21/06/2026
Non è una fatalità. Non è una tragica coincidenza. È il risultato di scelte – o, troppo spesso, di non scelte – da parte delle istituzioni.
Ieri una ragazza di 14 anni in Trentino è stata uccisa mentre era in bicicletta. Una giovane promessa del ciclismo italiano.
Ogni volta che si rimanda la realizzazione di una pista ciclabile sicura, ogni volta che si rinuncia a moderare la velocità nelle aree urbane, ogni volta che si considera la mobilità sostenibile un fastidio anziché un diritto, si accetta implicitamente che il prezzo possa essere pagato con una vita umana.
Le responsabilità politiche sono assordanti...
Una quattordicenne non dovrebbe morire per andare in bicicletta.
Le nostre città continuano a essere progettate attorno alle automobili invece che alle persone.
E mentre si discute all'infinito, le vittime aumentano: bambini, ragazzi, lavoratori, anziani....
Due giorni di titoli di giornale, indignazione e poi... Tutti a difendere il parcheggio sotto casa.
Il dolore per questa tragedia deve trasformarsi in responsabilità politica e amministrativa. Servono infrastrutture sicure, controlli efficaci, limiti di velocità rispettati e una visione che metta al centro la tutela della vita.
Perché quando una ragazza di 14 anni non torna a casa, non ha fallito solo chi guidava quel veicolo: ha fallito un intero sistema che non è stato capace di proteggerla.
Il silenzio e l'immobilismo non sono più accettabili.