03/09/2026
3 SETTEMBRE 1982
Palermo, via Carini, le nove e un quarto di sera. Una A112 viene affiancata e crivellata di colpi. Dentro c’è il prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, al volante c’è sua moglie Emanuela Setti Carraro. Muoiono subito. Dall’auto di scorta scende l’agente Domenico Russo, colpito anche lui: morirà in ospedale dodici giorni dopo.
Emanuela aveva trentun anni. Domenico ne aveva trentuno.
Prima di essere «il generale», Dalla Chiesa era stato un ragazzo di ventitré anni. Estate 1943, sottotenente dei carabinieri a San Benedetto del Tronto. Dopo l’8 settembre si rifiuta di dare la caccia ai partigiani, nasconde le armi ai tedeschi, protegge partigiani e prigionieri alleati. Finisce sulle liste nere delle SS e a dicembre passa le linee.
Si insedia prefetto di Palermo il 30 aprile 1982: lo stesso giorno in cui la mafia uccide Pio La Torre. I poteri che aveva chiesto non arrivano mai. Centoventisei giorni dopo è morto.
Il 10 agosto, meno di un mese prima dell’agguato, aveva detto a Giorgio Bocca:
«Si uccide il potente quando avviene questa combinazione fatale: è diventato troppo pericoloso ma si può uccidere perché è isolato.»
Il giorno dopo, in via Carini, qualcuno lasciò un cartello: «Qui è morta la speranza dei palermitani onesti».
Onore a Carlo Alberto Dalla Chiesa, Emanuela Setti Carraro, Domenico Russo.
ANPI Palermo "Comandante Barbato"