01/06/2023
_Quello che i cani non dicono_
*Ma cosa ti dice il cervello?*
E se un giorno qualcuno vi dicesse che la felicità non esiste?
Questa bellissima condizione emotiva, tanto faticosamente ambita, altro non è che l'effetto di un meraviglioso cocktail biochimico preparato con cura dalle ghiandole endocrine, con la complicità del complesso sistema cerebrale, i cui effetti hanno una durata ben precisa all'interno del nostro organismo.
Per cui possiamo tranquillamente rasserenarci che nessuno potrà rubare la nostra felicità, perché essa si esaurirà naturalmente e gradualmente in un lasso di tempo ben definito di circa 6 ore, anche se dovessimo nasconderci in un'isola deserta.
La felicità e tutte le altre emozioni sono formate da diversi componenti:
1. Una fisiologica (che attiva il sistema nervoso centrale ed il sistema nervoso autonomo)
2. Una espressiva (la cui sede principale è il volto e/o il corpo con la propria gestualità)
3. Una comportamentale (che prevede la messa in atto di una o più serie di azioni per raggiungere uno scopo)
Nel momento in cui noi veniamo a contatto con uno stimolo la risposta del nostro organismo è neurofisiologica, avviene di conseguenza una risposta comportamentale in stretta correlazione con la componente esperienziale.
I nostri comportamenti, quindi, sono dettati dall'effetto degli ormoni prodotti dal nostro organismo e dalle risposte del sistema nervoso, deputando a determinate zone del nostro cervello la produzione emotiva relativa all'esperienza.
Per cercare di capire questo complesso meccanismo immaginiamo il funzionamento del nostro organismo, paragonandolo ad una piattaforma messaggistica, come ad esempio WhatsApp, in cui vari utenti si scambiano di continuo informazioni di qualsiasi genere.
Questi utenti (organi e neuroni) ricevono informazioni dal mondo esterno, le notizie vengono veicolate grazie a internet (il sangue) in tutta la piattaforma per raggiungere altri utenti distanti tra loro, attraverso messaggeri chimici (ormoni e neurotrasmettitori).
Le dinamiche saranno le stesse che siamo abituati ad osservare in una chat di gruppo.
Alcuni utenti, a cui non interessa la notizia che arriva, la cestinano; altri la diffonderanno senza neanche leggerla; e altri ancora, quelli veramente interessati (organi recettori) la commenteranno, la svilupperanno, avranno delle reazioni, e daranno vita a nuove chat di gruppo per "nuovi messaggi e condivisioni",ossia l'individuo manifesterà nuovi comportamenti.
La stretta correlazione tra ormoni che produciamo e le emozioni, che scandiscono il ritmo con cui viviamo le esperienze,e tra la risposta cognitiva e quella comportamentale, è oggetto di studio negli ultimi decenni della neuroscienza comparata per capire se le strutture neurofisiologiche riscontrate nell'uomo siano tali anche nel cane.
Grazie a strumenti diagnostici come la risonanza magnetica, Gregory Berns, neuroscienziato americano, ha potuto confrontare il cervello umano con quello canino, ed ha evidenziato sia le differenze morfologiche e strutturali, ma anche le analogie delle aree cerebrali deputate alle origini delle emozioni.
Ciò ha confermato che il cane ha tutte le strutture necessarie per poter provare emozioni.
La differenza sostanziale sta nel fatto che soltanto la neocorteccia (detta anche cervello razionale) ci distingue dal resto dei mammiferi, portando gli animali a non riflettere sulle emozioni provate come facciamo noi, e i processi cognitivi restano ad un livello esperienziale circoscritto nel "qui ed ora", senza evolvere in emozioni più complesse come la vergogna, il senso di colpa, l'invidia... ecc...
Alla luce di quanto descritto sopra, siete ancora sicuri che il vostro pelosetto, non vi accoglie scodinzolante alla porta al vostro rientro perché si sente in colpa per avervi distrutto, in vostra assenza, le costosissime scarpe appena acquistate?
Siete sicuri che la p**ì che trovate sul letto o le feci al centro del salotto siano un dispetto perché il diavoletto monello vuole farvi arrabbiare?
Ed è plausibile che una volta libero dal guinzaglio, quando lo richiamate per tornare a casa, lui per sadismo vi faccia correre in direzione opposta per così tanti km che potreste partecipare alla maratona di New York?
Prima di invocare le saette di Zeus per una punizione divina, provate a pensare di quali sostanze era "fatto" il vostro cane, da quali emozioni era pervaso, e così avrete la lettura più consapevole dei comportamenti adattativi che ha manifestato in quella circostanza.
Sgridarlo, punirlo (spesso come avviene a distanza dall'evento), e/o in presenza di un disagio, inducendo a nuove reazioni chimiche l'organismo, cosa comporta? che il cane con il cervello "strafatto" non apprenderà nulla.
Ci penserà il cortisolo (l'ormone dello stress) a compromettere le attività del processo cognitivo e se poi a seguire scatta anche la paura a braccetto con l'adrenalina, allora la frittata è fatta, capirete entro 26 ore quale comportamento attuerà per comunicare il suo disagio.
Il processo cognitivo che state invalidando (non togliendo gli elementi di stress nella sua vita, non rispettando i suoi bisogni di specie, non considerando le sue motivazioni) non potrà mai essere ripristinato semplicemente con un corso di obbedienza.
Avrete un perfetto cane che sta seduto su vostra richiesta sotto lo sguardo sorpreso dei vostri amici (tranquilli, solo pochi secondi, giusto il tempo di pronunciare "c h e b r a v o"), che resta fermo davanti una ciotola piena di cibo fino al vostro comando, che camminerà perfettamente al guinzaglio rispettando il ritmo del vostro passo (basta che non passi quella meravigliosa barboncina in calore che vive nel palazzo di fronte), ma guai a trovarsi a scegliere per sé stesso il comportamento da attuare in situazioni senza il vostro diretto controllo, questa volta potrebbe sorprendervi...
scarpe salve, ma coriandoli per casa dei vostri libri preferiti.
Viviana Mandanici
Consulente cinofilo
esperta in dinamiche del comportamento e comunicazione interspecifica.