27/01/2024
Continuiamo a non dimenticare e ci teniamo a ribadire che "Mai più" significa mai più per nessuno 🇵🇸
Oggi 27 gennaio, come ogni anno, si celebra la Giornata della Memoria. In questa data, si ricordano le vittime dell’Olocausto morte nei campi di concentramento e sterminio nazifascisti, dove dal 1933 al 1945 fu perpetrato un sistematico genocidio rivelato al mondo solo il 27 gennaio 1945, giorno in cui le truppe sovietiche entrarono ad Auschwitz liberandone le persone sopravvissute.
Ciò che occorre ricordare è anche che le persone ebree non furono le uniche imprigionate all’interno dei lager: infatti, tra le persone prese di mira dai nazifascisti, c’erano anche quelle facenti parte della comunità LGBTQIA+; in particolare, venivano condannate l'omosessualità e la transessualità, all’epoca le uniche due categorizzazioni riconosciute in tal senso. Tra le prime azioni intraprese dal nazismo contro la comunità q***r, ci fu proprio la chiusura dell'Institut für Sexualwissenschaft di Magnus Hirschfeld, la cui vastissima libreria fu messa a fuoco. All’interno dei campi di concentramento e sterminio, gli uomini omosessuali erano contrassegnati da un triangolo rosa cucito all'altezza del petto, mentre le donne da un triangolo nero (lo stesso adoperato per le persone ritenute “asociali”). Anche le persone trans* non erano esenti da queste barbarie: esse, infatti, venivano accorpate alle persone omosessuali e contrassegnate in base al genere assegnatogli alla nascita.
Bastava anche essere semplicemente sospettatə di essere omosessuale o transessuale per ve**re deportatə.
Tra le testimonianze giunte fino a noi, vi è quella di Heinz Heger, uno studente universitario austriaco di 20 anni che aveva una relazione con il figlio di un gerarca nazista, per la quale fu spedito nel 1940 a Sachsenhausen e in seguito trasferito a Flossenbürg, da dove fu liberato solo nel 1945.
Tale testimonianza è una delle poche che abbiamo di una persona omosessuale imprigionata nei lager, insieme a quella del francese Pierre Seel.
Questo è un chiaro esempio di violenza verso le persone che la società bolla come “anormali”, per questioni che vanno da religione a genere ed orientamento sessuale. Questa non può che essere una delle conseguenze più brutali delle discriminazioni, e purtroppo, nonostante i decenni, ancora oggi c’è chi per il proprio orientamento sessuale e/o identità di genere ci rimette la vita, come ad esempio in Cecenia. Tale situazione dimostra che le discriminazioni tutt’ora non sono finite, e che è sempre importante non dimenticare le atrocità del passato e quelle che ancora si compiono in molte parti del mondo.
È importante non dimenticare per non ripetere gli stessi errori.