02/09/2026
La tragedia di questa famiglia toglie il fiato, ma non possiamo fermarci al semplice e sterile cordoglio. Dobbiamo avere il coraggio di chiamare le cose con il loro nome: questa è la cronaca di una disperazione annunciata, figlia dell'indifferenza sociale e del totale abbandono politico.
Dietro la facciata di una società che si professa avanzata si consuma un'enorme ingiustizia, l'isolamento totale dei caregiver familiari.
Ma chi è, davvero, un caregiver? Chi non vive questa realtà spesso non ne ha idea. Un caregiver è una persona comune che, per amore o necessità, viene catapultata in un vortice e si ritrova a ricoprire una quantità infinita di ruoli per cui non ha alcuna qualifica, ogni sacrosanto giorno.
Diventa infermiere, quando deve somministrare terapie complesse o gestire presidi medici.
Diventa fisioterapista, quando deve sollevare pesi enormi e fare manovre di mobilizzazione che distruggono la schiena.
Diventa OSS (Operatore Socio-Sanitario), quando si occupa dell'igiene intima di un corpo non autosufficiente.
Diventa burocrate, costretto a combattere ogni giorno contro scartoffie, commissioni mediche e dinieghi.
Diventa psicologo, reperibile 24 ore su 24, reprimendo il proprio dolore per contenere quello altrui.
Tutto questo senza uno stipendio, senza ferie, senza sabati o domeniche, senza il diritto di ammalarsi.
Parliamo di persone letteralmente sequestrate dalla propria vita, che annullano la salute e il lavoro per colmare i vuoti cronici dello Stato.
In Italia siamo lontani anni luce dai paesi civili, manca ancora una Legge quadro nazionale che riconosca e tuteli legalmente questa figura. Non esistono tutele previdenziali reali, non c'è il riconoscimento delle malattie professionali derivanti dall'usura della cura e mancano i servizi di sollievo minimi per garantire il sacrosanto diritto al riposo. I caregiver nel nostro Paese sono, a tutti gli effetti, dei fantasmi giuridici.
Lasciare queste famiglie da sole significa spingerle deliberatamente verso il baratro dello sfinimento fisico e psicologico. Questa tragedia non è una fatalità privata. È il risultato di un fallimento politico e sociale sistematico.
Riconoscere e proteggere i caregiver non è una concessione, è un dovere civile che l'Italia continua vergognosamente a ignorare.
Rompiamo il silenzio. Facciamo arrivare la voce di chi non ha nemmeno il tempo o le forze per protestare. Non voltiamoci dall'altra parte. Valentina e Luca hanno fatto una scelta dolorosa. Quanti come loro?
La coppia era già stata tre-quattro volte in un centro sperimentale a Monterrey spendendo centinaia di migliaia di euro. L'amica: «Venerdì li ho chiamati sul telefonino e non mi hanno risposto. Dovevano ve**re a Madrid con noi»