14/08/2025
Sarà nostro?
Palio di San Ginesio 54° ed. – Palio della pacca, 15 agosto 2025.
È il Palio progettato e realizzato da Marco Franchini, professore di "Discipline plastiche e scultoree" presso il Liceo Artistico “G. Cantalamessa” di Macerata, nonché artista della nostra terra che solitamente ci invita ad entrare nei suoi quadri attratti da scelte cromatiche accese, dinamiche e coinvolgenti, stese con tratti veloci e corposi che rendono i particolari definiti e descritti in maniera analitica e nello stesso tempo armoniosa.
Il professore ha scelto di realizzare un Palio che si fa guardare, che chiede di fermarti, di sederti e osservarlo con calma, lentamente, così come ti chiede di riflettere, pensare, ricordare e infine ringraziare.
Al primo sguardo, siamo attratti dalla fascia bianca orizzontale al centro di esso, come se fosse una nuvola, sopra la nostra amata Collegiata, nel cielo azzurro che conosciamo così bene nelle giornate terse dopo un temporale, che contraddistingue il nostro piccolo San Ginesio da cui si dominano le ondulate colline verdeggianti limitrofe.
La nostra lente si sposta sui simboli della Nazione a cui apparteniamo e che sono e devono essere di ispirazione per tutti noi: il ramo di ulivo come espressione di volontà di pace, esternamente e internamente; il ramo di quercia, simbolo di forza, presenza, dignità, identità e orgoglio di ognuno di noi in quanto cittadini italiani e ginesini; un altro elemento da valorizzare è il sottile nastro tricolore intrecciato a formare la M di Maria Assunta, giorno in cui si disputa il Palio; infine la corona vista frontalmente nella quale ritrovare le mura castellane, i suoi merli e gli archi dell’ospedale dei Pellegrini, quest’ultimo proscenio e allo stesso tempo platea alla nostra gara equestre.
E’ una scelta singolare quella di inserire la bandiera tricolore in alto con il verde di Porta Alvaneto, il bianco su cui è scritta la data e il rosso di Porta Picena: una sintesi perfetta per suggellare il nostro microcosmo dentro il grande macrocosmo.
Le 4 fasce di tonalità così sgargianti del verde, blu, giallo e rosso che circondano lo stemma sono lì per ricordarci la passione, l’orgoglio e il senso di appartenenza che ognuno di noi sente con differenti gradi di intensità per la propria porta: 4 colori, 4 porte, 4 punti di vista differenti e insoliti da cui sono stati delineati gli edifici rappresentativi e per i quali concorrono 4 equini con il proprio fantino, il proprio cavaliere. Per loro il nostro artista ha effettuato una scelta stilistica davvero originale ispirandosi probabilmente alla corrente artistica dell’espressionismo tedesco sviluppatasi nei primi anni 20 del secolo scorso che ha avuto come esponente più noto Vasilij Kandinskij, nota come Der blue reiter, letteralmente Il Cavaliere blu, a cui ha aderito anche Franz Marc che si è fatto conoscere proprio per i suoi cavalli blu che ora ci sono così familiari.
La descrizione dei cavalli di Marc è perfetta per i cavalli del nostro Marco!
I cavalli sono azzurri, volutamente geometrizzati per rendere le stilizzazioni audaci. Il colore dei cavalli varia da un blu scuro per le ombre ad un azzurro ceruleo per le parti più chiare, lumeggiate da sottili strisce bianche per creare a volte volumi semplici e arrotondati, a volte volumi geometrici.
Le linee e le curve del corpo del cavallo suggeriscono movimento e vitalità, dinamismo e serenità, calma interiore e possenza, vigore e libertà, presenza e spiritualità, accentuata anche dalla postura dei cavalieri che sembrano essere un tutt’uno con il proprio animale.
Nel nostro caso cavalli e cavalieri, oltre a ricordarci il ruolo che avevano nel Basso Medioevo come combattenti d’élite e guardia del corpo dei signori e dei podestà dell’epoca, accendono e attivano il nostro senso di agonismo e antagonismo, quel senso di appartenenza e di identità esplicitato dalle nostre voci, i cerchi rossi che vediamo in basso, che si alzano sugli spalti nell’arco di una manciata di secondi, lo stesso tempo durante il quale l’energia simbiotica di cavallo e cavaliere viene espressa sollevando la terra, qui in forma di polvere dai colori vividi della passione che ritroviamo anche nei ciuffi d’erba alla base degli zoccoli dei cavalli.
Quelle lingue di fuoco dai colori variegati ci ricordano il Campo del Palio, il luogo dove si svolge la gara in un caldo pomeriggio di agosto, frutto e risultato di un lungo lavoro gratuito, generoso, appassionato e orgoglioso di un gruppo di ragazzi e uomini che lo hanno preparato affinché l’evento avvenga nel nome della sicurezza, della bellezza, della tradizione, della Storia con la S maiuscola e dell’unicità che lo contraddistingue.
Inevitabile e direi doveroso concludere con le parole di Santa Caterina da Siena: “Orsù figlioli dolcissimi, correte questo palio e fate che solo sia uno quello che l’abbia”.
Silvia Martorelli