Attivisti Gruppo Randagio

Attivisti Gruppo Randagio Un’associazione che cerca di difendere l’ambiente e gli animali. Di cosa si occupa l’associazione? Diffondere una cultura rispettosa verso gli animali.

ATTIVISTI GRUPPO RANDAGIO - ODV
Associazione per la tutela animale e ambiente
Sede legale: Via dei Cristofori 54, 00168 Roma (RM)
C.F.: 96504680586 | RUNTS: Iscrizione n. 161884 Con un grande rispetto per gli animali e l’ambiente, “Attivisti Gruppo Randagio” nasce con lo scopo di migliorare la nostra società. Attenti al fenomeno dei maltrattamenti , l’associazione agisce anche per sensibilizzare l

e singole persone e, al tempo stesso, coinvolgere le istituzioni. Gli attivisti sono spinti dal desiderio di fare la propria parte per rendere il mondo un posto migliore. L’associazione cerca d’intervenire per:

Sensibilizzare il pubblico, anche grazie l’educazione ambientale in ogni scuola, di ogni grado. Difendere gli ambienti naturali attraverso la lotta contro le forme d’inquinamento. Proteggere i diritti della flora e la fauna, con lotte per l’abolizione della caccia, degli allevamenti intensivi, della vivisezione, dei circhi o parchi acquatici, per esempio. Migliorare la gestione del “randagismo”, stipulando convenzioni con cliniche veterinarie e occupandosi anche dei canili e gattili. Creare un servizio di guardie zoofile ed ecologiche. Collaborare con le autorità, gli enti e le istituzioni al fine di proteggere la vita sul pianeta. Supportare stili di vita etici e sostenibili anche grazie alla creazione di spazi d’incontro (come conferenze, corsi, spettacoli e altro). Promuovere azioni giudiziarie anche costituendo parte civile.

05/09/2026

🔴 UN ATTO CRIMINALE NON SPEGNERÀ LA SPERANZA: AIUTIAMO L’OASI ARGO A RINASCERE! 🐾🔥

Le immagini che arrivano dall’Oasi Argo lasciano senza fiato e stringono il cuore.
Il rifugio è stato devastato dalle fiamme.
Tutto è andato distrutto: cucce, scorte di cibo, medicinali, recinzioni.

Ma la perdita più grande è la serenità di decine di cani randagi che, in quel luogo, avevano finalmente trovato una casa, una famiglia, un porto sicuro.

Oggi molti di loro non hanno più un tetto sopra la testa.

Come Attivisti del Gruppo Randagio Odv, condanniamo fermamente questo vile atto criminale.
Bruciare un rifugio significa colpire i più indifesi, anime pure che non hanno alcuna colpa.
Non resteremo a guardare. Presenteremo regolare denuncia alle autorità competenti affinché i responsabili di questa atrocità vengano individuati e puniti con il massimo rigore della legge.

Esprimiamo la nostra massima e totale solidarietà ai volontari dell’Oasi Argo, persone straordinarie che oggi si trovano davanti alle ceneri del proprio instancabile lavoro, ma che hanno già la forza di voler ripartire da zero. Noi siamo con voi.

ADESSO TOCCA A TUTTI NOI. NON LASCIAMOLI SOLI.
Anche una piccola donazione può fare la differenza per ricomprare cibo, farmaci e ricostruire i box.

➡️ Dona qui sulla raccolta fondi ufficiale: Raccolta Fondi GoFundMe per l'OasiArgo https://gofund.me/4cdc38210

➡️ Segui gli aggiornamenti e contatta il rifugio: Pagina Facebook OASI ARGO Se non puoi donare,

CONDIVIDI QUESTO APPELLO OVUNQUE. Facciamo sentire la voce della legalità e dell'amore per gli animali più forte della viltà di chi distrugge.

LA COMUNICAZIONE OLTRE LA COERCIZIONE: PERCHÉ RIFIUTO IL COLLARE A STRANGOLOIl vero traguardo nella relazione con un can...
04/09/2026

LA COMUNICAZIONE OLTRE LA COERCIZIONE: PERCHÉ RIFIUTO IL COLLARE A STRANGOLO

Il vero traguardo nella relazione con un cane non è la sottomissione meccanica, ma la costruzione di un binomio basato su fiducia, ascolto e rispetto reciproco. Usare un collare a strozzo come strumento quotidiano su un cane equilibrato non è educazione: è una scorciatoia coercitiva che maschera le lacune comunicative del conduttore (o dell'addestratore che lo consiglia).

Una discussione tecnica: "Scorrimento" o "Strangolo"?
Anzitutto c'è da dire che la definizione "collare a scorrimento" (in uso in Italia da qualche anno per definire questo strumento) è tecnicamente completamente sbagliata.
Esso infatti si definisce "choke collar": letteralmente "collare a soffocamento" (tradotto in Italiano con "strangolo" oppure "strozzo"), così come da brevetto ufficiale del 1952 di L.S. Elsinger.
Il "guinzaglio a scorrimento", altresì detto "retriever", è infatti cosa completamente diversa, tanto nel come è fatto, quanto nel suo uso. Il retriever, che anzitutto è un "guinzaglio" e non un "collare", è una corda liscia che, passando per un anello di metallo, "scorre" liberamente, a differenza di una catena. Inoltre il suo scopo non è in nessun modo quello di "stringere" fino al soffocamento del cane, ma esattamente il contrario, ossia quello di "poter essere allargato", in modo da essere inserito in maniera più facile. Per questo è ampiamente utilizzato sia nell'accalappiamento di cani vaganti, sia per quei cani che non sono particolarmente manipolabili. Esso è inoltre dotato di un "fermo" (che va regolato prima) che serve proprio per non rischiare di strangolare il cane.

Il collare a strangolo è invece qualcosa di completamente diverso. Potremmo infatti più correttamente definirlo come un rudimentale "meccanismo a scatto". È costituito da una catena ad anelli, generalmente di forma ovale, che "scattano" ogni volta che viene data una trazione, producendo anche un tipico rumore (un "clic") ad ogni tirata. Ciò che il cane impara è a riconoscere il semplice "clic" e, dunque, a reagire a questo attraverso un meccanismo di condizionamento operante.
Ad ogni trazione corrisponde un livello maggiore di disagio per il cane: a partire da un semplice fastidio, per arrivare finanche allo svenimento a causa della mancanza d'aria (ipossia).

Come funziona realmente: punizione e rinforzo negativo
Il collare a strangolo può avere soltanto 2 funzioni:

punizione positiva: ossia somministrare al cane uno stimolo spiacevole, per esempio se il cane mette in atto un comportamento indesiderato;

rinforzo negativo: ossia, una volta ben stretto, provocare una sensazione di sollievo quando viene rilasciato.
Non si può "gratificare" o "rinforzare" positivamente attraverso questo strumento. Per questo si può dire che è uno strumento esclusivamente punitivo.

In questo, il dispositivo a strangolo è esattamente uguale ai collari ad impulsi elettrici. Entrambi si basano sugli stessi principi: somministrare all'animale, in maniera controllata, degli impulsi fastidiosi. Nel primo caso attraverso diversi livelli di trazione, nel secondo attraverso la regolazione del voltaggio. Paradossalmente, un collare elettrico a basso voltaggio potrebbe essere perfino meno fastidioso di uno a strangolo: lo stimolo elettrico provoca soltanto un dolore cutaneo, mentre lo strozzo provoca anche una sensazione di mancanza d'aria (ipossia) che è certamente, a livello emotivo, peggiore.

🚫 Perché lo Strozzo Quotidiano è un Cortocircuito Educativo
Promuovere l'uso continuo di strumenti aversivi nella quotidianità va contro i principi della moderna etologia e del benessere animale per diversi motivi fondamentali:

Danni Fisici: L'uso prolungato, le strattonate e la tensione costante sul collo possono causare danni cronici alla trachea, alla tiroide, alla colonna vertebrale e aumentare pericolosamente la pressione intraoculare dell'animale.

Soppressione, non Apprendimento: Lo strozzo inibisce il comportamento indesiderato attraverso la paura o il fastidio, ma non insegna al cane cosa fare di corretto in alternativa. In questo modo non c'è una reale crescita cognitiva o relazionale.

Deterioramento della Relazione: Se il controllo in passeggiata si basa sull'evitamento di uno stimolo negativo, viene a mancare quell'interazione profonda e volontaria che rende la convivenza davvero sicura ed equilibrata. In questo modo si insegna al cane la cosiddetta "indifferenza agli stimoli esterni", ovvero si ottiene un animale passivo di fronte a ciò che gli succede attorno, mosso solo dal timore della correzione.

🐕 Il Vero Ruolo del Professionista
Un professionista cinofilo ha il dovere morale e tecnico di fornire al cliente gli strumenti per capire e comunicare con il proprio cane.
Anche nei delicati contesti di recupero comportamentale, come all'interno dei canili o nel lavoro con animali recuperati dal randagismo che hanno perso fiducia nell'essere umano, l'obiettivo finale deve sempre essere quello di ripristinare l'equilibrio psicofisico. Una volta superata l'emergenza, il cane deve essere accompagnato verso una gestione ordinaria basata sull'intesa. Chi propone il collare a strozzo come "soluzione facile" per la vita di tutti i giorni sta effettivamente ammettendo un proprio limite: l'incapacità di creare una motivazione reale e collaborativa nel cane.

Perché lo rifiuto per i miei cani: una scelta di vita
Fatta questa premessa, perché non uso con i miei cani il dispositivo a strangolo? Non lo uso per lo stesso identico motivo per cui non uso un collare elettrico.
Non voglio che il mio cane impari ad avere sempre addosso uno strumento che gli fa costantemente sapere che potrebbe arrivargli una punizione, o che potrebbe in ogni momento trovarsi sotto una improvvisa costrizione delle vie aeree. Non penso che la minaccia di una punizione debba far parte, in maniera sistematica, della vita dei miei cani.

Non lo uso, semplicemente, perché quando ho deciso di vivere con dei cani l'ho fatto perché sono completamente affascinato dal loro modo di percepire e interessarsi al mondo. Amo quella loro capacità immediata di dimostrare sempre chi sono e come sono, senza vergogna, senza paura. Mi affascina l'immediatezza nell'inseguire un interesse, senza badare a ciò che gli altri dicono.

Ho scelto di vivere con dei cani perché ho trovato in loro una famiglia e degli amici, e agli amici non tengo continuativamente addosso uno strumento che gli faccia capire che posso sempre punirli a mio piacimento.
Se c'è qualcosa che agita, preoccupa o rende reattivi i miei cani, preferisco che sappiano che io ci sono e che li tutelo da ciò che li preoccupa, piuttosto che sappiano che posso sempre punirli se non fanno ciò che dico.

Quando ho deciso di vivere con dei cani ho deciso che mille volte avrei preferito cambiare la mia vita per adattarla ai loro bisogni, che non cambiare il loro carattere per adattarli alla mia vita. Ho deciso che il cambiamento deve essere reciproco e non soltanto richiesto.
La differenza sta tutta qui. C'è chi ama i cani per come sono, per come si interessano ad ogni cosa del mondo. E poi c'è chi preferisce che il proprio cane sia indifferente al mondo ed esegua soltanto comportamenti prestabiliti e imposti dall'alto.

Non è una questione di strumenti. Sono scelte di vita. Significa scegliere quanto sei disposto a cambiare te stesso per adattarti ai suoi bisogni, oppure quanto vuoi che cambi il cane per adattarsi alla tua vita, qualunque essa sia.

C.Francesco

04/09/2026

Una carcassa di camoscio macellata abbandonata nel bosco, a una ventina di metri da una pista ciclopedonale molto frequentata.

Un gesto irresponsabile, senza dubbio. Ma ci permettiamo anche una riflessione un po’ più amara.

E se non fosse soltanto irresponsabilità?

Non abbiamo alcun elemento per affermarlo e, sia chiaro, non stiamo accusando nessuno.

Ma un dubbio viene spontaneo: possibile che chi abbandona resti di un animale macellato in un luogo del genere, in un territorio dove la presenza dei lupi è ben nota, non sappia che quella carcassa può diventare un’attrazione irresistibile?

E allora concedeteci una provocazione.

Se qualcuno volesse attirare i lupi vicino a strade, case e luoghi frequentati, per poter poi fotografarli e gridare «i lupi ci stanno invadendo!», «non siamo più padroni a casa nostra!», «ormai arrivano dappertutto!», cosa dovrebbe fare di molto diverso?

E magari, subito dopo, chiedere che quei lupi vengano abbattuti perché sono diventati troppo confidenti e si avvicinano troppo all’uomo.

Non sappiamo se sia successo questo. Probabilmente non lo sapremo mai.

Ma forse, quando un lupo arriva troppo vicino alle nostre case, prima di domandarci «che cosa ci fa qui?», dovremmo imparare a chiederci anche:

➡️«Che cosa abbiamo fatto noi perché venisse fin qui?»

nel primo commento il link all'articolo del Dolomiti

🦌 ANALISI ECONOMICA DELLA GESTIONE FAUNISTICO-VENATORIA IN ITALIA 🦌📂 I Finanziamenti degli ATC e il Paradosso del Soccor...
01/09/2026

🦌 ANALISI ECONOMICA DELLA GESTIONE FAUNISTICO-VENATORIA IN ITALIA 🦌
📂 I Finanziamenti degli ATC e il Paradosso del Soccorso • Dossier Ufficiale

In Italia, la gestione della fauna selvatica – definita per legge "patrimonio indisponibile dello Stato" – e l'organizzazione del prelievo venatorio sono regolate dalla Legge 157/1992. Questa normativa ha istituito gli ATC (Ambiti Territoriali di Caccia) e i CA (Comprensori Alpini).

Esistono oltre 150 ATC e CA sul territorio nazionale, organizzati su base provinciale o sub-provinciale, che operano in modo decentralizzato gestendo in totale autonomia i propri bilanci preventivi e consuntivi. Nonostante non esista un "bilancio nazionale" unico, il quadro economico e i meccanismi di finanziamento sono standardizzati e muovono cifre impressionanti.

💰 1. IL QUADRO ECONOMICO DEGLI ATC: ENTRATE E USCITE
Le disponibilità economiche degli ATC derivano da un mix di fondi privati (versati dai cacciatori) e fondi pubblici (regionali, statali ed europei).

🟢 Le Entrate:
• Quote di iscrizione: È la voce principale. Ogni cacciatore paga una quota annuale per accedere all'ATC, dai 40€ ai 150€.
• Contributi Regionali e Provinciali: Le Regioni riversano agli ATC parte dei proventi delle Tasse di Concessione Regionale.
• Fondi Europei e Bandi (PAC e PSR): Accesso ai Piani di Sviluppo Rurale.
• Art. 24 Legge 157/92: Fondo statale destinato principalmente alle associazioni venatorie riconosciute.

🔴 Le Uscite:
• Risarcimento danni all'agricoltura: Rimborsi agli agricoltori per danni da fauna.
• Interventi faunistico-ambientali: Acquisto di selvaggina per ripopolamento (fagiani, lepri) e ripristino habitat.
• Spese amministrative: Costi per sedi, personale, revisori e formazione.

📈 L'indotto totale generato dal "sistema caccia" è enorme. Secondo uno studio Nomisma (2023), l'intero ecosistema venatorio italiano (inclusa filiera armiera, abbigliamento e turismo) genera un giro d'affari annuo stimato in 8,5 miliardi di euro.

📊 2. LE CIFRE REALI E LA SOVRASTIMA DEI "DANNI": IL CASO TOSCANA
L'analisi svela spesso una narrazione distorta sulla "gravità" dei danni, utilizzata politicamente per ampliare la caccia.
In Toscana, a fronte di un danno stimato in circa 70.850 € sull'intero territorio, l'impatto risulta irrisorio considerando che nel 2020 le aziende agricole erano 52.146. Spalmando 70.000 euro su decine di migliaia di coltivatori, il danno si riduce a un normalissimo rischio d'impresa.
Il dato eclatante emerge dai bilanci dei 15 ATC toscani (dati 2025):
💶 ATC Siena Nord: saldo positivo di 959.000 €
💶 ATC Firenze Nord: saldo positivo di 844.000 €
Di fronte a bilanci che sfiorano il milione di euro per singolo Ambito, è evidente che le risorse sono esorbitanti: il "sistema ATC" siede su decine di milioni di euro.

⚖️ 3. L'INCONGRUENZA POLITICA E LEGISLATIVA: IL PARADOSSO DEI CRAS
Sebbene la fauna sia "patrimonio dello Stato", si applicano due pesi e due misure:
🔫 A. Il prelievo (iper-finanziato): Lo Stato e le Regioni garantiscono al sistema venatorio un flusso costante di milioni di euro.
🚑 B. Il soccorso (abbandonato al volontariato): Quando un animale viene ferito, il dovere di cura spetta alle istituzioni, che però delegano quasi interamente questo compito ai CRAS (Centri Recupero Animali Selvatici).

Nonostante costi altissimi (chirurgia, medicine, cibo), i CRAS ricevono convenzioni irrisorie (spesso poche migliaia di euro l'anno). Si reggono unicamente su autofinanziamento, donazioni private e abnegazione dei volontari.
🚨 Le valutazioni della politica: Le Regioni incassano milioni dalla tassa sulla caccia, ma si rifiutano di vincolarne una quota per il soccorso. È una socializzazione dei costi: il sistema caccia viene foraggiato, mentre il costo etico e materiale per tutelare il patrimonio pubblico viene scaricato cinicamente sul volontariato.

🔍 4. FONTI UFFICIALI E ANALISI COMPARATA DELLE REGIONI
I bilanci degli ATC sono atti pubblici:
🔹 Lazio (ATC RM1): Avanzo contabile di 237.141 € (confermato dai trend 2017-2023). [www.atcrm1.it]
🔹 Lombardia (ATC Pavese 3): Bilancio Preventivo 24/25, Totale Generale Entrate di 305.366,18 €. [www.atc3.it]
🔹 Puglia (ATC Brindisi A): Avanzo non utilizzato di 95.713,97 € (imputato a "Contributi danni fauna"). [www.atcbra.it]
🔹 Abruzzo (ATC L'Aquila): Entrate che superano regolarmente le centinaia di migliaia di euro. [www.atclaquila.it]

🌾 RISARCIMENTO DANNI: PIEMONTE, LOMBARDIA ED EMILIA-ROMAGNA
• Piemonte: Fondi pubblici imponenti. Per il 2024, destinati 3,6 milioni di euro (es. 355.000 € liquidati al solo ATC AT2 di Asti).
• Lombardia: Nel 2024 destinati 1,8 milioni di euro per danni.
• Emilia-Romagna, Campania, Calabria, Puglia: I danni sono pagati interamente dalle casse floride degli ATC tramite le quote dei cacciatori, senza pesare sulle Regioni.

📍 LA SITUAZIONE IN LIGURIA
I bilanci (Consuntivo 25/26 e Preventivo 26/27) mostrano che il volume finanziario di un singolo ATC ligure oscilla tra 150.000 € e 400.000 € annui:
• Entrate (Quote): 100-150 € a cacciatore.
• Uscite Ripopolamento: 35-45% del bilancio (50.000-120.000 € per lanciare fagiani/lepri).
• Uscite Danni: 20-30% del bilancio (30.000-80.000 € per risarcire l'agricoltura).

📋 TABELLA RIEPILOGATIVA UFFICIALE:
• ATC Siena Nord (Toscana): 959.000 € (Saldo 2025)
• ATC Firenze Nord (Toscana): 844.000 € (Saldo 2025)
• ATC AT2 Asti (Piemonte): 355.000 € (Fondi regionali danni 2024)
• Lombardia intera regione: 1.800.000 € (Fondi danni 2024)
• Piemonte intera regione: 3.600.000 € (Fondi danni 2024)
• Nazionale (Art. 24): 1.012.132 € annui alle Associazioni Venatorie.

🚑 FINANZIAMENTI AI CRAS: IL DIVARIO NEI SOCCORSI
• Lombardia: Stanzia per il 2026 circa 510.000 € totali (370.000 € per i soccorsi divisi su 12 province). Stanziamento strutturato, ma sproporzionato rispetto agli 1,8 milioni sborsati per i soli danni.
• Altre Regioni: Convenzioni al ribasso, con cifre forfettarie tra i 10.000 e i 25.000 euro annui per struttura. Non coprono nemmeno le spese ordinarie.

🏛️ I FONDI STATALI (IL "TESORETTO" DELL'ART. 24)
Ogni anno il Ministero distribuisce 1.012.132 euro ESCLUSIVAMENTE alle Associazioni Venatorie:
• Oltre 560.000 € a una singola federazione (Federcaccia).
• Il resto (40-180.000 €) diviso tra Libera Caccia, Enalcaccia, ecc.
• Quanti fondi vanno al soccorso o ai CRAS per statuto? ZERO.

🛑 RIEPILOGO DEL PARADOSSO ECONOMICO
1️⃣ Giro d'affari: La caccia in Italia muove 8,5 miliardi di euro annui (Nomisma).
2️⃣ Milioni per i danni: Le Regioni stanziano tra 1,8 e 3,6 milioni pubblici per i danni, oppure ci pensano i ricchissimi ATC.
3️⃣ Elemosina per il soccorso: I CRAS sopravvivono a zero fondi strutturali operando col volontariato, mentre lo Stato regala un milione di euro all'anno direttamente ai conti delle associazioni venatorie.

✍️ Attivisti Gruppo Randagio - ODV
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🔥 INCENDIO MONTE MORRONE (Abruzzo): IL COSTO DELL'INADEMPIENZA, IL DISASTRO DELLA RIFORMA MADIA E L'ABUSO DI STATO SULLA...
31/08/2026

🔥 INCENDIO MONTE MORRONE (Abruzzo): IL COSTO DELL'INADEMPIENZA, IL DISASTRO DELLA RIFORMA MADIA E L'ABUSO DI STATO SULLA FAUNA

Oltre tre settimane di roghi, centinaia di ettari di bosco e macchia mediterranea in fumo nel Parco Nazionale della Maiella e centri abitati, come Roccacasale, minacciati dalle fiamme. Ma il disastro del Monte Morrone non è solo un'emergenza ambientale: è un colossale fallimento politico, istituzionale e logistico.

Mentre l'attenzione si concentra spesso sulla caccia al singolo piromane, le indagini confermano che il rogo è partito in un'area inaccessibile. Il focus si sposta quindi dalla matrice dolosa diretta alle gravi responsabilità gestionali di chi doveva proteggere il territorio e lo ha abbandonato.

📉 IL PARADOSSO ECONOMICO E L'ASSENZA DI PREVENZIONE
La Giunta Regionale aveva dichiarato lo stato di grave pericolosità già a metà luglio, ma il Piano Antincendio Boschivo (AIB) è rimasto lettera morta. Nessuna pulizia preventiva del sottobosco, assenza di bacini idrici in quota e Comuni lasciati soli.
Il mancato investimento di poche centinaia di migliaia di euro in prevenzione ha costretto a un impiego massiccio della flotta aerea d'emergenza. In sole tre settimane, i costi hanno superato i 4,6 milioni di euro di soldi pubblici (con Canadair a ~5.000€/ora ed elicotteri Erickson a ~7.500€/ora). Un salasso inaccettabile generato dalla pura miopia politica.

🛰️ L'ANALISI SATELLITARE: IL VERO VOLTO DEL DISASTRO (MONTE MORRONE VS LUCOLI)
Due incendi, due situazioni totalmente diverse sul nostro territorio. Mettendo a confronto i dati satellitari degli incendi del Monte Morrone e di Lucoli, salta subito all'occhio una cosa importante: un incendio gigante non è sempre il più distruttivo sui boschi.
I dati del sistema di monitoraggio satellitare Copernicus Sentinel-2 ci dicono che:

A Lucoli il fuoco ha percorso un'area grandissima (1.700 ettari), ma per fortuna nell'86% dei casi è passato superficialmente senza bruciare gli alberi in profondità. La natura qui riuscirà a riprendersi molto in fretta.

Sul Monte Morrone, invece, la superficie colpita è più piccola (circa 700 ettari complessivi rilevati), ma il fuoco è stato molto più violento sulle chiome. Quasi il 70% della vegetazione è stata fortemente danneggiata, con circa 196 ettari di bosco praticamente azzerati.

Guardare solo agli "ettari bruciati" può ingannare: sono analisi come queste che permettono di capire dove intervenire prima per proteggere il terreno ed aiutare la natura a rinascere. (Come si evince dall'infografica allegata al post, file: "immagine in allegato", che mostra la mappa comparativa e la distribuzione severa dei danni).

🌲 LA FERITA DEL CORPO FORESTALE E IL FALLIMENTO DELLA RIFORMA MADIA
L'inchiesta della Procura di Sulmona punta a verificare la catena di comando, ma la verità tecnica e operativa ce la raccontano le vere sentinelle dei boschi. Ha ragione chi dice che "prima andava meglio", e non per nostalgia, ma per tecnica. La Legge 353/2000 affidò la competenza antincendio al Corpo Forestale dello Stato perché l'incendio boschivo è un fenomeno naturalistico, non urbano. La scellerata Riforma Madia ha sacrificato 200 anni di efficacia operativa sull'altare di una razionalizzazione contabile, creando un cortocircuito drammatico:

Parcellizzazione assurda: Oggi i Vigili del Fuoco spengono e i Carabinieri Forestali perimetrano e indagano dopo, su un terreno ormai sconvolto. Si è persa la fondamentale continuità investigativa.

Perdita della memoria territoriale: La storica flotta aerea del CFS, con piloti che conoscevano ogni valle, è stata sostituita da appalti a privati. Piloti bravissimi, ma che cambiano base ogni stagione, perdendo la memoria dei crinali.

Assenza di presidio capillare: I VVF, caricati di emergenze urbane e industriali, hanno caserme nei capoluoghi. Il CFS viveva nei boschi, faceva prevenzione attiva e manutenzione.

Riattivazione continua dei focolai: Spegnere un bosco richiede dissodare ceppaie, bagnare i torbai e presidiare per ore. I soccorsi attuali, sommersi da altre chiamate, spesso devono ritirarsi prima che il fuoco sia spento davvero.

Come ricorda un ex forestale d'Abruzzo: "Come un forestale non sarebbe capace di spegnere un incendio in una fabbrica, un vigile del fuoco non può essere all'altezza di un forestale in un incendio boschivo."

🐾 LA FAUNA SOTTO ATTACCO E L'OSTINAZIONE VENATORIA
In tutto questo scempio, a pagarne le conseguenze peggiori sono gli animali. La nostra fauna selvatica affronta una tenaglia letale: già in profondo stato di difficoltà a causa dei cambiamenti climatici, in fuga e denutrita per via delle fiamme, si ritrova vittima di un sistema spietato. Le Regioni continuano a legittimare azioni di distruzione, rifiutandosi di sospendere i Piani Faunistici e autorizzando l'attività di caccia anche a ridosso degli ecosistemi inceneriti. È una mattanza legalizzata.

🏛️ IL SILENZIO DI MATTARELLA E IL TRADIMENTO DELL'ARTICOLO 9
Di fronte a questa distruzione, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si dimostra il primo sordo. L'Articolo 9 della Costituzione impone in modo inequivocabile la tutela dell'ambiente, della biodiversità, degli ecosistemi e degli animali. Il Capo dello Stato ne è il garante supremo: tollerare l'inazione regionale, l'abuso di Stato che ha smantellato la tutela pubblica e i tentativi continui di legittimare la caccia in scenari d'emergenza significa voltarsi dall'altra parte mentre il patrimonio collettivo brucia, venendo meno a un preciso mandato costituzionale.

⚖️ LE NOSTRE RICHIESTE
È urgente ripensare il sistema o continueremo a spegnere le stesse fiamme senza più gli occhi di chi il bosco lo conosceva. Pretendiamo:

L'applicazione rigorosa della Legge 353/2000.

Il commissariamento per i sindaci inadempienti sui catasti incendi.

L'immediato blocco totale dei piani faunistico-venatori nei territori colpiti e limitrofi.

Chi non previene, non può lavarsi le mani davanti alla cenere.

✍️ FIRMA LA NOSTRA PETIZIONE
Non restiamo a guardare in silenzio. Facciamo valere i nostri diritti e difendiamo la fauna e i nostri boschi! Firma e condividi la petizione per chiedere il commissariamento per i sindaci inadempienti e il blocco totale dei piani faunistici:
👉 https://www.openpetition.eu/it/petition/online/difendiamo-i-boschi-bruciati-commissariamento-per-i-sindaci-e-blocco-totale-dei-piani-faunistici

Attivisti Gruppo Randagio

🛑 LA FAUNA SELVATICA È UN BENE PUBBLICO DA TUTELARE, NON DA DEPREDARE! 🛑Come Attivisti Gruppo Randagio Odv (AGR), siamo ...
29/08/2026

🛑 LA FAUNA SELVATICA È UN BENE PUBBLICO DA TUTELARE, NON DA DEPREDARE! 🛑

Come Attivisti Gruppo Randagio Odv (AGR), siamo scesi in campo per difendere i nostri animali selvatici dalle ultime decisioni della Giunta Regionale Toscana.

Insieme a Federazione Nazionale Pro Natura, Oipa,LEAL (con il prezioso supporto di Green Impact e CABS), abbiamo presentato un Ricorso al TAR Toscana contro le delibere n. 958 e n. 959 del 3 agosto 2026.

🦌 Cosa prevede il nostro ricorso?

La Regione ha approvato abbattimenti illegittimi e privi di basi scientifiche. Ecco i punti chiave della nostra battaglia:

Strage di cervi inaccettabile: Hanno autorizzato il prelievo del cervo nei comprensori A.C.A.T.E.R. in modo indiscriminato, colpendo tutte le classi di sesso ed età, incluse femmine e cuccioli.

Crudeltà sui cuccioli: Uccidendo le madri durante la fase di dipendenza, si condannano i piccoli a una morte lenta e inesorabile per inedia.

Preapertura illegittima: Abbiamo impugnato la caccia in deroga (fissata al 2 e 6 settembre 2026 per storno, piccione e tortora dal collare) perché viola la Direttiva UE Uccelli e ignora il parere dell'ISPRA.

Danni agricoli sovrastimati: I presunti "gravi danni" ammontano in realtà a soli 70.850 euro, da dividere su ben 52.146 aziende agricole toscane presenti sul territorio. Parliamo di cifre risibili e di un normale rischio d'impresa che andrebbe affrontato con l'uso di mezzi di dissuasione ecologici. Inoltre, i 15 Ambiti Territoriali di Caccia (ATC) della regione – incaricati per legge di risarcire tali danni – hanno risorse ampissime: basti pensare che dai bilanci 2025 l'ATC Siena Nord presentava un saldo positivo di 959.000 euro e l'ATC Firenze Nord di 844.000 euro. È inaccettabile giustificare la strage di animali per coprire danni economici ampiamente gestibili e risarcibili con questi fondi!
Metodi ecologici ignorati: La legge impone di usare prima metodi non letali (come i dissuasori acustici), ma la Regione Toscana fa dell'uccisione la sua prima scelta e non l'ultima.

🌿 Il Nostro Impegno

Gli abbattimenti proseguono da anni senza mai centrare gli obiettivi dichiarati, certificando l'inefficacia strutturale di questo approccio basato sulla morte. Ma prima ancora che un fallimento gestionale, per noi si tratta di un'inaccettabile sconfitta morale. Rifiutiamo la logica specista che riduce esseri senzienti a "numeri" o problemi da eliminare con il fucile. La gestione della fauna selvatica, in quanto bene comune, non può prescindere dal rigore scientifico e dal rispetto delle normative europee, ma deve porsi un traguardo più alto: riconoscere ai selvatici il diritto inalienabile alla vita e promuovere una vera cultura della convivenza, fondata sull'empatia e sull'utilizzo esclusivo di metodi incruenti.

Il nostro presidente, Ivan Mazzone, è in prima linea per seguire gli sviluppi sulla questione dei cervi. Continueremo a tenervi aggiornati!

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🚨 DOSSIER SCIENTIFICO-NORMATIVO SULL'EMERGENZA PSA: LA VERITÀ SUI CINGHIALI E I FALLIMENTI DEGLI ABBATTIMENTI 🚨(Analisi ...
28/08/2026

🚨 DOSSIER SCIENTIFICO-NORMATIVO SULL'EMERGENZA PSA: LA VERITÀ SUI CINGHIALI E I FALLIMENTI DEGLI ABBATTIMENTI 🚨
(Analisi Integrata delle Criticità dell'Ordinanza Commissariale n. 4/2026, delle Dinamiche Epidemiologiche e del Fallimento delle Strategie di Depopolamento Venatorio)

Il presente documento costituisce un'analisi tecnico-giuridica ed epidemiologica approfondita in merito alla gestione dell'emergenza legata alla Peste Suina Africana (PSA) in Italia. L'esame critico delle recenti disposizioni commissariali, con particolare riferimento all'Ordinanza n. 4/2026 (a firma di Giovanni Filippini), fa emergere profonde contraddizioni tra l'impalcatura legislativa adottata, le reali dinamiche ecologiche di trasmissione del virus e i consolidati principi della biologia della conservazione e della correttezza sanitaria.

⚖️ 1. Analisi Normativa: L'Incongruenza e l'Esclusione delle Aziende Venatorie
L'osservazione sollevata in merito all'Ordinanza n. 4/2026 centra esattamente uno dei punti più critici e dibattuti nella gestione dell'emergenza. Il testo stabilisce misure severissime per gli allevamenti suinicoli, prevedendo blocchi, macellazioni immediate e divieti di ripopolamento per carenze strutturali. Tuttavia, esclude esplicitamente le strutture faunistico-venatorie dall'aggiornamento delle check-list di biosicurezza rafforzate previste per gli stabilimenti commerciali (come recinzioni doppie invalicabili, zone filtro, docce, disinfezione dei mezzi e divisione netta tra zona "sporca" e zona "pulita").

📌 1.1 Il Cortocircuito Giuridico-Amministrativo
Da un punto di vista strettamente giuridico-amministrativo, l'esclusione nasce da un vuoto o, meglio, da una rigida separazione delle categorie legali. Il Regolamento di esecuzione (UE) 2023/594 impone misure agli "stabilimenti" zootecnici. Le strutture faunistico-venatorie (AFV e AATV), pur potendo generare profitto e pur mantenendo densità artificiali di suidi, non sono inquadrate legalmente come "allevamenti", bensì come istituti legati alla gestione della fauna selvatica (patrimonio indisponibile dello Stato ai sensi della Legge 157/1992). L'inapplicabilità tecnica dei requisiti strutturali di biosicurezza a riserve di centinaia di ettari crea, di fatto, un'esenzione normativa.

⚠️ 1.2 Il Paradosso di Correttezza Sanitaria
Dal punto di vista della profilassi veterinaria e della salute pubblica, questa esclusione è un'assurdità sanitaria e rappresenta un enorme punto cieco:
🔸 Il serbatoio del virus è selvatico: Il veicolo principale dell'epidemia in Italia non è il maiale domestico, ma il cinghiale. Le aziende venatorie sono esattamente i luoghi in cui si concentra, si alimenta e si gestisce questa specie.
🔸 L'incongruenza della prevenzione: È sanitariamente paradossale imporre a un piccolo allevamento "semibrado" di investire migliaia di euro in reti doppie e procedure stringenti (pena l'abbattimento senza indennizzo), lasciando invece senza controlli strutturali le ampie aree contigue dove la densità di cinghiali è mantenuta artificialmente alta a scopo venatorio.
🔸 Il fattore umano come vettore meccanico (Zone Franche): L'assenza di procedure di disinfezione obbligatorie (lavaggio mezzi e calzature) trasforma queste riserve in "zone franche". I cacciatori, i cani, i fuoristrada, gli stivali e le attrezzature che si muovono all'interno di queste aree in zone a rischio sono i principali vettori meccanici potenziali. Uscendo dalla riserva senza disinfezione certificata, il rischio di trasportare il patogeno, resistentissimo nell'ambiente, è altissimo.

🗺️ 2. Dinamiche di Diffusione: La "Macchia d'Olio" e il Vettore Umano
Confrontando le mappature ufficiali è scientificamente evidente che l'espansione territoriale dell'epidemia non possa essere attribuita esclusivamente alla trasmissione nel selvatico. La diffusione naturale del patogeno in una popolazione selvatica segue un modello di espansione lento, continuo e lineare (stimato in circa 30-50 km all'anno tramite contiguità territoriale).

I focolai della PSA in Italia, come dimostra la cartografia, procedono invece con salti epidemiologici a "macchia d'olio", comparendo improvvisamente a centinaia di chilometri di distanza dalle zone infette. Questo accade perché esistono due velocità di diffusione:
🔹 La diffusione naturale (lenta): Il cinghiale infetta i propri simili per contatto diretto o tramite le carcasse infette nel bosco.
🔹 I "salti epidemiologici" (veloci - vettore antropico): L'uomo è il vettore meccanico a lunga distanza. Il virus viaggia inesorabilmente sulle ruote dei fuoristrada, sotto gli scarponi di chi frequenta intensamente i boschi (in primis attraverso l'attività venatoria), o tramite l'abbandono di scarti di carne suina infetta.

🎯 Distorsione del fenomeno: Focalizzare l'intera emergenza sulla figura del cinghiale funge da "distrazione di massa" rispetto all'incapacità amministrativa di controllare i vettori umani e di imporre la corretta biosicurezza a chi movimenta materiale a rischio. Il cinghiale non è il "viaggiatore" che porta la malattia a centinaia di chilometri, ma diventa la vittima e il "serbatoio" locale non appena l'uomo fa inavvertitamente cadere il virus in una nuova zona.

📉 3. Il Fallimento Empirico degli Abbattimenti (Dati 2022-2026)
Sulla base del corso degli anni dal 2022 a oggi (2026), secondo i dati delle mappature, possiamo constatare inequivocabilmente che con l'attività di abbattimento indiscriminato il virus non è diminuito, ma si è diffuso in modo esponenziale. L'affidamento della gestione epidemiologica alla pressione venatoria si è rivelato un fallimento tecnico che ha agito da acceleratore del contagio.

Molti esperti, istituti di ricerca in ecologia faunistica e l'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) hanno messo in guardia contro un approccio basato puramente sulla caccia. Ecco i meccanismi ecologici per cui l'attività venatoria ha aumentato la diffusione del virus:
💥 Effetto Dispersione (Spinta) e Aumento dell'Home Range: I cinghiali sono animali territoriali. Se il virus entra in un branco indisturbato, il contagio tende a esaurirsi localmente. L'ingresso dei cacciatori (specialmente con la tecnica della braccata con cani) terrorizza gli animali. Il panico generato frammenta i branchi, costringendo gli individui sopravvissuti (potenzialmente in fase di incubazione) a fuggire per decine di chilometri oltre il proprio home range, spargendo il virus in territori prima sani.
💥 Destrutturazione Demografica e Sociale: L'abbattimento casuale (tipico della caccia) colpisce frequentemente le femmine adulte (le matriarche). Nelle dinamiche di ecologia faunistica, la perdita della matriarca disgrega l'ordine gerarchico del gruppo. Questo innesca l'estro precoce nelle giovani femmine, spingendole a riprodursi prima e a disperdersi in modo caotico nell'ambiente, massimizzando la probabilità di contatto con carcasse infette.
💥 Aumento della Mobilità Umana nei Boschi: Più si incentiva la caccia come "soluzione", più si autorizzano squadre, veicoli e cani a perlustrare palmo a palmo le zone boschive, moltiplicando esponenzialmente il rischio del trasporto antropico del virus su suole, ruote e zampe.

🛑 4. Conclusioni e Richieste
L'incrocio tra i testi normativi e i dati empirico-epidemiologici dal 2022 a oggi evidenzia come l'emergenza PSA sia stata, ed è tuttora, oggetto di una grave manipolazione strumentale. La deroga di fatto per le aziende venatorie in materia di biosicurezza, unita all'insistenza su piani faunistici regionali basati su caccia e deroghe al depopolamento, trasforma un problema prettamente sanitario e ambientale in un mero pretesto per deregolamentare la gestione faunistica e giustificare abbattimenti senza reale controllo.

Questa strategia anti-scientifica ignora la biologia di dispersione della fauna selvatica, l'equilibrio preda-predatore e le più basilari norme di tutela ambientale sancite anche dall'Articolo 9 della Costituzione. Continuare ad avallare tecniche venatorie dispersive contribuisce attivamente a propagandare ancor di più il virus. Senza un rigido controllo sul vettore umano e senza l'immediato abbandono della pressione venatoria indiscriminata, i provvedimenti commissariali si riducono a palliativi che cronicizzano la crisi ecologica e sanitaria, piegandola a evidenti interessi corporativi.
(nel post le mappe ufficiali IZS/Ministero 2022-2026)

🐾 ATTIVISTI GRUPPO RANDAGIO - ODV
Associazione per la tutela animale e ambiente

https://www.anmvioggi.it/rubriche/attualita/79153-psa-nuoa-ordinanza-commissariale.html

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