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PER NON DIMENTICARE."L'attentato a Francesco Coco, 8 giugno 1976.Francesco Coco, procuratore generale della Repubblica p...
08/06/2026

PER NON DIMENTICARE.

"L'attentato a Francesco Coco, 8 giugno 1976.

Francesco Coco, procuratore generale della Repubblica presso la Corte di appello di Genova, fu ucciso l'8 giugno 1976, nei pressi della sua abitazione genovese. Gli attentatori gli esplosero alle spalle più colpi di pi***la.

Nell'occasione uccisero spietatamente anche l'agente addetto alla tutela, Giovanni Saponara, e l'appuntato Antioco Deiana, che era rimasto all'interno dell'auto di scorta.

L'omicidio del procuratore, presumibilmente già programmato per il 5 giugno - primo anniversario della morte di una terrorista appartenente al "nucleo storico" delle Brigate rosse-, fu rivendicato dalle Brigate rosse come una «rappresaglia esemplare» per il comportamento che il magistrato aveva tenuto dopo la liberazione del sostituto procuratore della Repubblica Mario Sossi. Quest'ultimo era stato sequestrato dalle Brigate rosse - dal 18 aprile 1974 al 20 maggio 1974 - per aver inquisito appartenenti al gruppo di estrema sinistra "XXII ottobre", cui era riferibile, tra l'altro, l'omicidio di Alessandro Floris. Per ottenere la liberazione di Sossi, la Corte d'assise d'appello di Genova - aderendo alle richieste dei brigatisti - aveva concesso la libertà provvisoria ad alcuni detenuti del gruppo, subordinandone però la effettiva scarcerazione al fatto che fosse assicurata la integrità fisica del sequestrato.
Mario Sossi fu liberato, ma Francesco Coco non fece eseguire la ordinanza di scarcerazione. Ritenendo che non ricorressero le condizioni cui tale scarcerazione era stata subordinata, impugnò il provvedimento della Corte d'assise d'appello ottenendone l'annullamento in Cassazione.

Francesco Coco (1908 - 1976)
Esercitò con impegno, coscienza morale e dedizione la sua funzione di magistrato, distinguendosi per la fermezza con cui, malgrado le gravi minacce e intimidazioni rivoltegli, aveva difeso le istituzioni e la legalità.
Ucciso l'8 giugno 1976. Insignito della medaglia d'oro al valor civile "alla memoria", il 31 marzo 1977.

Antioco Deiana (1936 - 1976)
Nato ad Ardauli (OR) il 15 marzo 1936. Appuntato dell'Arma dei carabinieri.
Si arruolò nell'Arma nel 1955, conseguendo la promozione ad appuntato nel 1972. Dopo aver svolto servizio in Piemonte, fu destinato nel 1964 al Nucleo di polizia giudiziaria di Genova.
Vittima nell'attentato a Francesco Coco a Genova, l'8 giugno 1976. Insignito della medaglia d'oro al valor civile "alla memoria", il 31 marzo 1977. Il 16 marzo 2012 gli viene concessa l'onorificenza di "vittima del terrorismo" «per gli alti valori morali espressi nell'attività prestata presso l'Amministrazione di appartenenza nell'evento occorso in Genova l'8 giugno 1976, quando rimase uccciso durante un conflitto a fuoco con le Brigate rosse».

Giovanni Saponara (1934 - 1976)
Nato a Salandra (MT) il 5 febbraio 1934. Brigadiere di pubblica sicurezza.

Entrò in Polizia nel 1954 e, dopo aver frequentato la scuola allievi di Roma, prestò servizio in organismi di Roma, Aosta, Bardonecchia, Bari e Genova; da ultimo, prestò servizio presso la Questura a Genova. Ricevette un encomio solenne per l'arresto di un pericoloso latitante a Bardonecchia.
Vittima nell'attentato a Francesco Coco a Genova, l'8 giugno 1976. Insignito della medaglia d'oro al valor civile "alla memoria", il 31 marzo 1977.

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Da WikiMafia   era un'imprenditrice calabrese, scomparsa il   2016, quando venne rapita davanti all'ingresso della sua a...
06/05/2026

Da WikiMafia

era un'imprenditrice calabrese, scomparsa il 2016, quando venne rapita davanti all'ingresso della sua azienda agricola a , paesino di 3mila abitanti in provincia di Vibo Valentia.

Dopo anni a brancolare nel vuoto, grazie ad alcuni collaboratori di giustizia il 7 settembre 2023 venne chiusa la seconda tranche dell'operazione Maestrale - Carthago, condotta dalla Direzione Distrettuale di Catanzaro, all'epoca diretta da , che ha appurato la matrice mafiosa dell'omicidio di Maria.

Per la sua morte sono attualmente sotto processo Salvatore Ascone, accusato di avere collaborato alla pianificazione, organizzazione ed esecuzione dell'omicidio in concorso con l'ex-suocero di Maria Chindamo, Vincenzo Punturiero, nel frattempo deceduto, il quale avrebbe commissionato il delitto perché imputava il suicidio del figlio alla separazione che questi aveva avuto da Maria.

Ascone avrebbe partecipato avendo interesse, in proprio e in qualità di referente della cosca Mancuso, ad acquisire il terreno dell'imprenditrice dove venne rapita, uccisa e poi data in pasto ai maiali. I suoi resti sarebbero poi stati distrutti con la fresa di un trattore.

Il processo è iniziato il 14 marzo 2024, ma in un anno è stato ascoltato solo un testimone su 50, con udienze rinviate di mesi. Una vergogna.

La storia di Maria, come sempre, la trovate su 👉 bit.ly/maria-chindamo

"Li avete uccisi ma non vi siete accorti che " ❤

Il 31 marzo 1984 venne uccisa a Nardò (LE) Renata Fonte. Era Assessore alla cultura ed alla pubblica istruzione del comu...
31/03/2026

Il 31 marzo 1984 venne uccisa a Nardò (LE) Renata Fonte.

Era Assessore alla cultura ed alla pubblica istruzione del comune di Nardò e senza alcun compromesso si impegnò a difendere dalla lottizzazione e dalla speculazione edilizia il parco naturale di Porto Selvaggio.

In Renata la politica ha trovato una delle espressioni più alte e significative: quella della tutela della polis, della città, e dell'ambiente.

"Ogni volta che ricordiamo le vittime delle mafie vinciamo contro chi le ha uccise!" Pino Ciociola

🇮🇹

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30/03/2026

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Era il 2004. aveva da poco compiuto 15 anni, abitava nel quartiere di a . Stava chiacchierando con un'amica sotto casa, quando la quiete della via venne interrotta dagli spari di un regolamento di conti che ebbe lei come unica vittima.

Solo qualche mese prima, commentando la morte di Claudio Taglialatela, ucciso non molto distante da Forcella nel corso di una rapina, Annalisa annotò sul suo diario: “Oggi abbiamo visto i funerali di Claudio in televisione. Abbiamo pianto tanto. Mia madre è sconvolta, dice che è la cosa più orribile perdere un figlio. A me mi è venuto il freddo addosso. Che tragedia. Perché si deve morire così? Non è giusto”.

Con un grande gesto d'amore, la famiglia autorizzò l’espianto degli organi, grazie al quale sette persone oggi ancora vivono.

La storia di Annalisa è una delle tante, troppe, testimonianze che la e le organizzazioni mafiose sono una valanga di 💩. Raccontate la sua storia, come sempre la trovate su . 💪

"Li avete uccisi ma non vi siete accorti che " 🌸

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