14/03/2026
IL RACCONTO DI ELENA – I PENSIERI AFRICANI 🇧🇮
Dopo tanto tempo…
Erano sedici anni che non tornavo in Burundi.
Per anni ho continuato a lavorare ai progetti di solidarietà con l’Associazione, ma il Burundi era rimasto dentro di me come qualcosa di sospeso.
Quando ci andavo spesso avevo la sensazione di avere due piedi in due scarpe: i camombiri, gli infradito che indossavo laggiù, e le scarpe della mia vita quotidiana qui.
Poi ho capito che non erano le scarpe a contare, ma lo sguardo con cui guardi il mondo.
E dopo il Burundi, quello sguardo è rimasto… burundese.
Quando l’aereo è atterrato a Bujumbura, l’ansia è sparita all’improvviso:
il profumo del carbone, il sole, l’umidità sulla pelle, il ritmo di quello che viene chiamato il “cuore dell’Africa”.
Ma il Burundi cambia.
A Kamenge, quartiere dove negli anni ’90 scoppiò la guerra civile, non ho più trovato le file di casette con gli alberi di mango nei cortili.
Oggi ci sono negozi, bar, discoteche, condomini e traffico.
Una corsa verso il benessere veloce, verso un capitalismo che spesso non porta con sé istruzione, sanità e lavoro.
Poi sono arrivata a Bugwana, nel nord-est del Paese.
Per me è sempre stato il mio paradiso terrestre.
Qui il tempo sembra essersi fermato.
In questo distretto la nostra Associazione ha sostenuto molti progetti dei Padri Saveriani: scuole, una scuola di mestieri e un piccolo dispensario dove quasi ogni giorno nasce un bambino.
Nel 2020 abbiamo aperto anche un Centro della vista dedicato alla nostra amica Patrizia Bellini.
Il giovane oftalmologo Kant visita i pazienti due volte a settimana.
Molti non sanno leggere e indicano le lettere della tabella con le mani.
Altri arrivano con problemi più gravi, come cataratta o glaucoma.
Le storie che incontri qui ti restano dentro:
come quella di François, 21 anni, che ha perso la vista da un occhio dopo una pallonata non curata.
Ho incontrato anche le comunità Batwa, popolazioni pigmee che vivono in condizioni durissime.
Grazie ai progetti sostenuti negli anni, oggi hanno case, una scuola e presto anche un refettorio.
Costruire case, portare acqua, creare luoghi d’incontro significa costruire comunità.
Ed è proprio da qui che nasce la civiltà.
A Ngozi ho visitato il centro Giriteka, che accoglie bambini di strada: oggi sono 120 ragazzi.
Studiano, imparano un mestiere, ricevono due pasti al giorno.
Tra loro ho conosciuto Kevin, che sogna di diventare acrobata e suona i tamburi, simbolo della storia del Burundi.
Poi sono tornata a Kamenge, al Centro Giovani, dove anni fa ho trascorso quasi due anni della mia vita.
Durante la guerra era un luogo dove i giovani potevano incontrarsi, parlare, scegliere tra attività e costruire un futuro diverso.
Oggi il Centro ha una nuova sfida: dare speranza a una generazione di giovani istruiti ma senza lavoro, che spesso è costretta a lasciare il Paese.
Eppure, rivedere tanti ex animatori pronti a rimettersi in gioco per le nuove generazioni mi ha fatto capire una cosa:
Nulla di ciò che si fa con il cuore è inutile.
Donare un sorriso, costruire relazioni, creare progetti: tutto rimane e continua a vivere nelle persone.
All’aeroporto, prima di partire, mi sono fermata a guardare una signora che sceglieva un pacchetto di patatine.
Mi sono accorta che avevo dimenticato il mio mondo.
L’Africa ti svuota e ti riporta all’essenziale.
Ti ricorda cosa conta davvero.
Grazie Burundi.
Ancora una volta mi hai riportata all’origine.
A presto.
Elena Patoner
📍 Associazione Spagnolli-Bazzoni ODV
Via Brigata Mantova, 25 – Rovereto (TN)