13/08/2026
Sì, oggi parliamo di qualcos'altro: parliamo di vestiti.
Lo sa chiunque abbia comprato un paio di pantaloni, infilato una mano sul fianco e scoperto che quella che sembrava una tasca era soltanto una cucitura decorativa: le tasche sono roba seria.
Basta fare un giro in un outlet. Uno di quei posti in cui, anche muovendosi in carrozzina, è abbastanza facile entrare nei negozi, girare tra gli scaffali, guardare, scegliere, provare.
E dunque si guardano i pantaloni. E le loro tasche. Che sono sempre davanti, sui fianchi, dietro.
Sono sempre state lì e sembrano così naturali che quasi nessuno si chiede perché siano sempre proprio lì.
Eppure, per chi passa gran parte del proprio tempo seduto, una tasca posteriore può essere inutilizzabile, una anteriore difficile da raggiungere, una laterale scomoda.
Non perché ci sia qualcosa che non va nel modo in cui una persona è seduta, ma semplicemente perché qualcuno, magari molto tempo fa, ha deciso dove dovessero stare le tasche immaginando, quasi sicuramente, un corpo in piedi.
Basterebbe spostarle sulla coscia, più avanti o più in basso, perché siano facilmente raggiungibili anche da chi sta seduto. Ma in questo caso, udite udite, non si parla più semplicemente di moda, bensì di moda adattiva. Interessante.
C'è l'abitudine di considerare normale ciò che è stato pensato per la maggioranza, magari cent'anni fa, e adattato tutto ciò che invece è moderno e pensato per esigenze diverse.
Come se una tasca sul fianco fosse naturale e una sulla coscia, invece, una concessione.
Ma visto che le tasche non crescono sui pantaloni, perché è così strano pensare che qualcuno possa volerle mettere dove sarebbero più comode, senza che questa scelta debba necessariamente essere classificata come qualcosa di diverso?