Guides For Gaza

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Un gruppo di guide turistiche ha deciso di fare qualcosa per aiutare la popolazione di Gaza devolvendo a varie ONG gli introiti di visite guidate solidali a Roma, nella regione, e sosteniamo simili iniziative in tutta Italia.

04/06/2026

Che bruttissima notizia!!😭😭

04/06/2026
04/06/2026

🎨 L’arte continua a camminare. La solidarietà anche. 🇵🇸

L’opera realizzata da Laura Marchese durante Radici di Resistenza prosegue il suo percorso oltre la fine dell’evento. Da oggi apre un nuovo viaggio.

Nata come gesto artistico e solidale durante la tappa milazzese della campagna 100 Porti, 100 Città della Freedom Flotilla, l’opera continuerà a essere esposta in diversi luoghi della città, diventando uno strumento di sensibilizzazione e di raccolta fondi a sostegno della popolazione palestinese.

📍 A partire da martedì 9 giugno, l’opera sarà esposta nella vetrina de La Corniciaia, in via Giorgio Rizzo n. 15, a Milazzo, prima tappa di questo percorso cittadino di solidarietà.

Accanto all’opera sarà presente un QR code attraverso il quale sarà possibile effettuare una donazione libera.

Come condiviso durante l’iniziativa, i fondi raccolti saranno destinati alla campagna di sostegno all’Ospedale Al-Awda di Gaza, sostenuta da Freedom Flotilla Italia.

📌 È possibile contribuire anche tramite bonifico:

Intestatario: Freedom Flotilla Italia
IBAN: IT26Y0501804600000020000473
Causale: Famiglie Gaza

L’opera non sarà messa in vendita.

Questo percorso di esposizione e raccolta fondi proseguirà fino a settembre, quando l’opera verrà donata alla città di Milazzo, affinché possa essere ospitata in uno spazio pubblico come testimonianza di un’esperienza collettiva di solidarietà, partecipazione e vicinanza al popolo palestinese.

Crediamo che l’arte possa essere molto più di una semplice rappresentazione: può diventare incontro, consapevolezza, memoria e gesto concreto.

Per questo invitiamo attività commerciali, spazi culturali, associazioni e realtà del territorio a ospitare temporaneamente l’opera e a diventare parte di questo percorso di solidarietà.

📩 Chi desidera ospitare l’opera può contattare l’Assemblea per la Palestina Milazzo tramite e-mail oppure rivolgersi direttamente a Laura Marchese.

Un’opera può attraversare una città.
Una città può diventare una rete di solidarietà.

Per Gaza.
Per la Palestina.
Per chi resiste.

Freedom Flotilla Italia 100 Porti 100 Città Laura Marchese

Firmate per il Referendum Giustizia, nel link sottostante !👇
02/06/2026

Firmate per il Referendum Giustizia, nel link sottostante !👇

Il 2 giugno non celebriamo una guerra vinta ma una scelta collettiva, civile, popolare. Ottant’anni fa, nel referendum del 2 giugno 1946, per la prima volta votarono anche le donne italiane. Un passaggio storico fondamentale, decisivo per la nascita della Repubblica e la fine della monarchia dei Savoia, responsabile di aver spalancato le porte al fascismo, alle guerre coloniali, alle leggi razziali, alla devastazione di due guerre mondiali.

La Repubblica nacque da un voto, non da una battaglia. L’unica arma usata fu la partecipazione popolare. Per questo, il 2 giugno dovrebbe essere la festa della democrazia, della Costituzione antifascista, dell’articolo 11 che ripudia la guerra, dell’articolo 3 che impegna la Repubblica sull'uguaglianza. Certo, non il giorno delle parate militari e dei cacciabombardieri nei cieli, con lo stesso rombo che altrove - in queste stesse ore - preannuncia morte e distruzione.

Noi immaginiamo un altro 2 giugno, così come immaginiamo un’altra difesa. Una difesa che protegga tutte le persone, la dignità, la pace. Per questo sosteniamo la proposta di legge d’iniziativa popolare per una difesa non armata, che vi invitiamo a firmare.

In un tempo di corse al riarmo e ritorni alla coscrizione obbligatoria, vogliamo ricordare che la sicurezza non nascerà mai dalle armi, ma dalla giustizia, dai diritti, dalla solidarietà.

Questo 2 giugno prenditi 2 minuti per firmare: https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6100008

E ci piace festeggiare anche così la Festa della Repubblica : una Repupplica fondata sul lavoro (possibilmente non preca...
02/06/2026

E ci piace festeggiare anche così la Festa della Repubblica : una Repupplica fondata sul lavoro (possibilmente non precario o dove si muore) e una Italia che R1PUD1A la guerra e che si tirasse fuori dal commerciare armi con Stati aggressori!
Ci piace la Repubblica che esporta eccellenza in campo medico , umanitario e che apra i corridoi umanitari!
Buona Festa del 2 giugno!

Il nostro “tricolore” speciale.

Ci è arrivato da Giorgio, Sara e Irdi, parte del team di EMERGENCY al lavoro nella Striscia di Gaza.

Anche da qui – soprattutto da qui – vogliamo ricordare i principi su cui si regge la nostra Repubblica:

Una Repubblica che accoglie, che non discrimina, che cura e che ripudia la guerra.

Buon 2 giugno.

A tutti noi piace ricordare il 2 giugno così !Buona Festa della Repubblica!
02/06/2026

A tutti noi piace ricordare il 2 giugno così !
Buona Festa della Repubblica!

2 giugno 1946.

Per la prima volta nella storia d'Italia, anche le donne votano.

E quel giorno nasce la Repubblica.

Tredici milioni. Tante furono le donne che il 2 giugno 1946 entrarono per la prima volta in un seggio. Più degli uomini.

Affluenza all'89%. Code chilometriche davanti alle scuole, ai municipi, alle parrocchie. Madri, operaie, contadine, ex staffette partigiane, ragazze appena maggiorenni.

Avevano aspettato decenni per quel momento. E quel giorno cambiarono il volto del Paese.

Per arrivare a quel giorno, era stato necessario un decreto.

Decenni dopo gli uomini. Quasi un secolo dopo le prime suffragette.

Anni durante i quali milioni di italiane avevano lavorato, partorito, resistito al fascismo, fatto la Resistenza, ricostruito un Paese ridotto in macerie. Senza poter scegliere chi le rappresentava.

Poi venne l'Assemblea Costituente.
Su 556 deputati eletti, le donne erano 21. Il 3,7%.

Nove comuniste, nove democristiane, due socialiste, una del Fronte dell'Uomo Qualunque.

Vennero chiamate "le Madri Costituenti". E in quei mesi decisero, insieme agli uomini, come sarebbe stata la Repubblica.

I loro nomi.

Adele Bei. Bianca Bianchi. Laura Bianchini. Elisabetta Conci. Filomena Delli Castelli. Maria Federici. Nadia Gallico Spano. Angela Gotelli. Angela Guidi Cingolani. Nilde Iotti. Teresa Mattei. Angiola Minella. Rita Montagnana. Lina Merlin. Maria Jervolino De Unterrichter. Maria Nicotra. Teresa Noce. Ottavia Penna Buscemi. Elettra Pollastrini. Maria Maddalena Rossi. Vittoria Titomanlio.

Quattordici di loro erano laureate. In diverse avevano fatto la Resistenza. Tutte sapevano cosa significava combattere per esistere.

Cinque di loro entrarono nella Commissione dei 75, il gruppo ristretto incaricato di scrivere materialmente la Costituzione. Maria Federici, Angela Gotelli, Nilde Iotti, Lina Merlin, Teresa Noce.

L'articolo 3 della Costituzione recita: "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione…".

Quelle tre parole, "senza distinzione di sesso", le dobbiamo a Lina Merlin.

I colleghi le dissero che era superfluo, che "tutti i cittadini" includeva già le donne. Lei rispose ricordando loro la Rivoluzione francese: "Nel 1789 furono proclamati in Francia i diritti dell'uomo e del cittadino, ma quella proclamazione restò platonica, perché cittadino è considerato solo l'uomo con i calzoni". Vinse la sua battaglia. E quelle tre parole entrarono nella Carta.

Al secondo comma dell'articolo 3, c'è scritto che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che limitano "di fatto" la libertà e l'eguaglianza dei cittadini.

Quel "di fatto" è di Teresa Mattei. La più giovane delle 21. Venticinque anni, partigiana col nome di battaglia "Chicchi", catturata dai tedeschi, seviziata, sopravvissuta.

Pretese che si scrivesse "di fatto", perché sapeva bene che l'uguaglianza sulla carta vale poco, se nella vita reale resta una promessa mai mantenuta.

Nilde Iotti aveva 26 anni quando entrò in Costituente. Era una delle cinque donne nella Commissione dei 75, e fu relatrice ufficiale sulla famiglia nella Prima Sottocommissione.

La sua tesi era netta: la famiglia italiana, così com'era, era "antidemocratica", perché fondata sulla subordinazione giuridica della donna al marito. Andava riscritta da capo.

A lei dobbiamo l'impianto degli articoli 29, 30 e 31. L'uguaglianza morale e giuridica dei coniugi, la responsabilità condivisa verso i figli, il dovere della Repubblica di sostenere le famiglie.

Poi c'è l'articolo 37, che fissa la parità salariale tra donne e uomini a parità di lavoro. L'articolo 48 sul voto. L'articolo 51, che apre alle donne ogni ufficio pubblico ed elettivo.

Tutto questo viene da lì. Da quelle 21 donne che, in mezzo a un Paese in rovina, ottennero che la Repubblica nascesse con dentro un'idea di uguaglianza che nessuno, prima, aveva mai osato scrivere così.

Quando si festeggia il 2 giugno, lo si fa pensando alla Repubblica.

Si dovrebbe pensare anche alle code di donne davanti ai seggi. Alle staffette partigiane che andavano a votare con la gonna stirata e le mani che tremavano. Alle 21 deputate che si sedettero in un'aula piena di uomini e tennero la schiena dritta.

A Lina Merlin che pretese tre parole nell'articolo 3. A Teresa Mattei che pretese due parole. A Nilde Iotti che riscrisse da zero l'idea stessa di famiglia.

Se oggi abbiamo una Repubblica, è anche grazie a loro.

31/05/2026
Avete ancora una settimana per prenotare qualche posto rimasto disponibile: non fatevi sfuggire questa occasione di gode...
31/05/2026

Avete ancora una settimana per prenotare qualche posto rimasto disponibile: non fatevi sfuggire questa occasione di godervi questa meraviglia di ingegneria,storia e natura al tramonto , con un bel clima mite e refrigerio!.

🏛️ TOUR DEL PARCO DEGLI ACQUEDOTTI — Roma, la Regina delle Acque 📅 Domenica 7 giugno 2026 | ⏰ ore 17.30 | 📍 Via Valerio Publicola 163, Roma

🔗 Prenota qui: https://www.radioelettrica.it/prodotto/tour-del-parco-degli-acquedotti-roma-visita-guidata-7-giugno-2026/

Una visita guidata speciale, firmata Guides for Gaza a sostegno di Radio Elettrica. 📻💧

Scopriremo perché i romani guardavano dall'alto in basso le piramidi egizie e celebravano invece i loro acquedotti. Roma, la Regina delle Acque, fu la prima città al mondo ad avere un sistema idrico avanzato, acqua di ottima qualità e 856 tra terme e balnea censite. Niente male, per duemila anni fa. 🏺

ℹ️ Informazioni pratiche 🕠 Appuntamento ore 17.30, partenza tassativa alle 18.00 🏫 Ritrovo: Scuola Elementare Aldo Fabrizi, Via Valerio Publicola 163, Roma ⏳ Durata: 1h30 / 2h 👥 Posti disponibili: 35 — prenotazione obbligatoria 🎧 Contributo audioguida da versare in loco: 2 euro — di cui 1 euro devoluto a tre famiglie gazawe tramite la rete Sanitari per Gaza 📩 Info percorso: [email protected] | 📱 WhatsApp 346 3708478

🤝 Chi sono Guides for Gaza Una rete indipendente di guide turistiche attive a Roma e in altre città italiane, che attraverso visite culturali e solidali sostiene cause umanitarie. Questo appuntamento è promosso a favore di Radio Elettrica, per sostenerne le attività culturali e sociali. Camminare, ascoltare, contribuire: tre cose insieme, sotto gli archi. 💙

Ci si vede sotto l'Acquedotto Claudio. 📻

Le Guides For Gaza di Viterbo tornano a Giugno, in occasione della   a   , la collega Annalisa Parrano, offrirà un tour ...
31/05/2026

Le Guides For Gaza di Viterbo tornano a Giugno, in occasione della a , la collega Annalisa Parrano, offrirà un tour della città , partendo dalla , luogo ove avvenne il miracolo Eucaristico, portandovi poi per i vicoli ed il lungolago.
📆 Sabato 13 giugno ore 17.30

🧭 Ingresso Basilica Santa Cristina a Bolsena

Tutto il ricavato devoluto ad EMERGENCY per le cliniche ed attività sanitarie nella Striscia di Gaza.

31/05/2026

Mario Di Vito, Flotilla, nell’inchiesta di Roma ci sono i nomi dei soldati israeliani, Il Manifesto, 31 maggio 2026

ONDA ANOMALA Gli attivisti riconoscono le foto di chi li ha aggrediti e torturati Presentata anche una denuncia all’Aia per crimini di guerra

L’indagine della procura di Roma sull’attacco israeliano alla Global Sumud Flotilla non riguarda solo la catena di comando. Al vaglio della procuratrice aggiunta Lucia Lotti e del sostituto Stefano Opilio ci sarebbero anche i soldati che sono materialmente intervenuti prima tra il 29 e il 30 aprile e poi tra il 18 e il 19 maggio per fermare la spedizione umanitaria in acque internazionali.
Ma se per i fatti di ottobre il fascicolo è chiuso, per l’ultimo filone al momento non ci sono ancora ipotesi di reato né indagati. Un fatto fisiologico, data la mole di lavoro necessaria a istruire il caso: le audizioni dei 46 attivisti italiani sono in corso e anche il team legale della Flotilla sta ancora lavorando alla definizione delle querele che verranno presentate la settimana prossima.
Mercoledì, intanto, gli avvocati hanno depositato ai pm un corposo dossier che potrebbe tornare molto utile per identificare i responsabili delle violenze. A chi è stato prelevato in mezzo al mare e fatto prigioniero sono stati mostrati diversi volti di presunti incursori della marina israeliana e ci sarebbero già stati dei riconoscimenti.
IL PASSAGGIO è importante sia dal punto di vista investigativo sia da quello procedurale. Avere dei nomi da iscrivere nel registro degli indagati, infatti, apre la porta di quello che altrimenti sarebbe un processo impossibile. La chiave è nella sentenza costituzionale che nel 2023 ha sbloccato il dibattimento sull’omicidio di Giulio Regeni avvenuto in Egitto nel 2016. Per la Consulta, nei casi di delitto politico compiuto su italiani all’estero, si può andare davanti a un giudice anche in assenza degli imputati, purché questi siano informati del procedimento in corso nei loro confronti.
Dunque, per quanto riguarda l’affaire Flotilla, se i riconoscimenti verranno riscontrati, alla procura di Roma non servirà alcun tipo di collaborazione da parte delle autorità israeliane. E le rogatorie internazionali diverrebbero in automatico superflue. Il discorso, tuttavia, vale solo per il fascicolo sui fatti di maggio, perché per l’abbordaggio di ottobre i reati ipotizzati (sequestro di persona, tortura, rapina e danneggiamento seguito da naufragio) restano a carico di ignoti.
E QUI LA PROCURA della Capitale ha già prodotto una rogatoria per chiedere a Isreale di collaborare alle identificazioni, ma la richiesta è ferma al ministero della Giustizia dallo scorso 9 maggio. Se da via Arenula non dovessero arrivare risposte entro l’8 giugno, comunque, i pm potranno decidere di rivolgersi a Tel Aviv lo stesso -anche senza l’avallo del governo – attraverso l’ambasciata italiana.
LA SPERANZA che da lì arrivi una qualche forma di aiuto all’inchiesta, tuttavia, è pressoché nulla. Per questo al nuovo fascicolo si è deciso di lavorare in maniera diversa: le testimonianze, le immagini e i referti medici non serviranno soltanto alla costruzione dei capi d’accusa, ma anche all’individuazione dei presunti responsabili per nome, cognome, grado e posizione.
Si vedrà. Intanto i pm hanno già una lista di nove persone tra militari e politici su cui riflettere. A partire dal ministro Ben Gvir, che con il suo video sulle umiliazioni inflitte agli attivisti ha messo la firma su una sorta di rivendicazione. Anche perché, in quanto responsabile della sicurezza, ha alle sue dirette dipendenze gli agenti che si sono occupati dell’equipaggio della Flotilla quantomeno nella prigione di Ketziot. Gli altri vanno dal presidente Benjamin Netanyahu ai generali dell’Idf.
NELLA GIORNATA di venerdì, inoltre, il gruppo internazionale di avvocati della Flotilla ha depositato alla Corte penale internazionale dell’Aia una denuncia nei confronti di alti ufficiali e leader politici israeliani per «crimini di guerra, crimini contro l’umanità, tortura e condotte rilevanti per l’esecuzione del crimine di genocidio». Il dossier, si legge in un comunicato, parla di «gravi violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario contro volontari civili disarmati da parte delle Forze di Occupazione israeliane» in relazione agli attacchi di aprile e di maggio.
IL FOCUS, in particolare, è «sui gravi e diffusi abusi contro civili, tra cui giornalisti, medici e difensori dei diritti umani, commessi nell’ambito di una campagna coordinata di violenza, documentata durante le missioni della primavera 2026». L’elenco dei crimini è impressionante: colpi con proiettili di gomma a distanza ravvicinata, taser sul viso e sul corpo, granate stordenti, posizioni di stress prolungate sotto luci intense, fratture (almeno 36 documentate), nasi rotti, abusi fisici e sessuali, privazione del cibo e dell’acqua, umiliazioni di vario genere.
È anche così che la Global Sumud Flotilla intende «sfidare l’impunità sistemica del regime israeliano».
https://ilmanifesto.it/flotilla-nellinchiesta-di-roma-ci-sono-i-nomi-dei-soldati-israeliani

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