04/09/2026
LA COMUNICAZIONE OLTRE LA COERCIZIONE: PERCHÉ RIFIUTO IL COLLARE A STRANGOLO
Il vero traguardo nella relazione con un cane non è la sottomissione meccanica, ma la costruzione di un binomio basato su fiducia, ascolto e rispetto reciproco. Usare un collare a strozzo come strumento quotidiano su un cane equilibrato non è educazione: è una scorciatoia coercitiva che maschera le lacune comunicative del conduttore (o dell'addestratore che lo consiglia).
Una discussione tecnica: "Scorrimento" o "Strangolo"?
Anzitutto c'è da dire che la definizione "collare a scorrimento" (in uso in Italia da qualche anno per definire questo strumento) è tecnicamente completamente sbagliata.
Esso infatti si definisce "choke collar": letteralmente "collare a soffocamento" (tradotto in Italiano con "strangolo" oppure "strozzo"), così come da brevetto ufficiale del 1952 di L.S. Elsinger.
Il "guinzaglio a scorrimento", altresì detto "retriever", è infatti cosa completamente diversa, tanto nel come è fatto, quanto nel suo uso. Il retriever, che anzitutto è un "guinzaglio" e non un "collare", è una corda liscia che, passando per un anello di metallo, "scorre" liberamente, a differenza di una catena. Inoltre il suo scopo non è in nessun modo quello di "stringere" fino al soffocamento del cane, ma esattamente il contrario, ossia quello di "poter essere allargato", in modo da essere inserito in maniera più facile. Per questo è ampiamente utilizzato sia nell'accalappiamento di cani vaganti, sia per quei cani che non sono particolarmente manipolabili. Esso è inoltre dotato di un "fermo" (che va regolato prima) che serve proprio per non rischiare di strangolare il cane.
Il collare a strangolo è invece qualcosa di completamente diverso. Potremmo infatti più correttamente definirlo come un rudimentale "meccanismo a scatto". È costituito da una catena ad anelli, generalmente di forma ovale, che "scattano" ogni volta che viene data una trazione, producendo anche un tipico rumore (un "clic") ad ogni tirata. Ciò che il cane impara è a riconoscere il semplice "clic" e, dunque, a reagire a questo attraverso un meccanismo di condizionamento operante.
Ad ogni trazione corrisponde un livello maggiore di disagio per il cane: a partire da un semplice fastidio, per arrivare finanche allo svenimento a causa della mancanza d'aria (ipossia).
Come funziona realmente: punizione e rinforzo negativo
Il collare a strangolo può avere soltanto 2 funzioni:
punizione positiva: ossia somministrare al cane uno stimolo spiacevole, per esempio se il cane mette in atto un comportamento indesiderato;
rinforzo negativo: ossia, una volta ben stretto, provocare una sensazione di sollievo quando viene rilasciato.
Non si può "gratificare" o "rinforzare" positivamente attraverso questo strumento. Per questo si può dire che è uno strumento esclusivamente punitivo.
In questo, il dispositivo a strangolo è esattamente uguale ai collari ad impulsi elettrici. Entrambi si basano sugli stessi principi: somministrare all'animale, in maniera controllata, degli impulsi fastidiosi. Nel primo caso attraverso diversi livelli di trazione, nel secondo attraverso la regolazione del voltaggio. Paradossalmente, un collare elettrico a basso voltaggio potrebbe essere perfino meno fastidioso di uno a strangolo: lo stimolo elettrico provoca soltanto un dolore cutaneo, mentre lo strozzo provoca anche una sensazione di mancanza d'aria (ipossia) che è certamente, a livello emotivo, peggiore.
🚫 Perché lo Strozzo Quotidiano è un Cortocircuito Educativo
Promuovere l'uso continuo di strumenti aversivi nella quotidianità va contro i principi della moderna etologia e del benessere animale per diversi motivi fondamentali:
Danni Fisici: L'uso prolungato, le strattonate e la tensione costante sul collo possono causare danni cronici alla trachea, alla tiroide, alla colonna vertebrale e aumentare pericolosamente la pressione intraoculare dell'animale.
Soppressione, non Apprendimento: Lo strozzo inibisce il comportamento indesiderato attraverso la paura o il fastidio, ma non insegna al cane cosa fare di corretto in alternativa. In questo modo non c'è una reale crescita cognitiva o relazionale.
Deterioramento della Relazione: Se il controllo in passeggiata si basa sull'evitamento di uno stimolo negativo, viene a mancare quell'interazione profonda e volontaria che rende la convivenza davvero sicura ed equilibrata. In questo modo si insegna al cane la cosiddetta "indifferenza agli stimoli esterni", ovvero si ottiene un animale passivo di fronte a ciò che gli succede attorno, mosso solo dal timore della correzione.
🐕 Il Vero Ruolo del Professionista
Un professionista cinofilo ha il dovere morale e tecnico di fornire al cliente gli strumenti per capire e comunicare con il proprio cane.
Anche nei delicati contesti di recupero comportamentale, come all'interno dei canili o nel lavoro con animali recuperati dal randagismo che hanno perso fiducia nell'essere umano, l'obiettivo finale deve sempre essere quello di ripristinare l'equilibrio psicofisico. Una volta superata l'emergenza, il cane deve essere accompagnato verso una gestione ordinaria basata sull'intesa. Chi propone il collare a strozzo come "soluzione facile" per la vita di tutti i giorni sta effettivamente ammettendo un proprio limite: l'incapacità di creare una motivazione reale e collaborativa nel cane.
Perché lo rifiuto per i miei cani: una scelta di vita
Fatta questa premessa, perché non uso con i miei cani il dispositivo a strangolo? Non lo uso per lo stesso identico motivo per cui non uso un collare elettrico.
Non voglio che il mio cane impari ad avere sempre addosso uno strumento che gli fa costantemente sapere che potrebbe arrivargli una punizione, o che potrebbe in ogni momento trovarsi sotto una improvvisa costrizione delle vie aeree. Non penso che la minaccia di una punizione debba far parte, in maniera sistematica, della vita dei miei cani.
Non lo uso, semplicemente, perché quando ho deciso di vivere con dei cani l'ho fatto perché sono completamente affascinato dal loro modo di percepire e interessarsi al mondo. Amo quella loro capacità immediata di dimostrare sempre chi sono e come sono, senza vergogna, senza paura. Mi affascina l'immediatezza nell'inseguire un interesse, senza badare a ciò che gli altri dicono.
Ho scelto di vivere con dei cani perché ho trovato in loro una famiglia e degli amici, e agli amici non tengo continuativamente addosso uno strumento che gli faccia capire che posso sempre punirli a mio piacimento.
Se c'è qualcosa che agita, preoccupa o rende reattivi i miei cani, preferisco che sappiano che io ci sono e che li tutelo da ciò che li preoccupa, piuttosto che sappiano che posso sempre punirli se non fanno ciò che dico.
Quando ho deciso di vivere con dei cani ho deciso che mille volte avrei preferito cambiare la mia vita per adattarla ai loro bisogni, che non cambiare il loro carattere per adattarli alla mia vita. Ho deciso che il cambiamento deve essere reciproco e non soltanto richiesto.
La differenza sta tutta qui. C'è chi ama i cani per come sono, per come si interessano ad ogni cosa del mondo. E poi c'è chi preferisce che il proprio cane sia indifferente al mondo ed esegua soltanto comportamenti prestabiliti e imposti dall'alto.
Non è una questione di strumenti. Sono scelte di vita. Significa scegliere quanto sei disposto a cambiare te stesso per adattarti ai suoi bisogni, oppure quanto vuoi che cambi il cane per adattarsi alla tua vita, qualunque essa sia.
C.Francesco