23/05/2026
I tre speleosub finlandesi che hanno recuperato i corpi dei sub italiani morti nella grotta sottomarina dell’atollo di Vaavu hanno chiesto di non essere pagati per la loro missione. Lo ha riferito Cristian Pellegrini di Dan Europe, la fondazione no profit che si occupa di sicurezza nelle immersioni. È una notizia che mi colpisce molto, in questo tempo dominato dal denaro e dalla protervia dei più forti. Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist, tra i migliori al mondo nel loro campo, hanno immediatamente risposto all’appello: l’operazione di recupero, molto pericolosa, si è conclusa in cinque giorni. Hanno riportando in superficie le salme di Monica Montefalcone, Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino e Federico Gualtieri. Il corpo dell’istruttore Gianluca Benedetti era stato recuperato il primo giorno della tragedia.
Il team finlandese ha lavorato a 60 metri di profondità, utilizzando rebreather a circuito chiuso e scooter subacquei. I tre specialisti, che avevano già partecipato insieme a missioni estreme come il recupero nella grotta di Plura in Norvegia nel 2014, hanno condotto le operazioni in condizioni di visibilità quasi nulla. La priorità, hanno dichiarato, era “restituire i corpi alle famiglie con dignità”. La Dan Europe ha coperto tutte le spese operative, ha detto Pellegrini, “i sub non hanno voluto nessun compenso economico”. Sami Paakkarinen, portavoce del team, ha dichiarato: “Non siamo eroi, siamo solo subacquei. Il nostro pensiero va alle famiglie”. Paakkarinen ha raccontato di aver comunicato il ritrovamento dei quattro corpi ai colleghi in superficie con una scritta su una lavagnetta: “We found all four”. Dan Europe ha coordinato la missione insieme all’ambasciata italiana e alle autorità maldiviane. Le istituzioni stanno valutando un riconoscimento ufficiale per il coraggio dimostrato dai tre componenti del team finlandese. Due uomini e una donna, giovani. Penso a queste tre persone e ritrovo fiducia nell’umanità. Ce la possiamo ancora fare.