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Associazione Huesera Sportello antiviolenza: accoglienza, sostegno psicologico e legale, orientamento e invio ai servizi

06/02/2026

ROMA (attualità) - Manifestazioni in tutta Italia per difendere i diritti acquisiti con la Legge 66/1996 ilmamilio.it - contenuto esclusivo

23/01/2026

Questa storia è una vergogna dall’inizio alla fine.

A novembre la Camera approva all’unanimità una riforma sul reato di violenza sessuale.

Maggioranza e opposizione insieme. Un testo che introduce un principio semplice, già scolpito nelle sentenze della Cassazione: senza consenso libero e attuale, è stupro.

Giorgia Meloni ci mette la faccia. Elly Schlein pure. Tutte e tutti d’accordo.

Doveva essere approvato al Senato il 25 novembre, Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

E invece no.

Arriva al Senato e la Lega fa marcia indietro, minacciando di far saltare il testo.

Perché? Qual è il problema?

Il problema, dicono, è che le donne potrebbero usare il consenso per vendicarsi. Per incastrare qualche povero innocente.

Ecco. Questo è il livello.

Evidentemente questi signori non hanno la più pallida idea di cosa significhi affrontare un processo per stupro in questo Paese.

Significa mesi, anni, di domande. Centinaia, migliaia di domande.

Cosa indossavi?
Quanto avevi bevuto?
Perché sei uscita con lui?
Perché non hai urlato?
Perché non sei scappata?
Perché non l’hai denunciato subito?
Perché ci hai messo tre giorni, una settimana, un mese?

Significa essere trattate da imputate mentre sei la vittima.

Significa sentirti chiedere se magari, in fondo, un po’ te la sei cercata.

Questo è un processo per stupro in Italia.

E secondo la Lega il problema sono le donne che si inventano tutto per vendetta.

Ma andiamo avanti. Perché il peggio deve ancora ve**re.

Dopo mesi di attesa, oggi arriva il nuovo testo. Riscritto da Giulia Bongiorno, senatrice leghista, presidente della commissione Giustizia.

E sapete cosa hanno fatto?

Hanno tolto la parola consenso e il consenso libero e attuale.

Non esistono più. Spariti, via.

Ora si parla di “dissenso” e di “volontà contraria”, che deve essere “valutata tenendo conto della situazione e del contesto”.

Capite cosa significa?

Significa che se vieni stuprata, sta a te dimostrare che hai detto no. Che hai detto no abbastanza forte. Che il contesto permetteva di dire no. Che la situazione era tale per cui avresti potuto dire no.

Ma non è finita.

Perché oltre a togliere il consenso, hanno pure abbassato le pene rispetto alla versione originaria del testo.

Prima: da 6 a 12 anni.

Ora: da 4 a 10 anni.

A meno che non ci sia minaccia, violenza o abuso di autorità.

Tradotto: se non ti hanno picchiata, se non ti hanno puntato un coltello alla gola, se non eri sotto ricatto, allora lo stupro è di serie B. E la pena si riduce.

Tutto questo firmato da una donna, Giulia Bongiorno.

E benedetto dal silenzio di un’altra donna, Giorgia Meloni, che oggi, di fronte a questo scempio, tace.

Allora la domanda è una sola.

A cosa serve avere una presidente del Consiglio donna se sulle donne fa come o peggio degli uomini?

A cosa serve se quando la Lega smonta una legge contro lo stupro, lei non dice una parola?

A cosa serve se l’unica eredità del suo governo sulle donne sarà aver tolto la parola consenso da una legge contro la violenza?

Questa è una resa. Totale, incondizionata.

Una resa agli stupratori. A chi pensa che in fondo, se non hai urlato abbastanza, un po’ te la sei cercata.

E la firmano due donne.

Vergogna.

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21/09/2025

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04/03/2025
Insieme: Donne che sostengono le Donne. Finanziato dalla Fondazione Prosolidar - cod.prog. 694
19/01/2025

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28/12/2024

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Progetto "Insieme: Donne che sostengono le Donne" Ristrutturazione e messa a norma dei locali e della cucina dell’associ...
23/10/2024

Progetto "Insieme: Donne che sostengono le Donne"
Ristrutturazione e messa a norma dei locali e della cucina dell’associazione al fine di ottenere l’accreditamento per lo svolgimento di corsi di catering e cucina per donne
Progetto finanziato dalla Fondazione Prosolidar

30/05/2024

Incontro, ascolto, scambio.
Questa mattina abbiamo ospitato nella sede della Casa delle Donne Lucha y Siesta in via Lucio Sestio 10, il terzo momento di formazione del Tavolo interistituzionale sulla violenza di genere del V Municipio di Roma Capitale.
Accoglienza, valutazione del rischio, ma soprattutto costruzione di una rete, consapevole delle radici culturali della violenza patriarcale, sono gli strumenti per agire cambiamento e limitare i danni della vittimizzazione secondaria e istituzionale.
Grazie a V Municipio Via Prenestina 510 Policlinico Casilino Associazione Huesera Cooperativa Nuove Risposte GML GiuridicaMente Libera Tatiana Procacci Rossella Belmonte Assolei Sportello Donna Onlus

30/10/2023

Ieri, 17 ottobre, la Giunta regionale ha votato la delibera che dispone lo svuotamento della Casa delle donne Lucha y Siesta, il ricollocamento dei nuclei accolti, la ristrutturazione e la messa a bando.
Un programma che poco ha a che fare quindi con la politica di contrasto alla violenza di genere, anzi, che si colloca dalla parte di chi la violenza la agisce.
Le dichiarazioni dell'amministrazione Rocca denotano, infatti, una scarsa conoscenza - o una sua strumentale omissione - del processo virtuoso portato avanti negli ultimi 4 anni da una comunità larga e trasversale che ha riconosciuto e difende l’esperienza di Lucha y Siesta, non come problema, ma come Bene Comune. Questo ci preoccupa, ma non sorprende purtroppo, perché prodotto di una miopia politica incapace di leggere la complessità dei dati che vengono pubblicati a ridosso di ogni sacrosanto 25 novembre. La ricetta è sempre la stessa: anziché valorizzare e sostenere le associazioni che sensibilizzano e lavorano a contrasto della cultura dello stupro e della violenza, ancora si rimproverano le associazioni stesse di non aver trovato la soluzione adeguata, dentro a regole strette e limitate, che hanno visto spiragli di azione, solo grazie ai 70 anni di lotte femministe e transfemminste. Il che fa specchio con quanto apprendiamo dalle persone che si rivolgono ai Centri Antiviolenza o che leggiamo sui giornali di cronaca in merito al fenomeno della vittimizzazione secondaria: l’obiettivo è sempre spostare l’attenzione non sulle cause del fenomeno in sé ma su di chi lo subisce, perché altrimenti sarebbe nuovamente palese la complicità data dall’inadempienza delle Istituzioni nel preve**re il fenomeno stesso. Forse è il caso di ribaltare la narrazione ancora una volta, e capire come mai per 15 anni in una città come Roma esiste una Casa delle donne* che svolge un ruolo che dovrebbero avere altri enti pubblici. Come mai nonostante la Convenzione di Istanbul sia stata ratificata anni fa, ancora la Capitale del Paese è così carente di posti letto per persone che devono fuggire da situazioni di violenza. Come è possibile che a pagarne il prezzo siano ancora una volta le donne* e le reti che le sostengono.
L'associazione Casa delle donne Lucha y Siesta non è nell'illegalità tanto che si è fatta portavoce di questa ampia comunità dalla pubblicazione della Convenzione, favorendo e facilitando il percorso Istituzionale con la Regione Lazio.
A dimostrazione, ci preme anche ricordare che proprio la giunta Rocca ha recentemente richiesto il pagamento delle utenze in base alla Convenzione pubblicata a cui l'Associazione ha ottemperato.

La revoca della Convenzione e le conseguenti dichiarazioni della giunta Rocca giungono dopo mesi di silenzio assordante alle richieste d'incontro mosse da tutta la rete antiviolenza regionale. Al contrario tante voci si sono alzate in difesa di un'esperienza preziosa che non può essere ridotta a mero servizio da mettere a bando.
La storia della Casa delle donne Lucha y Siesta sembra ripetersi con attacchi violenti e ciechi che non ne riconoscono il valore irrinunciabile in una società civile e democratica.
Anche questa volta rifiutiamo il ruolo di vittime e rilanciamo insieme a tutta la meravigliosa comunità che anima e sostiene l'esperienza di Lucha y Siesta: pretendiamo un incontro con l'istituzione regionale perché siamo la rete competente che porta avanti il contrasto alla violenza in questa Regione, perché non delegheremo a slogan vuoti e a politiche assistenzialistiche l'autodeterminazione di chi ha la forza di uscire dalla violenza, perché siamo corpo collettivo resistente, perché siamo tutt3 Lucha y Siesta.

Indirizzo

Viale Giovan Battista Valente N. 117
Rome

Telefono

+393534379251

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