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OSA OSSERVATORIO SAVONESE ANIMALISTA

SEGNO E SAN BARTOLOMEO: UN WEEK-END DA DIMENTICARE.Fine settimana da dimenticare per chi ama gli animali, a Segno, frazi...
04/09/2026

SEGNO E SAN BARTOLOMEO: UN WEEK-END DA DIMENTICARE.

Fine settimana da dimenticare per chi ama gli animali, a Segno, frazione di Vado Ligure, e a San Bartolomeo del Bosco, nel territorio di Savona.

A Segno, da ieri e fino a domenica, si “festeggia” la Sagra dello Stinco: una festa che può certamente rappresentare un momento di convivialità per chi vi partecipa, ma che non può non suscitare una riflessione in chi considera anche l’animale che è stato allevato, trasportato e infine ucciso per finire su quel piatto.

A San Bartolomeo del Bosco, invece, da oggi a domenica, tra gli stand della manifestazione saranno esposti animali destinati alla produzione zootecnica: bovini, ovini, caprini, volatili e cavalli. Una scelta che, dal punto di vista del Partito Animalista Italiano (PAI) e dell’Osservatorio Savonese Animalista (OSA), appare difficilmente conciliabile con una concezione moderna del rapporto tra uomo e animali.

A rendere ancora più discutibile la decisione è il fatto che la manifestazione sia patrocinata e sostenuta dal Comune di Savona e dall’Assessorato alle Politiche Agroalimentari, nonostante le temperature ancora elevate di questi giorni. PAI e OSA ritengono che, proprio alla luce delle condizioni climatiche, sarebbe stato quantomeno opportuno valutare il rinvio della manifestazione, nell’interesse degli animali coinvolti.

Perché anche una tradizione, quando coinvolge esseri senzienti, dovrebbe essere capace di interrogarsi sui propri limiti. Il punto, infatti, non è impedire alle persone di divertirsi, mangiare o partecipare alle sagre. Ma chiedersi se tutto ciò debba necessariamente avvenire ignorando la sofferenza e le esigenze degli animali che rendono possibile quello spettacolo.

La sensibilità della società è cambiata. E forse sarebbe il caso che anche certe manifestazioni iniziassero a tenerne conto.

Gli animalisti, confidano PAI e OSA, passeranno questo fine settimana altrove.

Non perché non amino le feste. Ma perché, semplicemente, non hanno nulla da festeggiare quando gli animali vengono considerati ancora una volta soltanto come prodotti, merce o spettacolo. Il rispetto per gli animali non dovrebbe essere un ostacolo alla tradizione. Dovrebbe essere il parametro con cui decidiamo quali tradizioni meritano davvero di essere conservate.

(con preghiera di condivisione, grazie)

COME ANDARE CORRETTAMENTE PER MARE. Andare per mare senza ammazzare animali. Sembra quasi una provocazione, e invece dov...
01/09/2026

COME ANDARE CORRETTAMENTE PER MARE.

Andare per mare senza ammazzare animali. Sembra quasi una provocazione, e invece dovrebbe essere la normalità.

È quanto si potrà fare gratuitamente questa sera, alle ore 20, presso la spiaggia della Margonara, tra Savona e Albisola, grazie al Centro di Educazione Ambientale del Beigua (prenotazione obbligatoria – 366 6221213).

Maschera e boccaglio, senza coltelli, fiocine, salai o fucili subacquei: per una volta si entra nel Mediterraneo non per prelevare, catturare o uccidere, ma semplicemente per osservare, conoscere e rispettare. Una piccola esperienza che ricorda una cosa tanto semplice quanto spesso dimenticata: il mare non è un supermercato a cielo aperto e gli animali che lo abitano non sono risorse messe a nostra disposizione.

L’iniziativa del CEA non è la prima e trova il plauso del Partito Animalista Italiano (PAI) e dell’Osservatorio Savonese Animalista (OSA). Da anni le due realtà denunciano una contraddi-zione sempre più difficile da ignorare: mentre si parla continuamente di tutela del mare, biodiversità e sostenibilità, si continua a esercitare una pressione enorme sugli ecosistemi marini.

Secondo le valutazioni scientifiche internazionali, una quota rilevante degli stock ittici è sottoposta a sovrasfruttamento e molte popolazioni vengono ancora sfruttate fino ai limiti della sostenibilità. Di fronte a una situazione simile, continuare semplicemente a chiedere al mare di produrre di più non è una soluzione: è rimandare il problema.

La vera domanda politica, allora, è un’altra: quanto siamo disposti a rinunciare alle nostre abitudini per lasciare al Mediterraneo la possibilità di rigenerarsi?
Per PAI e OSA la direzione dovrebbe essere chiara: ridurre progressivamente la pressione della pesca, rafforzare i controlli, limitare o proibire la pesca sportiva nelle aree più vulnerabili, istituire nuove aree marine protette e ampliare quelle già esistenti, come quelle di Bergeggi e Gallinara, oltre a promuovere una significativa riduzione del consumo individuale di pesce e crostacei.
Per troppo tempo la parola sostenibilità è stata utilizzata come una rassicurante etichetta capace di giustificare quasi tutto. Ma sostenibile significa una cosa molto precisa: che ciò che facciamo oggi possa continuare a essere fatto anche domani senza distruggere ciò da cui dipende la nostra stessa sopravvivenza.

E allora ben vengano iniziative come quella del CEA del Beigua: perché forse il modo più intelligente di andare per mare è proprio quello di tornare a guardarlo senza voler prendere nulla.

Il Mediterraneo non ha bisogno di essere conquistato. Ha bisogno di essere lasciato vivere.

Grazie per la pubblicazione a:

https://www.savonanews.it/2026/09/01/leggi-notizia/argomenti/attualit/articolo/in-mare-senza-fiocine-alla-margonara-una-serata-per-osservare-e-non-catturare-gli-animali-marini.html

https://www.savonanews.it/2026/08/26/leggi-notizia/argomenti/cronaca-2/articolo/senzatetto-preso-a-sassate-a-varazze-la-...
26/08/2026

https://www.savonanews.it/2026/08/26/leggi-notizia/argomenti/cronaca-2/articolo/senzatetto-preso-a-sassate-a-varazze-la-testimonianza-spero-che-il-mio-cane-ci-veda-ancora-dallo.html

SARA' FATTA GIUSTIZIA ?

Noi speriamo che i due malviventi che hanno colpito a pietrate il senzatetto e ferito il suo cane, condannati giustamente a due anni di galera nel processo per direttissima, la galera la facciano per intero e da subito.

Ma ne dubitiamo fortemente.

Intanto oggi celebriamo, mestamente, la giornata del cane, ricordando la povera cagnetta abbandonata in un bosco di Savona con i suoi cuccioli.

E ci auguriamo che qualcuno, che sta pensando di avere un cane, non compri i soliti cuccioli di razza d'allevamento, che affollano le vie di Savona. Ma adotti uno dei cuccioli abbandonati. Ed infine, che una persona che davvero ama gli animali, adotti la mamma.

(con preghiera di condivisione, grazie)

Davanti la stazione l'aggressione senza motivo. Gli autori avevano pure preso gli oggetti personali dell'uomo

DA SABATO A MARTEDI’ NON VADO A CARCARE. È lo slogan lanciato dal Partito Animalista Italiano (PAI) e dall’Osservatorio ...
25/08/2026

DA SABATO A MARTEDI’ NON VADO A CARCARE.

È lo slogan lanciato dal Partito Animalista Italiano (PAI) e dall’Osservatorio Savonese Animalista (OSA) in occasione dell’“Antica Fiera del Bestiame” di Carcare (SV) dove, da sabato 29 agosto al primo settembre, si terrà l’esposizione di animali destinati alla produzione di carne.

PAI e OSA stigmatizzano innanzitutto la scarsa sensibilità dimostrata nei confronti del benessere animale. In presenza di temperature che, anche alla fine di agosto, potrebbero essere ancora elevate, sarebbe stato ragionevole posticipare una manifestazione che comporta il trasporto, la permanenza e l’esposizione di animali in un contesto inevitabilmente stressante.

Gli animali non sono attrazioni da fiera. Non sono merci da esibire, né oggetti da osservare dietro una recinzione. Sono esseri viventi e senzienti, capaci di provare paura, stress e sofferenza.

PAI e OSA contestano inoltre una concezione ormai anacronistica che continua a presentare lo sfruttamento degli animali come una semplice tradizione da celebrare, igno-randone i costi etici e ambientali. Produrre carne comporta un consumo rilevante di risorse naturali, a partire dall’acqua, oltre all’utilizzo di enormi superfici agricole destinate alla produzione di mangimi e, in diverse aree del pianeta, alla conversione di ecosistemi naturali in terreni per l’allevamento.

L’appello “Da sabato a martedì non vado a Carcare” non è ovviamente rivolto a chi attra-verserà la fiera tra recinti e animali pensando già al prossimo piatto di carne. È rivolto, piuttosto, a chi ha ancora la sensibilità per guardare oltre la tradizione e oltre l’apparenza. Perché dietro una mucca, una capra, una pecora o un altro animale esposto non c’è un prodotto: c’è un individuo. Animali che alla vista possono suscitare curiosità, tenerezza o persino simpatia e che, nella filiera della produzione di carne, sono destinati a diventare alimenti e quindi, inevitabilmente, a essere abbattuti.

PAI e OSA sperano che siano garantite condizioni rigorose di trasporto, custodia ed esposizione, con particolare attenzione alle temperature, alla disponibilità di acqua, agli spazi e alla possibilità per gli animali di essere protetti dal sole e dal caldo. E si au-gurano inoltre che gli organi competenti effettuino controlli effettivi e puntuali, affinché il benessere degli animali non rimanga una dichiarazione di principio, ma sia concretamente tutelato per tutta la durata dell’evento.

Esiste, infine, un elemento sul quale sarebbe opportuno che politica e istituzioni iniziassero a confrontarsi con maggiore serietà: il futuro dell’alimentazione non può continuare a essere pensato esclusivamente secondo modelli produttivi del passato. La ricerca scientifica sta sviluppando alternative alla carne convenzionale, tra cui la cosiddetta carne coltivata, ottenuta attraverso colture cellulari senza la necessità di allevare e abbattere animali. Una tecnologia ancora in fase di sviluppo, ma che rappresenta una delle possibili strade per ridurre l’impatto ambientale e la sofferenza animale associati alla produzione tradizionale.

In Italia, il dibattito su queste nuove tecnologie è stato invece fortemente limitato da una scelta legislativa che ne ha vietato la produzione e la commercializzazione. È dav-vero questa la direzione che vogliamo prendere?
PAI e OSA ritengono che la tradizione meriti rispetto, ma che nessuna tradizione possa diventare un alibi per smettere di interrogarsi sul presente e sul futuro.

DA SABATO A MARTEDI’ NON VADO A CARCARE. E TU, DA CHE PARTE STAI?

(con preghiera di condivisione)

Grazie per la pubblicazione a:

https://www.ivg.it/2026/08/antica-fiera-del-bestiame-di-carcare-pai-e-osa-gli-animali-non-sono-prodotti-ma-individui/

REGIONE LIGURIA: ESTATE DI PIOMBO PER LA FAUNA SELVATICA. Neppure le ferie estive fermano la crudele gestione della faun...
23/08/2026

REGIONE LIGURIA: ESTATE DI PIOMBO PER LA FAUNA SELVATICA.

Neppure le ferie estive fermano la crudele gestione della fauna selvatica da parte della giunta regionale Bucci che, in pieno agosto, approva all’unanimità la caccia ai cormorani e la liberalizzazione dell’utilizzo dei colombi domestici quali richiami nella caccia al colombaccio.

Non sono bastate le recenti delibere di approvazione del calendario venatorio, che prevede l’uccisione di decine di migliaia di animali selvatici e le autorizzazione ad uccidere 5.000 storni, 350 cornacchie, gazze e ghiandaie, nutrie senza limitazioni, diverse centinaia di caprioli (femmine, maschi e cuccioli) e cinghiali senza limitazione numerica e temporale.

Nei giorni scorsi è stato rinnovato il terzo piano di abbattimento di 139 cormorani, contro i 112 e 110 degli anni precedenti; e approvato da tutti gli assessori(Simona Ferro, Giacomo Raul Giampedrone, Luca Lombardi, Claudia Morich, Massimo Nicolo’, Paolo Ripamonti, Marco Scajola, Alessandro ed Alessio Piana relatore), l'uso di colombi domestici, senza alcuna certificazione di provenienza, come richiami (prima tenuti al buio per mesi e poi esposti nel “capanni” in minuscole gabbiette ?) nella caccia al colombaccio.

Il Partito Animalista Italiano (PAI) e l’Osservatorio Savonese Animalista (OSA) si chiedono qual è la necessità di continuare ad ampliare gli strumenti di pressione sulla fauna selvatica invece di investire con la stessa determinazione nella prevenzione, nel monitoraggio scientifico e nelle strategie non cruente

La fauna selvatica non è un bersaglio amministrativo, o un numero da inserire in una tabella e neppure una voce residuale nelle politiche ambientali. Sono esseri viventi e costituiscono una parte essenziale degli ecosistemi della nostra regione.

Secondo OSA e PAI la Liguria merita una politica faunistica diversa: la tutela della fauna selvatica non può essere ridotta alla domanda di quanti animali sia possibile abbattere ma di quanti animali si possa evitare di uccidere.

È su questo che una Regione dovrebbe misurare la propria capacità di governare il territorio. Perché gestire la fauna selvatica non significa soltanto autorizzare prelievi, stabilire contingenti e ampliare le possibilità di caccia ma anche proteggere, conoscere, prevenire e trovare soluzioni. E continueranno a chiedere che la Liguria faccia esattamente questo.

(con preghiera di condivisione, grazie)

Grazie per la pubblicazione a:

https://genovaquotidiana.com/2026/08/23/agosto-di-sangue-per-la-fauna-animalisti-allattacco-della-giunta-bucci-per-cormorani-e-richiami-vivi/

https://liguriaoggi.it/2026/08/23/regione-liguria-autorizza-abbattimento-di-139-cormorani-scatta-la-protesta/

https://www.ivg.it/2026/08/pai-e-osa-regione-da-il-via-allabbattimento-dei-cormorani-e-alluso-di-colombi-come-richiami-la-liguria-merita-una-politica-faunistica-diversa/

SAVONA, LA PESTE SUINA AVANZA. QUANDO SI CAMBIERÀ STRATEGIA?I sei nuovi casi di peste suina africana accertati nei giorn...
18/08/2026

SAVONA, LA PESTE SUINA AVANZA. QUANDO SI CAMBIERÀ STRATEGIA?

I sei nuovi casi di peste suina africana accertati nei giorni scorsi a Cengio, in provincia di Savona, ripropongono con forza una domanda che le istituzioni non possono più eludere: la strategia adottata finora sta davvero producendo i risultati attesi?

Secondo l’Osservatorio Savonese Animalista (OSA) e il Partito Animalista Italiano (PAI), l’andamento delle positività registrate sul territorio impone una seria riflessione sull’efficacia delle misure finora adottate. Di fronte alla persistenza e alla diffusione della malattia, continuare a puntare prevalentemente sugli abbattimenti dei cinghiali rischia di trasformarsi in una risposta tanto cruenta quanto incapace di affrontare alla radice il problema.

È bene ricordare che in diversi contesti europei sono state sperimentate strategie differenti, fondate anche sul contenimento della mobilità degli animali e sulla gestione rigorosa delle aree interessate, anziché affidarsi esclusivamente agli abbattimenti.

La peste suina africana è una malattia estremamente grave per i suidi e, nei casi in cui si manifesta in forma virulenta, può provocare un’elevatissima mortalità negli animali infetti. Proprio per questo è necessario che ogni misura adottata sia valutata sulla base dei risultati concreti ottenuti e non semplicemente reiterata per inerzia.

PAI e OSA chiedono quindi al Commissario Straordinario per la peste suina africana e alle autorità sanitarie competenti: quando verrà effettuata una valutazione pubblica, trasparente e complessiva dei risultati ottenuti dagli abbattimenti effettuati fino a oggi?

E ancora: quando verranno prese seriamente in considerazione strategie alternative, basate anche sulla riduzione della mobilità degli animali, sul controllo delle aree a rischio e su misure di prevenzione capaci di incidere realmente sulla diffusione della malattia?

Continuare a inseguire i cinghiali con le armi non può diventare l’unica risposta a un problema sanitario complesso. Se, nonostante anni di abbattimenti, la malattia continua a comparire e a interessare nuovi territori, è legittimo — e doveroso — chiedersi se sia arrivato il momento di cambiare approccio.

OSA e PAI non chiedono che le istituzioni facciano meno ma che facciano meglio.

Le emergenze sanitarie non si affrontano per abitudine, né attraverso strategie che non vengano sottoposte a una verifica rigorosa dei loro risultati. Servono dati, trasparenza, prevenzione, controllo della movimentazione degli animali e una valutazione scientifica delle diverse misure disponibili.

Ogni giorno perso senza interrogarsi sull’efficacia delle strategie adottate significa lasciare irrisolto il problema. E a pagare il prezzo delle decisioni sbagliate non sono soltanto gli animali, ma anche gli allevatori, il territorio e l’intera collettività.

Non è più il momento di considerare gli abbattimenti come una risposta automatica. È il mo-mento di chiedere conto dei risultati. Se una strategia non riesce a fermare la diffusione della malattia, avere il coraggio di metterla in discussione non significa essere irresponsabili: significa esercitare responsabilmente il proprio dovere di valutazione.

La peste suina africana non può diventare il pretesto per una gestione emergenziale permanente. Chiediamo alle istituzioni di dimostrare, dati alla mano, quali risultati abbiano prodotto finora gli abbattimenti e perché si debba continuare a considerarli centrali. La scienza deve guidare le decisioni, non l’abitudine.

È tempo di cambiare prospettiva: meno fucili come risposta automatica, più prevenzione, più controllo, più trasparenza e più coraggio nel valutare strategie diverse. Perché davanti a un’emergenza che continua, continuare semplicemente a fare ciò che si è sempre fatto non è necessariamente prudenza. Può essere soltanto immobilismo.»

(con preghiera di condivisione, grazie)

Grazie per la pubblicazione a:

https://www.savonanews.it/2026/08/18/leggi-notizia/argomenti/val-bormida/articolo/peste-suina-6-nuovi-casi-a-cengio-osa-e-pai-la-strategia-adottata-finora-sta-davvero-producendo.html

https://www.ivg.it/2026/08/nuovi-casi-di-peste-suina-a-cengio-pai-e-osa-la-strategia-degli-abbattimenti-non-sta-risolvendo-il-problema-alla-radice/

La Stampa. cronaca di Savona, mercoledì 19 agosto 2026 pag.37, articolo di Luca Maragliano.

FERRAGOSTO CON FUOCHI ARTIFICIALI E SPIEDICome “festeggiare” il Ferragosto nel Santuario dei Cetacei?Semplice: sapendo c...
15/08/2026

FERRAGOSTO CON FUOCHI ARTIFICIALI E SPIEDI

Come “festeggiare” il Ferragosto nel Santuario dei Cetacei?

Semplice: sapendo che il rumore sott’acqua può propagarsi e amplificarsi, largo ai fuochi artificiali in riva al mare. Una tradizione che, oltre a regalare qualche minuto di spettacolo, significa rumore, stress e forte disturbo per la fauna marina, proprio in un’area che dovrebbe essere dedicata alla tutela di delfini, globicefali, zifi, balenottere, capodogli e grampi.

E non sono soltanto gli animali marini a pagare il prezzo dei festeggiamenti. I botti possono terrorizzare cani e gatti e provocare stress alla fauna selvatica, mentre il rumore può rappresentare un serio disturbo anche per persone anziane, malate o particolarmente sensibili. Eppure, tra questa sera e domani, si festeggerà anche così.

Lo ricordano con amarezza e ironia il Partito Animalista Italiano (PAI) e l’Osservatorio Savonese Animalista (OSA): ad Alassio i fuochi partiranno dal pontile Bestoso, a Ceriale dal Molo San Sebastiano, a Finale Ligure dal lungomare di Finalmarina, a Varazze dal Molo Marinai d’Italia e a Pietra Ligure in una zona non molto distante dal mare.

Insomma, il messaggio sembra essere questo: abbiamo istituito un Santuario dei Cetacei, ma quando arriva Ferragosto possiamo tranquillamente trasformarne il litorale in una gigantesca piattaforma per fuochi d’artificio.

E anche sul fronte delle sagre, quando si parla di rispetto per gli animali, non sembra esserci molta voglia di cambiare tradizione. A Cisano e Pallare torna la porchetta arrosto; a Finale Ligure, invece, una pur benemerita realtà di volontariato raccoglierà fondi attraverso la tradizionale “sagra della cozza”.

Sia chiaro: non mettiamo in discussione il valore della solidarietà e del volontariato. Ma forse sarebbe proprio il momento di chiederci se, per sostenere cause meritorie, sia davvero necessario continuare a legare la raccolta fondi al consumo di animali.

Il problema non è il Ferragosto. Il problema è l’idea di festa che continuiamo a coltivare. Una festa che troppo spesso coincide con rumore, botti, fuochi artificiali, consumo di animali e totale rimozione delle conseguenze che tutto questo comporta.
E la contraddizione diventa ancora più evidente quando avviene dentro o accanto a un’area che dovrebbe rappresentare un impegno concreto per la tutela della fauna marina.

Non chiediamo di abolire il Ferragosto. Chiediamo qualcosa di molto più semplice: un po’ di responsabilità.

Si può festeggiare senza trasformare il mare in una fonte di rumore per gli animali, senza terrorizzare gli animali domestici, senza disturbare la fauna selvatica e senza considerare inevitabile che una festa debba passare necessariamente dalla sofferenza o dalla morte di altri esseri viventi.

Perché una comunità davvero civile non si misura soltanto da quanto sa divertirsi.

Si misura anche da quanto è capace di non far pagare agli altri il prezzo del proprio divertimento.

Buon Ferragosto a tutti. Ma soprattutto a chi andrà in montagna.

(Con preghiera di condivisione, grazie)

A VEREZZI LE LUMACHE BOLLONO VIVE.60ma sagra della lumaca a Borgio Verezzi (SV) oggi e domani, con centinaia di lumache ...
13/08/2026

A VEREZZI LE LUMACHE BOLLONO VIVE.

60ma sagra della lumaca a Borgio Verezzi (SV) oggi e domani, con centinaia di lumache che finiranno in pentola, a morire di una morte tremenda, per soddisfare il gusto di persone cui non importa nulla della loro sofferenza.

Nell’invitare tutti i cittadini sensibili al benessere animale a boicottare queste manifestazioni e le iniziative promosse dai relativi organizzatori, ricordiamo alcune caratteristiche spesso ignorate di questi animali:

* Possiedono un sistema nervoso diffuso e sono in grado di percepire dolore, stress e stimoli nocivi. Non possono gridare, fuggire velocemente o rendere evidente la propria sofferenza agli occhi dell’uomo.
* Sono esseri viventi complessi, dotati di cuore e cervello. Spesso sostano vicine tra loro e manifestano comportamenti di protezione nei confronti dei piccoli.
* Il loro cuore batte normalmente poche volte al minuto, ma in condizioni di forte stress o di calore estremo può accelerare drasticamente, come accade durante l’annegamento o l’immersione nell’acqua bollente.

(con preghiera di condivisione, grazie)

FAUNA SELVATICA, È EMERGENZA SICCITÀ: GLI ANIMALI MUOIONO DI SETE, LA POLITICA CONTINUA A GUARDARE ALTROVEPAI e OSA: «Se...
08/08/2026

FAUNA SELVATICA, È EMERGENZA SICCITÀ: GLI ANIMALI MUOIONO DI SETE, LA POLITICA CONTINUA A GUARDARE ALTROVE

PAI e OSA: «Servono interventi immediati. Non si può continuare a gestire il territorio come se la crisi climatica non esistesse»

Il Partito Animalista Italiano (PAI) e l’Osservatorio Savonese Animalista (OSA) lanciano un appello urgente per l’emergenza idrica che sta mettendo a rischio la sopravvivenza della fauna selvatica. La situazione è ormai sotto gli occhi di tutti: dopo settimane di caldo e siccità, numerosi corsi d’acqua sono ridotti a pietraie assolate, mentre pozze e piccoli bacini naturali si prosciugano progressivamente. Per gli animali selvatici significa una cosa molto semplice e drammatica: sempre meno acqua disponibile per sopravvivere.

A questa emergenza si aggiunge quella degli incendi estivi che, nonostante l’opera fondamentale di vigili del fuoco, personale forestale e volontari, continuano a devastare boschi e campagne. Le fiamme distruggono habitat, vegetazione e fonti di alimentazione, causando la morte di un numero incalcolabile di animali e costringendo quelli che riescono a sopravvivere a spostarsi alla ricerca di acqua e cibo. Ma trovare acqua, oggi, è tutt’altro che semplice.

E anche qualora nei prossimi giorni arrivassero piogge e un abbassamento delle temperature, non sarebbe sufficiente aspettare che la natura faccia il proprio corso: dopo una lunga fase siccitosa, servirà tempo perché si ricostituiscano pozze, piccoli corsi d’acqua e riserve naturali realmente utilizzabili dalla fauna.

Per questo PAI e OSA invitano tutti coloro che ne abbiano la possibilità a mettere a disposizione piccoli punti d’acqua per la fauna selvatica. Non servono strutture complesse. Può essere sufficiente una ciotola, un sottovaso o una piccola vaschetta. È importante predisporre al centro un punto di appoggio, come una pietra, e, dove possibile, qualche elemento galleggiante, ad esempio un piccolo pezzo di legno, affinché gli animali possano raggiungere l’acqua e allontanarsi facilmente, riducendo il rischio di annegamento. L’acqua dovrebbe essere cambiata almeno ogni due giorni, effettuando una rapida pulizia del contenitore. È normale che gli animali impieghino alcuni giorni per individuare e utilizzare il nuovo punto d’acqua. Molte specie, inoltre, possono avvicinarsi soprattutto nelle ore più fresche della sera e della notte.

Chi ha maggiore possibilità e adeguate condizioni di sicurezza può inoltre contribuire portando acqua nelle aree boschive e creando o rifornendo piccoli punti d’abbeverata destinati alla fauna selvatica, sempre prestando attenzione a non creare situazioni di pericolo o di dipendenza artificiale.

E LA POLITICA COSA FA?
È proprio davanti a un’emergenza di questa portata che diventa difficile comprendere il silenzio delle istituzioni regionali.
La Liguria sta affrontando fenomeni climatici sempre più estremi: siccità, temperature elevate, incendi e conseguente perdita di habitat. Eppure, mentre gli animali cercano disperatamente acqua e riparo, la programmazione venatoria continua a essere impostata secondo una logica che sembra non tenere sufficientemente conto delle condizioni ecologiche straordinarie che stiamo vivendo.
Il calendario venatorio non può essere considerato un atto scollegato dallo stato di salute del territorio. Se cambiano il clima, la disponibilità d’acqua, gli habitat e le condizioni di sopravvivenza della fauna, deve necessariamente cambiare anche il modo in cui vengono prese le decisioni sulla gestione degli animali selvatici.

PAI e OSA ritengono pertanto necessario che la Regione Liguria apra una riflessione seria e immediata sulla compatibilità delle attività venatorie con le condizioni ambientali eccezionali che stanno interessando il territorio.

Ma il problema è ancora più ampio.
Da anni si parla della necessità di una programmazione seria della risorsa idrica, della realizzazione e della manutenzione di invasi e bacini e di una strategia capace di affrontare contemporaneamente emergenza idrica, aiuti all’agricoltura, prevenzione degli incendi e tutela degli ecosistemi.

L’acqua non può essere ricordata soltanto quando manca. Servono programmazione, prevenzione e investimenti. Servono infrastrutture adeguate e una gestione del territorio capace di guardare oltre l’emergenza del momento. Perché ogni estate non può trasformarsi nella solita sequenza di incendi, siccità, animali in difficoltà e dichiarazioni di circostanza.

La fauna selvatica non può aspettare i tempi della politica. Un animale che attraversa un bosco bruciato e non trova più né acqua né cibo non conosce i tempi delle delibere, dei tavoli tecnici o delle prossime riunioni. Ha bisogno di sopravvivere oggi.

Per questo PAI ed OSA chiedono ai cittadini di fare la propria parte, ma soprattutto alle istituzioni di fare finalmente la loro. Non è sufficiente intervenire quando arriva l’emergenza: bisogna prevenirla. Continuare a gestire il territorio con gli stessi strumenti del passato mentre il clima cambia rapidamente significa rinunciare alla programmazione e limitarsi a inseguire le crisi. E la fauna selvatica, ancora una volta, rischia di pagare il prezzo più alto.

La crisi climatica non è un’emergenza futura. È già qui. E davanti a un territorio che brucia, all’acqua che scompare e agli animali costretti a spostarsi per sopravvivere, la risposta della politica non può essere il silenzio. Deve essere una strategia.»

Con preghiera di condivisione, grazie.

(Foto di Garten-g g da Pixabay.)

Grazie per la pubblicazione a:

https://genovaquotidiana.com/2026/08/09/siccita-e-incendi-fauna-selvatica-allo-stremo-servono-acqua-e-interventi-immediati/

https://www.ivg.it/2026/08/animalisti-savonesi-per-la-fauna-selvatica-e-vera-emergenza-siccita/

La Stampa, mercoledì 12 agosto 2026, pagina 34, articolo di Luca Maragliano

ONEGLIA, ELIMINATI DUE ANIMALI MARINI ECCEZIONALI. QUANTO ANCORA POSSIAMO PER-METTERCI DI CONSIDERARE “NORMALE” TUTTO QU...
07/08/2026

ONEGLIA, ELIMINATI DUE ANIMALI MARINI ECCEZIONALI. QUANTO ANCORA POSSIAMO PER-METTERCI DI CONSIDERARE “NORMALE” TUTTO QUESTO?

Un pesce re (Lampris guttatus) del peso di 37 chilogrammi è stato catturato con un palangaro da un giovane pescatore nelle acque di Oneglia (IM). Si tratta di un esemplare straordinario, appartenente a una specie rara nel Mar Mediterraneo e capace di raggiungere dimensioni eccezionali.

Purtroppo non è un episodio isolato. Nell’agosto del 2022, a Loano, fu recuperato già morto un altro pesce re del peso di circa 50 chilogrammi (nella foto). Raramente, davanti alla cattura di animali così eccezionali, prevale la scelta più responsabile: documentare l’incontro con una fotografia e restituire immediatamente l’animale al mare. Troppo spesso, invece, questi incontri si concludono con la morte dell’esemplare.

Nei giorni scorsi, sempre a Oneglia, era stato inoltre catturato un pesce serra di circa 5 chilogrammi, anch’esso trattenuto, nonostante le sue notevoli dimensioni.

Il pesce re appartiene alla famiglia dei Lampridae ed è una specie cosmopolita, presente in tutti gli oceani e nei mari temperati, esclusi quelli polari. Nel Mediterraneo è raro ma distribuito lungo tutte le coste italiane. Vive generalmente in acque aperte fino a circa 400 metri di profondità e può superare i due metri di lunghezza e i cento chilogrammi di peso.

Per il Partito Animalista Italiano (PAI) e l’Osservatorio Savonese Animalista (OSA) questi episodi dimostrano, ancora una volta, quanto sia ormai improcrastinabile una profonda riforma della normativa sulla pesca marittima, ancora largamente fondata su una legge del 1968, concepita in un contesto ambientale completamente diverso da quello attuale.

PAI e OSA chiedono che venga vietato ai pescatori ricreativi l’utilizzo di attrezzi tipicamente professionali, come palangari e nasse, e che sia rivisto il limite massimo di cattura giornaliera di cinque chilogrammi, introducendo regole più coerenti con l’attuale stato di conservazione degli ecosistemi marini e rafforzando i controlli contro eventuali forme di commercializzazione illegale del pescato.

È inoltre necessario introdurre una tutela specifica per gli esemplari eccezionali. Animali di dimensioni fuori dal comune rappresentano un patrimonio genetico di enorme valore per le rispettive specie: quando vengono catturati ancora vivi dovrebbero essere immediatamente liberati, affinché possano continuare a riprodursi e contribuire alla conservazione della biodiversità.

Secondo le più recenti valutazioni scientifiche, una quota molto elevata delle specie marine del Mediterraneo è sottoposta a forti pressioni dovute all’inquinamento, alla dispersione della plastica, alla perdita degli habitat e allo sfruttamento della pesca. In questo contesto, continuare a considerare normale l’eliminazione di animali eccezionali significa ignorare una crisi ecologica sempre più evidente.

PAI e OSA esprimono apprezzamento per il lavoro svolto quotidianamente dalle Capitanerie di Porto e dalle sezioni specializzate di Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza im-pegnate nei controlli a tutela dell’ambiente marino, ma ritengono che senza un deciso intervento legislativo tali attività rischino di non essere sufficienti ad arginare il progressivo impoverimento del nostro mare.

Un grande predatore marino impiega anni, talvolta decenni, per raggiungere dimensioni eccezionali. Bastano invece pochi minuti perché venga sottratto per sempre al mare. Se la politica continuerà a ignorare questi segnali e a difendere norme ormai superate, sarà corresponsabile della progressiva perdita di biodiversità del Mediterraneo. Difendere questi animali non significa essere “contro la pesca”: significa scegliere di preservare un patrimonio naturale che appartiene a tutti e che, una volta perduto, non potrà essere restituito alle generazioni future.

Con preghiera di condivisione. Grazie.

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Savona

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