20/09/2026
FINITI, A TAVOLINO, GLI INCENDI E LA SICCITÀ?
PAI E OSA: “LA REGIONE TOGLIE L’ALLARME INCENDI PROPRIO MENTRE IL TERRITORIO È ANCORA IN SOFFERENZA”.
A luglio gli incendi erano già cominciati, ma la Regione aveva atteso giorni prima di dichiarare lo stato di grave pericolosità per gli incendi boschivi. Ora, invece, decide di farlo cessare il giorno dopo l’apertura della stagione venatoria, mentre le condizioni di siccità e di elevata vulnerabilità della vegetazione non sembrano certo appartenere al passato.
È il commento fortemente critico del Partito Animalista Italiano (PAI) e dell’Osservatorio Savonese Animalista (OSA) alla lettura del decreto dirigenziale del 18 settembre, con il quale la Regione Liguria dispone la cessazione dello stato di grave pericolosità per gli incendi boschivi dalle ore 00:01 di lunedì 21 settembre.
Una decisione che, secondo PAI e OSA, solleva una domanda tanto semplice quanto inquietante: davvero il rischio è finito oppure, ancora una volta, si è scelto di considerarlo finito sulla carta?
Per settimane la Regione ha riconosciuto l’esistenza di condizioni favorevoli all’innesco e alla propagazione degli incendi. Oggi, alla vigilia dell’apertura della caccia, quelle restrizioni vengono meno. Non contestiamo l’esistenza di un decreto: contestiamo una scelta politica e amministrativa che, a nostro giudizio, avrebbe dovuto essere accompagnata dalla massima prudenza in presenza di un territorio ancora provato dalla siccità.
Il problema non è soltanto il rischio che un comportamento irresponsabile possa provocare un incendio. Il problema è ciò che un incendio può significare in un territorio già sottoposto a stress ambientale: ettari di vegetazione distrutti, suolo ulteriormente impoverito e animali selvatici esposti a morte, ustioni, fame e perdita dell’habitat.
Non è allarmismo ricordare che un incendio boschivo non distrugge soltanto alberi. Distrugge un ecosistema.
E proprio mentre viene meno lo stato di grave pericolosità per gli incendi, la Liguria inaugura la nuova stagione venatoria. La caccia è infatti aperta dal 20 settembre 2026 per numerose specie, mentre per il cinghiale la caccia a squadre è prevista dal 1° ottobre al 31 gennaio 2027.
PAI e OSA contestano da tempo l’impostazione della politica regionale sulla fauna selvatica: di fronte a siccità, cambiamenti climatici, perdita di habitat e pressione crescente sugli ecosistemi, la risposta non dovrebbe essere quella di aumentare le occasioni di abbattimento, ma quella di proteggere maggiormente il patrimonio naturale.
A questo si aggiunge la gestione della peste suina africana. Il piano di prelievo per la Liguria riportato nell’ordinanza del Commissario straordinario per la PSA indica un contingente complessivo proposto di 14.000 cinghiali, suddiviso tra diverse forme di prelievo, tra cui caccia in braccata, girata e a singolo, caccia di selezione e controllo.
È proprio su questo punto che PAI e OSA chiedono alla Regione una riflessione seria: quanto è realmente compatibile una pressione venatoria così elevata con l’obiettivo di limitare la diffusione della PSA, soprattutto quando le attività di caccia possono determinare spostamenti degli animali e maggiore movimentazione sul territorio?
La Regione ha il dovere di spiegare ai cittadini quali siano le evidenze scientifiche alla base delle proprie decisioni e quali siano le valutazioni effettuate sugli eventuali rischi di movimentazione della fauna. Non bastano numeri inseriti nei piani: servono trasparenza, prudenza e una politica faunistica fondata sulla scienza. Per PAI e OSA, quello che emerge è un modello di gestione del territorio nel quale la tutela dell’ambiente e della fauna sel-vatica sembra troppo spesso arrivare dopo altre esigenze.
Prima si aspetta che il rischio diventi emergenza, poi si interviene. Prima si lascia che gli ecosistemi vengano messi sotto pressione, poi si parla di gestione della fauna. E quando si dovrebbe scegliere la prudenza, si sceglie invece di riaprire.
Non è questa, a nostro avviso, la politica ambientale di cui la Liguria avrebbe bisogno.
Una Regione dovrebbe essere il luogo in cui si protegge il proprio patrimonio naturale, non quello in cui si aspetta che sia la natura, ormai impoverita, a presentare il conto.
PAI e OSA chiedono quindi alla Giunta regionale di assumersi fino in fondo la responsabilità delle proprie scelte e di spiegare ai cittadini perché, in un territorio ancora segnato da siccità, incendi e forte pressione sulla fauna selvatica, la priorità debba essere quella di ampliare le possibilità di frequentazione venatoria invece di rafforzare le misure di tutela.
Perché gli incendi non finiscono con un decreto, la siccità non scompare con un atto amministrativo e gli animali selvatici non sono numeri da inserire in una tabella. Sono parte del patrimonio naturale della Liguria. E quel patrimonio dovrebbe essere difeso, non semplicemente amministrato fino a esaurimento.
(con preghiera di condivisione, grazie)
Grazie per la pubblicazione a:
https://genovaquotidiana.com/2026/09/21/incendi-boschivi-finisce-lallerta-in-liguria-la-regione-revoca-i-divieti/