05/10/2026
DON GINO, QUANDO UNA PERSONA DIVENTA MEMORIA.
In alcuni commenti lasciati sulla nostra pagina, parlando della Chiesa dei SS. Medici, è tornato con grande affetto il nome di don Gino Gabellone.
E insieme al suo nome sono riaffiorati ricordi che raccontano molto più di qualsiasi biografia.
“Per me e per tutta la mia generazione, l’infanzia e poi l’adolescenza sono state vissute in quella splendida chiesetta…”
E ancora:
“Aveva saputo creare una comunità viva e vivace. Di là sono passati ragazzi, giovani, famiglie… trovando un sorriso e, soprattutto, la via per arrivare all’amore di Dio.”
Sono parole che restituiscono il senso della presenza di don Gino a Sannicola.
Quando arrivò alla Chiesa dei SS. Medici, nel 1967, quella piccola ca****la divenne negli anni un luogo pieno di vita: celebrazioni, sacramenti, incontri, attività parrocchiali e soprattutto tanti ragazzi e giovani.
Una comunità che si ritrovava. Una comunità che cresceva insieme.
E don Gino era lì, in mezzo a quella comunità.
Con la sua attività pastorale, con la sua attenzione ai giovani, con la capacità di creare legami e di fare di una piccola chiesa un luogo nel quale sentirsi accolti.
Il ministero di un sacerdote può lasciare tracce diverse nella vita di una comunità. Quello di don Gino sembra essere andato profondamente oltre le mura della chiesa: è entrato nella vita delle persone.
Era vicino ai ragazzi, alle famiglie, alla vita quotidiana della comunità. Sapeva creare occasioni di incontro, coltivare relazioni, accompagnare la crescita dei più giovani.
Non era soltanto una presenza nella parrocchia: era una presenza per le persone.
Ed è forse questo che ancora oggi emerge con più forza nei ricordi di chi lo ha conosciuto: il senso di una persona che si era donata alla sua comunità.
Non sorprende allora che quella chiesa sia stata definita la “culla della sua attività pastorale sannicolese”.
Una culla che ha accompagnato tanti bambini diventati ragazzi, poi giovani, poi adulti e famiglie.
Nel 1979 arrivò la nuova chiesa dedicata ai Santi Apostoli Pietro e Paolo, ma il legame con quella esperienza non si è spezzato.
Oggi, davanti a quella chiesa, c’è un nome: Monsignor Don Gino Gabellone.
Il nome del piazzale.
Ed è qui che, per noi di Metoxè, il ricordo assume un significato ancora più profondo.
Perché la toponomastica è memoria.
Quando una comunità sceglie di intitolare una strada, una piazza o un luogo a una persona, non sta semplicemente mettendo un nome su una targa.
Sta dicendo: questa persona appartiene alla nostra storia e vogliamo consegnarne il ricordo a chi verrà dopo di noi.
E forse il valore più bello di una targa è proprio questo: che qualcuno, un giorno, possa fermarsi davanti a quel nome e chiedersi:
“Chi era?”
E trovare una storia da raccontare.
Quella di don Gino è una storia fatta di una chiesetta, di tanti ragazzi, dell’ACR, di famiglie, di celebrazioni, di incontri, di fede e di relazioni che hanno attraversato le generazioni.
Per questo oggi vogliamo lasciare la parola a voi.
Chi ha conosciuto don Gino?
Chi ha frequentato la Chiesa dei SS. Medici in quegli anni?
Chi ha vissuto l’ACR, gli incontri, le feste, le celebrazioni?
Qual è il ricordo più bello che avete di lui?
E quando oggi passate davanti alla Chiesa dei Santi Pietro e Paolo e leggete il nome Don Gino Gabellone, cosa vi torna alla mente?
Un volto, una voce, un episodio, una frase.
Magari un ricordo che appartiene soltanto a voi, ma che raccontato può diventare patrimonio di tutti.
Raccontatecelo nei commenti. ❤️