02/09/2026
Pubblichiamo l'omelia del padre abate dom Krystofer Zielinskij, che ha presieduto la Santa Messa domenica 30 agosto alle ore 10.00 nella nostra comunità di San Bortolo
Sono onorato di celebrare questa Santa Messa con voi, per l'anniversario dei 550 anni di presenza olivetana a San Bonolo, qui a Rovigo.
Desidero iniziare da alcuni cenni storici e culturali, precisamente dal 21 ottobre 1474 quando il Papa Sisto IV decreta la soppressione della Prepositura dell’Ordine degli Umiliati e invita i monaci della Congregazione Benedettina di Monte Oliveto a riprendere sede nel Convento di San Bartolomeo di Rovigo. Questo evento rende necessario, per la comunità monastica, un adeguamento e un maggiore conformarsi alle specifiche direttive che vengono date dalla Regola di San Benedetto e dalla Costituzione di Monte Oliveto, con una conseguente trasformazione spirituale. Inoltre, viene realizzato un importante cambiamento strutturale ed architettonico del monastero al fine di un rinnovamento di tutto il complesso monastico in senso globale. Tutto ciò si colloca all'interno del nuovo movimento storico e culturale di questo tempo che il Papa Sisto IV appoggia e sostiene: l'Umanesimo, la rinascita e la riforma, in una parola, il Rinascimento. Nel nuovo spirito della vita monacale e secondo l'insegnamento ORA et LABORA, oltre alla preghiera fervente, il lavoro assume rilevanza ed evoluzione. Il monastero degli olivetani di San Bartolomeo, da adesso, farà parte di quella costellazione topografica sparsa dal nord al sud del1'Italia con più di 1000 monaci che vivono la loro vita religiosa con questo spirito di risveglio ispirato al Rinascimento.
Iniziamo il nostro viaggio con la figura dell’Apostolo San Bartolomeo nel Giudizio Universale di Michelangelo nella Ca****la Sistina. Nella grande opera pittorica, l'immagine di San Bartolomeo si trova appena sotto Cristo, con una mano tiene il coltello e con l'altra mostra la sua pelle scuoiata sulla quale Michelangelo dipinge il proprio autoritratto. L'Apostolo Bartolomeo fu scorticato vivo e poi decapitato. Michelangelo con il proprio volto raffigurato, deformato e malinconico, sulla pelle cadente del martire, ne condivide la sofferenza, esprime il suo profondo dolore e la sensazione di sentirsi lui stesso “spellato vivo” dalle critiche dei suoi nemici, dal duro lavoro e dall'impazienza del sommo Pontefice Paolo III. E Michelangelo, che da giovane ha frequentato la Corte di Lorenzo il Magnifico, ha conosciuto Marsilio Ficino, il filosofo del Neoplatonismo, e coltivava l'amicizia con Miniato Pitti, intellettuale fiorentino, Abate olivetano di San Miniato al Monte di Firenze, accoglie l'espressione dell'arte come via per elevare l'anima verso il divino. La morte di San Bartolomeo è il segno della rinascita, qui nel monastero a lui dedicato. Infatti, il suo martirio è orribile e atroce, ma in realtà la vera fede ci insegna che questa morte non è per morire ma per risorgere. I monaci benedettini olivetani con il loro arrivo a Rovigo, provenienti dal monastero di San Giorgio di Ferrara, sapevano di dover affrontare un tempo difficile oscurato da ostacoli e imprevisti, in quanto la fine dell’Ordine degli Umiliati chiamava al compito di ridefinirne uno nuovo. Inoltre, i monaci olivetani erano consapevoli della necessità di trovare un equilibrio tra il desiderio di riforma e il rigido realismo, tra una filologia sempre più attenta e aperta e la memoria lasciata da un misterioso e anche fantastico passato, tra l'entusiasmo della scoperta e la realtà dell’infermitas, la fragilità della natura umana. Nelle biblioteche dei nostri monasteri incontriamo numerosissimi libri che possiamo definire “tesori dell'anima”. Si tratta di un mondo che vive delle voci sapienti che provengono dall'antica Grecia, dal mondo giudaico e dal mondo cristiano dove la vita e la conoscenza sono aperte al sacro, e che nel contatto con il sacro, crescono giuste, libere, veramente umane e, dunque, in comunione con il Cielo. Tutto ciò si può chiamare la Magnifica Umanità secondo le parole dell’Enciclica di Papa Leone. I monaci nel loro scriftorio hanno trascorso la loro esistenza a tradurre queste voci, a commentarle, a compararle tra loro, a legarle assieme come anelli di una medesima narrazione, in virtù del loro comune desiderio verso un sapere capace di collegare realtà divine e realtà tenene, storia sacra e storia profana. Camminando nelle sale delle nostre biblioteche e osservando i Testi sugli scaffali ci si trova a sperimentare una “mistica della traversata”. E soltanto uno spirito vigile e costante è capace di sondare questa miniera di conoscenze ed avviarsi su sentieri scrutando gli abissi, andando a fondo nelle cose e tenendo nel cuore le parole: nihil intentatum, ntIlltI di intentato. La visione olivetana culturale e rinascimentale contemplava una umanità in cammino verso Cristo, sorgente della vita. Qui, dobbiamo riportare alla mente il Vangelo di Giovanni: “Gesù e la samaritana al pozzo di Giacobbe”.
«Gesù dice alla donna: “Se tu conoscessi il dono di Dio e colui che ii dice: Dammi da bere!, tu avresti chiesto a lui di darti da bere, ed egli ti avrebbe dato acqua viva”. Gli dice la donna: “...da dove prendi quest’acqua viva? Sei forse più grande del nostro padre Giacobbe che ci diede if pozzo?”. Gesù Je risponde: “Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi berrà dell'acqua che io gli darò, non avrà più sete in eterno”» (Gv 4, 5-151)
Spirito e materia sono venerati in una sintesi cosmica il cui fulcro è la “Formazione della Persona”, in una parola, Anima Mundi. Ed ecco il perchè della nostra celebrazione. L'Anima del mondo é il pensiero interiore del cuore che ritroviamo in tutto il creato, e i monaci con la loro vita di preghiera e il loro lavoro, dal più semplice fino alle espressioni teologiche e artistiche, mostrano e insegnano, con calma e serenità, il desiderio, l'urgenza e l'inevitabilità di un mutamento radicale che vede tutto ricapìtolato ìn Cristo. Il senso della “bellezza” si ritrova in tutto ciò che è e compie il monaco secondo lo spirito benedettino olivetano. I nostri monaci dicevano e dicono oggi: “Nessuna idea tranne una, la bellezza”. Infatti, solo la “bellezza” ha avuto e ha il privilegio divino di essere ciò che è più manifesto ed è capace di generare amore. Attraverso l'amore verso le cose belle del mondo, l'anima dell'uomo si risveglia. In tutte le arti, la “bellezza” è il solo valore che si rivela nella dimensione e nella forma ideale che si fa visibile non solo alla mente ma anche ai sensi carnali. E ancora, lo splendore del “bello”, si fa immagine che prende il nome di “grazia”. La “grazia” è la finezza e la singolarità dell'abito monastico bianco e dell'ampia cocolla adornata dal cappuccio, indossata nel coro, che dona luce alla figura di ogni monaco. Una luce che circonda la persona e la rende suggestiva, e come avviene nella letteratura sacra e nell'arte sacra è l'invisibile che irrompe nel visibile e lo circonda di una luminosità che non appartiene alle qualità di questo mondo. Ecco la vera ricchezza che i monaci olivetani hanno cercato di esprimere e di donare senza discontinuità alla città di Rovigo.
Ad imitazione di Cristo, i monaci di San Bortolo a Rovigo, come i monaci di Nostra Signora del Pilastrello a Lendinara, a braccia aperte gettano a piene mani il fuoco dello Spirito sulla materia creata e rievocano e cantano con affettuosità e tenerezza che la morte di San Bartolomeo non è stata per la mo‹te fine a só stessa, ma per la vita che non avrà mai fine. Una terribile “bellezza” che si trasforma in amore. Sia lodato Gesù Cristo.