13/05/2026
Bakari Sako aveva 35 anni. Era un uomo maliano, viveva regolarmente in Italia e allโalba di sabato stava semplicemente andando a lavorare nei campi, a Taranto. Non stava facendo del male a nessuno. Stava cercando di costruire una vita dignitosa, di mantenere la sua famiglia, come fanno milioni di persone ogni giorno.
Invece ha trovato sulla sua strada un branco di ragazzi italiani, giovanissimi, cresciuti evidentemente nellโodio, nella disumanizzazione dellโaltro, nella convinzione che una persona nera possa diventare un bersaglio da umiliare, inseguire, massacrare.
E la cosa piรน terribile รจ che Bakari aveva cercato aiuto. Aveva provato a rifugiarsi dentro un bar, nel disperato tentativo di salvarsi. Ma, secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbe stato invitato a uscire senza che venissero chiamate le forze dellโordine. Poco dopo รจ stato trascinato fuori e ucciso con una violenza agghiacciante.
Le parole della procuratrice capo di Taranto, , dovrebbero essere ascoltate da tutto il Paese:
โDa un lato abbiamo la vita di un ragazzo di 35 anni regolare sul territorio italiano che alle 5 di mattina in bicicletta si stava recando a svolgere unโattivitร che consentiva di mantenere la sua famiglia e dallโaltro lato abbiamo ragazzi di 15-16 anni e un maggiorenne che a quell'ora scorrazzavano per la cittร alla ricerca della persona da colpire. E la persona da colpire รจ la persona vulnerabile, รจ la persona indifesa, รจ la persona che nel caso specifico viene individuata nella persona nera. Non ci sono decreti sicurezza che tengano, non servono solo pene piรน severe o nuovi reati, dobbiamo cambiare la cultura, dobbiamo cominciare a pensare che ogni persona ha diritto di vivere ed essere rispettata perchรฉ la terra รจ di tuttiโ.
Ed รจ proprio questo il punto. Non basta indignarsi per un giorno. Non basta il cordoglio di circostanza. Perchรฉ tragedie cosรฌ non nascono dal nulla: crescono lentamente dentro un clima tossico alimentato per anni da propaganda, paura, slogan disumani e narrazioni che trasformano migranti e stranieri in nemici da odiare.
Bakari non deve diventare soltanto lโennesimo nome da ricordare per qualche settimana. Deve diventare uno spartiacque. Un motivo per guardarci davvero allo specchio come societร .
Veritร e giustizia per Bakari Sako. Fino in fondo perchรจ Bakari era un migrante regolare. Pagava le tasse in Italia, si svegliava allโalba ogni mattina e pedalava verso i campi con una bicicletta per lavorare onestamente e mantenere la sua famiglia. Faceva sacrifici veri, in silenzio, senza togliere nulla a nessuno, contribuendo ogni giorno a questo Paese piรน di tanti che si riempiono la bocca di patria e sicurezza.
Dallโaltra parte, invece, ci sono ragazzi italiani cresciuti nellโodio, nella violenza e nellโidea che la vita di un uomo nero valga meno della loro rabbia. Ed รจ amarissimo dirlo, ma probabilmente tutti insieme stanno restituendo alla societร italiana molto meno di quanto Bakari riuscisse a fare da solo, con la sua dignitร , il suo lavoro e i suoi sacrifici.
Fate leggere tutto questo ai vari Pillon, Meloni, Salvini, La Russa e Vannacci!