ISEA ODV

ISEA ODV ASSOCIAZIONE DI VOLONTARI CHE TUTELANO E VALORIZZANO L'AMBIENTE

Nei prossimi anni saremo chiamati tutti a realizzare sviluppo sostenibile, capacità di una comunità di soddisfare i propri bisogni all'insegna del rispetto del pianeta e degli altri suoi abitanti presenti e futuri. Intendiamo ideare, progettare e realizzare piani e progetti d’intervento con l’obiettivo di sostenere le potenzialità di sviluppo sostenibile del nostro territorio, favorendo la parteci

pazione attiva dei cittadini. Vogliamo informare, sensibilizzare e ottenere migliori risultati in termini di partecipazione dei cittadini. Informando in modo chiaro, semplice e diretto è possibile educare a un atteggiamento responsabile e rispettoso dell’Ambiente. Vogliamo trasmettere l’importanza di stili di vita eco-sostenibili, uniche strategie capaci di garantire un futuro al nostro pianeta.

04/09/2026

Come hanno fatto a scolpire questa rete… nel marmo?!

Quella rete che vedi avvolgere l'uomo, con le sue maglie, i nodi e gli intrecci, non è fatta di corda: è scolpita nel marmo.

La scultura si chiama Il Disinganno e fu realizzata da Francesco Queirolo tra il 1753 e il 1754 per la straordinaria Ca****la Sansevero di Napoli.

La rete è una delle più incredibili dimostrazioni di virtuosismo dell'opera: Queirolo riuscì a trasformare il marmo in qualcosa che, a prima vista, sembra morbido e intrecciato come una vera rete.

Si tramanda persino che gli artigiani specializzati nella finitura si rifiutarono di lavorare sulla delicatissima rete per paura di romperla. Queirolo avrebbe quindi completato personalmente la finitura con la pomice.

Ma scoprire che la rete è di marmo non è il vero “disinganno” raccontato dalla scultura.

L'opera rappresenta un uomo che si libera dal peccato, simboleggiato proprio dalla rete che lo imprigiona. L'uomo rappresenta Antonio di Sangro, padre di Raimondo di Sangro, il principe che gli dedicò l'opera.

Accanto a lui compare un genietto alato che lo aiuta a liberarsi. Sulla fronte porta una piccola fiamma, simbolo dell'intelletto umano.

Ai piedi dell'uomo si trova un globo terrestre, simbolo delle passioni mondane, mentre, appoggiato al globo, compare un libro aperto: è la Bibbia, che all'interno della complessa simbologia dell'opera assume anche un significato legato alla tradizione massonica.

Il contrasto tra luce e tenebre, insieme ai passi biblici incisi nel libro e al bassorilievo raffigurante Gesù che restituisce la vista al cieco, rafforza il tema del passaggio dall'errore alla consapevolezza.

Ed è forse questo a rendere Il Disinganno ancora più affascinante: una rete che sembra impossibile da scolpire diventa il simbolo stesso di ciò da cui l'uomo cerca di liberarsi.

C'è però un piccolo motivo di frustrazione per chi visita la Ca****la Sansevero: all'interno del museo è vietato scattare fotografie e registrare video.

E davanti a quella rete rimane inevitabilmente una domanda:

Come ha fatto Queirolo a far sembrare il marmo una rete vera?

Diranno cosi tante menzogne che arriveranno al punto che pure gli struzzi crederanno che è la verità, ma alla verità si ...
03/09/2026

Diranno cosi tante menzogne che arriveranno al punto che pure gli struzzi crederanno che è la verità, ma alla verità si arriva soltanto mediante il faticoso processo di eliminare il falso rifiutando ogni forma di indottrinamento, politico e mediatico.

Senza una visione da descrivere, la tela resta bianca e anche il foglio. E così il discorso resta muto, la scelta, l’att...
03/09/2026

Senza una visione da descrivere, la tela resta bianca e anche il foglio.
E così il discorso resta muto, la scelta, l’atto, l’azione non avvengono.
Al loro posto, l’assenza di iniziativa, l’inconcludenza, la noia, la depressione.

Proprio sotto il naso e non vederlo. Escursione su sentieri poco battuti che portano a riconoscerne il perché. La visione o la vita Senza una visione da descrivere, la tela resta bianca e anche il foglio. E così il discorso resta muto, la scelta, l’atto, l’azione non avvengono. Al loro...

Interessante …
02/09/2026

Interessante …

🔥 𝗘𝗣𝗦𝗧𝗘𝗜𝗡 𝗧𝗢𝗥𝗡𝗔 𝗔 𝗚𝗔𝗟𝗟𝗔. 𝗘 𝗣𝗥𝗢𝗣𝗥𝗜𝗢 𝗢𝗥𝗔 𝗜𝗟 𝗠𝗢𝗡𝗗𝗢 𝗚𝗨𝗔𝗥𝗗𝗔 𝗔𝗟𝗧𝗥𝗢𝗩𝗘.

Hormuz, missili, droni, petrolio, minacce, portaerei, borse che tremano. Il rumore è assordante, perfetto per occupare ogni titolo e ogni apertura di telegiornale. E proprio mentre l’attenzione mondiale viene risucchiata dalle crisi internazionali, a Washington accade qualcosa che meriterebbe ben altro spazio: il deputato repubblicano Thomas Massie prende la parola alla Camera dei Rappresentanti e pronuncia pubblicamente una serie di nomi legati al caso Jeffrey Epstein, chiedendo che vengano indagati e che la giustizia americana faccia finalmente piena luce su ciò che ruotava attorno al finanziere morto in carcere nel 2019.

Tra i nomi pronunciati compaiono 𝗝𝗲𝘀 𝗦𝘁𝗮𝗹𝗲𝘆, 𝗟𝗲𝗼𝗻 𝗕𝗹𝗮𝗰𝗸, 𝗟𝗲𝘀 𝗪𝗲𝘅𝗻𝗲𝗿, 𝗗𝗮𝘃𝗶𝗱 𝗖𝗼𝗽𝗽𝗲𝗿𝗳𝗶𝗲𝗹𝗱, 𝗟𝗮𝗽𝗼 𝗘𝗹𝗸𝗮𝗻𝗻, 𝗧𝗼𝗺 𝗣𝗿𝗶𝘁𝘇𝗸𝗲𝗿, 𝗚𝗹𝗲𝗻𝗻 𝗗𝘂𝗯𝗶𝗻, 𝗙𝗿𝗲́𝗱𝗲́𝗿𝗶𝗰 𝗙𝗲𝗸𝗸𝗮𝗶, 𝗘𝗱𝗼𝗮𝗿𝗱𝗼 𝗧𝗲𝗼𝗱𝗼𝗿𝗮𝗻𝗶, 𝗝𝗲𝗮𝗻-𝗟𝘂𝗰 𝗕𝗿𝘂𝗻𝗲𝗹, 𝗗𝗮𝗻𝗶𝗲𝗹 𝗦𝗶𝗮𝗱, 𝗥𝗮𝗺𝘀𝗲𝘆 𝗘𝗹𝗸𝗵𝗼𝗹𝘆, 𝗔𝗻𝗱𝗿𝗲𝘄 𝗠𝗼𝘂𝗻𝘁𝗯𝗮𝘁𝘁𝗲𝗻-𝗪𝗶𝗻𝗱𝘀𝗼𝗿, l’ex principe Andrea, e 𝗟𝗲𝘀𝗹𝗲𝘆 𝗚𝗿𝗼𝗳𝗳. Essere nominati da un parlamentare non significa essere colpevoli, e questo va detto con chiarezza. Ma è altrettanto chiaro che Massie sta chiedendo pubblicamente perché, dopo anni, intorno alla rete Epstein restino ancora domande gigantesche senza una risposta definitiva.

Ed è qui che la faccenda diventa politicamente esplosiva. Epstein non frequentava il bar sotto casa. Si muoveva tra miliardari, finanzieri, aristocratici, politici, uomini d’affari e celebrità internazionali. Eppure, ogni volta che il caso torna a bussare alle porte del potere, sembra perdere improvvisamente ossigeno mediatico. Massie ora vuole raccogliere 218 firme per forzare un voto alla Camera sull’𝗘𝗽𝘀𝘁𝗲𝗶𝗻 𝗙𝗶𝗹𝗲𝘀 𝗧𝗿𝗮𝗻𝘀𝗽𝗮𝗿𝗲𝗻𝗰𝘆 𝗔𝗰𝘁 𝗜𝗜 e arriva a dire che forse pronunciare quei nomi servirà a far vergognare abbastanza il Dipartimento di Giustizia da ottenere finalmente giustizia. Una frase che, da sola, dovrebbe provocare un terremoto.

E invece?

𝗛𝗼𝗿𝗺𝘂𝘇. 𝗟𝗮 𝗰𝗿𝗶𝘀𝗶. 𝗜 𝗺𝗶𝘀𝘀𝗶𝗹𝗶. 𝗜𝗹 𝗽𝗲𝘁𝗿𝗼𝗹𝗶𝗼. 𝗟𝗮 𝗽𝗮𝘂𝗿𝗮.

Possiamo dimostrare che tutto questo sia stato creato per coprire Epstein? Ovviamente no, e sarebbe irresponsabile sostenerlo. Ma possiamo porre una domanda molto più seria e molto più scomoda: 𝗰𝗼𝗺’𝗲̀ 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗶𝗯𝗶𝗹𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝘃𝗶𝗰𝗲𝗻𝗱𝗮 𝗰𝗼𝘀𝗶̀ 𝗲𝗻𝗼𝗿𝗺𝗲, 𝗰𝗼𝘀𝗶̀ 𝗶𝗺𝗯𝗮𝗿𝗮𝘇𝘇𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗶̀ 𝘃𝗶𝗰𝗶𝗻𝗮 𝗮𝗶 𝘃𝗲𝗿𝘁𝗶𝗰𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝗽𝗼𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗿𝗶𝗲𝘀𝗰𝗮 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝘃𝗼𝗹𝘁𝗮 𝗮 𝘀𝗰𝗶𝘃𝗼𝗹𝗮𝗿𝗲 𝘃𝗲𝗿𝘀𝗼 𝗶 𝗺𝗮𝗿𝗴𝗶𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗶𝗻𝗳𝗼𝗿𝗺𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲?

Forse il vero mezzo di distrazione di massa non è una singola guerra organizzata a tavolino per farci dimenticare Epstein. Sarebbe una tesi troppo comoda. Forse è qualcosa di ancora più semplice: un sistema mediatico che sa benissimo come sommergere una notizia sotto cento emergenze, cento paure e cento nuovi titoli. Non serve inventare un diversivo quando il mondo ne produce continuamente e quando qualcuno decide quali meritano il megafono e quali possono essere lasciati morire in fondo alla pagina.

Intanto la domanda resta lì, sporca, ingombrante e terribilmente semplice: 𝗰𝗵𝗶 𝘀𝗮𝗽𝗲𝘃𝗮? 𝗖𝗵𝗶 𝗮𝗶𝘂𝘁𝗮𝘃𝗮? 𝗖𝗵𝗶 𝗽𝗿𝗼𝘁𝗲𝗴𝗴𝗲𝘃𝗮? 𝗘 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́, 𝗻𝗲𝗹 𝟮𝟬𝟮𝟲, 𝘀𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗮𝗻𝗰𝗼𝗿𝗮 𝗾𝘂𝗶 𝗮 𝗰𝗵𝗶𝗲𝗱𝗲𝗿𝗹𝗼?

Il caso Epstein non è scomparso.

𝗘̀ 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝘀𝗲𝗺𝗽𝗹𝗶𝗰𝗲𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗿𝗶𝗺𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗱𝗼𝘃𝗲 𝗱𝗮̀ 𝗺𝗲𝗻𝗼 𝗳𝗮𝘀𝘁𝗶𝗱𝗶𝗼.

🐴 𝗗𝗼𝗻 𝗖𝗵𝗶𝘀𝗰𝗶𝗼𝘁𝘁𝗲

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01/09/2026

Caro Daniele,
ti sei lamentato sul Domani perché ho definito mediocre la scelta di affidare a te e a Giulia Presutti la conduzione di Report. Confermo, e specifico: mediocre non è la vostra professionalità, che non metto in discussione, mediocre è la scelta di mettervi alla guida del programma di inchiesta più importante della storia della televisione italiana. Un servizio realizzato per Report — peraltro mai andato in onda, e da me risistemato un paio di volte — non fa di nessuno un conduttore. Del resto la tua precedente conduzione di Popolo Sovrano, nella primavera del 2019 segnò performance dal 2,4% al 3,8%.

È vero, come mi hai fatto notare, che hai realizzato a quattro mani un'inchiesta in Congo sul caso dell diplomatico ucciso in Congo, Attanasio. L'ho accettata perché me l'hai chiesta tu, perché avevi bisogno di lavorare, e perché ho ancora la romantica abitudine di dare una mano a chi me la chiede. Una scelta che, guarda caso, ha creato attriti anche con Giulia Presutti, che voleva occuparsi della stessa storia. Ma tu lo sai meglio di chiunque altro: quel lavoro rientrava nei Lab, i contributi che stanno fuori da Report, non dentro.

Mi hai scritto che comprendi il mio stato psicologico, e che per questo mi perdoni per le critiche. Ti risparmio la fatica: non credo che tu possa comprendere cosa significhi essere bersaglio di 2800 articoli di fango, il cui unico scopo era delegittimare me, la mia storia, le persone che mi sono vicine e Report stesso, insieme a tutti i professionisti che l'hanno reso grande. Un’operazione che ha raggiunto il suo scopo, visto che sono stato rimosso perché sarebbe venuta meno la mia credibilità. Dunque sono fuori, ma essendo stato per 20 anni dentro Report, ed avendo partecipato alla sua storia, credo di aver diritto ad esternare una mia opinione.

La Rai ha giustificato la vostra nomina a conduttori richiamando un concorso vinto. Si è dimenticata di specificare quale: un concorso pensato per coprire i buchi di organico nelle redazioni dei Tg regionali, che valuta la capacità di stare in video e leggere un testo di un minuto. Non la capacità di dirigere un programma di prima serata di 160 minuti di inchieste.

Io sono entrato in Rai trentasei anni fa, come assistente ai programmi. Poi programmista regista, redattore al Tg3, quindi a Rainews24, inviato nei Balcani. Nel 2001 a New York, per gli attentati alle Torri Gemelle. Nel 2003sono stato in Iraq. Nel 2005 a Sumatra, a documentare la tragedia dello tsunami. Sono arrivato a Report dopo un lungo percorso nel 2006, dopo aver realizzato scoop nazionali — come l'intervista smarrita di Paolo Borsellino — e uno scoop internazionale, quello sull'uso delle armi chimiche a Falluja, in Iraq, da parte degli americani. Un’inchiesta che per la prima volta nella storia ha portato il nome della Rai nel mondo.

Da allora, per dieci anni, sono stato coautore di Milena Gabanelli, ho respirato la sua stessa aria. Ho imparato da lei il rigore, la lealtà, la dedizione al servizio pubblico. Ho imparato come si resiste alle pressioni della politica, difendendo il lavoro dei colleghi invece di scaricarlo. Ho passato dieci anni lunghi anni accanto a lei in studio, a guardare come si scrive un testo, come si impara a memoria, dove si interviene dentro le inchieste altrui con rispetto ma anche con decisione quando si pensa al bene del prodotto, ma anche come si costruisce una grafica. In quel ruolo ho imparato, e tanto anche da quella generazione di inviati storici, a selezionare e a far crescere una squadra.

Una squadra di giornalisti straordinari. Ruvidi, anche un po' stronzi — non hanno mai fatto sconti a nessuno, tantomeno a me, come raccontano le cronache di questi giorni — ma sempre leali con il pubblico. Ed è per questo che voglio loro ancora un gran bene, e cerco di difendere la loro storia. Come sono grato a tutte le persone della produzione, professioniste straordinarie che avrebbero da insegnare il mestiere a molti giornalisti e conduttori alle prime armi.

E' stato un percorso lungo. Non ho avuto la disgrazia di prendere una testata da un mafioso, né ho avuto la passione per il rugby. Ma alla fine di sedici anni di Rai, passati in ruoli diversi, non sono stato calato dall’ alto, ma sono stato accettato da un gruppo perché scelto da Milena Gabanelli, l'unica persona in grado di capire davvero cosa servisse a Report. Una scelta basata esclusivamente sul merito e rispettata anche dai vertici della Rai. Il merito non fa rumore quando arriva. Fa rumore solo quando qualcuno prova a scavalcarlo.

Anche Giulia Presutti ha lavorato a Report. Ha realizzato, con nota insofferenza, dei Lab. Mai un'inchiesta principale. Sono stato il primo a credere nelle sue qualità. Ma dopo un paio di anni se n'era andata per guadagnare di più. Poi l’ ho accolta a braccia aperte, quando mi ha chiesto di ritornare perché aveva bisogno di sentirsi protetta da un programma importante. Era reduce da un periodo personale difficile. Ora però quel programma che generosamente l’ha protetta rischia di distruggerlo. Pur sapendo da settimane che sarebbe stata la nuova conduttrice di Report ha mentito in maniera seriale a me e ai suoi colleghi — anche quelli più vicini — tenendo nascosto l’ accordo che aveva già chiuso. Giulia sa bene di averla fatta grossa: da quando la notizia è uscita, non mi ha risposto più al telefono. Il coraggio e la tenuta psicologica non sono le sue migliori qualità. Se la cava meglio con opportunismo e furbizia. Ma la questione ora è un’altra. Come si può pensare, al di là del merito, che possa essere il volto credibile di una squadra di fuoriclasse ai quali ha mentito per settimane? Una frattura insanabile. In questa vicenda la grande assente è la gratitudine. Non ferisce chi non ti deve nulla. Ferisce chi ti doveva tutto e ha scelto di non ricordarlo.

È umano, per un giornalista, desiderare di condurre il programma più importante della televisione italiana. È disumano pensare di farlo senza averlo meritato, camminando indifferenti sulle sue macerie. E’ disumano mortificare le professionalità straordinarie che da trent'anni lo hanno reso grande anche rischiando la propria incolumità. Per questo non posso non tornare al concetto di mediocrità che tanto vi ha irritato. Non è mediocre chi non ce l'ha fatta. È mediocre chi ce l'ha fatta senza essersela guadagnata.

31/08/2026

Ed ecco quale sarebbe stata una delle prossime inchieste di Report di Ranucci ed ecco spiegata l’urgenza di disarcionarlo da report. Tutti i cittadini devono saperlo e per dovere di cronaca devono diffonderlo per comprendere che non abbiamo
solo una “Premier” inadeguata ed incapace ma soprattutto un comitato d’affari criminale che dilapida miliardi dei cittadini disattendendo i principi costituzionali! FATE GIRARE IL PIÙ POSSIBILE QUESTO ENNESIMO SCHIFO DI DELINQUENZA ITALIANA .

“IL SISTEMA SAN DONATO: L'OLIGARCHIA DELLA SALUTE CHE SI È COMPRATA LA POLITICA (E IL NOSTRO FUTURO).
Quello che emerge dall'inchiesta di Report non è solo uno scandalo sanitario, è la descrizione di un sistema di potere che tiene in ostaggio l'Italia. Il Gruppo San Donato (GSD) non gestisce solo ospedali: gestisce il consenso, finanzia i partiti e piazza i parenti dei potenti, sapendo che nessuno avrà mai il coraggio di toccarli.
Ecco la radiografia integrale di questo "Stato nello Stato".
1. LA FINANZA SPERICOLATA: DEBITO "SPAZZATURA" E DIVIDENDI D'ORO
Il Gruppo ha chiesto 1,5 miliardi di euro al mercato attraverso un'operazione ai limiti del rischio:
• Rating B (Titoli Spazzatura): Le agenzie internazionali (S&P) bocciano la solidità del Gruppo. Per avere i soldi, il GSD deve pagare interessi folli al 6,5%.
• Chi paga? Quegli interessi verranno pagati con i profitti derivanti dai rimborsi del Sistema Sanitario Nazionale. Cioè con le tue tasse.
• Il Sacco: Nonostante il debito mostruoso, la proprietà (famiglia Rotelli) si è distribuita 100 MILIONI di euro di dividendi. Si prendono i soldi a prestito, caricano l'azienda di debiti e si mettono il bottino in tasca immediatamente.
2. LA "PARENTOPOLI" COME ASSICURAZIONE SULLA VITA
Perché la politica non interviene? Perché il Gruppo San Donato è diventato il "giardino di casa" della casta, dove figli e parenti dei potenti trovano incarichi e stipendi d'oro:
• Angelino Alfano: L'ex Ministro di Giustizia, Interni ed Esteri siede sulla poltrona di Presidente del Gruppo. È lui il garante politico supremo.
• Augusta Iannini: Moglie di Bruno Vespa, siede nel CdA. Un legame diretto che garantisce una copertura istituzionale e mediatica senza pari.
• Geronimo La Russa: Il figlio del Presidente del Senato, Ignazio La Russa, è inserito nei gangli del potere societario del Gruppo.
• Il Sistema dei Favori: Il Gruppo è un ufficio di collocamento per la politica di ogni schieramento. Se il tuo clan familiare mangia alla tavola di chi gestisce la sanità privata, tu politico non farai mai domande scomode sui bilanci o sulla qualità del servizio.
3. COMPRARE IL CONSENSO: IL FINANZIAMENTO A TUTTI (TRANNE UNO)
Per non correre rischi, il Gruppo San Donato finanzia direttamente le campagne elettorali di chi deve scrivere le leggi sulla sanità. Nel 2022, Marco Rotelli ha distribuito assegni da 30.000 euro ciascuno a quasi tutti i partiti:
• Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, al Centro e Impegno Civico.
Un finanziamento a pioggia che mette al sicuro il Gruppo con ogni possibile vincitore. L'unico grande assente è il Movimento 5 Stelle, che non ha ricevuto un solo centesimo. Una distinzione netta che spiega chi è rimasto fuori dal "banchetto" e chi invece ha il becco bagnato.
4. IL CASO TAJANI E LA RIFORMA SU MISURA
Il legame con l'attuale Ministro degli Esteri Antonio Tajani (Forza Italia) è l'esempio perfetto di questo intreccio:
• A dicembre 2025 il Gruppo risulta "generosissimo" con Forza Italia.
• Contemporaneamente, il partito presenta una proposta di riforma della sanità che favorisce il modello privato.
• A suggellare il patto, la Laurea Honoris Causa conferita a Tajani proprio dall'Università San Raffaele (parte del Gruppo).
5. IL RICATTO FINALE: SOCIALIZZARE LE PERDITE
Qui scatta la trappola per i cittadini. Il San Donato gestisce ospedali strategici (San Raffaele, Galeazzi) che lo Stato NON PUÒ permettersi di far fallire.
Il piano è chiaro:
1. I proprietari incassano subito i 100 milioni di dividendi e li mettono al sicuro.
2. I partiti incassano le donazioni e piazzano i parenti nei posti di comando.
3. Se il debito al 6,5% diventa insostenibile e il Gruppo va in default, sarà lo Stato (cioè TU) a dover intervenire con miliardi di euro pubblici per salvare gli ospedali e garantire le cure.
Il profitto è loro, il rischio è tuo. È un assalto alla diligenza protetto dall'omertà della politica. Mentre tu aspetti un anno per una visita, loro brindano con i soldi presi a debito sulla tua pelle, certi che se la nave affonda, la scialuppa di salvataggio la pagherai tu con le tue tasse.”
È ORA DI DIRE BASTA A QUESTO SISTEMA PARASSITARIO.

Rosario Capobianco

Ecco perché il centrodestra parla sempre d’altro.Parla di tutto. Dell’immigrato, del giudice, del giornalista, del compl...
31/08/2026

Ecco perché il centrodestra parla sempre d’altro.

Parla di tutto. Dell’immigrato, del giudice, del giornalista, del complotto, della polemica del giorno. Purché non si parli di quanto costa vivere in Italia.

Perché poi uno apre Il Sole 24 Ore, non la Pravda, e scopre che negli ultimi cinque anni il costo di un paniere di 31 prodotti acquistati dalle famiglie italiane è passato da 100 a 129,50 euro. Quasi il 30 per cento in più.

Poi scende nel dettaglio e capisce perché conviene cambiare argomento.

Zucchine +51%. Caffè +51%. Olio extravergine +47%. Pomodori +45%. Patate +44%. Melanzane +41%. Petto di pollo +34%. Pane +28%.

Non è un sondaggio. Non è propaganda dell’opposizione. È lo scontrino.

E lo scontrino ha un brutto difetto: non guarda i talk show e non vota ai sondaggi.

Nel frattempo gli stipendi reali non recuperano quanto perso con l’inflazione, la pressione fiscale è salita, e adesso pure fare il pieno è tornato a essere un salasso.

Insomma, la meravigliosa tenaglia italiana: guadagni che non crescono abbastanza, tasse che crescono e prezzi che corrono. Il supermercato da una parte, il fisco dall’altra, il benzinaio in mezzo. Al cittadino resta il privilegio di scegliere chi lo saluta per primo.

Il dato più feroce del Sole è forse un altro. La quota di italiani che dichiara di avere ridotto quantità o qualità dei prodotti acquistati è passata dal 24,3% del 2021 al 31% nel 2024.

Tradotto dal linguaggio delle statistiche: si compra meno e si mangia peggio.

Naturalmente non tutti questi aumenti sono responsabilità del governo Meloni. Guerre, energia e materie prime hanno pesato. Ma Meloni governa ormai da quasi quattro anni. E un governo non viene eletto per raccontarci perché i problemi esistono. Viene eletto per provare a risolverli.

Avevano promesso meno tasse, salari migliori e più soldi nelle tasche degli italiani. Oggi abbiamo spesa più cara, carburanti più cari, pressione fiscale più alta e stipendi che arrancano.

Ecco perché parlano sempre d’altro.

Fonte: X - Profilo: Davide Faraone

30/08/2026

La catastrofe in è un bilancio drammatico che si aggrava ogni giorno: centinaia le vittime e migliaia i dispersi.
La causa scatenante che ha fatto staccare un fronte di ghiaccio e roccia sull’Himalaya è ancora ufficialmente da individuare, ma il fenomeno - è l'analisi condivisa degli scienziati - non può che essere letto nel suo complesso come conseguenza della deglaciazione provocata dall'aumento costante delle temperature.

La vignetta della domenica del di Pasquale Martello.

Ecco, a questo siamo ridotti noi salernitani.
30/08/2026

Ecco, a questo siamo ridotti noi salernitani.

Indirizzo

Via Parmenide N. 260
Salerno
84131

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