Il Labirinto
Tutti sanno che il Labirinto è un posto dove ci si perde se non si ha una mappa, o un filo da srotolare per ritrovare l’entrata svolgendolo a ritroso dopo aver raggiunto il centro. Tutti sbagliano: il Labirinto ha un solo ingresso, un solo centro e una sola uscita, che è lo stesso ingresso visto al contrario. Il filo d’Arianna non serviva a trovare la strada, serviva a trovare una s
trada interiore senza la quale ogni nostra azione non ci aiuta a crescere. Uccidere il Minotauro non era lo scopo: lo scopo era seguire una traccia in cui conoscersi e riconoscersi. Questa conoscenza la poteva dare solo una donna perché è implicita nella sua natura e nella sua cultura. Ne paga anche le conseguenze: Teseo le promette di sposarla e invece l’abbandona sull’isola di Nasso; l’ha piantata in asso, insomma. Lei verrà raccolta da Dioniso e la sua corona trasformata in una costellazione del firmamento ancora riconoscibile da tutti. Lui dimenticherà di cambiare la vela, lascerà la nera invece della bianca concordata per tranquillizzare il padre in ansia, il padre lo crede morto e per lo sconforto si getta in mare. Teseo non diventerà una costellazione, soltanto il re di Atene. Nella letteratura moderna la Biblioteca è diventata simile al Labirinto: non c’è da uccidere nessun mostro, solo la nostra ignoranza; che è anch’essa un mostro vestito di abiti alla moda, e magari con lo smartphone. Ma è un compito praticamente impossibile se non circoscrivendolo nel tempo, nello spazio e in una infinità di altre variabili. Se nel Labirinto non ci si perde e il mostro della nostra ignoranza è quasi invincibile, c’è allora un altro filo da utilizzare che tutti possiedono ma pochi lo sanno: la curiosità. Che per l’appunto, come Arianna, è donna. Usando per filo di conoscenza la curiosità, il Labirinto non è più un luogo viscido e oscuro, la Biblioteca non è più un luogo estraneo e severo. Il Labirinto della Biblioteca è il gioco di cui tutti conoscono la regola principale: imparare per crescere. Che poi ci siano giocattoli, calzini, bicchieri, tappi, figurine, sculture, fotografie, libri, strumenti, fumetti, dischi, e quel che la risacca della memoria conduce di prepotenza alla nostra attenzione, tutto concorre a stimolare la fantasia. E attraverso la fantasia, la conoscenza. E attraverso la conoscenza, la crescita. Buona caccia a tutti. Ilario Principe- Pino Barone