Progetto di recupero cibo - YOUFOOD
Resistenza Antispreco
Fra bollette, affitti, cibo e quant'altro non si riesce ad arrivare alla fine del mese, e a volte si arranca anche all'inizio. C'è chi è in un buco in affitto, chi ospite da amici, in alloggi improvvisati, dentro stabili abbandonati e chi è per strada. Oltre alle difficoltà legate ai costi della casa, non tutti riescono ad accedere con fa
cilità al cibo, che è un bene primario.
È enorme il quantitativo di generi alimentari che quotidianamente vengono gettati nella spazzatura, benché ancora adatti al consumo. In Italia sono 10 milioni all'anno le tonnellate di cibo sprecato e l'altra faccia della medaglia sono tutte le persone che soffrono la fame. Gli sprechi alimentari gravano sul clima, sulle risorse idriche, sul suolo e sulla biodiversità. Ogni anno, il cibo che viene prodotto, ma non consumato, sperpera un volume di acqua pari al flusso annuo di un fiume come il Volga; utilizza 1,4 miliardi di ettari di terreno, quasi il 30 per cento della superficie agricola mondiale, ed è responsabile della produzione di 3,3 miliardi di tonnellate di gas serra. Quindi recuperare il cibo abbassa la produzione e quindi anche lo spreco di risorse e l'inquinamento. Inoltre, come ragionamento etico, non possiamo permettere che un terzo di tutto il cibo che viene prodotto nel mondo vada perduto, quando vi sono 870 milioni di persone che soffrono la fame.
È fondamentale osservare criticamente tutto il ciclo produttivo dei beni alimentari: dalla coltivazione, alla raccolta, fino alla distribuzione. Molti dei prodotti che acquistiamo nei mercati e supermercati e che mettiamo sulle nostre tavole, così come gli alimenti sprecati che cerchiamo di recuperare, provengono da una filiera produttiva che cerca di aumentare al massimo il profitto e ridurre al minimo i costi della manodopera; è la Grande Distribuzione Organizzata che, in primis, decide e impone i prezzi ai produttori, generando una "catena di sfruttamento". Le dinamiche di sfruttamento dei braccianti nei campi implicano gravi fenomeni, come quello del lavoro nero, del caporalato e della criminalità organizzata. Anche i facchini e i driver dei comparti della logistica - il cui lavoro garantisce la distribuzione e la consegna delle merci - sono vittime del sistema delle cooperative, percepiscono salari bassissimi, sono sottopagati rispetto alle ore effettivamente effettuate, hanno turni e carichi di lavoro massacranti, non vedono rispettati i più basilari diritti lavorativi (TFR, ferie, malattie, etc.). Questo progetto vuole creare un momento in cui, oltre a costruire pratiche di recupero, vengano integrate iniziative e laboratori sociali dove ognuno potrà ascoltare, lavorare, imparare, divertirsi, conoscere. Parliamo, ad esempio, di laboratori di panificazione, riciclo, riuso, di momenti di musica, teatro, animazione per bambini, svago e autoformazione. Al fine di promuovere la consapevolezza ecologica, ottenere un'economia più etica, permettere la costituzione di una rete sociale, le pranzi popolari sono spesso accompagnate da un tema che vuole lasciare spazio alla discussione. Insomma oltre al cibo cercare di dare degli strumenti per autogestirsi e risparmiare, riuscendo così a respirare. Il progetto si collega ad un'ottica comunitaria in cui ogni individuo del quartiere potrà stringere rapporti scambiando competenze, oggetti e amicizia, ricavandone conforto e mutualità. Non si deve avere paura di chiedere aiuto, si deve scavalcare quel muro di vergogna e non chiudersi dietro una parvenza di tranquillità. Non deve fare paura a nessuno il giudizio altrui, perchè il nostro peggior giudice siamo noi stessi. Chiediamo a tutti e tutte di aiutarci nel rendere questo progetto possibile ed in futuro di integrarlo per farlo crescere con l'apporto di chiunque voglia partecipare ed aiutare, con attività e competenze che ognuno di noi può dare. Come puoi aiutarci:
- Segnalaci negozi o mercati dove poter recuperare del cibo
- Vieni a cucinare con noi, più siamo meglio stiamo
- Porta le tue competenze e condividile con tutti, con un laboratorio, una discussione, una proiezione, suonando, danzando o facendo teatro.
- Se hai prodotti che si conservano portaceli, come: olio, pasta, scatolame, spezie, etc. Se vuoi aiutarci o partecipare al progetto scrivi a:
- email [email protected]