11/12/2024
Anche quest’anno il rapporto ISPRA sul consumo di suolo (link in calce di questo articolo) ci ripete che la situazione, pur leggermente migliorata, è al punto di sempre: in Italia si consumano 20 ettari di suolo al giorno: 2,3 metri quadri al secondo. Non c’è un altro Paese in Europa con le stesse cifre.
Con questo possiamo assicurare che fino a quando si continuano a consumare 20 ettari di suolo al giorno ogni bel discorso ambientalista è inutile e scade nel giardinaggio.
Ci sembra chiaro insomma che la drastica riduzione, se non l’azzeramento del consumo di suolo dovrebbe essere il fondamento di ogni vera sensibilità ambientalista. Per questo il nostro Coordinamento sostiene il documento del 2018 del Forum Salviamo il Paesaggio, diventato poi un Disegno di Legge di cui ancora è lontana la valutazione alle Camere.
Ma veniamo ai dati che ci riguardano: San Benedetto ha il 37,6 % di consumo di suolo e quasi 1900 abitanti per Kmq, cifre da record nelle Marche. E visto che sui territori ancora liberi dalla cementificazione pendevano, e ancora oggi pendono, tante richieste di grandi varianti urbanistiche edilizie, proponemmo alla precedente Amministrazione una Mozione per l’arresto del consumo di suolo urbano.
Da molte parti ci fu obiettato che queste cifre percentuali sono dovute dalla ristrettezza dell’area comunale di 25 Kmq: questo è vero, San Benedetto è una delle Città più importanti delle Marche ma è stretta in un abito troppo piccolo, e da qui provengono molti dei suoi annosi problemi.
Per fare un esempio, Ascoli, pur avendo oggi meno abitanti di San Benedetto e minore peso economico, ha un territorio di quasi sei volte e mezzo il nostro, ha quindi ampia possibilità di espansione per zone industriali, urbanistiche e abitative, servizi e infrastrutture; si pensi che, nel silenzio, finora, delle Istituzioni e dell'informazione, ha appena approvato un’ulteriore discarica di 300.000 metri cubi, che come sempre piazzerà ai confini del loro enorme Comune, cioè addossandola ai Comuni confinanti: ribadendo così la lucrosa economia dello smaltimento dei rifiuti del Centro Italia e soprattutto di Roma.
San Benedetto, invece, è costretta a “mettersi in pancia”, cioè nel centro vivo dell’urbe, qualsiasi servizio o progetto: lo stadio, l’ospedale, un centro sportivo, un parcheggio di smistamento e tutto il resto, contendendo il già risicato spazio libero ai costruttori edili, i quali si sono già da tempo comperati queste aree.
Siamo così al centro della questione: sono rimaste poche aree libere dal cemento della nostra città, le più grandi sono 3 e in massima parte sono proprietà privata dei costruttori: L’area Brancadoro, il quartiere Ragnola e i territori tra la piscina comunale e Porto d’Ascoli.
L’area Brancadoro è andata all’asta ma invece di essere comprata dall’ente pubblico è stata svenduta al privato col fantomatico progetto di un grande centro ricreativo e sportivo; come se un privato potesse assolvere alle funzioni pubbliche, o rimpiazzare le istituzioni nella progettazione del “bene comune”: ci siamo già lungamente espressi sulla questione, ci vogliono convincere che i campi da padel, addirittura un campo da golf e altre amenità del genere in pieno centro ci solleveranno dai problemi contingenti, ma tutti in fondo sappiamo che si tratta di speculazione. San Benedetto ha già impianti sportivi di prima categoria, i quali hanno già i loro bei problemi gestionali e questo fantomatico “parco dei divertimenti” privato, una volta ottenuta la variante, acquisterà ben altro valore di quello di acquisto.
Non va meglio per la zona Ragnola su cui è previsto un grande Polo Sanitario, con il nuovo ospedale, la Casa di Comunità e l’Ospedale di Comunità: a parte i ripensamenti annosi di queste allegre decisioni, segnaliamo che per le ultime due strutture, per altro necessarie, dovrebbe, invece di consumare ulteriore suolo, essere prevista la riconversione di edifici già esistenti, procedura già attuata in tante città, e riguardo il nuovo ospedale ci viene detto che sarebbe indispensabile perché il vecchio Madonna del Soccorso sarebbe ormai vetusto, privo delle caratteristiche di sicurezza e ormai poco gestibile data l’ubicazione in pieno centro. Peccato che non si vede dove siano queste mancanze, non siano certificate da nessun documento ufficiale, e per giunta si vorrebbe fare il nuovo ospedale in quello che diventerà il nuovo centro della città, spostando così il problema, ma non risolvendolo. Inoltre non viene spiegato cosa ne sarà del vecchio complesso, cosa che lascia aperta ogni ipotesi, dalla riconversione in condomini, o in una golosa clinica o in un centro per anziani privato. Insomma anche qui viene da pensare che dietro ci siano, tra gli altri, gli interessi forti dell’industria del cemento, vero motore odierno dell’economia di San Benedetto.
La terza grande area ancora libera, tra la piscina, via del mare e il quartiere Sentina a Porto d’Ascoli, è anch’essa, come ci si poteva immaginare, di proprietà di uno o più costruttori in consorzio: il progetto è come al solito una serie di palazzine, case e palazzi a cui, giustamente, l’attuale amministrazione si è opposta in virtù dell’individuazione dell’oggettiva utilità in vista del bene comune. Ma come tante altre, la questione attualmente rimbalza tra i tribunali, e così anche qui rimane pericolosamente sospesa la spada di Damocle, ma solo sulle teste dei normali cittadini.
Quindi il nostro dato attuale di consumo di suolo del 2023 di ISPRA sarebbe già ampiamente sorpassato se solo uno di questi progetti venisse attuato, come d’altronde è già in fase di attuazione nel 2024 il completamento del quartiere San Pio X, corredato di nuove palazzine e un centro commerciale, intesi come "merce di scambio" di un costruttore privato per la costruzione di una piazza e due strade di collegamento.
Se diamo uno sguardo al Piano Regolatore di questa zona vediamo che le nuove palazzine previste sono ben 30, più un enorme asilo nido, il tutto a scapito delle aree verdi esistenti. Tra qualche anno quindi se tutto va bene saremo oltre il 40% di consumo di suolo, se tutto va bene.
Ma c’è un’ulteriore considerazione da fare e riguarda "il perché" a San Benedetto si concentrano da decenni gli interessi dei palazzinari (ci sia concessa l’espressione che però rende l’idea): qui gli appartamenti costano fino a 8.000 Euro al mtq. Una cifra impensabile in ogni Comune limitrofo dell’entroterra e degli adiacenti costieri.
Questo semplice ma drammatico dato giustifica ogni speculazione, persino la continua trasformazione autorizzata di tanti hotel in condomini e residence.
Ma non solo, questo enorme plusvalore ha una drammatica ricaduta sulle Amministrazioni, le pressanti richieste dei costruttori hanno sostituito nei decenni passati, come ancora oggi, la Politica con l’interesse privato, spacciandolo per pubblico. I costruttori, quindi, hanno in massima parte sempre programmato e deciso i Piani Regolatori Comunali.
E inoltre, guardando il dato demografico, San Benedetto è sostanzialmente ferma a pressappoco 48.000 abitanti da circa 20 anni: una domanda sorge spontanea: per chi sono stati costruiti le migliaia di appartamenti apparsi nel frattempo, e quelli previsti dalle varianti per il prossimo futuro, a prezzi folli, dai soliti costruttori?
San Benedetto sta per diventare, e già in gran parte lo è, una città dormitorio per ricchi, per gli ultimi investimenti immobiliari possibili, finché ci sarà un metro di terra disponibile: così si è già da tempo cacciata via dall’urbe la classe meno abbiente, i giovani, gli operai, i semplici lavoratori stipendiati, e figuriamoci se in questo quadro viene presa in considerazione la drammatica carenza di case popolari (preferiamo questa denominazione che rende l’idea): tutto ciò ha un nome: GENTRIFICAZIONE, l’allontanamento cioè delle forze popolari e civili da una città studiata per soli ricchi, ma sostanzialmente morta.
San Benedetto invece avrebbe bisogno di un riscatto, mantenendo fede alla sua industriosa estrazione popolare che l’ha fatta grande nel 900, quando ci siamo inventati una città di mare, di porto, di commercio, turismo e di verde pubblico. Tutto questo è rimasto solo nelle cartoline e tutti lo rimpiangiamo ma quasi nessuno vede dove stiamo andando.
L'attuale situazione non è sostenibile anche e soprattutto considerando l’estrema fragilità del territorio: San Benedetto è in massima parte ormai quasi sotto il livello del mare, che, per effetto del suo innalzamento ha come conseguenza la penetrazione del cuneo salino nel territorio; cioè i nostri pozzi artesiani sono ormai superficiali e di acqua salmastra inutilizzabile; questo aumenta sia il rischio idrogeologico, ovvero i terreni liberi assorbono molto meno le piogge causando gli evidenti allagamenti sempre più frequenti, che il rischio legato ai terremoti, perché se l’entroterra ha un suo grave rischio sismico, qui da noi è addirittura peggio, perché queste caratteristiche di territorio sabbioso ormai bagnato e instabile possono innescare l’effetto liquefazione amplificando ogni scossa.
Ci battiamo per tutto questo, e le percentuali lasciano il tempo che trovano. Il suolo è un bene pubblico e tale va mantenuto, anche al di là di ogni evidente beneficio per il sequestro di CO2, di trattenimento delle acque meteoriche e tutto il resto.
La nostra città ha urgenza di un riscatto esistenziale, di un progetto politico e sociale a lungo e medio termine, come ad esempio coinvolgere i Comuni confinanti in una comunità costiera adriatica che conterebbe quasi 150.000 abitanti, il che vuol dire una gestione più lungimirante del proprio pur piccolo territorio, lungimiranza che però, schiacciati come siamo dalle contingenze, è oggi del tutto mancante.
https://www.isprambiente.gov.it/it/events/presentazione-rapporto-consumo-di-suolo-dinamiche-territoriali-e-servizi-ecosistemici-edizione-2024