23/08/2024
𝐍𝐄 𝐕𝐀𝐋𝐄 𝐋𝐀 𝐏𝐄𝐍𝐀, 𝐄𝐂𝐂𝐎𝐌𝐄
𝐄 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐭𝐞 𝐢𝐧𝐞𝐬𝐚𝐭𝐭𝐞𝐳𝐳𝐞, 𝐢𝐧 𝐮𝐧 𝐮𝐧𝐢𝐜𝐨 𝐚𝐫𝐭𝐢𝐜𝐨𝐥𝐨...
https://www.repubblica.it/italia/2024/08/23/news/arquata_otto_anni_dopo_il_sisma_nuovo_progetto-423458113/
Condivido questo articolo di Repubblica soprattutto perché è emblematico di quanto poco ormai, anche nei grandi quotidiani, si seguano le vicende della ricostruzione post sisma 2016. E di quante approssimazioni si leggano anche negli articoli di bravi e autorevoli giornalisti come Corrado Zunino. Un segno preoccupante di oblio che incalza... Non a caso la foto di Arquata capoluogo distrutta che illustra l'articolo è di 6 anni fa (dal 2018 il paese è una tabula rasa).
Ineccepibili i dati sullo spopolamento; d'altronde nelle SAE si vive male - anzi malissimo. Veri anche i timori di non vederlo realizzato, quel progetto, perché ormai ogni giorno pesa come un anno e gli inganni, le incapacità, le meschinità viste dal 2016 sono stati tanti.
Va però sottolineato che:
• 1) i milioni destinati alle opere pubbliche per Arquata capoluogo sono 71, non 57; ma in compenso quelli che vengono definiti "altri 100 milioni” necessari per la seconda fase del progetto sono in realtà semplicemente quelli per la ricostruzione privata: cioè quella che davvero non si è negata a nessuno, neppure alle case vista mare con due crepe d'intonaco o ai condomìni di città dichiarati inagibili solo nel 2019, quando aleggiava profumo di Superbonus 110% ai tempi cumulabile al contributo di ricostruzione;
• 2) del progetto, innovativo e importante, concepito anche come modello per altri contesti, non viene nemmeno citata la vera matrice, cioè la Fondazione Eucentre Pavia; viene erroneamente attribuito a Boeri, che con i tiranti di consolidamento non ha nulla a che fare, ma ha a suo tempo firmato (Studio Mate Boeri) i Piani attuativi, integrati ora in queste opere che speriamo possano essere affidate entro i primissimi mesi del 2025.
• 3) molte case di Arquata capoluogo erano tutt'altro che “povere”, erano palazzetti di fondazione cinquecentesca con fregi, decorazioni in pietra, ferri battuti ottocenteschi e Liberty TUTTI spariti durante le demolizioni come gli stessi conci di arenaria, compresi quelli della Torre civica (e su questo ci sarebbe molto da raccontare, magari i giornali l'avessero fatto!);
• 4) la Rocca non è intatta, ma parzialmente danneggiata e puntellata “appena” dal 2018;
• 5) la brevissima intervista a Vincenza Pala poteva essere occasione per citare – almeno citare! – Pescara del Tronto: dire "in zona” è quantomeno generico, parlando del paese delle Marche che ha subìto più di ogni altro la tragedia;
• 6) e soprattutto, sottesa a tutto sembra aleggiare la domanda: vale la pena di ricostruire, in uno dei Comuni montani più antichi e storici delle Marche? Io, signor Zunino, direi di sì. Alcuni, ad esempio, per anni questa stessa domanda l'hanno posta per i fondi destinati all'editoria, e anche in quel caso io avrei risposto: sì, ne vale la pena, eccome.
Ricostruire è semplicemente ̀, patto solidale tra i cittadini di uno Stato democratico, contrasto alla decadenza delle tanto evocate aree interne: in fondo il Comune di Arquata ha un territorio di 92,5 chilometri quadrati, un territorio montano prezioso e fragile compreso tra due parchi nazionali. E scusate se è poco.