20/06/2026
IL CONSIGLIERE DI ITALIA VIVA PETRASSI INTERVIENE DI NUOVO PER "SPIEGARCI" IL PALAZZETTO...
Intervengo per chiarire alcuni aspetti, perché il tema merita una discussione seria, soprattutto quando si parla di risorse pubbliche, PNRR, verde, servizi di quartiere e gestione futura di un’opera pubblica.
Parto da un punto: sui soldi pubblici non esistono scorciatoie. Le risorse PNRR non sono “soldi piovuti dal cielo” e non possono essere trattate come tali. Sono risorse pubbliche europee e nazionali, sottoposte a regole precise, controlli, rendicontazione, milestone, target, principio DNSH e obblighi di trasparenza. Quindi il tema del controllo sull’utilizzo di quei fondi è assolutamente legittimo.
Proprio per questo, però, va evitata una semplificazione: non basta dire “PNRR” per sostenere che un’opera sia automaticamente sbagliata, così come non basta dire “riqualificazione” per sostenere che sia automaticamente giusta. Va verificato il merito: finalità, proprietà, gestione, accessibilità, tariffe, ricadute sociali, impatto ambientale e manutenzione nel tempo.
Nel caso specifico, l’intervento rientra nel quadro della Missione 5, Componente 2, Investimento 3.1 del PNRR, “Sport e Inclusione Sociale”, che prevede interventi finalizzati anche al recupero delle aree urbane e all’inclusione sociale attraverso la realizzazione di nuovi impianti sportivi indoor o nuovi locali a servizio di impianti sportivi. Quindi non siamo davanti a un’opera estranea al perimetro del PNRR, ma a un intervento che nasce dentro una linea di finanziamento specifica.
Questo non significa che ogni scelta progettuale sia intoccabile. Significa però che la discussione va fatta sul contenuto dell’intervento, non trasformando automaticamente un impianto pubblico in una speculazione privata.
Altro punto: il fatto che i lavori siano eseguiti da imprese private non significa che l’opera sia privata. Le opere pubbliche vengono ordinariamente realizzate tramite appalti a operatori economici privati. È il funzionamento normale dei contratti pubblici. Il tema vero, semmai, è un altro: chi resta proprietario dell’opera, chi la gestirà, con quali obblighi, con quali tariffe, con quali controlli e con quali benefici concreti per i cittadini.
Su questo punto sono d’accordo: la futura gestione deve essere chiarita bene e pubblicamente.
A mio avviso devono essere indicati in modo trasparente:
il soggetto gestore;
il modello di affidamento;
le tariffe previste;
le agevolazioni per residenti, scuole, associazioni sportive e fasce fragili;
gli eventuali obblighi di utilizzo pubblico;
gli orari;
le modalità di accesso;
gli spazi eventualmente destinati ad attività sociali, culturali e territoriali;
gli obblighi di manutenzione;
le compensazioni ambientali;
i controlli successivi.
Non basta dire “sarà pubblico”. Deve essere pubblico negli atti, nelle tariffe, nell’accesso, nei controlli e nella ricaduta sociale.
Il Codice dei Contratti Pubblici, D.Lgs. 36/2023, non si limita a dire che bisogna fare le gare. All’art. 1 richiama il principio del risultato, cioè il migliore rapporto possibile tra qualità e prezzo nel rispetto di legalità, trasparenza e concorrenza. All’art. 2 richiama il principio della fiducia nell’azione legittima, trasparente e corretta dell’amministrazione. All’art. 3 richiama l’accesso al mercato nel rispetto di concorrenza, imparzialità, non discriminazione, pubblicità, trasparenza e proporzionalità.
Quindi il punto non è demonizzare l’appalto a un’impresa privata. Il punto è verificare che l’appalto e la gestione successiva siano coerenti con l’interesse pubblico.
Sul PNRR aggiungo un altro aspetto: il Regolamento UE 2021/241 prevede che le misure siano motivate, giustificate, monitorate e coerenti con gli obiettivi del Piano. In particolare, il principio DNSH, “Do No Significant Harm”, impone che gli interventi non arrechino danno significativo agli obiettivi ambientali. Questo significa che non basta dire che un’opera è sostenibile: bisogna dimostrarlo con atti, verifiche, checklist, documentazione tecnica e controlli ex ante ed ex post.
Per questo, sul tema del verde, la domanda corretta secondo me è molto concreta: quanti alberi sono stati rimossi? Quanti verranno ripiantati? Dove? Con quali specie? Con quale manutenzione? Con quale garanzia di attecchimento? Qual è il saldo ambientale complessivo? Qual è la superficie impermeabilizzata? Quali materiali sono stati utilizzati? Sono stati rispettati i Criteri Ambientali Minimi previsti dall’art. 57 del D.Lgs. 36/2023?
Queste sono domande legittime. E sono domande a cui l’amministrazione deve poter rispondere.
Sul termine “recupero” capisco la critica. Per alcuni recuperare significa riportare l’area esclusivamente alla funzione originaria di parco. Per altri recuperare significa rimuovere un’incompiuta, eliminare un’area degradata e restituire al quartiere una funzione pubblica, sportiva e sociale. Sono due letture diverse.
Personalmente ritengo che la parola “recupero” sia corretta solo se l’intervento restituisce davvero più fruibilità, più sicurezza, più verde utilizzabile, più servizi e più accesso pubblico. Se invece dovesse tradursi solo in cemento, tariffe alte e gestione poco chiara, allora la critica sarebbe fondata.
Sulle convenzioni con gli impianti sportivi privati del territorio, la proposta è sensata e non va liquidata. Si poteva e si può ragionare anche su convenzioni con strutture già presenti, soprattutto per garantire tariffe calmierate a residenti, scuole e associazioni. È una strada che può convivere con una struttura pubblica...
LA NOSTRA ULTERIORE RISPOSTA
Gentile consigliere trovo un po’ difficile rispondere al suo post che partito “…per chiarire alcuni aspetti” non chiarisce nulla, rispondendo a domande mai fatte e non rispondendo a quelle fatte.
Che i soldi del PNRR non siano soldi piovuti dal cielo è ovvio a chi anche solo un pochino ha seguito l’iter della loro genesi.
Non sono piovuti dal nulla ma sono costati mesi di trattativa dura.
Forse sono piovuti dal cielo a questa amministrazione visto che il sindaco Gualtieri, da ministro dell’economia allora spingeva il governo Conte 2 ad accettare i famosi 37 miliardi del MES (famigerati visto le condizioni capestro per la loro erogazione) e poi divenuto sindaco se li è trovati comodi comodi…
Ma questa è storia vecchia.
Come non abbiamo MAI detto che essendo soldi del PNRR fossero automaticamente sbagliati…
quando mai…anzi pensiamo il contrario e l’abbiamo detto e scritto innumerevoli volte che il Parco Colli d’Oro meritava il cluster della bonifica ambientale, quello che lei sicuramente saprà indirizzava la bellezza di 89 miliardi e 900 milioni a tale scopo a livello nazionale.
Perché chiedevamo questo tipo di intervento?
Per due semplici motivi:
- Il parco è stato istituito come parco pubblico nei primi anni ’80 COME COMPENSAZIONE di tutto il terreno pubblico espropriato (circa 80 ettari) per la costruzione del complesso residenziale di Colli d’Oro;
- Con cambiamenti di destinazione ad hoc nel 2003 (da uso pubblico a verde sportivo attrezzato evidenziando così una strategia ben precisa), la sua funzione è stata compromessa ed il parco stesso sfregiato dalla speculazione (del 2006 prima e 2012 dopo) che hanno portato alla genesi dell’”ecomostro”.
Quindi quello che lei e la giunta chiama riqualificazione andava attuata all’interno del perimetro “FAR TORNARE IL PARCO ALLA SUA FUNZIONE PRIMEVA PER LA QUALE ERA STATO COSTITUITO".
Quindi è inutile che ci spiega la funzione del cluster sport ed inclusione sociale che sono anni che lo conosciamo (parlo a nome del Comitato Colli d’Oro di cui faccio parte).
Vede dovrebbe conve**re con me che lo sport non è l’unica funzione socialmente includente, soprattutto in un quartiere come il nostro che ha una foltissima presenza di impianti sportivi a cui manca solo una politica decente municipale per dare la possibilità con convenzioni ad hoc (agli stessi costi comunali dichiarati dall’assessore allo sport Onorato) agli abitanti del quartiere di poterli frequentare anche vicino casa e CONTEMPORANEAMENTE ripristinare l’uso completo del parco agli abitanti del quartiere reso impossibile da oltre 12 anni per un accordo scellerato che fece il comune (stesso colore politico odierno) nel 2006.
La realtà che NON POTRETE MAI AMMETTERE senza far crollare un castello di carte di propaganda e menzogne è CHE IL PALAZZETTO DENTRO IL PARCO COLLI D’ORO NON E’ STATO FATTO PER I RESIDENTI DI LABARO E PRIMA PORTA, BENSI’ PER LE ESIGENZE CENTRALI DEL COMUNE DI ROMA CHE AVEVA BISOGNO DI SPAZI PER COSTRUIRLO. E LO HA FATTO PENALIZZANDO IL QUARTIERE, I RESIDENTI E SFREGIANDO PER L’ENNESIMA VOLTA IL PARCO COLLI D’ORO.
Sono altre le necessità non affrontate e non risolte per Labaro: sono avere spazi culturali per dare opportunità alle persone di non dover scappare a Roma per vedere eventi culturali, dare opportunità ai giovani di poter lavorare all’organizzazioni di questi spazi invece di vederli bighellonare accanto alla fontana a farsi le canne.
La realtà è che voi del municipio dovete trovare delle spiegazioni e giustificazioni a scelte in cui non avete mai avuto nessun potere decisorio.
Come abbiamo ripetuto fino alla nausea:
IL COMITATO COLLI D’ORO E TUTTI I CITTADINI DI LABARO CHE CI HANNO APPOGGIATO FIRMANDO LA RICHIESTA DI BLOCCARE I LAVORI E RICOSTITUIRE INTEGRALMENTE IL PARCO PER COME ERA STATO ISTITUITO NON SONO CONTRARI CHE CON I SOLDI DEL PNRR SI FACESSE ANCHE SPORT ED INCLUSIONE SOCIALE, SIAMO STATI CONTRARI E SEMPRE LO SAREMO, CHE TALE FUNZIONE FOSSE FATTA SACRIFICANDO IL PARCO COLLI D’ORO.
E’ un progetto anche giusto MA FATTO NEL LUOGO SBAGLIATO.