18/06/2026
Caro Antonio,
spero che ovunque tu sia possa giungerti questo mio pensiero.
Ti ho conosciuto nel 1987, quando arrivai a Palermo e mi fu assegnato l'alloggio di servizio alle Tre Torri. Quando entrai in quell'appartamento all'ottavo piano trovai te. Da quel giorno diventammo amici, condividendo non solo l'alloggio, ma poco tempo dopo anche il servizio di scorta al dottor Giovanni Falcone.
Sono trascorsi 34 anni da quando non ci sei più.
In questi anni il tuo nome è stato ricordato attraverso associazioni, targhe commemorative, cerimonie e iniziative dedicate alla memoria della strage di Capaci. Ed è giusto che sia così, perché il sacrificio tuo, di Vito Schifani e di Rocco Di Cillo appartiene alla storia del nostro Paese.
Tuttavia continuo ad assistere, con amarezza, al consolidarsi di una ricostruzione storica che non corrisponde alla realtà dei fatti vissuti da chi, come me, ha lavorato al tuo fianco. Ancora oggi ti viene attribuito il ruolo di "caposcorta" del dottor Falcone, un incarico che non hai mai ricoperto.
Da tempo cerco di rappresentare questa verità alle istituzioni, portando documenti, testimonianze e ricordi di chi era presente. Non per sminuire la tua figura, che non ha bisogno di titoli per essere ricordata, ma per rispetto della verità e di tutti coloro che hanno condiviso quella stagione.
Sono convinto che, se potessi parlare, saresti il primo a dire che il caposcorta della scorta Falcone era Giuseppe Sammarco: il tuo, il mio, il nostro caposcorta. Un uomo che oggi affronta una difficile battaglia per la salute e che meriterebbe il riconoscimento che gli è stato negato per troppo tempo.
Mi piace immaginarti mentre osservi tutto questo e, con il tuo inconfondibile accento pugliese, esclami: "Ma questa è una cosa da pazzi!"
Ciao Antonio
Con affetto Il tuo amico e collega
Luciano Tirindelli
Nella foto io e Giuseppe Sammarco il caposcorta del Magistrato Giovanni Falcone.