17/04/2026
È iniziata la seconda giornata del Convegno di Metà mandato della Sezione Studi di Genere AIS “From femininity to femininities. ‘Rehearsal’ for an intersectional gender paradigm”, con la Lectio Magistralis di Patricia Hill Collins.
L’introduzione di Ignazia Bartholini alla lectio magistralis di Patricia Hill Collins evidenzia il decisivo slittamento epistemologico: il passaggio dalla nozione singolare di femminilità alla pluralità delle femminilità. Tale transizione non si esaurisce in un aggiornamento terminologico, ma segnala una profonda riconsiderazione delle categorie interpretative, evidenziando come le femminilità contemporanee si configurino quali costruzioni sociali e simboliche plurali, intrinsecamente attraversate da differenze strutturali e inscritte in configurazioni di potere che ne determinano i margini di visibilità, legittimità e riconoscimento.
In questo orizzonte teorico, il contributo di Patricia Hill Collins si impone come imprescindibile. Attraverso il paradigma dell’intersezionalità, la studiosa decostruisce l’idea di sistemi di dominio autonomi, mostrando come razzismo, sessismo, classismo ed eteronormatività si co-costituiscano in maniera relazionale e dinamica. Ne deriva una lettura complessa dei processi di esclusione, che investono non soltanto le soggettività, ma anche le stesse condizioni di produzione del sapere, storicamente segnate da pratiche di esclusione e da dispositivi di legittimazione selettiva.
Bartholini richiama inoltre la necessità di una vigilanza metodologica: l’intersezionalità, lungi dal ridursi a una formula retorica, deve mantenere la propria capacità esplicativa, ancorandosi ai contesti empirici e alle modalità concrete attraverso cui il potere si organizza. In tale prospettiva, la riflessione si estende alla dimensione politica, laddove emerge la tensione tra differenza e relazione. La proposta di Collins di una politica trasversale — orientata alla costruzione di coalizioni attraverso le differenze, senza annullarle — implica il superamento sia dell’universalismo astratto sia dei rischi di frammentazione, riconfigurando il soggetto politico come esito di processi situati di negoziazione.
Particolare rilievo assume, infine, l’analisi della violenza come dimensione strutturale e pervasiva dei sistemi di potere contemporanei. Essa non si manifesta unicamente nelle forme esplicite, ma si sedimenta in pratiche diffuse e normalizzate, contribuendo alla riproduzione delle disuguaglianze. In tal senso, parlare di femminilità al plurale significa non solo restituire la complessità delle esperienze, ma anche interrogare criticamente i dispositivi che le producono, aprendo al contempo lo spazio per pratiche di resistenza e per una rinnovata immaginazione politica capace di operare nella complessità del presente.