Metoxè

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Metoxè L' Associazione ha per scopo la promozione culturale la valorizzazione del territorio, l'elaborazione e la realizzazione di progetti di solidarietà sociale.

L’associazione culturale Metoxè nasce nel giugno del 2013 dall’idea dell’attuale Presidente in carica, Simona Mosco. Ha per scopo la valorizzazione del territorio salentino attraverso iniziative atte alla riscoperta e all’avvaloramento delle molteplici architetture storiche presenti in loco; essa inoltre si impegna alla realizzazione di progetti volti alla promozione culturale e alla solidarietà sociale. Punti cardine del progetto Metoxè sono soprattutto la battaglia e la discussione intorno al fenomeno della violenza sulle donne; l’associazione infatti dedica annualmente il mese di Novembre ad iniziative finalizzate alla sensibilizzazione e alla conoscenza di questo triste e diffuso fenomeno sociale. Massima attenzione è riservata anche alla raccolta alimentare di beni di prima necessità che l’associazione ripartisce ai propri compaesani più bisognosi tramite le Onlus del luogo. Costante è inoltre la collaborazione tra Metoxè e l’associazione salentina Angela Serra; ogni anno infatti durante la tradizionale “Fiera di San Simone” l’associazione sannicolese è impegnata nella vendita benefica di prodotti vitivinicoli e nella vendita all’asta di dipinti e raffigurazioni realizzate in estemporaea da parte di artisti locali i cui proventi sono interamente destinati a finanziare la ricerca sul cancro. La primavera è completamente dedicata ai bambini e a tutti coloro che hanno un innato spirito poetico, Metoxè infatti programma regolarmente nel suo calendario il concorso di “I have a Grimm” grazie al quale bambini e adulti si sfidano per la stesura della favola più bella valutata da una giuria professionale. Evento manifesto è infine il “Tramonto a San Mauro” il cui scopo è quello di sensibilizzare al rispetto del paesaggio naturale e di promuovere e valorizzare la conoscenza dell’arte bizantina, attraverso il susseguirsi periodico di attività culturali. Il filone portante di questo evento è inoltre la ricerca nel nostro piccolo di una sempre agognata pace tra i popoli e di una necessità comune di convivenza pacifica tra le comunità che si affacciano sul Mediterraneo, il quale si dispiega placitamente ai piedi della nostra Abbazia. L’associazione non ha finalità di lucro. Nome: Metoxè
Codice fiscale: 91026640754
Indirizzo sede legale: Via Roma, Sannicola (LE)
Iscrizione Registro Regionale:
Tipologia di associazione: culturale
Mese e anno di fondazione: 15 Giungo 2013
Telefono: 3209463738
E-mail:[email protected]
Social network: Profilo facebook “Metoxè”, Twitter, Instagram, YouTube.

🍂 Fiera di San Simone 2026📍 Piazza della Repubblica – 24 e 25 ottobre🎀 Tornano i Vini Solidali a sostegno della Rete Onc...
17/10/2026

🍂 Fiera di San Simone 2026
📍 Piazza della Repubblica – 24 e 25 ottobre

🎀 Tornano i Vini Solidali a sostegno della Rete Oncologica “Angela Serra”! ❤️

Anche quest’anno, in occasione della Fiera di San Simone, rinnoviamo il nostro impegno per una causa importante: sostenere la Rete Oncologica Lecce-Gallipoli, contribuendo a un progetto che punta a migliorare le strutture sanitarie pubbliche attraverso l’acquisto di attrezzature mediche.

👉 Il ricavato della vendita dei nostri vini solidali sarà interamente devoluto alla Rete Oncologica Lecce-Gallipoli, per contribuire alla realizzazione di un centro di diagnosi e cura dei tumori di alto livello, riducendo così i “viaggi della speranza”.

🍷 Anche quest’anno brindiamo alla solidarietà!
Ogni bottiglia è un piccolo gesto che può fare una grande differenza, un aiuto concreto per chi lotta ogni giorno per la vita.

🎁 Potete già prenotare i vostri vini solidali!

Invitiamo bar, ristoranti, enoteche, attività commerciali e tutti coloro che desiderano sostenere questa iniziativa a contattarci per effettuare le proprie prenotazioni. Saremo felici di portarvi i vini direttamente da voi! 😊

❤️ Un gesto di solidarietà che può diventare anche un regalo speciale, da condividere con amici, familiari e colleghi in vista del Natale.

🙏 Un GRAZIE di cuore al Dott. Silvio Laterza e all’Associazione “Angela Serra” Onlus Lecce per il loro prezioso impegno.

❤️ Aiutiamo a vivere chi lotta per vivere.
🎀 Brindiamo alla vita!

📩 Per informazioni e prenotazioni, contattateci!

🟠 METOXE' – FILONE DEI RICORDI E DELLE TRADIZIONI🧶 I venditori di coperteAlla Fiera di San Simone c’erano persone che ar...
15/10/2026

🟠 METOXE' – FILONE DEI RICORDI E DELLE TRADIZIONI

🧶 I venditori di coperte

Alla Fiera di San Simone c’erano persone che arrivavano da lontano e che, per quei giorni, diventavano parte del paesaggio della festa.

Tra loro c’erano i venditori di coperte.

Le esponevano una accanto all’altra, creando quei grandi mucchi colorati che attiravano lo sguardo già da lontano.

Coperte pesanti, calde, dai colori e dalle fantasie che oggi ci sembrano appartenere a un altro tempo.

Ma allora non erano semplicemente coperte.

Per molte famiglie erano qualcosa da scegliere con attenzione, da mettere da parte, da comprare pensando al futuro.

Perché c’era una tradizione importante: la dote.

Quando una figlia si avvicinava al matrimonio, cominciava lentamente a preparare ciò che avrebbe portato nella sua nuova casa.

Lenzuola, asciugamani, tovaglie… e anche le coperte.

Così, tra una bancarella e l’altra della Fiera di San Simone, poteva capitare che una madre si fermasse a guardarle, ne toccasse il tessuto, chiedesse il prezzo e scegliesse quella destinata alla dote della figlia.

Forse quella coperta sarebbe rimasta per anni nell’armadio, aspettando il momento giusto.

E quando quel momento sarebbe arrivato, avrebbe portato con sé anche il ricordo di quella Fiera.

Perché la Fiera di San Simone non era soltanto commercio.

Era vita quotidiana, erano famiglie che facevano progetti, erano madri e figlie che preparavano il futuro con quello che avevano.

E quei venditori di coperte, con le loro bancarelle piene di colori, facevano parte di quel mondo.

🧶 Chi li ricorda?

Qualcuno ricorda da dove arrivavano, dove si sistemavano durante la Fiera o magari conserva ancora una coperta comprata allora?

E soprattutto: chi ricorda di aver preparato la propria dote proprio scegliendo le coperte alla Fiera di San Simone?

🗣️ Raccontatecelo nei commenti.

Perché dietro una vecchia coperta può esserci una storia di famiglia.

❤️ Un volto alla volta. Un ricordo alla volta.

🟠 METOXE' – FILONE DEI RICORDI E DELLE TRADIZIONI🌰 Il profumo delle caldarrosteAlla Fiera di San Simone c’erano i vendit...
12/10/2026

🟠 METOXE' – FILONE DEI RICORDI E DELLE TRADIZIONI

🌰 Il profumo delle caldarroste

Alla Fiera di San Simone c’erano i venditori, le bancarelle, gli artigiani, la confusione e le voci che riempivano le strade.

Ma c’erano anche i personaggi.

Quelli che, anno dopo anno, diventavano parte della Fiera stessa e restavano impressi nella memoria di intere generazioni.

Tra questi c’era una figura che si annunciava ancora prima di essere vista.

A ottobre, quando arrivavano i giorni della Fiera, bastava seguire il fumo.

Non servivano insegne.

Era quel profumo inconfondibile di castagne arrostite, che si spandeva nell’aria e si mescolava agli odori della festa.

Le cuoceva in grandi bidoni di latta, con il carbone acceso.

Un mestiere semplice, fatto di fuoco, pazienza e gesti ripetuti tante volte.

Le castagne che giravano sul calore, il fumo che saliva, le mani sempre impegnate e intorno la gente della Fiera che passava, si fermava, osservava.

Per i più piccoli era quasi una magia. Per i grandi, un’immagine familiare che tornava puntuale ogni ottobre.

Le castagne calde tra le mani, il tepore del fuoco, quel profumo che sembrava accompagnare ogni angolo della Fiera.

Erano gesti semplici, scene quotidiane, eppure capaci di lasciare un segno.

Perché la Fiera di San Simone non era fatta soltanto di bancarelle e merci da comprare.

Era fatta anche di persone.

Di volti che si ritrovavano ogni anno, di mestieri antichi, di presenze che finivano per diventare parte della vita del paese.

E alcune di queste presenze sono rimaste con noi proprio attraverso i ricordi.

🌰 Ma chi era il caldarrostaio della Fiera di San Simone?

Qualcuno ricorda il suo nome?

Dove si metteva durante la Fiera? Chi ricorda quei grandi bidoni di latta pieni di carbone e castagne?

Forse qualcuno lo ha incontrato da bambino, qualcun altro da ragazzo o da adulto. E magari c’è chi ne ha sentito parlare dai propri genitori o dai propri nonni.

🗣️ Raccontatecelo nei commenti.

Stiamo cercando di ricostruire, attraverso le vostre testimonianze, la Fiera di San Simone di una volta e i personaggi che la rendevano unica.

❤️ Un volto alla volta. Un ricordo alla volta.

Immagine realizzata con A.I.

🟠 METOXÈ – FILONE DEI RICORDI E DELLE TRADIZIONI🦜 Il pappagallo della Fiera di San SimoneIn mezzo alla confusione della ...
09/10/2026

🟠 METOXÈ – FILONE DEI RICORDI E DELLE TRADIZIONI

🦜 Il pappagallo della Fiera di San Simone

In mezzo alla confusione della Fiera di San Simone, tra le bancarelle, le voci dei venditori e la gente che andava avanti e indietro, ogni tanto compariva lui.

Un personaggio curioso, quasi misterioso.

Camminava per le vie con una piccola gabbietta in mano.

E dentro la gabbietta, un pappagallo.

Era una di quelle presenze che attiravano subito l’attenzione.

Ci si avvicinava, si osservava incuriositi e si aspettava di vedere cosa sarebbe successo.

Poi arrivava il momento.

Pagavi qualche moneta e lui si fermava.

Apriva un piccolo cassetto, mentre intorno si radunavano i curiosi.

Il pappagallo si avvicinava, guardava quei bigliettini e ne tirava fuori uno.

Era il tuo.

Si prendeva il foglietto e lo si apriva con quella curiosità particolare che avevano le cose misteriose di una volta, come se dentro quelle poche parole potesse esserci davvero qualcosa del proprio futuro.

Una frase, un messaggio, una piccola “predizione”.

E spesso il bigliettino finiva subito nelle mani di qualcun altro:

«Guarda cosa mi è uscito!»

E partivano i commenti, le risate, le interpretazioni.

Poi il pappagallo riprendeva il suo giro tra la gente e quella piccola scena si scioglieva nella confusione della Fiera.

Oggi può sembrare una cosa semplice.

Ma certi ricordi rimangono proprio perché erano semplici.

Una gabbietta, un pappagallo, un cassetto pieno di bigliettini e quella curiosità che, per qualche minuto, faceva sembrare possibile conoscere qualcosa del futuro.

🦜 Qualcuno lo ricorda?

Chi era quell’uomo?

Da dove arrivava e dove passava con il suo pappagallo?

E soprattutto… qualcuno ricorda ancora cosa c’era scritto sul proprio bigliettino?

Raccontatecelo nei commenti.

Perché la Fiera di San Simone era fatta anche di queste piccole stranezze: personaggi, voci e scene che magari duravano pochi minuti, ma che con il tempo sono diventate parte della memoria di un paese.

❤️ Un volto alla volta. Un ricordo alla volta.

🟠 METOXÈ – FILONE DEI RICORDI E DELLE TRADIZIONI🍝 La signora dei ferri per fare la pastaQuando si ripensa alla Fiera di ...
07/10/2026

🟠 METOXÈ – FILONE DEI RICORDI E DELLE TRADIZIONI

🍝 La signora dei ferri per fare la pasta

Quando si ripensa alla Fiera di San Simone di una volta, tornano alla mente tante immagini.

Non solo le grandi bancarelle, i venditori e la confusione della festa.

A volte basta una piccola scena per riportare indietro nel tempo.

In piazza, proprio di fronte alle Poste, c’era una signora anziana che ogni anno faceva parte di quel paesaggio.

Se ne stava seduta sulla sua sedia, con accanto un semplice cesto.

E dentro quel cesto c’erano i ferri per fare la pasta fatta in casa.

Uno strumento dopo l’altro, oggetti semplici che nelle cucine di allora avevano un posto importante.

Chi passava dalla piazza la vedeva lì, seduta tranquilla, con il suo cesto. Qualcuno si fermava a guardare, qualcuno chiedeva, qualcuno comprava.

Non servivano grandi esposizioni.

Quella sedia, quel cesto e quei ferri erano sufficienti per raccontare un mondo.

Un mondo in cui la pasta si faceva in casa, le mani delle nostre mamme e delle nostre nonne lavoravano la pasta e quegli strumenti facevano parte della quotidianità.

E forse è proprio per questo che oggi quella semplice immagine ci sembra così preziosa.

La signora seduta in piazza, davanti alle Poste, con il suo cesto di ferri, era una piccola presenza della Fiera che con il tempo è diventata un ricordo.

🍝 Ma chi era quella signora?

Qualcuno la ricorda? Qualcuno sa come si chiamava?

E c’è ancora qualcuno che conserva uno di quei ferri comprati da lei?

🗣️ Raccontatecelo nei commenti.

Perché la memoria di un paese passa anche da una sedia, un cesto e una persona che per tanti anni abbiamo visto lì.

❤️ Un ricordo alla volta.

DON GINO, QUANDO UNA PERSONA DIVENTA MEMORIA.In alcuni commenti lasciati sulla nostra pagina, parlando della Chiesa dei ...
05/10/2026

DON GINO, QUANDO UNA PERSONA DIVENTA MEMORIA.

In alcuni commenti lasciati sulla nostra pagina, parlando della Chiesa dei SS. Medici, è tornato con grande affetto il nome di don Gino Gabellone.

E insieme al suo nome sono riaffiorati ricordi che raccontano molto più di qualsiasi biografia.

“Per me e per tutta la mia generazione, l’infanzia e poi l’adolescenza sono state vissute in quella splendida chiesetta…”

E ancora:

“Aveva saputo creare una comunità viva e vivace. Di là sono passati ragazzi, giovani, famiglie… trovando un sorriso e, soprattutto, la via per arrivare all’amore di Dio.”

Sono parole che restituiscono il senso della presenza di don Gino a Sannicola.

Quando arrivò alla Chiesa dei SS. Medici, nel 1967, quella piccola ca****la divenne negli anni un luogo pieno di vita: celebrazioni, sacramenti, incontri, attività parrocchiali e soprattutto tanti ragazzi e giovani.

Una comunità che si ritrovava. Una comunità che cresceva insieme.

E don Gino era lì, in mezzo a quella comunità.

Con la sua attività pastorale, con la sua attenzione ai giovani, con la capacità di creare legami e di fare di una piccola chiesa un luogo nel quale sentirsi accolti.

Il ministero di un sacerdote può lasciare tracce diverse nella vita di una comunità. Quello di don Gino sembra essere andato profondamente oltre le mura della chiesa: è entrato nella vita delle persone.

Era vicino ai ragazzi, alle famiglie, alla vita quotidiana della comunità. Sapeva creare occasioni di incontro, coltivare relazioni, accompagnare la crescita dei più giovani.

Non era soltanto una presenza nella parrocchia: era una presenza per le persone.

Ed è forse questo che ancora oggi emerge con più forza nei ricordi di chi lo ha conosciuto: il senso di una persona che si era donata alla sua comunità.

Non sorprende allora che quella chiesa sia stata definita la “culla della sua attività pastorale sannicolese”.

Una culla che ha accompagnato tanti bambini diventati ragazzi, poi giovani, poi adulti e famiglie.

Nel 1979 arrivò la nuova chiesa dedicata ai Santi Apostoli Pietro e Paolo, ma il legame con quella esperienza non si è spezzato.

Oggi, davanti a quella chiesa, c’è un nome: Monsignor Don Gino Gabellone.

Il nome del piazzale.

Ed è qui che, per noi di Metoxè, il ricordo assume un significato ancora più profondo.

Perché la toponomastica è memoria.

Quando una comunità sceglie di intitolare una strada, una piazza o un luogo a una persona, non sta semplicemente mettendo un nome su una targa.

Sta dicendo: questa persona appartiene alla nostra storia e vogliamo consegnarne il ricordo a chi verrà dopo di noi.

E forse il valore più bello di una targa è proprio questo: che qualcuno, un giorno, possa fermarsi davanti a quel nome e chiedersi:

“Chi era?”

E trovare una storia da raccontare.

Quella di don Gino è una storia fatta di una chiesetta, di tanti ragazzi, dell’ACR, di famiglie, di celebrazioni, di incontri, di fede e di relazioni che hanno attraversato le generazioni.

Per questo oggi vogliamo lasciare la parola a voi.

Chi ha conosciuto don Gino?

Chi ha frequentato la Chiesa dei SS. Medici in quegli anni?

Chi ha vissuto l’ACR, gli incontri, le feste, le celebrazioni?

Qual è il ricordo più bello che avete di lui?

E quando oggi passate davanti alla Chiesa dei Santi Pietro e Paolo e leggete il nome Don Gino Gabellone, cosa vi torna alla mente?

Un volto, una voce, un episodio, una frase.
Magari un ricordo che appartiene soltanto a voi, ma che raccontato può diventare patrimonio di tutti.

Raccontatecelo nei commenti. ❤️

🟠 METOXE' – FILONE DEI RICORDI E DELLE TRADIZIONI🏠 Quando le cantine e i garage diventavano negoziQuando si parla della ...
03/10/2026

🟠 METOXE' – FILONE DEI RICORDI E DELLE TRADIZIONI

🏠 Quando le cantine e i garage diventavano negozi

Quando si parla della Fiera di San Simone di una volta, c’è un altro ricordo che racconta bene quanto fosse speciale quell’appuntamento per tutta la comunità.

Non c’erano soltanto le bancarelle lungo le strade.

C’erano anche le case, le cantine e i garage dei sannicolesi che, per quei due giorni, aprivano le loro porte ai venditori.

Nelle vie Roma e Regina Elena, alcuni proprietari mettevano a disposizione i propri spazi e, con un modesto affitto pagato in denaro o anche in merce, quelle cantine e quei garage si trasformavano in piccoli negozi.

I venditori allestivano gli ambienti, sistemavano la loro merce e per qualche giorno portavano la fiera fin dentro le strade del paese.

Era una forma semplice di ospitalità, ma dice molto dello spirito di quei tempi.

La Fiera di San Simone non apparteneva soltanto ai commercianti.

Era di tutti.

E c’era anche un’altra scena particolare che alcuni sannicolesi ricordano con un sorriso.

Per qualche anno, i venditori di calzature esponevano in via Collina, vicino alle scuole elementari.

E allora poteva capitare che una mamma andasse a chiedere il permesso ai maestri per far uscire per pochi minuti il proprio figlio da scuola.

Il motivo?

Doveva provare un paio di scarpe. 👞

Piccole scene di vita quotidiana che oggi sembrano quasi incredibili, ma che raccontano una Fiera vissuta davvero da tutto il paese.

❤️ Forse è proprio questo che rende preziosi certi ricordi:

non erano soltanto giorni di commercio, ma giorni in cui il paese si apriva, le porte si spalancavano e ogni spazio poteva diventare un piccolo negozio.

🏠 Chi ricorda le cantine e i garage che diventavano negozi durante la Fiera di San Simone?

E chi ricorda i venditori di scarpe vicino alle scuole?

🗣️ Raccontatecelo nei commenti.

Perché la memoria di un paese vive anche in queste piccole storie.

❤️ Un ricordo alla volta.

💙 Buona Festa dei Nonni da Metoxè 💙Oggi celebriamo una presenza speciale nelle nostre famiglie e nella nostra vita: quel...
02/10/2026

💙 Buona Festa dei Nonni da Metoxè 💙

Oggi celebriamo una presenza speciale nelle nostre famiglie e nella nostra vita: quella dei nonni.

I nonni sono memoria, amore, pazienza e radici. Sono le storie raccontate tante volte, gli abbracci che sanno di casa, i piccoli gesti che rimangono nel cuore e quegli insegnamenti che, anche con il passare degli anni, continuano ad accompagnarci.

Come Associazione Metoxè crediamo nel valore delle relazioni, dell’ascolto e della condivisione, perché una comunità cresce quando sa prendersi cura delle persone e custodire la memoria e l’esperienza di chi ci ha preceduto.

🌷 A chi ha la fortuna di averli accanto, il nostro invito è semplice: abbracciateli, ascoltateli, dedicate loro un po’ del vostro tempo.

E a tutti i nonni, vicini e lontani, il nostro più sincero augurio:

Buona Festa dei Nonni! ❤️

🟠 METOXE – FILONE DEI RICORDI E DELLE TRADIZIONI🍽️ Il commerciante dei piatti alla Fiera di San SimoneQuando si parla de...
01/10/2026

🟠 METOXE – FILONE DEI RICORDI E DELLE TRADIZIONI

🍽️ Il commerciante dei piatti alla Fiera di San Simone

Quando si parla della Fiera di San Simone di una volta, non si ricordano soltanto le bancarelle e le merci esposte.

Si ricordano soprattutto le persone.

Venditori capaci di attirare l'attenzione, ambulanti che conoscevano l'arte di vendere e che, per qualche minuto, riuscivano a trasformare una semplice bancarella in un piccolo spettacolo.

Tra i ricordi degli anni ’60, ’70, ’80 e ’90 c’è quello di un commerciante di piatti che, a quanto ricordano alcuni sannicolesi, aveva un modo davvero particolare di presentare la propria merce.

Con il microfono in mano, richiamava l'attenzione della gente e poi iniziava la dimostrazione.

I piatti venivano lanciati su una lamiera, cadevano, rimbalzavano e sembravano quasi sfidare le leggi della fisica.

La gente si fermava.

I bambini guardavano con gli occhi spalancati, gli adulti osservavano incuriositi e, attorno a quel venditore, si formava inevitabilmente una piccola folla.

Era una scena semplice, ma proprio per questo è rimasta nella memoria di chi l'ha vissuta.

La Fiera di San Simone, del resto, non è mai stata soltanto un luogo dove comprare qualcosa. È stata per generazioni un appuntamento capace di portare a Sannicola commercio, animali, artigianato, prodotti, colori, profumi e tanta gente, trasformando per qualche giorno le strade del paese in un grande mercato e in un luogo d'incontro.

E forse è proprio questo che oggi ci manca di più:

non soltanto ciò che si vendeva, ma il modo in cui quelle persone sapevano farci fermare a guardare.

🍽️ Ma chi era quel commerciante dei piatti?

Chi ricorda quei piatti lanciati sulla lamiera?

🗣️ Raccontatecelo nei commenti.

Perché la memoria di un paese non è fatta soltanto di grandi avvenimenti.

È fatta di volti, voci, gesti e piccoli spettacoli che non abbiamo mai dimenticato.

❤️ Un ricordo alla volta.

C’era un tempo in cui, quando la medicina non aveva ancora le risposte che conosciamo oggi, ci si affidava alla fede.Si ...
26/09/2026

C’era un tempo in cui, quando la medicina non aveva ancora le risposte che conosciamo oggi, ci si affidava alla fede.

Si pregava per una guarigione, per un figlio, per una persona cara.
E tra i santi a cui rivolgere quella preghiera c’erano Cosma e Damiano, i due fratelli medici che la tradizione cristiana ha consegnato alla devozione popolare.

Anche a Sannicola il loro nome ha attraversato il tempo.

Alla fine dell’Ottocento venne costruita la loro chiesa. Da allora, generazione dopo generazione, quelle mura hanno raccolto storie che difficilmente finiscono nei libri: promesse mantenute, grazie ricevute, paure affidate alla preghiera, nomi pronunciati davanti a un’immagine.

Sono passati gli anni.
Sono cambiate le persone, le case, le abitudini.

Ma alcune cose sono rimaste.

Il nome dei Santi Medici continua a essere pronunciato e la loro chiesa continua a essere un luogo familiare per la comunità sannicolese.

Forse è questo il senso più profondo di una tradizione: non rimanere uguale nel tempo, ma riuscire ad attraversarlo.

E così, ancora oggi, Cosma e Damiano fanno parte della storia di Sannicola.

Metoxè | Riti e Tradizioni

Indirizzo

Via Alcide De Gasperi, 28
Sannicola
73017

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