata vulnerabilità della vegetazione non sembrano certo appartenere al passato.

È il commento fortemente critico del Partito Animalista Italiano (PAI) e dell’Osservatorio Savonese Animalista (OSA) alla lettura del decreto dirigenziale del 18 settembre, con il quale la Regione Liguria dispone la cessazione dello stato di grave pericolosità per gli incendi boschivi dalle ore 00:01 di lunedì 21 settembre.

Una decisione che, secondo PAI e OSA, solleva una domanda tanto semplice quanto inquietante: davvero il rischio è finito oppure, ancora una volta, si è scelto di considerarlo finito sulla carta?

Per settimane la Regione ha riconosciuto l’esistenza di condizioni favorevoli all’innesco e alla propagazione degli incendi. Oggi, alla vigilia dell’apertura della caccia, quelle restrizioni vengono meno. Non contestiamo l’esistenza di un decreto: contestiamo una scelta politica e amministrativa che, a nostro giudizio, avrebbe dovuto essere accompagnata dalla massima prudenza in presenza di un territorio ancora provato dalla siccità.

Il problema non è soltanto il rischio che un comportamento irresponsabile possa provocare un incendio. Il problema è ciò che un incendio può significare in un territorio già sottoposto a stress ambientale: ettari di vegetazione distrutti, suolo ulteriormente impoverito e animali selvatici esposti a morte, ustioni, fame e perdita dell’habitat.

Non è allarmismo ricordare che un incendio boschivo non distrugge soltanto alberi. Distrugge un ecosistema.
E proprio mentre viene meno lo stato di grave pericolosità per gli incendi, la Liguria inaugura la nuova stagione venatoria. La caccia è infatti aperta dal 20 settembre 2026 per numerose specie, mentre per il cinghiale la caccia a squadre è prevista dal 1° ottobre al 31 gennaio 2027.

PAI e OSA contestano da tempo l’impostazione della politica regionale sulla fauna selvatica: di fronte a siccità, cambiamenti climatici, perdita di habitat e pressione crescente sugli ecosistemi, la risposta non dovrebbe essere quella di aumentare le occasioni di abbattimento, ma quella di proteggere maggiormente il patrimonio naturale.

A questo si aggiunge la gestione della peste suina africana. Il piano di prelievo per la Liguria riportato nell’ordinanza del Commissario straordinario per la PSA indica un contingente complessivo proposto di 14.000 cinghiali, suddiviso tra diverse forme di prelievo, tra cui caccia in braccata, girata e a singolo, caccia di selezione e controllo.

È proprio su questo punto che PAI e OSA chiedono alla Regione una riflessione seria: quanto è realmente compatibile una pressione venatoria così elevata con l’obiettivo di limitare la diffusione della PSA, soprattutto quando le attività di caccia possono determinare spostamenti degli animali e maggiore movimentazione sul territorio?

La Regione ha il dovere di spiegare ai cittadini quali siano le evidenze scientifiche alla base delle proprie decisioni e quali siano le valutazioni effettuate sugli eventuali rischi di movimentazione della fauna. Non bastano numeri inseriti nei piani: servono trasparenza, prudenza e una politica faunistica fondata sulla scienza. Per PAI e OSA, quello che emerge è un modello di gestione del territorio nel quale la tutela dell’ambiente e della fauna sel-vatica sembra troppo spesso arrivare dopo altre esigenze.

Prima si aspetta che il rischio diventi emergenza, poi si interviene. Prima si lascia che gli ecosistemi vengano messi sotto pressione, poi si parla di gestione della fauna. E quando si dovrebbe scegliere la prudenza, si sceglie invece di riaprire.
Non è questa, a nostro avviso, la politica ambientale di cui la Liguria avrebbe bisogno.
Una Regione dovrebbe essere il luogo in cui si protegge il proprio patrimonio naturale, non quello in cui si aspetta che sia la natura, ormai impoverita, a presentare il conto.

PAI e OSA chiedono quindi alla Giunta regionale di assumersi fino in fondo la responsabilità delle proprie scelte e di spiegare ai cittadini perché, in un territorio ancora segnato da siccità, incendi e forte pressione sulla fauna selvatica, la priorità debba essere quella di ampliare le possibilità di frequentazione venatoria invece di rafforzare le misure di tutela.

Perché gli incendi non finiscono con un decreto, la siccità non scompare con un atto amministrativo e gli animali selvatici non sono numeri da inserire in una tabella. Sono parte del patrimonio naturale della Liguria. E quel patrimonio dovrebbe essere difeso, non semplicemente amministrato fino a esaurimento.

(con preghiera di condivisione, grazie)

Grazie per la pubblicazione a:

https://genovaquotidiana.com/2026/09/21/incendi-boschivi-finisce-lallerta-in-liguria-la-regione-revoca-i-divieti/

Indirizzo

Savona

Notifiche

Lascia la tua email e sarai tra i primi a sapere quando OSA pubblica novità e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'organizzazione

Invia un messaggio a OSA:

Scelte rapide

Condividi