16/02/2026
"C’è un ponte ideale che unisce due tappe decisive per la Pastorale della salute: dalla Giornata mondiale del malato alla Giornata nazionale del sollievo, da febbraio a maggio. Due appuntamenti legati dallo stesso sguardo: mettere al centro la persona prima della malattia, la relazione prima della diagnosi, l’ascolto prima del sintomo. A distinguerli sono origine e finalità: la prima nasce in ambito ecclesiale, la seconda affonda le radici nella storia del giornalista Gigi Ghirotti e nell’impegno della Fondazione che porta il suo nome. Un ponte che va dall’universale al concreto, dalla dignità di ogni vita all’organizzazione dei luoghi di cura. Ne parliamo con il dottor Mario Santarelli, direttore della Radioterapia Oncologica dell’ospedale di Rieti, impegnato da anni in un percorso di umanizzazione condiviso con il territorio, che ha valso alla città il riconoscimento di Città del Sollievo. «I processi di umanizzazione stanno andando avanti in oncologia e in altri settori», spiega. In ambito oncologico – dove la fragilità si manifesta in modo intenso, così come nelle malattie neurologiche degenerative – l’équipe ha promosso progetti capaci di intercettare i bisogni della persona nella sua interezza. Prosegue, ad esempio, l’esperienza di “Musica in Ospedale”, segno di una cura che passa anche dall’armonia e dalla condivisione. Più recente è l’installazione di una postazione dedicata alla cura di sé durante le terapie: mantenere attenzione al proprio aspetto, grazie al volontariato e a professionisti che utilizzano prodotti certificati, diventa parte integrante del percorso terapeutico. C’è poi il progetto “Screen and Care – Ogni gesto è cura”, nato dalla collaborazione tra ASL di Rieti e realtà associative del territorio su iniziativa delle oncologhe Roberta Pace e Anna Maria Rauco. L’obiettivo è coniugare prevenzione e reinserimento sociale dopo le cure, attraverso movimento, stili di vita sani, arte, alimentazione e musica. La chiave, sintetizza Santarelli, è «fare rete»: non lasciare a una sola realtà il compito di umanizzare, ma valorizzare le competenze di ciascuno in uno scambio che rafforza l’intero sistema di cura. Ma cosa significa oggi diritto al sollievo? «Che ogni persona, nel suo percorso di malattia, ha diritto a essere sostenuta nella sofferenza». Un principio che richiama l’attuazione della legge 38 del 2010 e lo sviluppo di servizi territoriali efficienti: hospice, cure palliative domiciliari, centri di terapia del dolore. La presa in carico precoce da parte di un’équipe specializzata è una risposta non solo clinica, ma culturale. Temi come suicidio assistito o eutanasia, osserva Santarelli, emergono più facilmente «dove manca questo tipo di assistenza». Garantire sollievo significa allora prevenire abbandono e solitudine. Non a caso la Fondazione Ghirotti, sull’onda dell’esperienza personale del giornalista de La Stampa, ha istituito nel 2000 un centro di ascolto nazionale per pazienti fragili. È il segno concreto di quella vicinanza che è il cuore della Giornata nazionale del sollievo: non essere lasciati soli, perché «essere da soli in compagnia del dolore» può generare disperazione. Umanizzare le cure significa dunque «essere vicini al paziente, trovare parole adeguate e accoglienti», riconoscere l’unicità del rapporto medico-paziente. È una responsabilità che coinvolge Stato, istituzioni sanitarie e ogni curante. Ed è proprio su questo terreno, fatto di relazioni prima ancora che di protocolli, che il ponte tra febbraio e maggio trova la sua ragione più profonda."
Avvenire 8 febbraio 2026