06/05/2026
OGGETTO: - Lettera aperta-Considerazioni sulla petizione contraria alle barriere anti-suicidio
sul ponte di Introd.
In riferimento alla raccolta firme a sostegno della petizione che si dichiara contraria alle
barriere anti-suicidio, da pochi giorni istallate sul ponte di Introd, vorrei rispondere alle varie
dichiarazioni che sono state riportate sui giornali e sui social, sia a quelle contrarie
all’intervento, sia a quelle a favore.
Parto col ringraziare, per la sensibilità dimostrata, i tanti, tra i quali persone che hanno perso
un loro caro, che si sono pronunciati sostenendo l’importanza dell’inserimento delle barriere
sul ponte ad alto rischio suicidario. In particolare ringrazio per tutti Stefano Sergi, Nathalie
Perron e Thomas Linty per aver espresso con i loro post su facebook, il loro giudizio con
competenza e serietà.
Il Mandorlo Fiorito-Soccorso Grand Paradis, di cui sono referente e a nome del quale mi
esprimo, ha voluto fortemente questo intervento di messa in sicurezza del ponte in questione
e sosterrà anche quello sul ponte di Châtillon, così come ha fatto per Avise.
Non voglio soffermarmi sulla supposta mancanza di sensibilità delle persone che stanno
raccogliendo le firme per togliere le barriere anti-suicidio appena istallate, dopo tanti anni di
attesa, perché, per esperienza diretta, so che non serve affatto.
Alcune “impegnative” frasi, riportate a corollario della petizione sono piuttosto indice di scarsa
conoscenza dei fatti, degli studi scientifici e delle leggi relative alla prevenzione del suicidio,
nonché di ciò che si sta facendo nella nostra regione da alcuni anni, con l’impegno di tanti, e
dei risultati ottenuti.
C’è di che essere amareggiati.
Mi soffermo invece su dati oggettivi: un percorso lungo 7 anni, sollecitato dai famigliari
sopravvissuti, avviato dall'amministrazione regionale, che è passato attraverso soluzioni
parziali come telecamere e dissuasori sonori, per arrivare alle reti verticali.
Queste, necessarie, ma comunque provvisorie, saranno sostituite da reti orizzontali, o altra
soluzione giudicata tecnicamente valida, a seguito di un progetto finalizzato alla
valorizzazione e messa in sicurezza del ponte e aree limitrofe, demandato al comune con
finanziamenti regionali.
I cittadini di Introd, attraverso il loro sindaco e i loro amministratori, avranno finalmente
occasione di interessarsi all’ iter progettuale e seguire gli interventi futuri.
Ma perché occuparsi di questo ponte che si affaccia su uno strapiombo di 90 metri di altezza?
Perché è necessario, doveroso, obbligatorio, intervenire su ponti “hotspot” come questo? Una
notevole letteratura scientifica internazionale, negli ultimi decenni, dimostra con dati certi e
inoppugnabili, che gli interventi sui ponti ad alto rischio, realizzati in varie parti del mondo, non
solo riducono fortemente o azzerano del tutto i casi di suicidio in quei luoghi, ma hanno un
forte impatto sulla percentuale di azioni tentate sul territorio interessato, anche con altri
sistemi, agendo come deterrente.
Vi sono piani nazionali sollecitati dall'OMS che ritiene il suicidio una priorità sanitaria globale
e punta ad abbassarne il tasso del 33% entro il 2030. Nel caso dell'Italia, le regioni sono delegate ad occuparsene; la nostra regione si è attivata nel 2022 con il Progetto per la
prevenzione del suicidio con D.G 522/2022 e ha istituito un Tavolo interistituzionale operativo.
Tra le tante azioni di prevenzione sollecitate sui vari piani, sociale e sanitario, ci sono anche
quelle infrastrutturali con interventi sui luoghi ad alto rischio: alture, ponti, monumenti, canali,
stazioni ferroviarie ecc. Sono quei luoghi percepiti come iconici, destinati a gesti fortemente
emulativi, che si ripetono periodicamente, riconosciuti nell'immaginario collettivo come luoghi in cui è possibile darsi la morte.
Per le amministrazioni è quindi un obbligo intervenire; possono rinviare, certo, ma nel caso in cui lo facciano devono assumersi anche la responsabilità dell’“inazione" con le conseguenze
che questo comporta.
La scelta della nostra regione e degli assessorati competenti Sanità, salute e politiche sociali
e Opere Pubbliche è stata invece quella di agire responsabilmente.
Gli ultimi suicidi d’impeto dal ponte di Introd sono avvenuti del 2023 e 2024, compiuti da tre
giovani trentenni: i dissuasori sonori, che erano serviti fino ad allora a scongiurare numerosi
altri casi, non si sono rivelati più sufficienti. Diventava urgente quindi intervenire quanto prima con barriere fisiche, per scongiurare ulteriori emulazioni.
Le barriere sono antiestetiche? Forse, ma rispondono alle prerogative e normative richieste
in questi casi.
Visivamente ci ricordano che si tratta di un ponte ad alto rischio suicidario e lo viviamo come
uno sfregio? Purtroppo non sono le reti il problema, ma ciò che il ponte rappresenta nell’
immaginario collettivo, al di là della sua importanza storica o monumentale: da decenni, un luogo di richiamo facilmente accessibile e letale.
Ci sono priorità più importanti della sensibilità estetica: ci sono persone in profonda crisi,
sempre di più si tratta di giovani, addirittura giovanissimi.
Persone che si sentono sole con il loro malessere, spesso invisibili, immerse in un dolore
assoluto, difficile da affrontare e comunicare.
Queste reti parlano a loro, a loro dicono di non rinunciare, di prendersi il tempo necessario
per chiedere aiuto. Dicono che TUTTI NOI, la loro comunità, vediamo la loro sofferenza, ce
ne facciamo carico, diamo valore alla loro vita, perché ogni vita è preziosa.
Non servono frasi fatte, ipotetiche buone intenzioni, servono azioni, serve impegno, serve
consapevolezza, serve che una COMUNITA’ INTERA, sappia fare scelte mature, etiche e
responsabili, sapendo che ci sono delle priorità per il bene di tutti, anche se ci espongono,
anche se sono difficili e a volte anche se sono controverse.
La referente de Il Mandorlo Fiorito
Maria Paola Longo Cantisano