12/04/2026
🔎 Il 6 aprile 2009 avveniva il tragico terremoto dell'Aquila, un evento che ha segnato profondamente la storia scientifica e culturale del nostro Paese.
La scossa principale di M 6.1 delle 03:32 provocò 309 morti, 1.600 feriti e almeno 80.000 sfollati, danneggiando gravemente anche il prezioso patrimonio storico del capoluogo abruzzese.
La sequenza sismica dell'Aquila è stata una delle prime in Italia a essere monitorata attraverso una f***a rete sismica, potenziata anche da stazioni temporanee installate subito dopo la scossa principale. Questo sistema ha consentito ai sismologi di localizzare con grande precisione oltre 64.000 terremoti: un numero eccezionale, che ha consentito di individuare chiaramente le faglie che si sono attivate durante la sequenza che si è conclusa solo tre anni dopo, nell'aprile del 2012.
Il terremoto principale è stato generato dalla faglia di Paganica, una struttura a lungo sottovalutata per le sue dimensioni più contenute rispetto agli altri sistemi di faglie che bordano l'Alto Aterno, il Gran Sasso e Campo Imperatore. Studi successivi hanno però dimostrato che questa faglia si estende per oltre 20 km, immergendosi verso sud-ovest fino a 8-9 km di profondità. Come spesso accade nelle sequenze sismiche appenniniche, quella di Paganica non fu l’unica ad attivarsi: nei giorni successivi furono coinvolte anche altre strutture adiacenti, tra cui la faglia dei Monti della Laga-Gorzano, responsabile dei terremoti di magnitudo 5.3 e 5.2 registrati il 7 e il 9 aprile 2009.
Come gran parte delle faglie capaci dell'Appennino centrale, quella di Paganica è una faglia diretta (o normale): una struttura lungo la quale il blocco di roccia scivola prevalentemente verso il basso. Per questo motivo, la scossa principale del 6 aprile ha causato un netto abbassamento del suolo che in alcuni punti della città dell'Aquila ha superato i 23–25 cm.
La rottura della faglia in superficie (potete vederla in foto) è stata riconosciuta per una decina di chilometri e ha permesso ai geologi di effettuare scavi e aprire alcune trincee paleosismologiche per ricostruire l'attività della faglia negli ultimi 2.000 anni. Dai dati raccolti è emerso che, in questo periodo, la faglia di Paganica ha generato almeno quattro forti terremoti: uno nel I secolo a.C., uno tra il I e il II secolo d.C., un altro tra il IV e il IX secolo e infine un'altro ancora nel 1461.
Per le sue caratteristiche e dimensioni si stima che possa produrre, potenzialmente, terremoti di magnitudo massima intorno a 6.6-6.7, quasi otto volte più energetici di quello del 6 aprile 2009.