18/06/2026
IL SENSO
Scritto da Bernadetta Ada Madej | Categoria: A proposito di Noi |
Questa volta, invece di un messaggio dalla Polonia, condividiamo alcune riflessioni tratte da una catechesi sul senso della vita, tenuta da nostra sorella Dorota della comunità di Bochnia.
IL SENSO DELLA VITA E DELLA MORTE
..Cominciamo da una prospettiva un po’ diversa...
Lo psichiatra austriaco Viktor Frankl è il fondatore della logoterapia, un approccio psicoterapeutico centrato sul significato. Durante la Seconda guerra mondiale fu prigioniero nei campi di concentramento. Gli fu tolto tutto ciò che aveva di più prezioso: la famiglia, il lavoro, perfino il nome. Tutto, tranne una cosa. Qualcosa che gli salvò la vita.
Frankl osservò una dinamica ricorrente: i prigionieri non morivano solo per fame o malattia, ma quando perdevano una ragione per vivere. Quando una persona perdeva il proprio “perché”, il corpo cedeva in pochi giorni.
Decise allora di condurre un esperimento, non in laboratorio ma nelle baracche. Si avvicinava a chi era sull’orlo della disperazione e sussurrava: “Chi ti aspetta?” “Quale compito ti resta?” “Cosa diresti a tuo figlio per superare questa giornata?” Non poteva offrire cibo né libertà, ma offriva qualcosa che non poteva essere confiscato: una ragione per vedere il domani. Si può togliere all’uomo tutto — libertà, famiglia, speranza, futuro — ma non il modo in cui sceglie di reagire.
Non possiamo controllare ciò che ci accade, ma possiamo sempre scegliere che cosa farne.
«Quando non possiamo cambiare la situazione, dobbiamo cambiare noi stessi.»
«All’uomo si può togliere tutto, tranne una cosa: la libertà di scegliere il proprio atteggiamento di fronte a ciò che gli accade.»
Viviamo in ambienti diversi, proveniamo da famiglie diverse e le nostre esperienze di vita non sono le stesse. Eppure ci unisce una domanda fondamentale: perché? Perché vivo? Qual è il senso della mia vita? Perché soffro? Temo la morte e, talvolta, la desidero. Che significato ha tutto questo?
Queste domande emergono spesso durante l’adolescenza, quando i giovani affrontano cambiamenti fisici, emotivi e l’ingresso in un mondo ancora sconosciuto, affascinante ma anche esigente. Per questo gli adulti — genitori, insegnanti, educatori — hanno la responsabilità di accompagnare i giovani nella ricerca di sé. Ma non si può dare ciò che non si possiede: chi non conosce se stesso non può guidare un altro. Occorre prima conoscersi e prendersi cura di sé.
Nel Vangelo, Gesù dice al sordomuto: «Effatà» — “Apriti”. Apriti a ciò che conta davvero, a ciò che conduce alla verità su te stesso e sul senso della vita.
Questo invito è rivolto a ciascuno di noi. Gesù è la vita, l’autore della vita, la Parola della vita. È il senso ultimo, il senso dei sensi.
Trovare un senso in un’altra persona, in un oggetto o in un’attività — come nel caso di Frankl — può bastare per un tempo, per sopravvivere. Ma tutto ciò è limitato e fragile. Per questo l’uomo, cercando il senso della vita e della morte, cerca l’Assoluto, un valore ultimo oltre il quale non vi sono più domande.
Nel Vangelo di Giovanni (11,25-26), Gesù dice: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà. Chiunque vive e crede in me non morirà in eterno. Credi questo?»
Questa domanda non è rivolta solo a Marta, ma a ciascuno di noi. Non è possibile verificare ogni cosa: nel cammino della conoscenza, l’uomo deve anche affidarsi alla fede.
Da oltre duemila anni abbiamo accesso a Gesù Cristo: le sue parole attraversano il tempo, le culture e le condizioni sociali. Egli dice: «Io sono la via, la verità e la vita.»
Le sue parole sono vita («lo Spirito dà la vita… le parole che vi ho detto sono spirito e vita», Gv 6,63). Ma le ascoltiamo davvero? Vogliamo conoscerlo? Senza conoscenza non può esserci fiducia.
Se cerchi il senso della vita, nessun terapeuta, psicologo o filosofo può dartelo pienamente. Possono aiutare, ma non colmare il bisogno ultimo di significato, né quello della sofferenza. Solo Cristo offre una risposta definitiva — indipendentemente dal fatto che tu creda o meno.
Per trovare speranza nella disperazione, quando tutto sembra crollare, l’uomo deve possedere qualcosa che nessuno possa togliergli. Quando il senso della vita è riposto unicamente in una persona, nel lavoro o nei beni materiali, la perdita genera vuoto.
Il fine ultimo della vita è Dio: da Lui veniamo e a Lui ritorniamo.
L’uomo si realizza nell’amore, nel dono sincero di sé.
Oggi il mondo soffre per la mancanza di amore e di relazioni autentiche. Per questo l’uomo ha bisogno della verità — e quindi di Dio — e di una comunità che condivida gli stessi valori.
Ci sono realtà che non possono essere eliminate: la sofferenza e la morte.
Il mistero della morte è legato al mistero della vita. Nella morte, corpo e anima si separano: il corpo si corrompe, l’anima continua a vivere.
La morte non proviene da Dio, ma è conseguenza della libertà umana. Così come esiste una vita e una morte biologica, esiste anche una vita e una morte spirituale.
Chi vive secondo la “carne” sperimenta la morte spirituale.
Allora qualcuno potrebbe chiedere: che senso ha la vita, se termina con la morte?
L’uomo è parte della storia. Anche chi non è ricordato ha contribuito: chi ha costruito ponti, sviluppato la scienza, la cultura — la loro vita non è stata vana.
Queste domande emergono anche negli adulti, spesso in momenti di crisi, malattia o perdita.
La risurrezione di Cristo è la garanzia della nostra risurrezione (cfr. 1 Cor 15).
Per il cristiano, la morte non è la fine, ma un passaggio, l’inizio di una vita nuova.
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