17/12/2025
Questione Natura x Canfaito ❤️🍂🐄
“Cammino e parlo, come se stessi ancora lì, perché certi luoghi non finiscono quando te ne vai. Restano addosso, nelle scarpe impolverate, nei polmoni pieni, nello sguardo che non è più lo stesso” 🌸.
Siamo arrivati nella Riserva Naturale Regionale del Monte San Vicino e Monte Canfaito con quella sensazione lieve di attesa, come se la montagna ci stesse osservando da lontano. La strada che sale, si stringe, si fa più silenziosa. Ogni curva era un invito a rallentare, a lasciare fuori il rumore inutile. Quando abbiamo raggiunto l’altopiano della Grande Faggeta Secolare di Canfaito, situata all’interno del vasto Comune di San Severino Marche in Provincia di Macerata, il mondo ha cambiato aspetto 🌼.
La faggeta ci ha accolti con un respiro profondo. Faggi altissimi, colonne vive, tronchi lisci e poderosi che sembravano sorreggere il cielo. Le foglie, al calare dell’autunno, erano una sinfonia di colori: l’oro caldo, il rame, il rosso scuro, il verde che resiste. Camminavamo su un tappeto morbido di foglie secche, e ogni passo era un sussurro, come se il bosco stesse parlando a bassa voce. L’aria era buona, pulita, quasi dolce. Respirarla era un gesto consapevole, un atto di gratitudine. Sentivo il petto aprirsi, la mente rallentare, come se il corpo ricordasse qualcosa di antico: questo è il tuo posto, almeno per ora. In questo luogo magico vive anche il faggio più antico delle Marche, si dice che abbia ben 500 anni 🌺.
Ma il momento più magico è arrivato quando il bosco si è fatto improvvisamente vivo di un’altra presenza. Le mucche. Libere, serene, perfettamente a casa nella faggeta. Le abbiamo incontrate così, senza preavviso, come un dono. Erano lì, sparse tra i faggi, a pascolare tranquille, a muoversi lente come il bosco stesso. Il loro manto caldo, i grandi occhi scuri, i versi profondi che risuonavano tra i tronchi come un linguaggio antico. Camminare in mezzo a loro è stato qualcosa che va oltre le parole. Nessuna paura, nessuna fretta. Solo rispetto e armonia. Ci siamo mossi piano, come se stessimo entrando in un cerchio sacro. Le mucche comunicavano tra loro con muggiti, movimenti, sguardi. Era una conversazione continua, fatta di presenza. E noi lì, ospiti silenziosi, accolti senza condizioni 🌻.
In quel momento mi sono sentito libero. Libero davvero. E allo stesso tempo piccolo, minuscolo, come è giusto sentirsi davanti alla natura quando ti permette di farne parte. Alberi monumentali sopra di noi, con le loro chiome che filtravano la luce in mille sfumature, e queste bellissime mucche intorno, solide, vive, reali. Il tempo sembrava sospeso. Non c’era più ieri, non c’era domani. Solo il rumore delle foglie sotto gli zoccoli, il respiro lento degli animali, il nostro cuore che finalmente batteva al ritmo giusto 🪻.
La faggeta di Canfaito in quel momento era un organismo unico. I faggi, le mucche, noi. Tutto collegato. La luce dell’autunno scendeva obliqua, accarezzava i tronchi, faceva brillare le foglie come se fossero accese dall’interno. L’odore della terra umida, del legno, dell’erba schiacciata riempiva i sensi. Non serviva fare niente, solo essere 🌷.
Quando ce ne siamo andati, lo sapevamo già: una parte di noi sarebbe rimasta lì, tra quei faggi secolari, tra quei passi lenti e quei muggiti profondi. E qualcosa di quel bosco, invece, ce lo siamo portato dentro. Un respiro più ampio, una calma nuova, una connessione vitale ritrovata. Perché certi incontri, non sono semplici momenti… sono ritorni 🌹.
Questione Natura 🪺 questione di priorità!