01/05/2026
Il Primo Maggio è un giorno di verità da ricercare, al di fuori di ogni retorica, per riaffermare con forza che il lavoro ancora manca, non è abbastanza protetto, e troppo spesso non garantisce dignità piena.
E’ doveroso ricordare, in particolare, che resta attuale il peso delle morti sul lavoro, che continuano a ferire la coscienza del Paese e a ricordarci che la sicurezza non potrà mai essere considerata un capitolo secondario. Secondo i dati Inail rilevati al 28 febbraio 2026, nei primi due mesi dell’anno le denunce di infortunio sono state 91.912 e quelle con esito mortale 102.
A questo si aggiunge il tema dei salari e del potere d’acquisto. Lavorare deve significare poter vivere con dignità, sostenere una famiglia, costruire un futuro. Invece troppe lavoratrici e troppi lavoratori continuano a subire la pressione del costo della vita. A marzo 2026 l’inflazione è salita all’1,7% su base annua, con una crescita ancora più marcata per gli alimentari non lavorati (+4,7%), per i prodotti ad alta frequenza d’acquisto (+3,1%) e per il cosiddetto “carrello della spesa” (+2,2%). Nello stesso tempo, a febbraio 2026 il tasso di disoccupazione è risalito al 5,3%, mentre quello giovanile si è attestato al 17,6%.
Non basta, dunque, parlare di lavoro in termini quantitativi. Serve lavoro di qualità, stabile, sicuro, adeguatamente retribuito. Serve una contrattazione forte, capace di difendere il valore del lavoro e di restituire certezze alle persone. E invece, a fine dicembre 2025, i contratti in attesa di rinnovo coinvolgevano ancora circa 5,5 milioni di dipendenti, con un tempo medio di attesa di 18,9 mesi; nella pubblica amministrazione, inoltre, tutti i contratti risultavano scaduti.
Dentro questo quadro restano aperte le grandi questioni sociali del Paese. Nel 2025, secondo l’Istat, la quota di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale è stata del 22,6%, pari a circa 13 milioni e 265 mila persone. È un dato che richiama tutti a una responsabilità profonda: non può esserci una Repubblica davvero fondata sul lavoro se una parte così ampia della popolazione continua a vivere in condizioni di fragilità, incertezza e vulnerabilità sociale.
Per la Cisal, il Primo Maggio è allora il giorno in cui ribadire l’esigenza di un Paese in cui ci sia più rispetto per lavoratrici e lavoratori, garantendo loro salari più alti, maggiore sicurezza, una qualità di vità migliore. È il giorno in cui chiedere che l’innovazione, la transizione economica e i cambiamenti del mercato non vengano scaricati sulle spalle dei lavoratori, dei giovani, delle donne, dei pensionati, di chi ogni giorno tiene in piedi il Paese con impegno e sacrificio.
La Cisal continuerà a battersi con determinazione perché il lavoro torni ad essere la vera priorità dell’agenda politica nazionale, con una politica di lungo respiro, non fondata su interventi occasionali e non strutturali. Una politica fatta di giustizia reale, per garantire una crescita equilibrata, che riduca le differenze economiche e sociali.
Perché senza giustizia sociale non c’è crescita, senza tutela non c’è libertà, e senza rispetto per i lavoratori non c’è futuro per l’Italia.
Buon Primo Maggio, nel segno del lavoro vero, libero, sicuro e giusto.
Francesco Cavallaro
Segretario generale CISAL