12/08/2026
Caro Comandante: un saluto che è anche un impegno
Caro Comandante,
ci sono momenti nella vita di una comunità in cui le parole non bastano, ma è doveroso pronunciarle comunque. La tua partenza è uno di questi momenti. Da un lato, non posso nascondere il dispiacere: la tua presenza, discreta ma sempre vigile, è stata per noi cittadini una garanzia di sicurezza, civile convivenza e solidarietà concreta. In un tempo in cui questi valori sembrano spesso vacillare, tu li hai resi tangibili, quotidiani, credibili.
La tua guida non è stata solo un ruolo istituzionale: è stata un punto di riferimento umano. Hai saputo ascoltare, intervenire, mediare, proteggere. Hai trasformato il concetto di “servizio” in una pratica quotidiana, fatta di responsabilità e rispetto. Per questo, il tuo saluto non è solo un passaggio di consegne: è la conclusione di un capitolo importante della nostra storia collettiva.
Dall’altro lato, però, sono certo che il futuro ti attende con impegni non meno importanti. E tu sai bene a cosa alludo. Ci sono missioni che non hanno divisa ma richiedono lo stesso coraggio, la stessa dedizione, la stessa capacità di stare accanto alle persone nei momenti decisivi. Sono impegni che parlano di vita, di famiglia, di cura, di presenza. Impegni che non si scelgono: si abbracciano.
Per questo, mentre ti salutiamo, non ti perdiamo. Il tuo esempio resta, e resta anche la certezza che continuerai a essere ciò che sei sempre stato: un uomo che non si tira indietro, che affronta ciò che arriva con la stessa fermezza con cui ha guidato la nostra comunità.
Grazie, Comandante.
Per ciò che hai fatto.
Per ciò che sei stato.
E per ciò che continuerai a essere, anche senza uniforme.