25/08/2026
LA CHIMERA DI SACILE: IL BOSCO URBANO TRA SOGNO E REALTÀ
Ne è passata di acqua sotto i ponti di Sacile da quando è nata l'idea di realizzare un'area boscata di grandi dimensioni per soddisfare la necessità di migliorare la qualità dell'aria e il microclima cittadino.
L'argomento torna periodicamente ad animare l'interesse dei sacilesi, occupando le pagine dei giornali in particolare dopo l'allarme ozono e le recenti emergenze climatiche.
Ecco una breve sintesi descrittiva per chi desidera avere un quadro generale più completo in modo da integrare quanto apparso ultimamente sulla stampa.
Risale al lontano 2009, dimostrando una lungimiranza per certi versi profetica dell'evoluzione climatica, la prima idea del team formato da Emilio Ditali, Giorgio Presot e Gianluca De Vido di introdurre una visione urbanistica innovativa che potesse migliorare l'aspetto e la vivibilità dell'ambiente urbano tutelando allo stesso tempo l'ecosistema delle aree adiacenti.
L'idea diede vita, con il sostegno del WWF, al primo progetto per realizzare un bosco planiziale di circa 40 ettari nella periferia est della città.
L'idea gettò anche le basi per il successivo progetto Franchi, presentato nel 2014, che inglobava nuove aree con diverse destinazioni, fino a costituire un perfetto corridoio ecologico verso l'attuale parco urbano e l'area verde di Prà Castelvecchio.
Entrambi i progetti, nati forse troppo in anticipo sui tempi, non trovarono terreno fertile e vennero poi accantonati per lasciare spazio ad altre priorità, tra cui la Gronda est.
La svolta arriva con la creazione di uno strumento innovativo di programmazione partecipata, il Contratto di fiume Alto Livenza, quando il compianto ing. Mario Fregoli, presidente dell'associazione Naturalisti Sacile, presenta nel 2022 un nuovo progetto di bosco urbano, che ripropone una versione meno onerosa per le casse comunali in quanto prevede l'introduzione di una convenzione a costo zero con i proprietari privati per buona parte dei terreni interessati.
Il progetto prevede la realizzazione di un bosco planiziale in versione ridimensionata, poco meno di 35 ettari, con il molteplice scopo di attenuare gli effetti delle ondate di calore, abbattere la concentrazione di polveri sottili e costituire una cassa di espansione naturale per mitigare il rischio idraulico relativo alle esondazioni della Paisa.
Finalmente nel 2024 si arriva alla sottoscrizione dell'atto d'impegno formale del Contratto di fiume e il progetto viene inserito tra le azioni prioritarie.
La strada sembrava essere ormai spianata, ma all'euforia iniziale sono subentrate le perplessità, alimentate dalla mancanza di risposte chiare da parte dell'amministrazione comunale e culminate con la doccia fredda nel Consiglio comunale del 29 luglio, quando a un'interpellanza sull'attuale situazione, l'assessora all'ambiente Ariana Sabato ha dichiarato che l'unica area di bosco planiziale previsto dal piano regolatore riguarda una micro superficie di 1,5 ettari.
La strada verso la realizzazione appare perciò ancora lunga in quanto al di là delle buone intenzioni dichiarate in varie occasioni il progetto resta ancora fermo nel cassetto in attesa di tempi migliori.
Nei commenti alcune delle planimetrie più rappresentative