17/10/2026
🌿🐗 DALLA TUTELA COSTITUZIONALE DELLA FAUNA SELVATICA AL FALLIMENTO GESTIONALE E DELL'EMERGENZA PSA 🌿🐗
Il presente documento costituisce un'analisi integrata e approfondita sulle criticità dell'attuale approccio istituzionale e normativo nei confronti della fauna selvatica. Basato su evidenze ecofisiologiche, dati epidemiologici ufficiali e principi giuridici di rango costituzionale, il dossier intende smontare le inefficaci politiche di eradicazione (venatorie o chimiche) e denunciare le gravi incongruenze nella gestione dell'emergenza Peste Suina Africana (PSA).
⚖️ 1. Dal Paradigma della "Gestione" alla Tutela Costituzionale (Art. 9 e Art. 842 c.c.)
Il mondo scientifico e le associazioni di tutela ambientale richiedono un radicale e non più differibile cambio di paradigma: è necessario abbandonare definitivamente il concetto di "gestione" della fauna selvatica in favore di una sua reale "tutela". Gli animali selvatici non possono essere considerati ingranaggi da ricalibrare o eliminare per assecondare interessi economici e produttivi, ma devono essere tutelati e studiati nell'ottica della conservazione, nel pieno rispetto del principio fondamentale sancito dall'Articolo 9 della Costituzione.
In questa cornice giuridica, l'attività venatoria non si configura come un diritto fondamentale, bensì come una mera attività soggetta a stringenti limiti di legge. Di conseguenza, l'art. 842 del Codice Civile — che consente l'ingresso dei cacciatori nei fondi privati, rappresentando un'evidente anomalia giuridica lesiva dello *ius excludendi alios* — deve essere obbligatoriamente reinterpretato alla luce del novellato Articolo 9 della Costituzione. L'interesse costituzionalmente protetto coincide oggi, in via prioritaria, con la volontà del proprietario di escludere la caccia per preservare la fauna, la biodiversità e l'ecosistema del proprio fondo.
In questa prospettiva, è scientificamente doveroso smontare la retorica del cacciatore inteso come "bioregolatore": la pressione venatoria rappresenta l'esatto contrario. Il cacciatore agisce a tutti gli effetti come un vero e proprio *Biodistruttore* (o Bio-disruttore / Bio-perturbatore). Esattamente come in medicina e in tossicologia un "disruttore endocrino" altera in modo patologico e disturba il delicato equilibrio ormonale di un organismo invece di regolarlo, l'intervento venatorio devasta il naturale equilibrio biologico, sociale e demografico delle specie. La natura non necessita di alcuna "gestione" armata, poiché si regola da sola e possiede meccanismi perfetti di autoregolazione che funzionano in equilibrio da migliaia di anni.
📊 2. Il Falso Mito del Sovrannumero e la Realtà della Biomassa
Le politiche di abbattimento e sterilizzazione si fondano su una manipolazione concettuale e statistica: non esiste alcun reale sovrannumero delle specie selvatiche. La percezione di una presunta "invasione" o di un'emergenza demografica incontrollabile è il frutto di una costante distorsione dei dati, volta a creare allarme sociale per giustificare reiterati piani di "gestione" che assecondano precisi interessi economici, venatori e politici.
I dati globali sono inequivocabili: la biomassa dei mammiferi selvatici sull'intero pianeta rappresenta appena il 4% del totale. Il restante 96% è costituito da esseri umani e animali allevati dalla zootecnia. Non vi è, pertanto, alcuna sovrappopolazione dei selvatici; si assiste invece a una loro drastica e progressiva riduzione causata dalla pressione antropica. La fauna selvatica non viene tutelata, ma additata pretestuosamente come un impedimento alla "produzione", al punto da promuoverne l'eradicazione per sottrarre ulteriori habitat a favore dell'agricoltura intensiva per il foraggio e della zootecnia. Le attuali "emergenze" non rappresentano anomalie naturali, ma squilibri indotti dall'uomo stesso; l'unica soluzione eticamente ed ecologicamente valida è esigere un passo indietro dell'antropizzazione, cessando la persecuzione degli animali non umani.
🛑 3. Il Collasso della Gestione Venatoria e l'Alterazione Ecofisiologica
La crisi demografica del cinghiale (*Sus scrofa*) è l'esito diretto di decenni di interferenze venatorie. Tale squilibrio ha avuto origine negli anni '50, quando massicci contingenti di animali furono importati dall'Est Europa (Ungheria, Cecoslovacchia, Polonia) per scopi prettamente venatori. Incrociandosi con razze domestiche, hanno dato vita a ibridi altamente prolifici, continuamente immessi sul territorio tramite allevamenti a scopo di ripopolamento.
L'inefficacia degli abbattimenti è dimostrata dai dati ufficiali:
🔸 In Toscana (2001-2016), un incremento esponenziale della pressione venatoria ha generato un aumento della popolazione stimato in 200.000 capi e un'impennata dei danni agricoli, giunti a sfiorare i 3 milioni di euro.
🔸 In Abruzzo (ATC Vastese, 2010-2018), a un incremento del 75% degli abbattimenti è corrisposto un parallelo aumento del 72% dei danni sul territorio.
Questo cortocircuito gestionale avviene perché la caccia ignora totalmente l'ecofisiologia e la comunicazione chimica (feromoni) della specie. L'uccisione della femmina adulta dominante ("Matrona") rimuove i feromoni inibitori all'interno del branco, scatenando l'estro precoce nelle giovani femmine, tassi di fertilità altissimi e il fenomeno del poliestro (più gravidanze l'anno). Parallelamente, l'abbattimento del maschio alfa ("Salengano") lascia spazio riproduttivo ai giovani maschi satelliti, dotati di altissima carica spermatica. Sotto questo assedio costante, la specie attiva una difesa biologica abbandonando la sua naturale "Strategia K" (crescita lenta e stabile, bassa mortalità) per passare alla "Strategia r" (crescita esponenziale, maturità precoce, intensissimo e caotico turnover generazionale). L'unico fattore riequilibratore reale è il predatore naturale (il lupo), che, agendo sulle fasce deboli in funzione della disponibilità alimentare ("time shift"), garantisce il naturale invecchiamento e la stabilità demografica della popolazione.
🦠 4. L'Emergenza PSA: L'Effetto Dispersione e il Vettore Umano
L'epidemia di Peste Suina Africana (PSA) ha evidenziato in modo definitivo l'insostenibilità della caccia come strumento sanitario. La diffusione naturale del virus in una popolazione selvatica segue un modello biologico estremamente lento (circa 30-50 km all'anno).
Al contrario, le mappature epidemiologiche ufficiali (2022-2026) mostrano focolai che compaiono all'improvviso a centinaia di chilometri di distanza (es. da Roma al Piemonte), espandendosi in modo frammentato a "macchia d'olio". Questa evidenza smentisce l'ipotesi del contagio tramite selvatici e dimostra che il virus è trasportato dal vettore umano (antropico) (fuoristrada, stivali, attrezzature e spostamenti continui nei boschi). L'insistenza sugli abbattimenti si è rivelata un formidabile acceleratore del contagio: le braccate terrorizzano i branchi, innescando l'"Effetto Dispersione" (o spinta). Gli animali in fuga, spinti dal panico, si disperdono per decine di chilometri oltre il proprio home range, spargendo il virus in ecosistemi prima incontaminati.
⚠️ 5. Il Doppio Standard della Prevenzione (Ordinanza n. 4/2026)
In questo scenario, l'Ordinanza Commissariale n. 4/2026 (del 6 luglio 2026) impone un inaccettabile doppio standard normativo, palesando un evidente favoritismo corporativo:
🔸 Accanimento su Allevamenti e Rifugi: L'ordinanza stabilisce requisiti di biosicurezza severissimi per gli allevamenti suinicoli, imponendo a piccole realtà agricole semibrade spese insostenibili (recinzioni doppie invalicabili, zone filtro, sistemi di disinfezione e docce) sotto la minaccia di blocchi, divieti di ripopolamento e macellazioni immediate e senza indennizzo.
🔸 Le Zone Franche Venatorie: Paradossalmente, le strutture faunistico-venatorie (AFV e AATV) vengono esplicitamente escluse da questi obblighi. Sebbene mantengano densità artificialmente elevate di cinghiali, la mancata imposizione di rigidi controlli e disinfezioni trasforma queste ampie aree in serbatoi legali del virus (le cosiddette "zone franche"), aggravando costantemente l'emergenza epidemiologica.
A fronte di ciò, l'Associazione ha formalmente richiesto al Commissario Straordinario PSA l'immediato divieto di allevamento, detenzione e immissione della specie cinghiale all'interno delle aziende agro-venatorie.
🏡 6. La Tutela dei Rifugi Permanenti e la Richiesta del Fondo Nazionale
A subire le conseguenze economiche e burocratiche più gravi di questo doppio standard normativo sono i Rifugi Permanenti (Santuari). Tali strutture, pur avendo un rischio epidemiologico pressoché nullo per la filiera agroalimentare (ospitando animali registrati come non DPA) e pur svolgendo una funzione etica e sociale che solleva lo Stato da gravosi oneri, sono lasciate prive di tutele e costrette a operare unicamente grazie al volontariato e alle donazioni private.
Attraverso un'istanza ufficiale inviata ai Ministeri competenti, è stato richiesto:
1️⃣ L'istituzione di un "Fondo Nazionale a sostegno dei Rifugi Permanenti" per far fronte alle ingenti e sproporzionate spese di adeguamento strutturale (reti, doppie recinzioni, zone filtro) imposte dalla legge per la biosicurezza.
2️⃣ L'adozione di protocolli per l'esonero o la drastica riduzione delle spese sanitarie e veterinarie obbligatorie.
3️⃣ L'esenzione formale dalle inaccettabili procedure di abbattimento preventivo, imponendo come unica e prioritaria strada l'applicazione di rigide misure di quarantena e isolamento. L'eutanasia farmacologica, gestita dal Direttore Sanitario sotto supervisione ASL, deve rimanere l'unica opzione di fine vita praticabile in caso esclusivo di reale e conclamata infezione.
💉 7. L'Illusione delle Alternative "Etiche/GoNacon": Inattuabilità, Maltrattamento e Forzatura Specista
Se da un lato è assolutamente doverosa la ferma condanna dell'attuale gestione venatoria — che si traduce in esecuzioni sommarie, vilipendio degli animali e tutela esclusiva degli interessi economici dell'industria zootecnica — dall'altro è un grave errore logico ed etico proporre la telecontraccezione (es. vaccino GonaCon) o i distributori di esche (sistema BOS) come soluzioni "non cruente". Invocare il controllo chimico della fertilità significa cadere nella stessa logica manipolatoria di chi vuole assoggettare la fauna selvatica a uso e consumo umano, ignorando insormontabili ostacoli pratici, legali e morali.
🔸 L'inattuabilità pratica e il vuoto normativo (il mito del successo sperimentale): La proposta di utilizzare vaccini immuno-contraccettivi sulla fauna selvatica libera si scontra con una totale inattuabilità. Esiste in primo luogo un blocco legale invalicabile: in Italia il vaccino non è attualmente riconosciuto, registrato né autorizzato per l'uso in natura aperta. I presunti successi sperimentali (spesso attribuiti ai progetti della Dott.ssa Giovanna Massei con il GonaCon) omettono un dato cruciale: quei progetti hanno avuto esito positivo esclusivamente perché applicati su animali circoscritti in tenute recintate, isole o parchi chiusi. In natura aperta, senza barriere fisiche, gli animali si spostano e si mescolano continuamente. L'impossibilità di monitorare chi ha ricevuto la dose, unita all'ingresso continuo di individui fertili da altri territori, rende il raggiungimento di una copertura immunitaria statisticamente rilevante una pura utopia.
🔸 Il grave maltrattamento animale mascherato da "benessere":Definire la contraccezione chimica un metodo "rispettoso degli animali" è una profonda falsità. Questi interventi rappresentano a tutti gli effetti un gravissimo maltrattamento per le specie selvatiche. L'inseguimento per la somministrazione dei dardi, la cattura, la manipolazione e la sedazione generano traumi fisici e livelli di stress altissimi, spesso letali, sfociando frequentemente nella miopatia da cattura. Inoltre, alterare artificialmente i cicli ormonali significa snaturare radicalmente l'etologia di un selvatico, infliggendogli una condizione artificiale che lo priva della sua natura, del suo equilibrio biologico e delle sue dinamiche sociali.
🔸 La forzatura specista e la negazione dell'autodeterminazione: Dall'ottica antispecista, l'idea stessa di "gestire" la fauna selvatica — sia col fucile che con la siringa — rivela un approccio profondamente oppressivo e antropocentrico. Sostituire il piombo con la chimica si limita a modernizzare il dominio umano, senza scardinarlo. Trattare i corpi degli animali selvatici come ingranaggi da ricalibrare (per non disturbare le attività umane o l'agricoltura) è un'imposizione specista assoluta, che nega all'animale il diritto all'autonomia corporea e all'autodeterminazione, subordinando la sua esistenza e la sua libertà alle quote di tolleranza stabilite dall'uomo. Si scarica così sugli animali liberi la colpa dei disastri ecologici ed epidemici (come la PSA), causati in realtà unicamente dal sistema zootecnico e dall'antropizzazione estrema.
La fauna selvatica non va gestita, né annientata, né chimicamente sterilizzata. L'unica vera soluzione etica ed efficace è smettere di manipolare gli ecosistemi e fare un doveroso passo indietro.
🌿 RIFLESSIONE: OLTRE LA GESTIONE, VERSO LA TUTELA DELLA VITA
"L'analisi scientifica e normativa sull'attuale gestione della fauna selvatica evidenzia un fallimento profondo, che non è solo tecnico o sanitario, ma fondamentalmente etico. Ridurre la fauna a una risorsa da "gestire" — attraverso esecuzioni sommarie, piani di abbattimento o forzature chimiche — significa perpetuare una visione antropocentrica e predatoria che piega gli esseri viventi agli interessi economici dell'industria zootecnica e venatoria.
Gli animali selvatici non necessitano di essere controllati o ricalibrati come ingranaggi difettosi, ma vanno semplicemente tutelati, riconoscendo e rispettando il loro inalienabile diritto alla vita. È necessario superare la barriera specista che separa l'essere umano dal resto del mondo naturale per riscoprire una realtà biologica e morale innegabile: siamo tutti animali. Condividiamo con le altre specie lo stesso respiro, lo stesso spazio vitale e la stessa appartenenza a una comunità vivente che ci dona la nostra stessa esistenza.
La natura, se non interferita, possiede meccanismi perfetti di autoregolazione che funzionano in perfetto equilibrio da millenni. Le cosiddette "emergenze" non sono mai anomalie naturali, ma squilibri indotti dalle pressioni antropiche e dagli allevamenti. Continuare a giustificare la persecuzione dei selvatici per preservare un sistema insostenibile significa rifiutarsi di vedere la realtà.
Finché l'essere umano continuerà a calpestare questo principio di armonia e rispetto, trattando la Terra e i suoi abitanti come oggetti di dominio, continuerà inevitabilmente a essere il carnefice di se stesso. L'unica via d'uscita ecologica ed etica richiede un profondo passo indietro: smettere di manipolare gli ecosistemi e iniziare a proteggere la vita in ogni sua forma, dando finalmente piena attuazione ai principi di tutela sanciti dalla Costituzione."
✍️ Il Presidente
Ivan Mazzone
🐾 ATTIVISTI GRUPPO RANDAGIO - ODV
Associazione per la tutela animale e ambiente