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la scuola sta finendo, è tempo di saluti, abbracci e di arrivederci anche pieni di nostalgia:Carissimi bambini Scrivere ...
13/06/2026

la scuola sta finendo, è tempo di saluti, abbracci e di arrivederci anche pieni di nostalgia:

Carissimi bambini
Scrivere questa lettera è un po’ difficile per me, perché racchiude un saluto che avrei preferito non dovervi fare così presto.
Come sapete, per via di un trasferimento, l'anno prossimo non potrò essere lì in classe con voi, ma dovrò iniziare una nuova avventura in una scuola di un'altra città. In questi tre anni trascorsi insieme siamo cresciuti tantissimo.
Siete stati il mio vulcano di energia, il mio sorriso nelle giornate storte e una delle parti più belle della mia quotidianità.
Abbiamo condiviso risate, scoperte, piccoli pasticci e grandi traguardi.
Ognuno di voi, con il proprio carattere, la propria voce e la propria unicità, ha lasciato un'impronta gigante nel mio cuore.
Voglio dirvi una cosa importante: mi mancherete tantissimo.
Mi mancheranno i vostri "Maestra!", le vostre storie raccontate a raffica dopo l'intervallo, i vostri disegni e persino il caos allegro delle nostre mattinate; La vostra presenza è stata un dono prezioso in questi tre anni.
Per il vostro futuro vi auguro il meglio, ma voglio lasciarvi con una promessa e un piccolo "compito":
Siate caparbi: non arrendetevi mai davanti a una pagina di italiano che sembra difficile o a una parola nuova che non riuscite a pronunciare.
Siate costanti: l'impegno e la curiosità sono i vostri superpoteri. Continuate a studiare e a esplorare il mondo con la stessa grinta che mi avete dimostrato finora.
Siate voi stessi: gentili, uniti e pronti ad aiutarvi l'un l'altro.
Anche se saremo in due città diverse e ci separeranno molti chilometri, vi porterò sempre con me.
Siete stati una classe fantastica e sono super orgogliosa di ognuno di voi.
Vi stringo in un grandissimo abbraccio,
La vostra maestra
Giulia

Da leggere in silenzio.... Oggi mi chiamano per una consulenza in un altro reparto. Una delle tante, nulla di straordina...
04/06/2026

Da leggere in silenzio....

Oggi mi chiamano per una consulenza in un altro reparto. Una delle tante, nulla di straordinario.
Una paziente con un tumore in fase terminale, i reni bloccati, le urine che non riescono più a scorrere. Serve un intervento palliativo. È routine, per noi.
Entra, stesa su un letto. Una donna tra i 70 e gli 80 anni, pelle candida, capelli color carota con due dita di ricrescita, ma smalto rosa perfetto.
«Buongiorno signora»
«Buongiorno a lei, dottore»
Leggo la cartella, la visito, rifaccio l’ecografia. Le spiego che i reni non drenano e che serve un drenaggio con due sacche. Lei mi guarda e chiede, con voce ferma:
«Scusi… ne avrò un’altra anche dietro?» (ha già una colostomia).
«Sì, signora…»
Silenzio.
Poi mi guarda:
«Come si chiama?»
«Deplano.»
«No, il nome.»
«Marco.»
«Marco… che bel nome. Hai due minuti per me?»
«Certo, signora.»
«Lo sai che io sono già morta?»
«Non la seguo…»
«Mio figlio è morto quindici anni fa, a 33 anni. Un infarto. Io sono morta quel giorno. Dovevo morire allora, o dieci anni fa quando mi hanno trovato la malattia. Ora non devo più fingere. I figli sono sistemati, i nipoti anche, io voglio tornare da lui. Non voglio vivere qualche giorno in più con altre sacche, altri dolori. Voglio morire con dignità. Ti offendi se non voglio fare nulla? Sono stanca. Mi affido a Dio. Dimmi la verità, soffrirò?»
«No, signora. Lei può decidere tutto.»
«Allora sospendi la trasfusione. Voglio tornare a casa. Voglio mangiare un gelato con mio nipote.»
Ogni sua parola mi spogliava. Come petali strappati da una rosa. Ho dimenticato la stanchezza, la rabbia, tutto quello che credevo urgente. Gli anni di studio, le linee guida, le raccomandazioni. Tutto inutile.
Davanti a me, una donna nuda di verità.
Non sono riuscito a trattenere le lacrime.
«Marco, ti sei emozionato?»
«Un po’ sì, mi scusi…»
«È bello invece. Mi fai sentire importante.»
Poi mi chiede un bacio, come quelli che si danno alle mamme. E lo do, tremando.
In quel momento, lei era la donna più bella del mondo.
In quella stanza non c’era più una paziente.
C’era una madre, una nonna, una donna che ha amato, che ha perso, che ha deciso.
Mi ha insegnato cosa significa morire senza paura.
Mi ha insegnato che la medicina più potente è la libertà.
Che una parola dolce può fare più di mille farmaci.
Che ci sono momenti in cui bisogna solo stare. Con rispetto. In silenzio.
Il mio curriculum, i miei master, le mie ore in corsia, quel giorno valevano meno di zero.
Perché parlavano le anime.
E io ero piccolo, minuscolo, davanti a tanta grandezza.
Tutto ciò che riguarda la vita, quando nasce, quando si spezza, quando finisce, va vissuto con discrezione e libertà.
L’unico momento capace di cancellare litigi, ferite, distanza.
Sembra assurdo, ma a volte è il dolore, non l’amore, a unire di più.
Buon viaggio, signora.
E grazie per avermi ricordato perché ho scelto di essere medico.

Marco Deplano, urologo dell'ospedale Sirai di Carbonia, in Sardegna


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Pepé Satan Pepé Satan Aleppe😁😁😁Via Franco Sacchetti
30/05/2026

Pepé Satan
Pepé Satan Aleppe
😁😁😁
Via Franco Sacchetti

pensiero ...
21/04/2026

pensiero ...

27/02/2026
Mi chiamo Pietro. Ho 42 anni. Sono fermo nell'androne del mio condominio, con le chiavi di casa tra i denti e le bollett...
27/02/2026

Mi chiamo Pietro. Ho 42 anni.
Sono fermo nell'androne del mio condominio, con le chiavi di casa tra i denti e le bollette in mano. Tra i volantini del supermercato c'è una busta gialla, ingiallita davvero, non per finta. Ha un francobollo fuori corso.
Sopra c'è il mio nome, scritto con la mia stessa calligrafia, ma più acerba. Più rotonda.

Il mittente è la segreteria del mio vecchio liceo.
La professoressa di lettere ce lo fece fare nel maggio del 2002. "Scrivete una lettera al voi stesso del futuro. La scuola ve la spedirà tra vent'anni." Ci avevamo riso su. L'avevo sigillata con la colla stick.

La apro. Il foglio a protocollo odora di cantina e di giovinezza.
E mentre leggo, in questo androne che puzza di cavolo bollito, un ragazzino di diciott'anni inizia a interrogarmi. E mi distrugge, riga dopo riga.

Riga 1: «Ciao vecchio Pietro. Spero che tu stia leggendo questa lettera su una spiaggia in Sudamerica, o magari a Londra, in pausa da un tuo concerto.»
Alzo gli occhi dal foglio. Guardo le pareti scrostate del mio palazzo in periferia. Piove. Ho le scarpe bagnate. Sto tornando da uno studio di commercialisti dove passo nove ore al giorno a controllare fatture in file Excel. L'unica sabbia che ho visto quest'anno è quella della lettiera del gatto.

Riga 6: «Suoni ancora, vero? Ti prego, dimmi che non hai smesso. Dimmi che non hai venduto la Fender. Io muoio se penso di non poter suonare.»
Sento una f***a allo stomaco. Non l'ho venduta. È peggio. È sopra l'armadio, dentro la custodia rigida. Ci sono due dita di polvere sopra. L'ho messa lì dicendo "la riprendo appena ho meno scadenze a lavoro". Sono passati undici anni. Ho i calli sui polpastrelli completamente spariti. La pelle è morbida, liscia, inutile. Ho lasciato morire la cosa che mi faceva respirare, senza nemmeno fargli un funerale. L'ho solo lasciata impolverare.

Riga 14: «So che sei sposato con la Vale. Quanti figli avete fatto? Due o tre? Io la amo da impazzire. Non lasciarla andare via per nessuna ragione al mondo, promettilo.»
Mi appoggio al muro freddo vicino alle cassette della posta. Le ginocchia mi tremano.
Valentina. L'ho lasciata io a 27 anni. Le ho detto che "avevo bisogno dei miei spazi", che "dovevo concentrarmi sulla carriera". Una scusa misera, vigliacca, per la paura di crescere.
Oggi Valentina ha due bambine bellissime con un architetto. Le guardo le foto su Facebook, di nascosto, usando un account falso. Lei sorride. Ha gli stessi occhi luminosi di quando studiavamo insieme latino. Io stasera mangerò petto di pollo scaldato al microonde, da solo, guardando un talk show politico che mi fa solo ve**re rabbia.

Riga 22 (L'ultima riga): «Pietro, ascoltami. Se stai leggendo e hai la cravatta, toglitela. Promettimi solo una cosa: promettimi che non sei diventato uno di quegli adulti grigi, spenti, che guardano l'orologio e aspettano il venerdì per sentirsi vivi. Promettimi che sei felice.»

Il foglio mi scivola dalle mani. Cade sulle piastrelle dell'androne.
Non lo raccolgo.

Cado in ginocchio. Mi copro la faccia con le mani gelate e scoppio a piangere. Un pianto asmatico, disperato, che rimbomba per le scale.
Piango per quel ragazzino meraviglioso, pieno di fuoco, di illusioni e di coraggio.

Se potesse vedermi adesso, proverebbe pietà.
Non mi ha distrutto un lutto, non mi ha distrutto una malattia, non mi ha rovinato un nemico. Mi sono rovinato da solo, a colpi di compromessi. Un "sì" detto al capo, un "non ho tempo" detto alla mia passione, un "è meglio chiuderla qui" detto all'unica donna che mi guardava come se fossi magico.

Ho passato la vita a cercare di non deludere i miei genitori, i miei professori, i miei datori di lavoro.
Ma stasera, leggendo un pezzo di carta scritto a penna blu ventiquattro anni fa, mi rendo conto della verità più atroce con cui un essere umano possa fare i conti: la persona che ho deluso e tradito di più al mondo... sono io.

(Fonte: Diario di un ipocondriaco)

E tu cosa ci fai qui?- Ti aspettavo. - Ma come diavolo facevi a sapere che sarei arrivata ora?- Non lo sapevo. Mi sono s...
04/12/2025

E tu cosa ci fai qui?
- Ti aspettavo.
- Ma come diavolo facevi a sapere che sarei arrivata ora?
- Non lo sapevo. Mi sono seduto e mi son detto: " Ok, conto fino a dieci, se non arriva me ne vado"
e sei arrivata.
- E a che numero sei arrivato?
- Duemilasettecentonove, ma potevo continuare.

" Aldilà dei sogni "


La Statistica Sai ched'è la statistica? È na' cosache serve pe fà un conto in generalede la gente che nasce, che sta mal...
31/10/2025

La Statistica
Sai ched'è la statistica? È na' cosa
che serve pe fà un conto in generale
de la gente che nasce, che sta male,
che more, che va in carcere e che spósa.
Ma pè me la statistica curiosa
è dove c'entra la percentuale,
pè via che, lì, la media è sempre eguale
puro co' la persona bisognosa.
Me spiego: da li conti che se fanno
seconno le statistiche d'adesso
risurta che te tocca un pollo all'anno:
e, se nun entra nelle spese tue,
t'entra ne la statistica lo stesso
perch'è c'è un antro che ne magna due.
Er compagno scompagno:
Io che conosco bene l'idee tue
so' certo che quer pollo che te magni,
se vengo giù, sarà diviso in due:
mezzo a te, mezzo a me... Semo compagni.
No, no, rispose er Gatto senza core,
io non divido gnente co' nessuno:
fo er socialista quanno sto a diggiuno,
ma quanno magno so' conservatore.


dedicata a papà

20/10/2025

Non si fa in tempo a godersi l’estate
Che si ricomincia ad attendere la prossima primavera

“Il lupo della steppa”“La solitudine è indipendenza: l’avevo desiderata e me l’ero conquistata in tanti anni. Era fredda...
14/10/2025

“Il lupo della steppa”

“La solitudine è indipendenza: l’avevo desiderata e me l’ero conquistata in tanti anni. Era fredda, questo sì, ma era anche silenziosa, meravigliosamente silenziosa e grande come lo spazio freddo e silente nel quale girano gli astri”.

Hermann Hesse.

Immagine: Batman di Jaime Jones

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