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Moto Perpetuo - OdV Su questa pagina gli approfondimenti su argomenti attinenti al volontariato, al Parkinson, all'Alzhei

02/10/2026

L’intervista al nostro Presidente, trasmessa da SeiTV

27/09/2026

1. la Tavola VII con i soli tre punti rappresenta il silenzio totale. Non c'è più alcuna parola da leggere, ma solo uno spazio bianco-nero che: è il visitatore che, attingendo al proprio vissuto, alle proprie emozioni e alla propria memoria, è chiamato a completare mentalmente il significato del silenzio. Nella fase più avanzata della demenza, quando anche i gesti si fanno radi e le parole si spengono del tutto , la vita emotiva e la relazione non cessano. I tre punti rappresentano graficamente il pensiero che resta sospeso, quel legame intimo che non si spezza ma che si esprime ormai in una dimensione indicibile, dove il linguaggio verbale ha ceduto interamente il passo alla pura presenza

26/09/2026

Mentre le prime tappe del percorso accompagnano il visitatore attraverso il progressivo e doloroso cammino della perdita (il nome, lo spazio, il tempo lineare) e la quinta tavola introduce la svolta del contatto fisico con la mano, la Tavola VI affronta direttamente la domanda più complessa, intima e decisiva :
«Che cos’è una persona quando i ricordi sembrano scomparire?»

La risposta è: "La memoria non coincide con la persona"
Davanti al timore che l'oblio distrugga l'identità, la Tavola VI afferma che l'identità e il valore di una persona non si esauriscono con la sua capacità cognitiva o con la somma dei suoi ricordi coscienti.

I ricordi possono anche svanire, ma non cancellano ciò che una persona è stata, la sua sensibilità e le tracce profonde che ha seminato nelle relazioni. Resta a lungo una memoria affettiva che continua a esprimersi in gesti minimi e involontari: il modo di stringere una mano, un sorriso che compare inaspettato ascoltando una canzone di tanti anni fa, la serenità che compare quando si sente una voce familiare.

La memoria non è un fatto puramente individuale, non è solo ciò che conserviamo dentro di noi, ma è anche ciò che continuiamo a vivere e a depositare negli altri.

25/09/2026

Se le prime quattro tavole affrontano la progressione della perdita (il nome, lo spazio, il tempo lineare e la fatica del caregiver nel custodire la memoria dell'altro, la Tavola V cambia radicalmente registro emotivo.

A questo punto del percorso ci si trova di fronte a una realtà inevitabile della malattia: le parole faticano a uscire, si confondono e infine si spengono nel silenzio. Tuttavia resiste un linguaggio che la demenza non riesce a cancellare, ed è quello del corpo e del contatto fisico. Se la mente cognitiva abdica, la memoria fisica ed epidermica resiste. Il contatto della mano diventa una lingua universale che non necessita di ricordi logici per comunicare sicurezza e vicinanza

La parola che esce indenne dalla cancellatura di questa tavola è MANO. La "mano" rappresenta lo strumento fisico attraverso cui transita la cura.

24/09/2026

Con la Tavola IV, il percorso di RI(S)CORDI sposta lo sguardo da chi dimentica a chi, ogni giorno, ricorda per due.

Il caregiver non è semplicemente chi assiste. È il "Custode" silenzioso ed eroico di una storia intera: l'archivio vivente delle fotografie, dei compleanni, delle abitudini, delle parole e della dignità dell'altro. È colui che si fa carico di tessere la trama del tempo quando la mente di chi ama si frammenta.

Attraverso la seconda cancellatura, la Tavola IV si copre quasi interamente di nero opaco. Ma ciò che resiste con forza non è un verbo — un'azione individuale che il malato non può più compiere — ma il pensiero che si esprime attraverso il ricordo. Un patrimonio comune, una memoria che non si spegne perché è protetta ed ereditata dalla cura e dalla relazione.

Sfoglia il carosello per addentrarti in questa riflessione.

23/09/2026

Nella terza tappa del percorso espositivo, entriamo nella dimensione forse più complessa da comprendere dall'esterno: lo scardinamento del tempo lineare [

Nella demenza, il tempo smette di seguire le rigide regole del calendario. Il passato ritorna improvvisamente presente, l’infanzia si intreccia con la vecchiaia, e i ricordi si rimescolano come in un caleidoscopio emotivo.

La prima reazione spontanea sarebbe quella di correggere, di riportare chi amiamo alla nostra "realtà". Ma la cura ci insegna una strada diversa: smettere di pretendere che l'altro ritorni nel nostro tempo, e avere invece il coraggio e la delicatezza di entrare nel suo.

Cancellando quasi l'intero testo, la Tavola III fa crollare ogni cronologia formale. Ciò che sopravvive all'oblio è la parola TEMPO: non più un dovere sociale o una data da ricordare, ma l'unico istante possibile della relazione: il qui ed ora, un presente condiviso e custodito dall'amore.

Sfoglia il carosello per addentrarti in questa riflessione.

22/09/2026

Nella seconda tappa del percorso espositivo, lo smarrimento si fa più profondo. Dopo la perdita del nome, a vacillare sono i punti di riferimento fisici e geografici: i luoghi che abbiamo sempre abitato.

La casa non è semplicemente un indirizzo o un insieme di mura, ma lo scrigno dei nostri ricordi più intimi. Quando la mente non riconosce più la propria stanza, la domanda «Quando torniamo a casa?» diventa un grido d'aiuto e di disorientamento.

Ma la sottrazione operata dalla cancellatura ci dice che sebbene la casa materiale sembri svanire sotto i colpi del nero opaco, c'è un "luogo dell'abitare" che nessuna malattia può demolire. Quel luogo è la relazione. Quando ogni coordinata vacilla, l'abbraccio del caregiver, uno sguardo complice e una mano stretta diventano il vero, unico rifugio in cui sentirsi al sicuro.

Sfoglia il carosello per addentrarti in questa riflessione.

21/09/2026

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21/09/2026

Entrando nel percorso di RI(S)CORDI, la prima tappa ci mette di fronte alla prima, dolorosa perdita legata all'Alzheimer e alle demenze: il nome. Il nome è il primo luogo dell’identità. Pronunciarlo significa riconoscere una persona e sentirsi riconosciuti.

Attraverso la cancellatura, il testo originale viene progressivamente coperto dal nero opaco Non è un atto di distruzione: la sottrazione rivela che, anche quando le parole esitano e si smarriscono, il legame profondo non scompare. Tra le righe cancellate, la parola NOME resiste all'oblio come testimone di una relazione che continua a vivere attraverso sguardi, sorrisi e mani che si cercano

Sfoglia il carosello per rivivere la transizione concettuale e visiva dell'opera, dal testo originale alla sua essenza più profonda

Non restare soli: le malattie neurodegenerative nel loro essere totalizzanti sono devastanti per il malato, i familiari,...
30/08/2026

Non restare soli: le malattie neurodegenerative nel loro essere totalizzanti sono devastanti per il malato, i familiari, il lavoro, le relazioni sociali. Impegnarsi negli spazi associativi da momenti di conforto altrimenti di difficili da realizzare se non impossibili.
Alzheimer e altre demenze: un aiuto per le famiglie ALZHEIMER : chi lo dice che non si può fare niente?

Indirizzo

Via Luigi Guercio 396
Salerno
84134

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