04/06/2026
TUTTI SAPEVANO MA COME PER FEDERICO NULLA FECERO!
Antonella Penati UDI - Unione Donne in Italia ANSA.itIIl Fatto Quotidiano La7 Garante Infanzia e Adolescenza
Dal 2000 sono 562 i bambini uccisi in Italia: il caso di Beatrice si colloca nella categoria del figlicidio accidentale per maltrattamento, in cui gli autori sono entrambe le figure genitoriali. Una morte annunciata, come troppe.
Quello che è accaduto a Beatrice è un figlicidio per maltrattamento: non un gesto improvviso, ma l’ultimo atto di una violenza quotidiana, già nota, già raccontata, già visibile.
Le sorelline avevano chiesto aiuto, gli adulti intorno avevano visto, gli assistenti sociali avevano scritto. Eppure nessuno ha fermato la spirale. È lo stesso schema che conosco da vicino: tutti sapevano, ma nessuno ha fatto nulla. Intanto Beatrice non c’è più, uccisa da due individui che si definivano genitori.
Il crimine commesso contro la piccola Beatrice, due anni, non è un “incidente”, non è un gesto improvviso, non è un raptus.
È un figlicidio per maltrattamento, nella forma più pura e più crudele: l’esito finale di una violenza continuata, quotidiana, strutturale.
Una violenza che tutti potevano vedere, che le sorelline avevano tentato di raccontare, ma che nessuno ha voluto interrompere.
Le ricostruzioni della Procura di Imperia parlano di maltrattamenti brutali e continuati, di schiaffi, pugni, cadute provocate, tirate di capelli, fino a costringere la bambina a fumare hashish tra le risate degli adulti
Le sorelline, di 7 e 9 anni, erano state adultizzate costrette a pulire la casa, accudire la piccola, vivere in un clima di terrore e abbandono, come riportano gli assistenti sociali nelle relazioni agli atti Una delle sorelle ha descritto agli investigatori agonia di Beatrice: il corpo viola, la testa che cadeva in avanti, le ore di sofferenza senza che nessuno intervenisse.
Tutti sapevano e nessuno ha fatto nulla
Nel caso di Beatrice:
- le sorelline avevano chiesto aiuto
- gli assistenti sociali avevano descritto una situazione di abbandono e adultizzazione;
- la badante del nonno aveva riferito che la madre “la picchiava sempre”
- il contesto familiare era noto ai servizi.
Eppure nessuno ha fermato la spirale
Il risultato è una bambina morta, due sorelle traumatizzate, e una comunità che ora finge sorpresa.
È lo stesso schema che ho denunciato per anni:
a violenza era già lì, visibile, nominata, raccontata. Ma ignorata.
Il ruolo degli autori: madre naturale e patrigno: Le fonti giudiziarie parlano di responsabilità congiunta:
- la madre, già arrestata;
- il compagno, arrestato successivamente, accusato di maltrattamenti aggravati dalla morte della bambina
Entrambi hanno esercitato violenza sistematica.
Entrambi hanno trasformato la casa in un luogo di tortura.
Entrambi hanno negato a Beatrice la possibilità di vivere.
Questo caso
NON si colloca nel figlicidio “psichiatrico”,
NON è figlicidio “altruistico”,
NON è figlicidio “vendicativo”
Ma si colloca il caso nella categoria criminologica del
FIGLICIDIO PER MALTRATTAMENTO
È il figlicidio accidentale solo nel senso tecnico: la morte non era l’obiettivo dichiarato, ma è stata la conseguenza inevitabile di condotte violente e reiterate.
Il caso di Beatrice è uno dei più recenti, ma non è un’eccezione:
è , un modello ricorrente.
I precedenti — che emergono dalla letteratura e dalla cronaca — mostrano sempre gli stessi elementi:
- violenza pregressa;
- segnali ignorati;
- richieste di aiuto non ascoltate;
- adulti che scelgono di non vedere;
- servizi che non intervengono;
- una morte “annunciata”.
È lo stesso meccanismo che hai denunciato nel caso di mio figlio:
tutti sapevano, tutti vedevano, nessuno ha agito.
Il figlicidio per maltrattamento, non è un atto “impulsivo” né un evento isolato: è l’esito estremo di una traiettoria di violenza pregressa, già presente e riconoscibile nella relazione genitore–figlio.
si articola su tre assi fondamentali:
1. La continuità della violenza
Il figlicidio non nasce “dal nulla”.
È l’ultimo stadio di un processo di maltrattamento che può essere:
- fisico
- psicologico
- trascuratezza grave
- esposizione del minore a violenza domestica
- controllo coercitivo del genitore violento
la violenza è già in atto molto prima dell’evento letale: il figlicidio è la *conseguenza*, non l’origine.
2. La responsabilità dell’adulto e la vulnerabilità strutturale del minore
Nel suo impianto teorico il figlicidio per maltrattamento è:
- asimmetrico (adulto vs bambino)
-intenzionale nella condotta, anche quando non c’è intenzione esplicita di uccidere
- prevedibile, perché inserito in un contesto di rischio già noto
Si definisce come un crimine di potere, non di follia:
un abuso reiterato che sfocia nella morte del bambino perché nessuno ha interrotto la spirale.
3. L’assenza di patologia psichiatrica
Nel figlicidio per maltrattamento:
- non c’è infermità mentale
- non c’è delirio
- non c’è incapacità di intendere e volere
C’è invece:
- violenza abituale
- incapacità relazionale
- distorsione cognitiva
- svalutazione del minore
- uso del figlio come oggetto, non come soggetto