AfFidati - progetto di affidamento familiare per bambini

AfFidati - progetto di affidamento familiare per bambini CHI PUÒ ACCOGLIERE? COME SI SVOLGE?

Il percorso è rivolto a persone singole, coppie sposate o conviventi, con o senza figli, aperti all'accoglienza e disponibili a prendersi cura, temporaneamente, di un bambino in difficoltà. Dopo aver svolto un periodo di formazione, le famiglie idonee sono pronte ad accogliere il bambino per un tempo diurno e/o parziale o residenziale per brevi o lunghi periodi.

17/04/2026

Giulianova si prepara ad accogliere un importante momento di confronto e sensibilizzazione su un tema delicato e attuale: l’affidamento familiare.

𝙌𝙪𝙖𝙣𝙙𝙤 𝙪𝙣 𝙖𝙙𝙤𝙡𝙚𝙨𝙘𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙨𝙢𝙚𝙩𝙩𝙚 𝙙𝙞 𝙙𝙞𝙛𝙚𝙣𝙙𝙚𝙧𝙨𝙞 𝙚 𝙞𝙣𝙞𝙯𝙞𝙖 𝙖 𝙛𝙞𝙙𝙖𝙧𝙨𝙞, 𝙣𝙖𝙨𝙘𝙚 𝙦𝙪𝙖𝙡𝙘𝙤𝙨𝙖 𝙙𝙞 𝙥𝙤𝙩𝙚𝙣𝙩𝙚.Non accade all’improvviso, ma p...
08/02/2026

𝙌𝙪𝙖𝙣𝙙𝙤 𝙪𝙣 𝙖𝙙𝙤𝙡𝙚𝙨𝙘𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙨𝙢𝙚𝙩𝙩𝙚 𝙙𝙞 𝙙𝙞𝙛𝙚𝙣𝙙𝙚𝙧𝙨𝙞 𝙚 𝙞𝙣𝙞𝙯𝙞𝙖 𝙖 𝙛𝙞𝙙𝙖𝙧𝙨𝙞, 𝙣𝙖𝙨𝙘𝙚 𝙦𝙪𝙖𝙡𝙘𝙤𝙨𝙖 𝙙𝙞 𝙥𝙤𝙩𝙚𝙣𝙩𝙚.
Non accade all’improvviso, ma passo dopo passo, nel tempo.

𝙀𝙣𝙩𝙧𝙖𝙧𝙚 𝙞𝙣 𝙥𝙪𝙣𝙩𝙖 𝙙𝙞 𝙥𝙞𝙚𝙙𝙞 𝙣𝙚𝙡 𝙢𝙤𝙣𝙙𝙤 𝙙𝙞 𝙪𝙣 𝙖𝙙𝙤𝙡𝙚𝙨𝙘𝙚𝙣𝙩𝙚

Il senso di inadeguatezza è una componente frequente e dolorosa. Molti adolescenti in affido si sentono “sbagliati”, non degni d’amore, incapaci di essere accettati. Questo vissuto si riflette nelle relazioni: possono apparire distanti, sfuggenti, diffidenti. Ma sotto quella superficie c’è un bisogno profondo di appartenenza, di riconoscimento, di legami veri.

Accogliere un adolescente significa entrare in punta di piedi nel suo mondo, accettarne i tempi, rispettarne i silenzi, tollerarne le contraddizioni. È un’unione fatta di piccoli passi, di gesti quotidiani che costruiscono fiducia. Non si tratta di ottenere gratitudine, ma di offrire coerenza. Di essere presenti, anche quando l’altro sembra respingere. Di restare, anche quando il legame appare fragile.

𝙇𝙖 𝙩𝙚𝙨𝙩𝙞𝙢𝙤𝙣𝙞𝙖𝙣𝙯𝙖

Daniele, affidatario di un ragazzo di 15 anni, racconta:

“All’inizio non ci parlava. Ci guardava come se dovessimo dimostrargli qualcosa. E forse era vero. Ma poi ha cominciato a fidarsi dei piccoli gesti: un messaggio prima di scuola, il piatto preferito a cena. Ora parliamo di futuro, non solo di passato.”

Questa testimonianza racchiude l’essenza dell’affido adolescenziale: la costruzione di un legame che non si impone, ma si conquista. Che non nasce dalla necessità, ma dalla scelta. Che non si misura nelle parole, ma nei gesti.

𝙐𝙣 𝙖𝙩𝙩𝙤 𝙙𝙞 𝙛𝙞𝙙𝙪𝙘𝙞𝙖

L’affido non è solo un aiuto per chi ne ha bisogno. È anche un atto di fiducia nel cambiamento. È la scelta di credere che, anche quando tutto sembra difficile, il legame può fare la differenza. È la possibilità di costruire insieme un nuovo senso di appartenenza, di riscrivere una storia, di offrire un futuro.

Informazioni e richieste sull’affido familiare
Chiunque volesse approfondire la conoscenza dell’affido familiare e riflettere sulla propria disponibilità a intraprendere questo percorso, può partecipare agli incontri organizzati da Amici dei Bambini.
Tutte le informazioni si trovano alla pagina dedicata del sito.

👉 Leggi l’articolo completo qui
https://www.aibi.it/ita/adolescenti-affido-sfide-ascolto-possibilita/


A cura di Amici dei Bambini

𝘼 𝙫𝙤𝙡𝙩𝙚 𝙞𝙡 𝙘𝙖𝙢𝙗𝙞𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙞𝙣𝙞𝙯𝙞𝙖 𝙙𝙖 𝙪𝙣 𝙜𝙚𝙨𝙩𝙤 𝙨𝙞𝙡𝙚𝙣𝙯𝙞𝙤𝙨𝙤.Da una presenza che resta, anche quando è difficile. Da qualcuno ch...
06/02/2026

𝘼 𝙫𝙤𝙡𝙩𝙚 𝙞𝙡 𝙘𝙖𝙢𝙗𝙞𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙤 𝙞𝙣𝙞𝙯𝙞𝙖 𝙙𝙖 𝙪𝙣 𝙜𝙚𝙨𝙩𝙤 𝙨𝙞𝙡𝙚𝙣𝙯𝙞𝙤𝙨𝙤.
Da una presenza che resta, anche quando è difficile. Da qualcuno che sceglie di ascoltare davvero.

𝘼𝙙𝙤𝙡𝙚𝙨𝙘𝙚𝙣𝙩𝙞 𝙞𝙣 𝙖𝙛𝙛𝙞𝙙𝙤: 𝙨𝙛𝙞𝙙𝙚, 𝙖𝙨𝙘𝙤𝙡𝙩𝙤 𝙚 𝙣𝙪𝙤𝙫𝙚 𝙥𝙤𝙨𝙨𝙞𝙗𝙞𝙡𝙞𝙩𝙖̀
Pubblicato il 5 Dicembre 2025

Un percorso fatto di ascolto, pazienza e piccoli gesti quotidiani, in cui adolescenti con storie complesse possono ritrovare fiducia, appartenenza e nuove possibilità di futuro grazie a famiglie capaci di restare, anche quando tutto sembra difficile.

Accogliere un adolescente in affido è un gesto che richiede coraggio, apertura e una profonda disponibilità all’ascolto. È naturale che, di fronte alla possibilità di accogliere un ragazzo o una ragazza tra i 12 e i 18 anni, emergano dubbi e timori. L’adolescenza è spesso associata a conflitti, opposizione, silenzi e ribellione. Ma è anche una fase straordinaria della vita, in cui si costruisce l’identità, si esplorano i confini del sé e si cercano nuovi modelli relazionali. Proprio per questo può diventare un terreno fertile per legami autentici e trasformativi.

𝙏𝙧𝙖𝙪𝙢𝙞 𝙚 𝙛𝙚𝙧𝙞𝙩𝙚

Gli adolescenti che entrano in affido non portano con sé soltanto le sfide tipiche della loro età. Portano una storia, spesso segnata da ferite profonde, da relazioni interrotte, da esperienze di abbandono o trascuratezza. Hanno imparato a non fidarsi e a proteggersi dietro una corazza fatta di silenzi, provocazioni e chiusure. Non è ostilità, ma difesa. Il loro comportamento, a volte difficile da interpretare, è spesso il linguaggio di un dolore che non ha ancora trovato parole.

👉 Leggi l’articolo completo qui
https://www.aibi.it/ita/adolescenti-affido-sfide-ascolto-possibilita/

A cura di Amici dei Bambini

𝙄𝙣𝙩𝙚𝙧𝙫𝙞𝙨𝙩𝙖 𝙖 𝙪𝙣𝙖 𝙛𝙖𝙢𝙞𝙜𝙡𝙞𝙖 𝙖𝙥𝙥𝙤𝙜𝙜𝙞𝙤 – 𝙡𝙖 𝙦𝙪𝙤𝙩𝙞𝙙𝙞𝙖𝙣𝙞𝙩𝙖̀, 𝙡𝙚 𝙙𝙞𝙛𝙛𝙞𝙘𝙤𝙡𝙩𝙖̀, 𝙞 𝙙𝙤𝙣𝙞- 𝘼𝙫𝙚𝙩𝙚 𝙫𝙤𝙜𝙡𝙞𝙖 𝙙𝙞 𝙧𝙖𝙘𝙘𝙤𝙣𝙩𝙖𝙧𝙘𝙞 𝙗𝙧𝙚𝙫𝙚𝙢𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙡𝙖...
01/02/2026

𝙄𝙣𝙩𝙚𝙧𝙫𝙞𝙨𝙩𝙖 𝙖 𝙪𝙣𝙖 𝙛𝙖𝙢𝙞𝙜𝙡𝙞𝙖 𝙖𝙥𝙥𝙤𝙜𝙜𝙞𝙤 – 𝙡𝙖 𝙦𝙪𝙤𝙩𝙞𝙙𝙞𝙖𝙣𝙞𝙩𝙖̀, 𝙡𝙚 𝙙𝙞𝙛𝙛𝙞𝙘𝙤𝙡𝙩𝙖̀, 𝙞 𝙙𝙤𝙣𝙞

- 𝘼𝙫𝙚𝙩𝙚 𝙫𝙤𝙜𝙡𝙞𝙖 𝙙𝙞 𝙧𝙖𝙘𝙘𝙤𝙣𝙩𝙖𝙧𝙘𝙞 𝙗𝙧𝙚𝙫𝙚𝙢𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙡𝙖 𝙫𝙤𝙨𝙩𝙧𝙖 𝙦𝙪𝙤𝙩𝙞𝙙𝙞𝙖𝙣𝙞𝙩𝙖̀ 𝙘𝙤𝙣 𝙦𝙪𝙚𝙨𝙩𝙤 𝙗𝙖𝙢𝙗𝙞𝙣𝙤?
Il bambino arriva da noi durante la settimana, di sera, accompagnato da una educatrice della comunità. Quando arriva di solito ha già cenato per cui abbiamo tempo per stare insieme.
Pensavo che quest’ora prima di andare a dormire corresse velocemente e che non avessimo tempo in realtà di fare molto, invece mi sono resa conto che abbiamo la possibilità di fare attività anche ripetitive ma che a lui permettono di entrare in un contesto di vita ordinaria.
Piccoli attività manuali, la lettura e la visione di cartoni animati sono piccole cose che veramente fanno sentire una famiglia.
In ogni caso siamo in casa, siamo in un contesto familiare e questo gli permette di percepire la quotidianità e la normalità di una famiglia.
Non c’è nulla di straordinario, non facciamo uscite particolari ma siamo una costante a cui può fare riferimento.
Al mattino lo riportiamo in comunità.
Un paio di volte alla settimana invece andiamo noi a prenderlo a scuola e cena insieme a noi. In questo modo abbiamo un po’ più tempo per stare insieme, spesso ci dedichiamo alla cucina e il sabato mattina o la domenica mattina ci capita di fare i dolci insieme. Questa è un’attività che vedo che lo entusiasma.
Altre volte facciamo cose semplicissime come uscire per andare al parco insieme a portare fuori il cagnolino e anche questo vedo che è un’attività che a lui piace moltissimo.

- 𝙎𝙚 𝙙𝙤𝙫𝙚𝙨𝙨𝙚 𝙥𝙚𝙣𝙨𝙖𝙧𝙚 𝙖 𝙩𝙧𝙚 𝙙𝙞𝙛𝙛𝙞𝙘𝙤𝙡𝙩𝙖̀ 𝙞𝙣 𝙦𝙪𝙚𝙨𝙩𝙖 𝙚𝙨𝙥𝙚𝙧𝙞𝙚𝙣𝙯𝙖 𝙙𝙞 𝙛𝙖𝙢𝙞𝙜𝙡𝙞𝙖 𝙖𝙥𝙥𝙤𝙜𝙜𝙞𝙤, 𝙦𝙪𝙖𝙡𝙚 𝙨𝙤𝙣𝙤?
La maggiore difficoltà è relativa al fatto di dover garantire una presenza costante soprattutto al mattino per riportarlo in tempo per andare a scuola.
Le eventuali attività da fare insieme sono inoltre da pensare con un po’ di anticipo.
Un’altra difficoltà è relativa al fatto di dover affrontare qualche momento di tristezza nel bambino.

- 𝙄𝙣𝙫𝙚𝙘𝙚 𝙨𝙚 𝙫𝙞 𝙙𝙤𝙫𝙚𝙨𝙨𝙞 𝙘𝙝𝙞𝙚𝙙𝙚𝙧𝙚 𝙩𝙧𝙚 𝙖𝙨𝙥𝙚𝙩𝙩𝙞 𝙥𝙤𝙨𝙞𝙩𝙞𝙫𝙞 𝙙𝙞 𝙦𝙪𝙚𝙨𝙩𝙖 𝙚𝙨𝙥𝙚𝙧𝙞𝙚𝙣𝙯𝙖?
E’ un esperienza molto appagante perché comunque lui entra sempre in casa in maniera gioiosa.
Lo vedo un completamento del nostro essere famiglia.
Si vede che il bambino è un libro con delle pagine bianche e gli fa piacere scriverle insieme a noi.
Un’altra cosa meravigliosa è poter vedere i progressi, vederlo cambiare.
Poi ci sono altri aspetti positivi come il rapporto che ha instaurato con l’altro figlio che abbiamo.

- 𝘼𝙫𝙚𝙩𝙚 𝙞𝙣 𝙢𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙪𝙣 𝙜𝙚𝙨𝙩𝙤 𝙘𝙝𝙚 𝙫𝙞 𝙝𝙖 𝙡𝙖𝙨𝙘𝙞𝙖𝙩𝙤 𝙨𝙩𝙪𝙥𝙞𝙩𝙞?
Dopo un po’ di mesi una mattina quando si è svegliato d’impulso mi ha abbracciato.
Ho sentito che proprio mi vuole bene.
Dalle piccole abitudini, dalla colazione, mi accorgo che è parte della nostra famiglia.

- 𝙄𝙣 𝙦𝙪𝙚𝙨𝙩𝙖 𝙚𝙨𝙥𝙚𝙧𝙞𝙚𝙣𝙯𝙖 𝙙𝙞 𝙖𝙥𝙥𝙤𝙜𝙜𝙞𝙤, 𝙨𝙞𝙚𝙩𝙚 𝙨𝙪𝙥𝙥𝙤𝙧𝙩𝙖𝙩𝙞?
Sicuramente siamo seguiti dalla comunità di Fata.
Sapere che nell’eventualità ci si può rivolgere alla comunità ed avere il loro supporto è importante.

- 𝙍𝙞𝙛𝙡𝙚𝙨𝙨𝙞𝙤𝙣𝙞 𝙛𝙞𝙣𝙖𝙡𝙞
Penso che lo rifarei.
E’ un’esperienza che ti apre la mente verso un mondo che prima non conoscevi.

👉 𝙇𝙚𝙜𝙜𝙞 𝙡’𝙖𝙧𝙩𝙞𝙘𝙤𝙡𝙤 𝙘𝙤𝙢𝙥𝙡𝙚𝙩𝙤 𝙦𝙪𝙞
🔗 https://www.fataonlus.org/2018/03/intervista-famiglia-appoggio/

𝘾𝙞 𝙨𝙤𝙣𝙤 𝙨𝙩𝙤𝙧𝙞𝙚 𝙘𝙝𝙚 𝙣𝙤𝙣 𝙛𝙖𝙣𝙣𝙤 𝙧𝙪𝙢𝙤𝙧𝙚, 𝙢𝙖 𝙘𝙖𝙢𝙗𝙞𝙖𝙣𝙤 𝙥𝙧𝙤𝙛𝙤𝙣𝙙𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙡𝙚 𝙫𝙞𝙩𝙚.Quella di una famiglia appoggio è una presenza si...
30/01/2026

𝘾𝙞 𝙨𝙤𝙣𝙤 𝙨𝙩𝙤𝙧𝙞𝙚 𝙘𝙝𝙚 𝙣𝙤𝙣 𝙛𝙖𝙣𝙣𝙤 𝙧𝙪𝙢𝙤𝙧𝙚, 𝙢𝙖 𝙘𝙖𝙢𝙗𝙞𝙖𝙣𝙤 𝙥𝙧𝙤𝙛𝙤𝙣𝙙𝙖𝙢𝙚𝙣𝙩𝙚 𝙡𝙚 𝙫𝙞𝙩𝙚.
Quella di una famiglia appoggio è una presenza silenziosa, costante, capace di dare normalità dove prima c’era solo incertezza.

𝙄𝙣𝙩𝙚𝙧𝙫𝙞𝙨𝙩𝙖 𝙖 𝙪𝙣𝙖 𝙛𝙖𝙢𝙞𝙜𝙡𝙞𝙖 𝙖𝙥𝙥𝙤𝙜𝙜𝙞𝙤

- Che tipo di affido state facendo?
Da circa un anno stiamo facendo da famiglia appoggio per un bambino di dieci anni.
(Le famiglie appoggio accolgono un bambino in momenti precisi della giornata o per momenti particolari e si offrono come un punto di riferimento e di sostegno, come figure di adulti positive. La famiglia appoggio permette inoltre di far sperimentare al bambino un contesto familiare sano e sereno, in modo che sia poi in grado di riproporlo da adulto ndr)

- Che cosa vi ha spinto a diventare famiglia appoggio, quale è stata la vostra motivazione?
E’ stata quella di poter dare aiuto a un bambino: pensavamo di avere del tempo da dedicare, delle energie da poter offrire a questo scopo.

- Avete pensato a come l’esperienza del affido poteva migliorare o peggiorare la vostra vita?
Pensavamo che potesse migliorare la nostra vita, pensavamo che avere un altro elemento nelle nostra famiglia potesse essere un completamento per noi.
Potevamo inoltre sentirci utili aiutando un bambino a crescere, aiutandolo a sperimentare la normalità, la realtà di una famiglia diversa da quella a cui era abituato.

👉 𝙇𝙚𝙜𝙜𝙞 𝙡’𝙖𝙧𝙩𝙞𝙘𝙤𝙡𝙤 𝙘𝙤𝙢𝙥𝙡𝙚𝙩𝙤 𝙦𝙪𝙞
🔗 https://www.fataonlus.org/2018/03/intervista-famiglia-appoggio/

💛 𝘽𝙖𝙨𝙩𝙖 𝙙𝙖𝙫𝙫𝙚𝙧𝙤 𝙥𝙤𝙘𝙤 𝙥𝙚𝙧 𝙛𝙖𝙧𝙚 𝙡𝙖 𝙙𝙞𝙛𝙛𝙚𝙧𝙚𝙣𝙯𝙖 𝙣𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙫𝙞𝙩𝙖 𝙙𝙞 𝙪𝙣 𝙗𝙖𝙢𝙗𝙞𝙣𝙤.Continuiamo a parlare di famiglie d’appoggio, attra...
23/01/2026

💛 𝘽𝙖𝙨𝙩𝙖 𝙙𝙖𝙫𝙫𝙚𝙧𝙤 𝙥𝙤𝙘𝙤 𝙥𝙚𝙧 𝙛𝙖𝙧𝙚 𝙡𝙖 𝙙𝙞𝙛𝙛𝙚𝙧𝙚𝙣𝙯𝙖 𝙣𝙚𝙡𝙡𝙖 𝙫𝙞𝙩𝙖 𝙙𝙞 𝙪𝙣 𝙗𝙖𝙢𝙗𝙞𝙣𝙤.
Continuiamo a parlare di famiglie d’appoggio, attraverso una testimonianza, pubblicata su Focus Junior, a firma di Giulia Dallagiovanna.

Quel giorno ci sono tutti e Andrea parla quasi solo con il papà affidatario. Nei confronti di Elena prova vergogna, non riesce nemmeno a guardarla negli occhi: non era abituato ad avere a che fare con una figura femminile. E nemmeno ad avere intorno fratelli di tre anni che irrompono nella stanza mentre si sta giocando e distruggono le costruzioni. O ad assaggiare tutto quello che si ha nel piatto. «Ricordo dei pranzi con un'atmosfera da funerale solo perché avevo cucinato gli spinaci - ride Elena. - Ma non abbiamo ceduto. Abbiamo pensato che il nostro contributo più importante fosse proprio fargli vedere come vivevamo noi ogni giorno, la nostra esperienza famigliare con le sue regole e i suoi legami. Una famiglia che non può in nessun modo sostituirsi alla sua. È solo un'altra realtà da conoscere. Sarà lui un giorno a decidere cosa farsene di quello che ha visto».

Un giorno, il secondo figlio di Elena, di 7 anni, decide di esprimere tutta la sua frustrazione per questo terzo elemento che si era inserito tra lui e il fratello maggiore, 9 anni, con cui di solito faceva squadra. «Andrea, io non sono contento che sei tornato» sbotta davanti a tutti, con una schiettezza tipica dei bambini. «Abbiamo capito che era l'occasione giusta per parlarne tutti insieme. Andrea aveva rotto l'equilibrio tra i due fratelli e ora il più piccolo si sentiva escluso. Una dinamica che lui, da figlio unico, scopriva per la prima volta. Ne abbiamo discusso e abbiamo cercato di capire con loro come si potesse risolvere il problema».

Da anni Andrea è seguito anche da un'educatrice che trascorre con lui circa cinque ore a settimana. Sostiene che il ragazzino oggi sia più sereno e che riesca a gestire un po' meglio le emozioni negative, come la rabbia. «L'importante è non avere la pretesa di risolvere tutto: alcune situazioni migliorano ma altre rimangono così e bisogna accettarlo», confessa Elena. D'altronde, lo scopo di questo progetto è offrire un punto di riferimento al di fuori della famiglia d'origine, come per molti di noi sono stati i nonni, gli zii o i cugini. Altre braccia che accolgono e che si prendono cura di lui, soprattutto durante l'adolescenza quando si entra in conflitto con i propri genitori. Se poi i rapporti con i compagni migliorano o i voti a scuola si alzano tanto meglio, ma non è il nodo principale da affrontare.

Con il padre di Andrea, Elena e il marito hanno un rapporto quotidiano e cercano di sostenerlo a livello emotivo: non è mai facile crescere un figlio da soli. «Non ci sono tensioni tra di noi anche se su diversi argomenti la pensiamo in modo diverso. E qui arriva il limite che dobbiamo rispettare e non oltrepassare. Se per la nostra famiglia la scuola è importante e prendere una nota ripetutamente è una questione di cui discutere, per il papà di Andrea può non avere lo stesso valore. Io posso parlarne al ragazzino, ma devo comunque ricordarmi che il genitore è un altro».

La famiglia di Elena è l'unica del paese a offrire questo tipo di appoggio. Eppure i minori che avrebbero bisogno di aiuto sono numerosi e probabilmente le famiglie disposte a offrire il proprio tempo sarebbero altrettante se solo conoscessero questa possibilità. La ragione per cui Elena ha acconsentito a raccontarci la sua storia, dove i nomi sono stati cambiati per tutelare l'identità del ragazzino in affido, è proprio per permettere a più persone di scoprire una forma di aiuto alla portata di tutti (o quasi). «Gli assistenti sociali non ci hanno mai spinto a mettere a disposizione più di quello che potevamo, hanno messo in contatto la necessità con chi si era proposto»

📌 Leggi l’articolo completo qui
👉 https://www.focusjunior.it/comportamento/elena-andrea-e-la-famiglia-dappoggio-come-funziona-questa-forma-daffido-alla-portata-di-tutti/

di Giulia Dallagiovanna
FOCUS JUNIOR
03 OTTOBRE 2024

✨ 𝙐𝙣𝙖 𝙩𝙚𝙨𝙩𝙞𝙢𝙤𝙣𝙞𝙖𝙣𝙯𝙖 𝙘𝙝𝙚 𝙨𝙘𝙖𝙡𝙙𝙖 𝙞𝙡 𝙘𝙪𝙤𝙧𝙚 𝙚 𝙖𝙥𝙧𝙚 𝙜𝙡𝙞 𝙤𝙘𝙘𝙝𝙞.Continuiamo a parlare di famiglie d’appoggio, attraverso una te...
21/01/2026

✨ 𝙐𝙣𝙖 𝙩𝙚𝙨𝙩𝙞𝙢𝙤𝙣𝙞𝙖𝙣𝙯𝙖 𝙘𝙝𝙚 𝙨𝙘𝙖𝙡𝙙𝙖 𝙞𝙡 𝙘𝙪𝙤𝙧𝙚 𝙚 𝙖𝙥𝙧𝙚 𝙜𝙡𝙞 𝙤𝙘𝙘𝙝𝙞.
Continuiamo a parlare di famiglie d’appoggio, attraverso una testimonianza, pubblicata su Focus Junior, a firma di Giulia Dallagiovanna.

«Quando Andrea è entrato per la prima volta in casa nostra, non riusciva neanche a guardarmi negli occhi. Qualche giorno dopo, invece, mio marito era al lavoro e noi stavamo giocando a un gioco da tavola. Toccava a me. Andrea mi ha chiamato e mi ha detto "mamma number one". È stato in quel momento che ho capito che avevamo fatto la scelta giusta e che nel mio cuore ero diventata mamma anche sua».

Elena (nome di fantasia, ndr.) vive in un piccolo comune delle Marche. Uno di quei paesi dove ci si conosce tutti e si pensa che non rimanga nessun segreto da scoprire. Invece, proprio i servizi sociali del Comune sono in cerca di famiglie d'appoggio, una forma di affido in cui si mette a disposizione qualche ora del proprio tempo per aiutare un minore che arriva da un contesto di disagio. Elena e il marito lo scoprono da un volantino che il figlio più grande riceve a scuola. Quell'invito rimane nel cassetto per un anno, ma intanto li spinge a interrogarsi: ci sono ragazzini o bambini in difficoltà e c'è la concreta possibilità di aiutarli, perché non farlo?

Il volantino riemerge dopo il trasloco in una casa più grande e i due decidono di mettersi a disposizione. Quello che hanno da offrire non sono competenze particolari o esperienze pregresse: semplicemente quattro mura, tra l'altro vicine alle scuole medie, e una famiglia accogliente. Gli assistenti sociali non chiedono di più. Passano diversi mesi e li ricontattano. Ci sarebbe Andrea [nome di fantasia, ndr], un ragazzino di 11 anni che vive con il padre, mentre la madre da un po' di tempo si è allontanata. Durante la pandemia è rimasto a lungo da solo e ora ha qualche difficoltà nei rapporti con i compagni e nella gestione delle emozioni.

Elena nel frattempo ha scoperto di essere in attesa del quarto figlio e quindi decidono di essere cauti: iniziano con un progetto di due mesi. Andrea si ferma da loro qualche pomeriggio a settimana, dopo la scuola. Alla sera, il marito di Elena o il papà di Andrea lo riportano a casa sua. «All'inizio avevamo qualche timore. Arriva un ragazzino con un carattere già formato, delle regole e dei comportamenti già acquisiti e ti chiedi come si inserirà all'interno della famiglia. Inoltre, di lui sapevamo solo quello che i servizi sociali avevano potuto raccontarci. Quando ci siamo incontrati per davvero, abbiamo capito che quelle paure non avevano senso e l'unica cosa che contava davvero era accoglierlo».

📌 Leggi l’articolo completo qui
👉 https://www.focusjunior.it/comportamento/elena-andrea-e-la-famiglia-dappoggio-come-funziona-questa-forma-daffido-alla-portata-di-tutti/

di Giulia Dallagiovanna
FOCUS JUNIOR
03 OTTOBRE 2024

13/01/2026

💛 𝙇𝙀 𝙁𝘼𝙈𝙄𝙂𝙇𝙄𝙀 𝘿𝙄 𝘼𝙋𝙋𝙊𝙂𝙂𝙄𝙊
Un piccolo gesto può cambiare la giornata (e la vita) di un bambino.

Con il Progetto AfFidati, parliamo di una forma speciale di affidamento familiare “di appoggio”:
famiglie, coppie o persone singole che scelgono di dedicare un po’ del proprio tempo per aiutare un bambino e la sua famiglia. 👨‍👩‍👧‍👦✨

👶 𝙌𝙪𝙖𝙣𝙙𝙤 𝙨𝙚𝙧𝙫𝙚?
Quando la famiglia di origine, per un periodo, ha bisogno di un affiancamento per garantire al bambino:
✅ attività quotidiane
✅ compiti e routine
✅ esperienze educative
✅ attività ludico-ricreative extrascolastiche utili per socializzare e sentirsi incluso

🏡 𝘾𝙤𝙨𝙖 𝙛𝙖 𝙪𝙣𝙖 𝙛𝙖𝙢𝙞𝙜𝙡𝙞𝙖 𝙙𝙞 𝙖𝙥𝙥𝙤𝙜𝙜𝙞𝙤?
Il bambino trascorre parte della giornata o alcuni giorni a settimana con la famiglia affidataria, in un contesto sereno e stabile.

𝙇𝙚 𝙛𝙖𝙢𝙞𝙜𝙡𝙞𝙚 𝙙𝙞 𝙖𝙥𝙥𝙤𝙜𝙜𝙞𝙤:
🔹 offrono un supporto temporaneo e flessibile, senza interrompere i legami con la famiglia d’origine
🔹 aiutano i genitori nella gestione dei compiti di cura
🔹 accompagnano il bambino nei pasti, nei compiti e nel tempo libero
🔹 favoriscono relazioni positive e crescita emotiva e sociale

📩 Vuoi diventare una famiglia di appoggio o ricevere informazioni?
Contattaci senza esitazione 👇

📍 𝙐𝙉𝙄𝙊𝙉𝙀 𝘿𝙄 𝘾𝙊𝙈𝙐𝙉𝙄 𝘾𝙄𝙏𝙏𝘼̀ 𝙏𝙀𝙍𝙍𝙄𝙏𝙊𝙍𝙄𝙊 𝙑𝘼𝙇 𝙑𝙄𝘽𝙍𝘼𝙏𝘼
Via T. Tasso – 64027 Sant’Omero (TE)
🕘 Dal lunedì al venerdì: 8.00-14.00
🕘 Lunedì e mercoledì: 8.00-14.00 / 15.00-18.00
🌐 www.unionecomunivalvibrata.it

📞 328 261 3760 – 349 463 9973

CHI PUÒ ACCOGLIERE? Il percorso è rivolto a persone singole, coppie sposate o conviventi, con o senza figli, aperti all'accoglienza e disponibili a prendersi cura, temporaneamente, di un bambino in difficoltà.

I tuoi figli non sono figli tuoi.Sono i figli e le figlie della vita stessa.Tu li metti al mondo ma non li crei.Sono vic...
11/10/2024

I tuoi figli non sono figli tuoi.
Sono i figli e le figlie della vita stessa.
Tu li metti al mondo ma non li crei.
Sono vicini a te, ma non sono cosa tua.
Puoi dar loro tutto il tuo amore,
ma non le tue idee.
Perché loro hanno le proprie idee.
Tu puoi dare dimora al loro corpo,
non alla loro anima.
Perché la loro anima abita nella casa dell’avvenire,
dove a te non è dato di entrare,
neppure col sogno.
Puoi cercare di somigliare a loro
ma non volere che essi somiglino a te.
Perché la vita non ritorna indietro,
e non si ferma a ieri.
Tu sei l’arco che lancia i figli verso il domani.

Gibran

Indirizzo

Via Torquato Tasso
Sant'omero
64027

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