MONDO TONDO

MONDO TONDO Mondo Tondo è un'associazione che si occupa di Commercio Equo e Solidale per un'economia sostenibile e in difesa dei Diritti Umani Non del tutto.
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Come sarebbe il nostro mondo se ogni uomo vivesse la sua vita seguendo i valori dell’onestà, dell’armonia, della libertà? È un sogno? Economicamente questa realtà esiste, ma è sempre stata oscurata dallo stile economico “coloniale”, tipico dei paesi industrializzati. La globalizzazione, inoltre, ha favorito nella gran parte dei Paesi del sud del Mondo solo sfruttamento: lavoratori costretti a fati

che disumane. Per opporsi al sistema imperante, vantaggioso solo per le società produttrici, è nata in Olanda, negli anni 60, per opera di un'associazione giovanile d’ispirazione cattolica, la prima Bottega del Mondo, inaugurata nel 1969. Un movimento economico che si propone come alternativa al sistema commerciale tradizionale. Esso si rivolge ai consumatori, ai mezzi di informazione e ai governi per favorire lo sviluppo di un lavoro onesto e sano e prezzi equi nel commercio mondiale. Il fenomeno si è manifestato in Europa solo nella seconda metà degli anni ‘80, registrando un grande sviluppo, in particolare in Spagna ed in Italia. In questi due paesi il fair trade, sia come fatturato sia come numero di botteghe, ha fatto registrare negli anni '90 un vero e proprio boom: da poche decine di botteghe a 120 in Spagna e quasi il doppio in Italia, da poco più di un milione di Euro di fatturato alla fine degli anni '80, a circa 6 milioni di Euro per la Spagna e 15 per l'Italia alla fine degli anni '90. Negli ultimi tempi la crescita è stata notevole grazie all'accresciuta sensibilità ai temi legati alla disparità nord/sud e al consumo responsabile: adesso le Botteghe italiane sono quasi 400, 230 le varie realtà che si adoperano per la promozione del commercio equo, 7 le maggiori centrali di importazione, mentre i volontari - che rappresentano la forza trainante nella gestione delle botteghe e delle attività correlate - si stimano in qualche migliaio. La crescita della realtà equosolidale in Italia ha comportato la necessità di definire esattamente che cosa si intende per "commercio equo e solidale", quali sono i principi generali, quali le regole relative alle Botteghe del Mondo, agli importatori, ai produttori e ai prodotti. Nel 1999 è nata così la Carta Italiana dei Criteri del Commercio Equo, sottoscritta da tutti i maggiori importatori e da circa 120 Botteghe; in seguito si è costituita l'Assemblea Generale, strumento di valutazione del rispetto dei criteri sanciti nella Carta e momento di incontro/confronto tra gli attori del commercio equo in Italia. Dunque l’ “Equo e Solidale” mira a costruire rapporti economici improntati a rispetto dei diritti umani, alla solidarietà, alla salvaguardia dell'ambiente e alla trasparenza dell'attività economica. Tutto questo avviene garantendo: un agire nel rispetto dei diritti dei lavoratori migliorando le loro condizioni di vita; aumentando l'accesso al mercato, pagando loro un prezzo equo,in modo da consentire il soddisfacimento dei bisogni essenziali ed un livello di vita dignitoso, assicurando continuità nelle relazioni commerciali, promuovendo opportunità di sviluppo, organizzando rapporti commerciali nel rispetto della dignità umana, sostenendo
l'autosviluppo economico e sociale, tanto che il prezzo viene preferibilmente stabilito insieme dal produttore e dall’importatore; raggiungendo dunque la piena dignità del lavoro che vuol dire un ambiente di lavoro benefico e senza il ricorso allo sfruttamento del lavoro minorile. La solidarietà emerge da progetti di rilevante impatto sociale di cui possa beneficiare tutta la comunità (es. scuole, ospedali, miglioramento delle condizioni e delle tecnologie di lavoro …) svolgendo un'azione educativa e politica, divulgando informazioni sui meccanismi economici di sfruttamento, favorendo e stimolando nei consumatori la crescita di un atteggiamento alternativo al modello economico dominante e la ricerca di nuovi modelli di sviluppo, aumentando la consapevolezza dei consumatori affinché possano esercitare il proprio potere di acquisto in maniera positiva; oltre che stimolare le istituzioni a compiere scelte economiche e commerciali a difesa dei piccoli produttori, della stabilità economica e della tutela ambientale, effettuando campagne di informazione e pressione affinché cambino le regole e la pratica del commercio internazionale convenzionale e promuovendo un uso equo e sostenibile delle risorse ambientali. Si può parlare così di “rispetto dell'ambiente” e promozione di uno sviluppo sostenibile in tutte le fasi di produzione e commercializzazione, privilegiando produzioni biologiche, l'uso di materiali riciclabili, e processi produttivi e distributivi a basso impatto ambientale. L’adozione di strutture organizzative democratiche e trasparenti in tutti gli aspetti dell'attività in cui si garantisce una partecipazione collettiva al processo decisionale ed il coinvolgimento dei produttori di base, volontari e lavoratori nelle decisioni che li riguardano; si realizza così una democrazia nel processo di lavoro. tutti i prodotti provengono, infatti, da comunità, villaggi e cooperative attente alla reale partecipazione alle decisioni da parte di tutti i lavoratori; la trasparenza del prezzo è fondamentale, affinchè il consumatore sia consapevole e pienamente informato sulla composizione del prezzo finale del prodotto. Per quanto riguarda Il mercato internazionale: se il commercio equo fosse consistito solo nel fatto di pagare un po' di più i produttori del sud del mondo non avrebbe fatto molti passi in avanti;la forza del fair trade, infatti, consiste nella creazione di nuove relazioni sociali tra produttori del sud e compratori del nord. Relazioni complesse, qualche volta conflittuali, ma che si collocano nell'arcipelago dell'economia sociale o civile con una forte innovazione rispetto alla storia del movimento delle cooperative. La differenza rispetto a queste esperienze consiste innanzitutto nell'approccio "globale", nell'aver creato dei network internazionali che sono costitutivi dell'attività del" fair trade", mentre le pur importanti esperienze storiche del mondo delle cooperative avevano sempre una base locale ed un legame nazionale. Il legame internazionale, invece, fa sì che il fair trade non si limiti a creare spazi di mercato alternativo rispetto a quello capitalistico, ma continui a giocare un ruolo di denuncia e attraverso la partecipazione /promozione di campagne internazionali per la difesa dei diritti dei lavoratori del sud.
È dunque corretto affermare che il fair trade rappresenti uno dei tentativi più significativi di rispondere alla sfida del capitalismo globale attraverso la creazione di spazi di lavoro e consumo alternativi. Innanzitutto, sul piano salariale le condizioni dei lavoratori collegati al fair trade sono nettamente migliori di quelle dei lavoratori che sono dipendenti di imprese locali o di filiali di imprese multinazionali che, va ricordato, da sole controllano circa il 50% degli scambi internazionali. Inoltre, le cooperative o comunità collegate con il fair trade ricevono un credito all'ordine che gli consente di acquistare la materia prima, per avviare la produzione; Questo è un fatto di estrema rilevanza per i produttori del sud del mondo. Inoltre, Dalle storie raccontate dai protagonisti del fair trade, vale a dire i circa 800 partner commerciali di 45 paesi del sud emerge un fenomeno inquietante: la diffusione e il peso dell'usura. Spesso la chiusura di piccole unità produttive locali è determinata, dal peso dell'usurario che la fa da padrone in sistemi dove sono totalmente assenti i canali del credito bancario. Infine non va sottovalutato il fatto che negli accordi con i partner commerciali del sud viene da diversi anni introdotta una clausola sociale che prescrive di destinare una quota del fatturato al miglioramento delle condizioni di vita della comunità. È evidente che questa opportunità è condizionata da una gestione efficiente delle imprese sociali del sud che a sua volta è legata ad una domanda "etica" dei consumatori del nord.

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