15/04/2026
Tra impegno e convivialità.
Domenica 12 aprile, dopo mesi di messa a punto dei moduli formativi, è uffficialmente partito il progetto “Holding: Come un genitore “normale” puo’ aiutare un figlio “speciale”.
Il primo di 4 gruppi, composto da 25 famiglie, si è riunito presso la Nuova Cucina Organizzata con l’obiettivo primario di coinvolgere le famiglie in un percorso di formazione approfondita per fornire strumenti utili alla gestione dei “ragazzi speciali”.
Ciò perché si pone con urgenza crescente la necessità di fare propria l’aspettativa delle persone con Disturbo dello Spettro Autistico Neurodivergenti e delle loro famiglie di essere accompagnate e sostenute nel miglioramento della propria qualità di vita, nella ricerca, quindi, di una esistenza, per quanto possibile, ricca di opportunità, nella comunità.
In genere, quando si parla di autismo e di formazione lo si fa solo relativamente ai professionisti della rete sanitaria, educativa e sociale, sottovalutando la questione che i percorsi di accompagnamento e di sostegno non possono prescindere da azioni formative (PARENT TRAINING) che aiutino i genitori (specialmente quelli più giovani) a prendere consapevolezza della diagnosi, attraverso l’accettazione e la comunicazione della stessa, a conoscere le problematiche dei loro figli e di essere aiutati nell’affrontarle.
Il cuore del parent training, quindi, individua il genitore quale risorsa fondamentale per comprendere e stabilire la relazione che evolve in strumento terapeutico. Ma per raggiungere questo obiettivo è necessario osservare l’intera scena relazionale; rendere visibili i segnali sfuggenti; cogliere postura, distanza, tempi. Per farlo si è introdotto nel percorso progettuale un modulo formativo particolarmente innovativo: “Videofeedback con telecamere 360”, ovvero osservazione del nucleo a 360 gradi in varie fasi topiche nel corso della giornata e successiva analisi delle riprese. Attraverso tale processo di approfondimento aumenta la consapevolezza genitoriale favorendo cambiamenti concreti.
Il primo appuntamento ha ottenuto risultati confortanti. Tutte le famiglie si sono rese disponibili a partecipare ai moduli formativi ritenendolo un approccio necessario e capace di puntare il focus sull’intero nucleo familiare e non esclusivamente sulla persona affetta da Disturbo dello Spettro Autistico Neurodivergente.
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