Comitato Colli D'oro

Comitato Colli D'oro Il Comitato Colli d'Oro
lavora per la protezione del Parco Colli d'Oro insieme ai cittadini di Labaro

Il comitato è apartitico; non ha alcuno scopo di lucro; è fondato unicamente sulla attività gratuita da parte del cittadino residente. Sulla base dei principi espressi dalla Legge N. 142/90, richiamati nello statuto comunale, il comitato promuove e favorisce la par-tecipazione dei cittadini all’Amministrazione locale attraverso:
l’approfondimento dei problemi e il miglioramento delle condizioni di

vita del quartiere;
il confronto con gli organi elettivi del comune;
la formulazione di proposte in ordine alla gestione pubblica di servizi sociali, urbani, ambientali, socio-sanitari e culturali;
la promozione di iniziative per migliorare lo sviluppo culturale, le istituzioni scolastiche, l’assistenza sociale, i trasporti pubblici, la salute degli abitanti, la sicurezza sociale, la tutela
dell’ambiente, il verde, gli impianti sportivi del quartiere;
il provvedere allo svolgimento di manifestazioni di interesse collettivo;
il salvaguardare i valori tradizionali e stimolare l’interesse della pub-blica opinione sui problemi principali del quartiere.

20/06/2026

IL CONSIGLIERE DI ITALIA VIVA PETRASSI INTERVIENE DI NUOVO PER "SPIEGARCI" IL PALAZZETTO...

Intervengo per chiarire alcuni aspetti, perché il tema merita una discussione seria, soprattutto quando si parla di risorse pubbliche, PNRR, verde, servizi di quartiere e gestione futura di un’opera pubblica.
Parto da un punto: sui soldi pubblici non esistono scorciatoie. Le risorse PNRR non sono “soldi piovuti dal cielo” e non possono essere trattate come tali. Sono risorse pubbliche europee e nazionali, sottoposte a regole precise, controlli, rendicontazione, milestone, target, principio DNSH e obblighi di trasparenza. Quindi il tema del controllo sull’utilizzo di quei fondi è assolutamente legittimo.
Proprio per questo, però, va evitata una semplificazione: non basta dire “PNRR” per sostenere che un’opera sia automaticamente sbagliata, così come non basta dire “riqualificazione” per sostenere che sia automaticamente giusta. Va verificato il merito: finalità, proprietà, gestione, accessibilità, tariffe, ricadute sociali, impatto ambientale e manutenzione nel tempo.
Nel caso specifico, l’intervento rientra nel quadro della Missione 5, Componente 2, Investimento 3.1 del PNRR, “Sport e Inclusione Sociale”, che prevede interventi finalizzati anche al recupero delle aree urbane e all’inclusione sociale attraverso la realizzazione di nuovi impianti sportivi indoor o nuovi locali a servizio di impianti sportivi. Quindi non siamo davanti a un’opera estranea al perimetro del PNRR, ma a un intervento che nasce dentro una linea di finanziamento specifica.
Questo non significa che ogni scelta progettuale sia intoccabile. Significa però che la discussione va fatta sul contenuto dell’intervento, non trasformando automaticamente un impianto pubblico in una speculazione privata.
Altro punto: il fatto che i lavori siano eseguiti da imprese private non significa che l’opera sia privata. Le opere pubbliche vengono ordinariamente realizzate tramite appalti a operatori economici privati. È il funzionamento normale dei contratti pubblici. Il tema vero, semmai, è un altro: chi resta proprietario dell’opera, chi la gestirà, con quali obblighi, con quali tariffe, con quali controlli e con quali benefici concreti per i cittadini.
Su questo punto sono d’accordo: la futura gestione deve essere chiarita bene e pubblicamente.
A mio avviso devono essere indicati in modo trasparente:
il soggetto gestore;
il modello di affidamento;
le tariffe previste;
le agevolazioni per residenti, scuole, associazioni sportive e fasce fragili;
gli eventuali obblighi di utilizzo pubblico;
gli orari;
le modalità di accesso;
gli spazi eventualmente destinati ad attività sociali, culturali e territoriali;
gli obblighi di manutenzione;
le compensazioni ambientali;
i controlli successivi.
Non basta dire “sarà pubblico”. Deve essere pubblico negli atti, nelle tariffe, nell’accesso, nei controlli e nella ricaduta sociale.
Il Codice dei Contratti Pubblici, D.Lgs. 36/2023, non si limita a dire che bisogna fare le gare. All’art. 1 richiama il principio del risultato, cioè il migliore rapporto possibile tra qualità e prezzo nel rispetto di legalità, trasparenza e concorrenza. All’art. 2 richiama il principio della fiducia nell’azione legittima, trasparente e corretta dell’amministrazione. All’art. 3 richiama l’accesso al mercato nel rispetto di concorrenza, imparzialità, non discriminazione, pubblicità, trasparenza e proporzionalità.
Quindi il punto non è demonizzare l’appalto a un’impresa privata. Il punto è verificare che l’appalto e la gestione successiva siano coerenti con l’interesse pubblico.
Sul PNRR aggiungo un altro aspetto: il Regolamento UE 2021/241 prevede che le misure siano motivate, giustificate, monitorate e coerenti con gli obiettivi del Piano. In particolare, il principio DNSH, “Do No Significant Harm”, impone che gli interventi non arrechino danno significativo agli obiettivi ambientali. Questo significa che non basta dire che un’opera è sostenibile: bisogna dimostrarlo con atti, verifiche, checklist, documentazione tecnica e controlli ex ante ed ex post.
Per questo, sul tema del verde, la domanda corretta secondo me è molto concreta: quanti alberi sono stati rimossi? Quanti verranno ripiantati? Dove? Con quali specie? Con quale manutenzione? Con quale garanzia di attecchimento? Qual è il saldo ambientale complessivo? Qual è la superficie impermeabilizzata? Quali materiali sono stati utilizzati? Sono stati rispettati i Criteri Ambientali Minimi previsti dall’art. 57 del D.Lgs. 36/2023?
Queste sono domande legittime. E sono domande a cui l’amministrazione deve poter rispondere.
Sul termine “recupero” capisco la critica. Per alcuni recuperare significa riportare l’area esclusivamente alla funzione originaria di parco. Per altri recuperare significa rimuovere un’incompiuta, eliminare un’area degradata e restituire al quartiere una funzione pubblica, sportiva e sociale. Sono due letture diverse.
Personalmente ritengo che la parola “recupero” sia corretta solo se l’intervento restituisce davvero più fruibilità, più sicurezza, più verde utilizzabile, più servizi e più accesso pubblico. Se invece dovesse tradursi solo in cemento, tariffe alte e gestione poco chiara, allora la critica sarebbe fondata.
Sulle convenzioni con gli impianti sportivi privati del territorio, la proposta è sensata e non va liquidata. Si poteva e si può ragionare anche su convenzioni con strutture già presenti, soprattutto per garantire tariffe calmierate a residenti, scuole e associazioni. È una strada che può convivere con una struttura pubblica...

LA NOSTRA ULTERIORE RISPOSTA

Gentile consigliere trovo un po’ difficile rispondere al suo post che partito “…per chiarire alcuni aspetti” non chiarisce nulla, rispondendo a domande mai fatte e non rispondendo a quelle fatte.

Che i soldi del PNRR non siano soldi piovuti dal cielo è ovvio a chi anche solo un pochino ha seguito l’iter della loro genesi.

Non sono piovuti dal nulla ma sono costati mesi di trattativa dura.

Forse sono piovuti dal cielo a questa amministrazione visto che il sindaco Gualtieri, da ministro dell’economia allora spingeva il governo Conte 2 ad accettare i famosi 37 miliardi del MES (famigerati visto le condizioni capestro per la loro erogazione) e poi divenuto sindaco se li è trovati comodi comodi…

Ma questa è storia vecchia.

Come non abbiamo MAI detto che essendo soldi del PNRR fossero automaticamente sbagliati…

quando mai…anzi pensiamo il contrario e l’abbiamo detto e scritto innumerevoli volte che il Parco Colli d’Oro meritava il cluster della bonifica ambientale, quello che lei sicuramente saprà indirizzava la bellezza di 89 miliardi e 900 milioni a tale scopo a livello nazionale.

Perché chiedevamo questo tipo di intervento?
Per due semplici motivi:

- Il parco è stato istituito come parco pubblico nei primi anni ’80 COME COMPENSAZIONE di tutto il terreno pubblico espropriato (circa 80 ettari) per la costruzione del complesso residenziale di Colli d’Oro;

- Con cambiamenti di destinazione ad hoc nel 2003 (da uso pubblico a verde sportivo attrezzato evidenziando così una strategia ben precisa), la sua funzione è stata compromessa ed il parco stesso sfregiato dalla speculazione (del 2006 prima e 2012 dopo) che hanno portato alla genesi dell’”ecomostro”.

Quindi quello che lei e la giunta chiama riqualificazione andava attuata all’interno del perimetro “FAR TORNARE IL PARCO ALLA SUA FUNZIONE PRIMEVA PER LA QUALE ERA STATO COSTITUITO".

Quindi è inutile che ci spiega la funzione del cluster sport ed inclusione sociale che sono anni che lo conosciamo (parlo a nome del Comitato Colli d’Oro di cui faccio parte).

Vede dovrebbe conve**re con me che lo sport non è l’unica funzione socialmente includente, soprattutto in un quartiere come il nostro che ha una foltissima presenza di impianti sportivi a cui manca solo una politica decente municipale per dare la possibilità con convenzioni ad hoc (agli stessi costi comunali dichiarati dall’assessore allo sport Onorato) agli abitanti del quartiere di poterli frequentare anche vicino casa e CONTEMPORANEAMENTE ripristinare l’uso completo del parco agli abitanti del quartiere reso impossibile da oltre 12 anni per un accordo scellerato che fece il comune (stesso colore politico odierno) nel 2006.

La realtà che NON POTRETE MAI AMMETTERE senza far crollare un castello di carte di propaganda e menzogne è CHE IL PALAZZETTO DENTRO IL PARCO COLLI D’ORO NON E’ STATO FATTO PER I RESIDENTI DI LABARO E PRIMA PORTA, BENSI’ PER LE ESIGENZE CENTRALI DEL COMUNE DI ROMA CHE AVEVA BISOGNO DI SPAZI PER COSTRUIRLO. E LO HA FATTO PENALIZZANDO IL QUARTIERE, I RESIDENTI E SFREGIANDO PER L’ENNESIMA VOLTA IL PARCO COLLI D’ORO.

Sono altre le necessità non affrontate e non risolte per Labaro: sono avere spazi culturali per dare opportunità alle persone di non dover scappare a Roma per vedere eventi culturali, dare opportunità ai giovani di poter lavorare all’organizzazioni di questi spazi invece di vederli bighellonare accanto alla fontana a farsi le canne.

La realtà è che voi del municipio dovete trovare delle spiegazioni e giustificazioni a scelte in cui non avete mai avuto nessun potere decisorio.

Come abbiamo ripetuto fino alla nausea:
IL COMITATO COLLI D’ORO E TUTTI I CITTADINI DI LABARO CHE CI HANNO APPOGGIATO FIRMANDO LA RICHIESTA DI BLOCCARE I LAVORI E RICOSTITUIRE INTEGRALMENTE IL PARCO PER COME ERA STATO ISTITUITO NON SONO CONTRARI CHE CON I SOLDI DEL PNRR SI FACESSE ANCHE SPORT ED INCLUSIONE SOCIALE, SIAMO STATI CONTRARI E SEMPRE LO SAREMO, CHE TALE FUNZIONE FOSSE FATTA SACRIFICANDO IL PARCO COLLI D’ORO.

E’ un progetto anche giusto MA FATTO NEL LUOGO SBAGLIATO.

11/06/2026

Uno dei peggiori sindaci degli ultimi anni per la gestione del verde pubblico e arboricolo di Roma...

Aveva a disposizione dei miliardi che gli ultimi sindaci non si erano mai neanche sognati...

E da quella montagna di soldi ha partorito dei topolini..
..ed ha distrutto per modalità rimaste oscure ai più, ma note a chi si e' informato, il patrimonio arboricolo romano...

"A seguito della pubblicazione del bilancio arboreo capitolino, che ci chiediamo ancora da dove abbiano preso i dati, questa è la situazione reale nelle strade.
Siamo all'Eur, a viale Santi Pietro e Paolo. Fino all'11 febbraio c'erano due filari di pseudorobinie adulte; sono stati tagliati e poche settimane dopo sono stati impiantati questi alberelli.
Al 4 giugno, all'inizio dell'estate, già il 50% degli alberelli è morto; e questo non è certo un caso isolato, anzi!
Questi sono i soldi del PNRR ma non sono gratis!
Come fai a fidarti quando ti promettono che faranno un parco o ti fanno vedere l'aiuola nuova, quando poi questa è la realtà dei fatti?
Quando la smetteranno con questo ecologismo di facciata e inizieranno a fare controlli sul lavoro delle aziende a cui hanno appaltato l'impianto e l'irrigazione?"

Segue video degli alberelli piantati all'EUR gia' seccati al 60%...

Gentile Pira,tutta l’architrave del suo discorso “decisionista” si basa sull’assunto che quasi nulla del progetto della ...
02/06/2026

Gentile Pira,
tutta l’architrave del suo discorso “decisionista” si basa sull’assunto che quasi nulla del progetto della piazza pedonale nel progetto della “città dei 15 minuti” ne osteggia la sua costruzione.

Il traffico subirà una non significativa variazione tale da non comprometterne in maniera significativa la mobilità in quel quadrante (vero); gli esercenti di via Monti della Valchetta non subiranno alcuna penalizzazione perché il segmento della strada in questione dove si trovano i loro esercizi non subirà nessuna variazione (vero).

Ma quello che molti residenti di Labaro (la maggioranza?) proprio non riescono a comprendere è dove sia il valore aggiunto che porterà l’utilizzo di 1 milione e 500mila euro per costruire una piazza pedonale che non potrà mai essere l’agognato “…luogo di incontro, di relazione, di identità collettiva, come luogo che contribuisce a trasformare un territorio in una comunità, favorendo la socialità, la partecipazione e il senso di appartenenza dei cittadini non è stato messo in discussione da nessuno”, come lei ha scritto.

Ora, a parte che non è vero che questo ruolo della piazza da lei auspicato non sia stato contestato nella chiassosa assemblea cittadina di lunedì 26 maggio (proprio per questo è stata così chiassosa), il problema dello scarso appeal del progetto municipale da parte dei cittadini di Labaro è proprio che esso, così come è stato presentato, non rappresenta NULLA di quello da lei auspicato…

…semplicemente perché il progetto è VUOTO perché al suo interno si è pensato solo a panchine (dove esse sono già presenti nei giardini antistanti i gonfiabili e a lato della biblioteca), a costruire altri gradoni (dove essi sono già presenti intorno alla fontana), con l’aggiunta di due spazi ristorazione (ridotto poi ad uno solo) che sembra proposto solo per il fortunato che riuscirà poi a gestire tale spazio.

In ultima analisi un inutile spreco di denaro pubblico, non un investimento, che in queste modalità non potrà mai supplire a dare un impulso alla vita associativa del quartiere, a creare quelle dinamiche che spingerà gli abitanti di Labaro a socializzare nelle sere autunnali ed invernali.

Le piazze in sé non rappresentano mai tutto questo se nelle piazze non esiste un motivo di attrattiva per frequentarle.

E’ per questo motivo che noi del Comitato Colli d’Oro abbiamo proposto nell’assemblea la creazione al posto di una casa civica (anch’essa vuota e senza finalità) la costruzione, con una parte di quel milione e mezzo di euro, di una struttura coperta con un centinaio di posti al suo interno per dare una possibilità ai giovani del quartiere di non essere costretti ad andare a Roma per vedere un film, uno spettacolo teatrale, un concerto, una rassegna musicale, una mostra di artisti locali, per dare a loro una prospettiva che non sia quelle di “farsi le canne” nelle sere invernali sui gradoni della nuova piazza pedonale.

Solo questa potrebbe essere (e per noi lo è) l’utilizzo sano di 1 milione e mezzo di soldi pubblici, il piccolo sacrificio di mobilità che verrebbe ripagato colmando proprio quello che il progetto comunale del Master Plan sulla città dei 15 minuti a pagina 8 analizzava: ”…non ci sono però locali dove per esempio ascoltare musica o vedere una mostra, né un cinema… la grande sala del cinema Harlem, chiuso ormai dagli anni Ottanta, è stata demolita nel 2021…”

Tra l’altro ci stupisce che questa nostra proposta fatta all’assemblea del 26 maggio, che ha riscosso applausi da parte delle mamme più intelligenti e sensibili ai problemi di povertà di stimoli culturali per i loro figli, non sia stata da lei minimamente citata in questo suo resoconto della serata.

Mentre non ci stupisce più di tanto che lei si sia arruolato in quei pochi cittadini che pensano che il loro compito SIA SOLTANTO DI VOTARE ALLE ELEZIONI AMMINISTRATIVE OGNI 5 ANNI dopodiché possono solo essere soggetto passivo delle decisioni dei rappresentanti eletti perché come lei ha scritto “…governare significa anche scegliere, assumendosi l’onere e la responsabilità delle decisioni adottate”, anche se poco prima aveva scritto “…ogni trasformazione urbana comporta inevitabilmente vantaggi e criticità che meritano ascolto e confronto”.

Possibile che non abbiate ancora fatto vostro il diritto dei cittadini di proporsi come “Cittadinanza Attiva” che significa il diritto di criticare e proporre altro negli atti e nelle decisioni delle amministrazioni pubbliche?

https://www.comune.roma.it/web/it/partecipa-albo-cittadinanza-attiva.page

E cosa debbono dire e fare i cittadini per far accettare nel confronto una loro posizione contraria ai poveri termini in cui è stato presentato il progetto?

Dare ragione ai “populisti alla matriciana” ed assaltare i forni di manzoniana memoria?

In questo singolare concetto di democrazia, con questo ipocrita scarto tra teoria e prassi, i cittadini sono derubricati a semplici “uditori” e le assemblee cittadine diventano la solita foglia di fico per far passare sotto le false spoglie della democrazia (e di ciò che ne è rimasto) decisioni già prese.

Con l’aggiunta della presa dei fondelli della “chiusura temporanea della strada per X mesi…” dopodiché…

….dopodiché non sarà mai più ripristinato nulla e le spiegazioni le potete già sentir ronzare nei nostri e vostri orecchi:

: “…dopo che abbiamo speso x soldi per farlo, ora dobbiamo spendere x soldi per ripristinarlo e quindi avremo speso tutto questi soldi INUTILMENTE PER STARE COME PRIMA?”

Complimenti a chi ha pensato a questa modalità per aggirare la volontà dei cittadini di Labaro, il loro diritto di esprimersi sull’utilizzo dei loro soldi sul loro territorio.

Gentile Pira, tra le altre cose che lei ha dimenticato di citare nel suo resoconto dell’assemblea di lunedì 26 maggio, dove tra l’altro mi preme sottolineare erano presenti una 50ina di persone a fronte di una popolazione del quartiere Labaro Prima Porta di circa 26.000 abitanti, c’è quella di non citare la proposta di passare PRIMA della decisione della Conferenza dei Servizi, ad UNA CONSULTAZIONE POPOLARE tra i residenti SOLO dei due quartieri.

Proprio perché questo progetto è contrastato e divisivo dei residenti di Labaro e Prima Porta

Ma d’altronde lei mi insegna questa non è certo una novità: già nel 2022 il progetto del PNRR per la ri-cementificazione del parco Colli d’Oro fu firmato all’insaputa di tutti nell’aprile del 2022…e solo sei mesi dopo nell’ottobre del 2022 fu presentato nella sede del XV municipio ai cittadini…

…sempre ovviamente in nome delle “… trasformazioni che meritano ascolto e confronto” coniugate con l’atto del “…governare che significa anche scegliere, assumendosi l’onere e la responsabilità delle decisioni adottate”.

Se me lo dicevi prima…

PS
In nome del suo democraticismo ci chiediamo come mai l’unico gruppo FB che fa sparire come inghiottiti nella sabbie mobili i nostri comunicati ci sia solo quello del Comitato di Quartiere di cui lei ne è un importante aderente?

IL COMITATO COLLI D’ORO

Riceviamo e pubblichiamo questa“lettera al direttore”a firma Vincenzo Pira sul dibattito in corso a Labaro in materia di urbanistica locale. Lunedì 25

29/05/2026

GUALTIERI "MANO DI FORBICE"
Tratto da un documento del governo britannico...

La strage degli alberi è legata alla diffusione delle antenne del 5G?

documento originale

https://assets.publishing.service.gov.uk/media/5a9697d9ed915d57d4d0f0fd/OS_Final_report__5g-planning-geospatial-considerations.pdf
traduzione delle pagine 39-40-41-42-43

"Qui è mostrata un'area pedonale molto frequentata, in prossimità di un lampione "candidato" per l'installazione di una antenna 5G. Vengono considerati due aspetti chiave:

1. La presenza di alberi a foglie caduche, che potrebbero limitare l'attenuazione del segnale nei mesi invernali, ma che in estate, con le foglie, potrebbero avere un impatto significativo.

2. La strada sopra l'area pedonale: un semplice rilievo topografico potrebbe essere sufficiente in questa situazione, ma se il segnale 5G a onde millimetriche dovesse penetrare sotto la strada nell'area pedonale, potrebbe essere necessario un rilievo LiDAR più dettagliato.

In questa strada residenziale, la presenza di numerosi alberi blocca chiaramente la visuale per le antenne che potrebbero essere installate sui lampioni. Inizialmente, sarebbe opportuno considerare un rilievo LiDAR per rilevare i dettagli degli alberi, ma trattandosi di un'area residenziale, l'attività potrebbe essere limitata durante l'orario lavorativo e negli altri momenti gli utenti tenderanno a trovarsi nelle proprie case con accesso alla banda larga.

È necessario valutare un compromesso tra copertura e domanda prima di intraprendere un rilievo più dettagliato.

Questa vista aerea di un tipico centro commerciale mostra ampi spazi aperti con pochissimi elementi che potrebbero bloccare i segnali 5G.

Attorno al parcheggio sono presenti alcuni alberi e, qualora fosse necessario effettuare un rilievo, questo potrebbe essere gestito a livello locale, prendendo alcune misurazioni mirate di elementi che potrebbero essere considerati significativi."

29/05/2026

Sindaco Gualtieri,
lei può intortare chi non conosce la realtà del progetto del palazzetto dello sport all’interno del parco di Colli d’Oro…o i pretoriani del suo partito per i quali qualsiasi cosa è buona se fatta da esso.

Per questi ultimi voglio ricordare lo scempio che sta facendo al parco ricostruendo sinteticamente la sua storia:

il parco Colli d’Oro fu istituito nei primi anni 80 come COMPENSAZIONE della lottizzazione di edilizia residenziale che coinvolse circa 80 ettari di suolo pubblico.

Il parco di circa 6 ettari e mezzo era costituito da alberi ad alto fusto e fungeva da zona di passaggio con il confinante parco di Veio come la relazione di uno dei suoi direttori dottor Bosi spiegò molto bene in una relazione circa 14 anni fa.

Nel 2003 alla sua parte centrale e più bella fu cambiata destinazione d’uso: da verde pubblico a verde sportivo attrezzato.
3 anni dopo, nel 2006 il sindaco Veltroni fece un accordo con una società sportiva privata (Lazio pallavolo) per costruirvi al suo interno un palazzetto dello sport per la pallavolo, all’insaputa degli abitanti del territorio.

6 anni dopo, nel 2012, il sindaco Alemanno recepì l’accordo ed iniziò la recinzione del parco che fecero scoprire solo allora la fine che stava facendo il più bel parco di Labaro.

Ci furono proteste, raccolta di oltre 4.000 firme, facemmo ve**re persino “Uno mattina”, ma non ci fu nulla da fare: furono tagliati 48 alberi ad alto fusto per le esigenze private a danno di un bene pubblico collettivo.

Un anno dopo le numerose irregolarità della ditta privata portò prima al blocco dei lavori, poi al fallimento della società.

Dal 2012 al 2024 il parco colli d’oro si è trovato diviso in due parti non comunicanti, con in mezzo un rudere ammalorato, con i tondini arrugginiti, quello che in breve fu chiamato dagli abitanti del quartiere l’”ecomostro”.

Nel 2022 grazie ai miliardi del PNRR (la cui gestione fu causa di una crisi di governo) di cui il comune da lei presieduto beneficiò della stratosferica cifra mai vista nelle casse della capitale di ben 1 miliardo e 143 milioni di euro, a cui vanno aggiunti i soldi di Roma Capitale (quelli che il governo Renzi bloccò per un paio di anni perché non gradiva che andassero ad un comune che il suo partito non controllava) e quelli per il giubileo, portando la somma a sua disposizione a svariati miliardi di euro.

Visto che il PNRR attribuiva al “cluster” bonifica ambientale a livello nazionale la bellezza di 89 miliardi e 900 milioni i cittadini di Labaro si aspettavano di veder finalmente restituito il parco a loro, invece la sua giunta dispose l’utilizzo del “cluster sport ed inclusione sociale” per costruirvi al suo posto, alla modica cifra di 14 milioni e 620mila euro, un altro palazzetto dello sport con l’aggiunta di un parcheggio di 50 posti auto al suo interno, con l’aggiunta di altri due milioni di euro per l’abbattimento del rudere con i soldi comunali. Oltre ad aver tagliato altre decine di alberi portando il tutto ad oltre 60 esemplari abbattuti dentro il parco pubblico.

Giustificando lei e l’assessore allo sport e ai grandi eventi Onorato, ambizioso politico che il suo partito sta lanciando nel “globo terracqueo” della politica nazionale, questa ulteriore cementificazione del parco come una “riqualificazione”, contrabbandando la necessità del comune di avere uno stadio dove eseguire i campionati nazionali di serie A di calcetto e di serie “silver” di pallavolo e pallacanestro di società sportive private… come una necessità del territorio, dove i residenti potranno praticare sport a “tariffe comunali”.

Peccato che se c’è una cosa che a Labaro non mancano sono gli impianti sportivi.

Sono ben 11 nella sola Prima Porta e Labaro in cui si possono praticare tutti gli sport possibili. Sono privati e se il municipio si fosse attivato e ne avesse avuta la volontà, i cittadini di Labaro grazie alle convenzioni potevano utilizzarli alle stesse tariffe comunali sbandierati da sindaco ed assessore.

Senza destrutturare e ricementificare il Parco, senza costruire sul suo territorio 350 posti auto completamente inutili per le esigenze del quartiere, ma che saranno per noi una servitù che vedrà il suo uso da parte dei tifosi che verranno da tutta Italia, solo il sabato e la domenica.

Comitato Colli D'oro

dal web"È una battaglia di civiltà.Ambientale.Paesaggistica.Identitaria.Perché quando un Paese smette di curare i propri...
27/05/2026

dal web

"È una battaglia di civiltà.

Ambientale.
Paesaggistica.
Identitaria.

Perché quando un Paese smette di curare i propri alberi adulti, non sta perdendo soltanto del verde.

Sta perdendo ombra.
Memoria.
Paesaggio.
Bellezza.
Equilibrio urbano.
Identità mediterranea.

E basta narrazioni.
I cittadini non sono fessi.

Vedono benissimo la differenza tra un grande albero adulto e un alberello appena messo a dimora.
Vedono quando si sceglie di non curare.
Vedono quando per anni non si investe in manutenzione, monitoraggi, cure fitosanitarie ed endoterapia.
Vedono quando l’abbattimento diventa la scorciatoia più semplice.

Per anni in Italia ci hanno raccontato che abbattere fosse inevitabile.

La verità è che, troppo spesso, si è scelto di non curare.

E allora ben vengano associazioni spontanee di cittadini veramente apolitiche, capaci di vigilare, sensibilizzare e difendere concretamente il patrimonio arboreo dei territori.

Troppo spesso, invece, il silenzio ha coperto incapacità amministrative e scelte sbagliate.
E molti grandi potentati associazionistici, a seconda delle convenienze o dei colori politici, hanno scelto quando indignarsi e quando voltarsi dall’altra parte.

Mentre in molte realtà si sperimentavano e applicavano tecniche endoterapiche, monitoraggi fitosanitari e gestione specialistica del verde, in troppe città italiane si è preferito arrivare direttamente all’ultima fase:

l’abbattimento.

Eppure l’endoterapia, se inserita dentro una strategia seria di prevenzione, monitoraggio e manutenzione, può rappresentare uno strumento importante per aumentare la resilienza degli alberi e ridurre abbattimenti indiscriminati.

Ma curare richiede:
competenze,
continuità,
programmazione,
investimenti,
manutenzione vera.

Abbattere invece è più semplice.
Più rapido.
Più burocraticamente comodo.

E così l’Italia sta lentamente perdendo una parte del proprio paesaggio storico e mediterraneo.

E mentre nelle aree pubbliche molti grandi alberi spariscono, quelli più belli spesso sopravvivono ancora:
nei grandi alberghi,
nelle ville private,
nei contesti dove esiste una gestione continua e competente.

Questo dovrebbe far riflettere.

Perché il problema non è l’albero.

È il modello culturale e gestionale con cui abbiamo trattato il patrimonio arboreo italiano negli ultimi decenni.

Gli alberi adulti non sono arredo urbano.
Sono infrastruttura biologica del Paese."

“Il capitale naturale non si sostituisce.
Si custodisce.”

ASSEMBLEA CITTADINA SUL PROGETTO PILOTA"LABARO - LA CITTA' DEI 15 MINUTI"Lunedì 25 maggio nel Centro Anziani di via Gall...
26/05/2026

ASSEMBLEA CITTADINA SUL PROGETTO PILOTA
"LABARO - LA CITTA' DEI 15 MINUTI"

Lunedì 25 maggio nel Centro Anziani di via Galline Bianche si è svolta una assemblea cittadina per presentare il progetto pilota di “Labaro, la città dei 15 minuti”, che prevede una riorganizzazione degli spazi urbani e della viabilità nel tratto finale di via Monti della Valchetta (da via Gemona del Friuli) fino a piazza Arcisate. Presenti parte della giunta municipale e una 50ina di residenti.

A parte la mancanza di amplificazione e la presenza di un paio di improvvisati “tribuni der popolo” che in nome di un populismo alla matriciana hanno reso con i loro toni strillati di difficile comprensione gli interventi delle persone presenti, il tutto è stato reso ancora più difficoltoso per la scelta del Presidente del XV di rinviare la presentazione delle modifiche al progetto DOPO gli interventi dei cittadini convenuti per presentare i loro dubbi su un progetto… le cui modifiche non conoscevano ancora.

Dubbi che sarebbero stati più centrati sull’oggetto dell’assemblea se le persone avessero potuto vedere e sentire le modifiche che a questo progetto ci sono state dalla presentazione del 7 dicembre 2024.

Con la conseguenza che non potendo tanto parlare del progetto in questione si sono presi spazio altre tematiche a latere (i nuovi e vecchi marciapiedi, il posizionamento del cassonetti ecc), la riprova comunque della necessità che hanno i cittadini di Labaro di essere partecipi ed attivi nella programmazione della vita sociale del quartiere, con momenti assembleari che vanno riproposti con più frequenza per la necessità di controllare ed indirizzare l’attività sul territorio da parte degli amministratori.

-------------------------------------

Il centro del progetto è la trasformazione degli spazi tra la fontana e piazza Arcisate in una piazza pedonale con la relativa chiusura dell’ultimo tratto di via Monti della Valchetta che sbocca attualmente sulla stessa piazza Arcisate; ciò per farne una piazza che diventi un po’ il luogo centrale di Labaro come una moderna agorà, con servizi civici e pubblici per i cittadini.

Le modifiche del precedente progetto, che a fatica siamo riusciti a sapere per i motivi sopradetti, consistono:

- Abbandono del progetto di dimezzare la carreggiata di via Gemona del Friuli, per il tratto che va dal liceo Pascal fino all’altezza di via Lusevera, costringendo i due sensi di marcia in unica carreggiata, quella più adiacente a Labaro vecchia;

- Abbandono di fare del secondo parcheggio su via Gemona del Friuli, sempre di fronte a via Lusevera una area destinata a centro di raccolta e smistamento rifiuti;

- Abbandono del progetto dello skate park all’interno della nuova piazza pedonale dato la costruzione di un altro skate park all’interno del parco Colli d’Oro a fianco del palazzetto.

Nel grande spiazzo verde triangolare tra via Frascheri, via Gemona del Friuli e via Ghisalba (alle spalle dell’elettrauto di MG car service) è stata invece riconfermata la costruzione di un grande parcheggio da 300 posti per i tifosi che il sabato e la domenica verranno da tutta Italia a vedere le partite di calcetto, pallavolo e pallacanestro di serie A e delle serie minori nazionali, condizione necessaria per avere l’autorizzazione alla costruzione del palazzetto dello sport all’interno del parco Colli d’Oro, dove all’interno del parco stesso saranno costruiti gli altri 50 posti necessari per l’autorizzazione (sulle critiche del Comitato Colli d’Oro a quest’ultimo progetto rimando alla nostra pagina FB).

https://www.facebook.com/comitatocollidoro

A fianco di questo parcheggio il vecchio piano regolatore prevedeva la costruzione di un mercato coperto, poi trasformatosi in un asilo nido ed oggi è rimasta una “indicazione potenziale” di ciò ancora non ben definito.

Il punto più dibattuto e strillato però è rimasta la chiusura dell’ultimo tratto di via Monti della Valchetta, che costringerebbe i residenti proveniente da via Bellagio/ via Gemona del Friuli e da via Galline Bianche verso via Gemona del Friuli al periplo del parco Marta Russo utilizzando via Magnago in Riviera che vedrà il suo traffico automobilistico inevitabilmente aumentato, specialmente nei giorni di mercato, almeno fino a quando il progetto di allungamento dello stesso mercato fino a via Gemona del Friuli potrà permette l’utilizzo di metà dello spazio attuale per il parcheggio dei clienti del mercato stesso, evitando così la sosta selvaggia in mezzo alla strada come accade ora.

Su questo punto si contrappongono due filosofie di come si vive il quartiere e di come lo si vorrebbe vivere.

A fronte di cittadini consapevoli che un quartiere debba avere una sua vita identitaria che permetta allo stesso di uscire dalla sua realtà di quartiere dormitorio, con una sua vita culturale che permetta di vivere le sue strade anche di sera e d’inverno quando i cittadini si rinchiudono nelle loro case già alle 18, si stanno contrapponendo altri cittadini che il fatto di pagare ciò con l’allungamento di un tragitto misurabile in un minuto scarso ne stanno facendo una sterile polemica con cui cercano di portare dalla loro parte i meno informati, i più spaventati da un cambiamento anche minimo.

Sterili polemiche che hanno visto anche la raccolta di firme tra gli esercenti di via Monte della Valchetta, nonostante per loro non cambierà nulla, perché la strada dove i loro negozi si affacciano non subirà nessun cambiamento di senso di marcia, che rimarrà come è ora, i loro clienti potranno entrare nel quartiere come ora, tanto più che rimarrà sia la doppia carreggiata di via Gemona del Friuli, sia il semaforo dove rimarrà la svolta per entrare in Labaro vecchia.

Evidentemente la critica e la raccolta di firme partita contro il vecchio progetto di restringimento di via Galline Bianche … è rimasta per inerzia anche dopo le modifiche. Onere di informazione però che ricade principalmente sui responsabili municipali chi non hanno diffuso circonstanziatamente le modifiche nei giorni precedenti e all’inizio dell’assemblea di lunedì 26.

Personalmente non sono contrario alla piazza pedonale, ma come ho detto nel mio intervento, tutto dipende da cosa ci mettiamo in questa piazza di servizi pubblici per la cittadinanza.

Questo per evitare l’ennesimo “non-luogo” deserto di sera, oltre a luogo di semplice bivacco, per i giovani e non giovani che ancora una volta vedrebbero sfumare la necessità di avere un luogo d incontro di attività non solo sportiva (di cui questo quartiere abbonda) che possano COINVOLGERE TUTTI i cittadini del quartiere.

Qui invece la progettualità degli organi competenti, nonostante le osservazioni nostre e di altri comitati e cittadini da oltre un anno, ha partorito poco o nulla:

- si parla ancora, al posto dello skate-park che non si farà più, di generici spazi verdi e di un impianto di videosorveglianza a sostituzione;

- di generiche gradinate per una fantasmagorica cavea all’aperto che potrà essere utilizzata come spazio eventualmente per manifestazioni (ma solo con il tempo buono);

- una molto generica e piccola casa civica in cui non c’è nemmeno una “indicazione potenziale” del suo scopo.

Troppo poco per convincere i cittadini di Labaro.

Sul progetto della piazza pedonale chiediamo come Comitato l’indizione di una consultazione tra gli abitanti di Labaro e Prima Porta per decidere l’inserimento, al posto della asfittica casa civica, di uno spazio coperto di almeno un centinaio di posti dove si possano coinvolgere i giovani e i meno giovani in attività culturali (cineforum, teatro, concerti, sala prove, mostre, assemblee cittadine ecc).

Chiediamo che le proposte definitive, per questa proposta come per tutto il resto, debbano essere prese dalla “Conferenza dei Servizi”, come è stato detto in uno degli ultimi interventi, ma DOPO che ci sia stata una consultazione popolare tra i residenti di Labaro e Prima Porta.

A differenza dei pochi che pensano che i cittadini debbano poter dire la propria una sola volta ogni 5 anni con le elezioni amministrative e che dopo debbano essere soggetto passivo di tutte le scelte degli amministratori eletti, noi pensiamo che quell’esempio di democrazia chiamata “cittadinanza attiva” (che lo stesso comune di Roma pubblicizza sulle sue pagine https://www.comune.roma.it/web/it/partecipa-albo-cittadinanza-attiva.page) debba essere la stella polare che dovrebbero sempre avere le istituzioni qualora si ritengano e si definiscano democratiche.

Comitato Colli d’Oro

Indirizzo

Via Trasaghis Roma
Rome
00188

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Comitato Colli D'oro pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'organizzazione

Invia un messaggio a Comitato Colli D'oro:

Condividi