12/05/2026
Via ricordate la vicenda dell'area verde di via Luna e Sole dove siamo stati gli unici a sollevare perplessità? Oggi il Comune di Sassari ha trovato un accordo con la società richiedente.
Questo nodo urbanistico, rappresenta perfettamente il modo in cui troppo spesso si pianifica il futuro di Sassari: senza una visione complessiva della città, rincorrendo ad accordi parziali e continuando a consumare nuovo suolo mentre l’Europa va nella direzione opposta.
Oggi viene presentata come una soluzione positiva l’intesa raggiunta sul progetto Maspa, con volumetrie ridotte e la previsione di un nuovo parco urbano. È giusto riconoscere un fatto: senza la mobilitazione dei cittadini, senza il lavoro costante di Glocal Sassari e senza le tante osservazioni sollevate pubblicamente in questi mesi, oggi probabilmente parleremmo di un intervento molto più impattante.
La riduzione delle volumetrie e l’introduzione di uno spazio verde pubblico rappresentano quindi un risultato importante. È la dimostrazione che la partecipazione dei cittadini può incidere realmente sulle scelte urbanistiche della città.
Ma sarebbe un errore raccontare questa vicenda come una vittoria piena.
Perché, ancora oggi, non è chiaro quale sarà la reale destinazione dell’area. Non sappiamo se sorgerà un supermercato, una struttura ricettiva, nuove attività commerciali o altro. E questa mancanza di chiarezza non è un dettaglio, riguarda direttamente il modello di città che si vuole costruire.
Sassari continua infatti a muoversi in direzione opposta rispetto alle città europee più avanzate e agli Stati che hanno scelto di fermare il consumo di suolo e puntare sulla rigenerazione urbana. Ovunque in Europa si parla di recupero dell’esistente, riuso degli spazi vuoti, riqualificazione energetica, riforestazione urbana e tutela del territorio. Qui invece si continua a edificare nuove aree, mentre la città perde abitanti, registra un forte calo demografico e vede crescere spazi sfitti, edifici inutilizzati e attività che chiudono.
È questo il nodo politico e culturale della vicenda.
Che senso ha continuare a espandere e costruire in una città che si restringe? Qual è la strategia complessiva? Quale idea di sviluppo urbano esiste per Sassari nei prossimi vent’anni?
Finora non è arrivata una risposta chiara.
Per questo l’accordo raggiunto appare, più che una soluzione virtuosa, un compromesso del “meno peggio”, meno cemento rispetto al progetto iniziale, più verde rispetto a prima, un impatto ridotto grazie anche alla pressione civica, ma resta il fatto che si continua a consumare suolo senza affrontare davvero il problema principale, l’assenza di una visione moderna, sostenibile e coerente con le trasformazioni europee.
Glocal Sassari continuerà a seguire questa vicenda con attenzione, chiedendo trasparenza e soprattutto una pianificazione urbana che metta finalmente al centro il recupero della città esistente invece della continua espansione edilizia.