28/09/2026
Oggi vi proponiamo l'intervista che la tv libanese MTV ha fatto alla dottoressa Hind Kabawat (Ministra degli Affari Sociali e del Lavoro della Siria) nella trasmissione "The Haya Show".
E' una trasmissione dedicata alle esperienze, ai successi e ai percorsi di leadership delle donne arabe, la conduttrice è la giornalista libanese Haya Merhej.
E' un altro modo per conoscere cosa sta succedendo in Siria, dalla voce di una delle sue protagoniste più importanti.
Fateci sapere cosa ne pensate, e che curiosità avete sulla Siria.
https://youtu.be/jl_e_KhWQ6I?si=uGqP6yLfQwd1WW46
Hind Aboud Kabawat
Sul ruolo delle donne e la leadership
D. Lei è l'unica donna del nuovo governo siriano. Come vive questa responsabilità?
R. Non mi considero l'unica donna al tavolo delle decisioni. Oggi lavoriamo come una squadra. Le decisioni vengono prese collettivamente e il principio che ci guida è quello della leadership di servizio. Non esiste il ministro o la ministra che agisce da sola: esiste un gruppo che lavora insieme per il Paese.
D. Qual è la sfida più grande che state affrontando?
R. Il dolore della popolazione. Dopo quattordici anni di guerra e decenni di sofferenza, la gente è stanca. Il nostro compito è alleviare questo dolore e restituire speranza.
Economia e lavoro
D. La Siria attraversa una crisi economica profonda e la disoccupazione resta elevata. Quali sono le vostre priorità?
R. Stiamo lavorando come parte di uno sforzo governativo complessivo. L'obiettivo è migliorare progressivamente i salari e, allo stesso tempo, rafforzare le competenze delle persone affinché possano accedere a maggiori opportunità lavorative. Non si può ricostruire tutto in un anno e mezzo, ma si può costruire una direzione.
D. È soddisfatta dei risultati raggiunti finora?
R. Sono una persona ottimista. Vedo quanto impegno mettono i funzionari pubblici, spesso in condizioni molto difficili. Quando si lavora con il cuore, si possono ottenere risultati anche con risorse limitate.
Politiche sociali
D. La guerra ha lasciato un numero enorme di orfani, vedove, sfollati e bambini vulnerabili. Come affrontate questa realtà?
R. Abbiamo iniziato cambiando il linguaggio. Le parole contano. Non vogliamo definire le persone con termini che le feriscano o le stigmatizzino. Parallelamente stiamo sviluppando programmi di sostegno e centri di accoglienza dedicati ai bambini di strada, agli anziani, alle persone con disabilità e a coloro che hanno perso il sostegno familiare.
D. Qual è l'approccio verso i bambini che vivono in strada?
R. Non basta offrire un aiuto temporaneo. Occorre fornire protezione, istruzione, supporto psicologico e formazione professionale. Lavoriamo insieme ad altri ministeri e alla società civile per affrontare il problema in modo strutturale.
Droga e marginalità sociale
D. Lei parla spesso della necessità di costruire una “Siria senza droga”.
R. Credo che il contrasto alle droghe debba essere una priorità nazionale. La dipendenza distrugge individui e comunità. Stiamo lavorando sul fronte della prevenzione, della sensibilizzazione e del recupero delle persone coinvolte.
Rifugiati e sfollati
D. Qual è il principale ostacolo al ritorno dei rifugiati siriani?
R. La distruzione. Molte persone desiderano tornare, ma trovano città devastate e infrastrutture inesistenti. Il ritorno volontario richiede sicurezza, servizi e prospettive di vita dignitose.
D. È fiduciosa sul futuro?
R. Sì. I siriani hanno dimostrato una straordinaria capacità di resistenza. La ricostruzione sarà lunga, ma la dignità e la volontà di ricominciare sono ancora intatte.
Democrazia e istituzioni
D. Nel suo ufficio non c'è alcuna fotografia del presidente. È una scelta simbolica?
R. Sì. Veniamo da una lunga esperienza di culto della personalità. Oggi vogliamo istituzioni che siano più importanti delle persone. Il nostro compito è servire i cittadini, non costruire simboli attorno ai leader.
D. Crede che la Siria possa diventare una democrazia pluralista?
R. È sempre stato il nostro obiettivo. Vogliamo pluralismo politico, libertà di espressione e istituzioni solide. Nessuno dovrebbe governare per sempre.
Giustizia e memoria
D. Che tipo di giustizia chiede per le vittime della guerra?
R. Una giustizia fondata sul diritto. Rifiutiamo la vendetta. Sono le istituzioni giudiziarie e i tribunali a dover determinare le responsabilità. La ricostruzione dello Stato passa attraverso il rispetto della legge.
Convivenza e cittadinanza
D. Lei rifiuta spesso l'espressione “minoranze”. Perché?
R. Perché preferisco parlare di cittadini e cittadine siriani. La Siria è fatta di una pluralità di comunità religiose, etniche e culturali, ma la cittadinanza deve essere il principio che unisce tutti.
D. Comprende le paure delle diverse comunità religiose?
R. Certamente. Dopo tanti anni di conflitto, la paura è diffusa. Tuttavia la vera garanzia non è l'appartenenza confessionale di un ministro o di un funzionario. La garanzia è uno Stato di diritto forte che protegga tutti.
Vita privata e valori personali
D. Che cosa ha imparato dai suoi genitori?
R. Da mio padre ho imparato l'integrità, il dialogo e l'apertura verso gli altri. Da mia madre il valore dell'istruzione e dell'impegno a favore delle donne.
D. Quanto è importante il sostegno della sua famiglia?
R. Fondamentale. Mio marito è il mio principale sostenitore. Senza il suo incoraggiamento non sarei qui oggi.
Messaggio alle donne siriane
D. Quale consiglio darebbe alle donne che vogliono assumere ruoli di leadership?
R. Studiare, lavorare e credere nelle proprie capacità. Qualunque cosa si faccia, bisogna metterci il cuore. Quando si crede veramente in ciò che si fa, è possibile superare ostacoli che sembrano insormontabili.
D. Come vorrebbe essere ricordata?
R. Come una persona che ha contribuito a creare leggi migliori, soprattutto per le donne, le persone con disabilità e le categorie più vulnerabili della società.
Tratto liberamente da MTV LEBANON
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Traduzione e adattamento a cura di : Dott Abdallah Kabakebbji, commissione social media del Fois
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