07/02/2026
Negli ultimi giorni, come ormai si legge su tutti i quotidiani nazionali, un ragazzo con gravi fragilità mentali ha aggredito più persone a San Lorenzo. Si tratta di un fatto grave che ha allarmato l’intero quartiere, generando una paura diffusa tra le persone: una paura che come comunità non possiamo ignorare.
L'episodio ha evidenziato che ci troviamo di fronte a un vuoto e a una mancanza di strumenti che impediscono interventi efficaci e risolutivi. L’assenza di politiche strutturali sulla salute mentale, sull’abitare e sulla gestione delle fragilità non è un caso, ma il risultato di precise scelte politiche.
Negli anni, la situazione è stata aggravata da processi ben noti: la turistificazione selvaggia che ha svuotato la comunità, il progressivo collasso del sistema socio-sanitario, i tagli al welfare e le politiche prevalentemente securitarie, una mancanza di prevenzione e di capacità di gestione che fa emergere tutte le contraddizioni solo nel momento dell’emergenza.
Oggi sappiamo che una parte delle persone che vive in strada è affetta da fragilità mentale, e il quadro sul piano della salute mentale è evidente: mancano risorse, strumenti di presa in carico e una sanità territoriale capace di interve**re prima che le situazioni esplodano.
Chi definisce questo approccio come “buonista” sottovaluta la necessità di responsabilizzazione e consapevolezza, rinunciando alla complessità e alla spinta a comprendere ciò che è strutturale.
Questa vicenda pone al centro questioni urgenti.
Da un lato la necessità di rendere più efficaci gli interventi, attraverso strumenti integrati, investimenti maggiori e servizi strutturati come la psichiatria di strada, le équipe multidisciplinari coordinate e una presa in carico complessiva dello stato socio-sanitario della persona.
Dall’altro, è fondamentale rafforzare le reti relazionali e di sostegno, nonchè i punti di ascolto per chi ha vissuto questi gravissimi episodi.
L’assenza di politiche abitative capaci di garantire stabilità e diritti, insieme a scelte come le “zone rosse” nell’area di Termini, hanno spostato e concentrato marginalità e disagio senza offrire soluzioni reali e durature. Queste politiche hanno aumentato i problemi e scollato il tessuto sociale, lasciando il quartiere più fragile e più esposto.
Ridurre questa complessità a un problema di ordine pubblico rischia di dive**re una scorciatoia. Così come prestare il fianco a una narrazione mediatica che sa di sciacallaggio e a alla strumentalizzazione politica sulla pelle delle donne aggredite.
Vogliamo interrogarci sul fallimento di quasi vent’anni di politiche securitarie.
Per questo chiamiamo il quartiere a un momento pubblico di confronto e organizzazione.
Invitiamo tuttə — residenti, realtà sociali, associazioni, collettivi, lavoratrici e lavoratori — a partecipare a un’assemblea aperta, per condividere analisi, costruire proposte e richiedere risposte concrete alle istituzioni.
Vogliamo rimettere al centro la comunità, rompere l’isolamento e impedire che la paura venga usata contro di noi.
𝗥𝗶𝘀𝗽𝗼𝗻𝗱𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗮𝘂𝗿𝗮 𝗳𝗮𝗰𝗲𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮̀.
𝗦𝗔𝗡 𝗟𝗢𝗥𝗘𝗡𝗭𝗢 𝗟𝗢𝗧𝗧𝗔 𝗘 𝗥𝗘𝗦𝗜𝗦𝗧𝗘
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