Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma

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Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma L'Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma è ritenuto uno dei più importanti archivi d'Europa per quanto riguarda la storia degli Ebrei.

16/10/2026

“Gli invincibili. Roma 1938. Storia di un’amicizia impossibile” di Giorgina Ciocca racconta le conseguenze delle Leggi Razziali del 1938 attraverso le vicende di Tullio, espulso dalla scuola perché ebreo, e Nino, figlio di un antifascista.

Ambientato in una Roma segnata dalle discriminazioni fasciste, il libro ricostruisce la storia di due adolescenti con percorsi familiari diversi, uniti da un’amicizia capace di resistere all’isolamento e alle difficoltà. Le loro esperienze restituiscono una dimensione umana a una pagina della storia italiana le cui conseguenze materiali e psicologiche sulla popolazione ebraica meritano di essere ricordate e approfondite.

Attraverso la vicenda dei due ragazzi, Giorgina Ciocca invita a riflettere sul valore della memoria e sull’importanza di studiare la storia delle Leggi Razziali, per comprendere come le discriminazioni abbiano inciso sulla vita quotidiana di migliaia di persone.

Il volume è disponibile presso la Libreria Ebraica Kiryat Sefer, in Via Elio Toaff 2.

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Il video è stato realizzato grazie al contributo ottenuto in risposta all’art. 1 della legge 534 del 17 ottobre 1996, anno 2025, della Direzione Generale Educazione, Ricerca e Istituti Culturali del Ministero della Cultura.

𝐔𝐧 𝐫𝐢𝐟𝐥𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐝'𝐨𝐫𝐨 𝐬𝐮𝐥 𝐓𝐞𝐯𝐞𝐫𝐞𝐿'𝑖𝑛𝑎𝑢𝑔𝑢𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑇𝑒𝑚𝑝𝑖𝑜 𝑀𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜𝑟𝑒 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑡𝑎 𝑑𝑎𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑎𝑙𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙'𝑒𝑝𝑜𝑐𝑎di Lilli Spizzichino, ...
11/09/2026

𝐔𝐧 𝐫𝐢𝐟𝐥𝐞𝐬𝐬𝐨 𝐝'𝐨𝐫𝐨 𝐬𝐮𝐥 𝐓𝐞𝐯𝐞𝐫𝐞
𝐿'𝑖𝑛𝑎𝑢𝑔𝑢𝑟𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝑇𝑒𝑚𝑝𝑖𝑜 𝑀𝑎𝑔𝑔𝑖𝑜𝑟𝑒 𝑟𝑎𝑐𝑐𝑜𝑛𝑡𝑎𝑡𝑎 𝑑𝑎𝑖 𝑔𝑖𝑜𝑟𝑛𝑎𝑙𝑖 𝑑𝑒𝑙𝑙'𝑒𝑝𝑜𝑐𝑎
di Lilli Spizzichino, Collaboratrice ASCER

Il sole di luglio picchiava forte sui tetti di Roma, ma lungo i muraglioni del Tevere l'aria sembrava vibrare di un'attesa diversa, più fresca, che profumava di storia. Era il 28 luglio 1904. Da giorni, nei vicoli stretti che un tempo avevano formato il recinto del Ghetto, non si parlava d'altro. Le botteghe avevano abbassato le serrande in anticipo e le famiglie avevano tirato fuori dagli armadi gli abiti migliori, quelli delle grandi occasioni.

Davanti agli occhi dei romani, maestoso e fiero, si stagliava il Tempio Maggiore con la sua grande cupola a base quadrata, i riflessi di alluminio che brillavano sotto il cielo laziale e lo stile che univa l'Oriente all'Occidente. La nuova sinagoga sembrava un ponte gettato tra il passato e il futuro: per decenni gli ebrei di Roma avevano pregato nascosti nelle Cinque Scole, dentro stanze anguste e invisibili dall'esterno. Ora, quel gigante di pietra chiara gridava al mondo che il tempo della vergogna era finito.

Di quella giornata straordinaria, però, non restano solo i ricordi tramandati: restano soprattutto le pagine ingiallite dei giornali dell'epoca, che ci permettono ancora oggi di rivivere l'evento quasi in presa diretta. I giornali dell'epoca e le cronache storiche del luglio 1904 diedero infatti grande risalto all'evento, evidenziando il profondo valore civile, oltre che religioso, della costruzione. È proprio grazie a questa rassegna stampa, custodita e conservata nel tempo, che oggi possiamo ricostruire con precisione parole, gesti e atmosfera di quel giorno.

Questa preziosa documentazione è oggi interamente custodita presso l'Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma "G. Spizzichino", dove è riposto un faldone che raccoglie l'intera rassegna storica dell'epoca. È proprio grazie alla conservazione di questo materiale che la memoria di quel preciso periodo è giunta fedelmente fino a noi: un patrimonio di ritagli, testate e cronache che restituisce voce e volto a un avvenimento altrimenti affidato solo al ricordo.

Due testate storiche in particolare documentarono quei giorni in modo straordinario, e le loro pagine sono oggi tra i documenti più preziosi di quella rassegna stampa. La rivista "Illustrazione Italiana" narrò l'inaugurazione ufficiale del 28 luglio alle 6:30 pomeridiane, evidenziando la solennità della sala gremita con queste parole:

"All'ora fissata per la consacrazione, il coro composto di ragazzi contralti, tenori e bassi e diretto dal maestro Sava cantò, i primi tre versi del salmo 95 […] La musica fu scritta dal maestro DiSegni. Terminato il coro entrarono i rabbini avanti alla testa il rabbino capo Castiglioni e recitarono il salmo 15 […] Terminato questo il presidente dell'università israelitica, cav. Angelo Sereni, prese la parola. Egli rilevò il grandissimo significato civile e politico della presente cerimonia."

Il giornale "Vessillo Israelitico", dal canto suo, descrisse nei dettagli la storica visita ufficiale di Re Vittorio Emanuele III, avvenuta poche settimane prima dell'inaugurazione, precisamente il 2 luglio 1904, accolto dal rabbino capo Vittorio Castiglioni: un'altra tessera di quel mosaico giornalistico che la rassegna stampa dell'epoca ci ha permesso di ricomporre.

Questa non fu l'unica visita del re alla sinagoga: altre occasioni, anch'esse documentate dai giornali dell'epoca, fecero seguito alla prima. Nel 1921 il nuovo Rabbino capo Rav Angelo Sacerdoti accolse Vittorio Emanuele III in occasione dell'inaugurazione, all'interno del Tempio, di una lapide commemorativa dedicata ai soldati ebrei caduti durante la Grande Guerra.

Concludendo, sotto lo sguardo solenne di Re Vittorio Emanuele III, l'inaugurazione del 1904 trasformò il Tempio Maggiore nel simbolo monumentale di un riscatto atteso per secoli — una storia che, grazie alla rassegna stampa custodita presso l'Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma "G. Spizzichino", continua a raccontarsi da sola, con le parole di chi vi assistette in prima persona.

04/09/2026

Gino Modigliani (1913–1948), musicista, compositore e direttore del Coro del Tempio Maggiore di Roma, dedicò la sua vita alla musica come strumento di cultura e nutrimento dello spirito.

Nel volume di Pasquale Troìa, edito da Gangemi, la sua storia artistica e umana torna alla luce: un itinerario nella memoria di un protagonista ancora da riscoprire, un viaggio alla scoperta dell’amore per la musica.

Un testo in perfetta sintonia con la Giornata Europea della Cultura Ebraica, in programma domenica 6 settembre.

“Gino Modigliani: Una vita per la musica” è disponibile presso la Libreria Ebraica Kiryat Sefer, in Via Elio Toaff 2.

Il video è stato realizzato grazie al contributo ottenuto, ai sensi dell’art. 1 della legge 534 del 17 ottobre 1996 (anno 2025), dalla Direzione Generale Educazione, Ricerca e Istituti Culturali del Ministero della Cultura.

Domenica 6 settembre 2026 torna in tutta Italia la Giornata Europea della Cultura Ebraica, dedicata quest’anno al tema “...
01/09/2026

Domenica 6 settembre 2026 torna in tutta Italia la Giornata Europea della Cultura Ebraica, dedicata quest’anno al tema “Amore – אהבה – Love”.

Ecco il programma Il programma di Roma e le attività dell'Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma

30/08/2026

Immaginate Venezia, anno 1769. Niente Google Calendar, niente app per ricordarvi quando cade Pasqua o quando riapre la banca. C'è però un libretto grande quanto un cellulare di oggi (anche più piccolo, in realtà) che fa tutto questo — e lo fa per tre comunità diverse insieme. È il Lunario de...

29/07/2026

Una ricerca sul patrimonio dei canti liturgici della Comunità Ebraica di Roma, “Canti del Tempio Maggiore di Roma”, edito dalla Gangemi, è articolata in due tomi: il primo, a cui è allegato un CD, analizza i manoscritti musicali delle Cinque Scole e le composizioni di autori ebrei e non, dalla consacrazione del Tempio Maggiore (27 luglio 1904, 15 Av 5664) a oggi, custoditi nell’Archivio Musicale dell’Archivio Storico della Comunità. I testi sono accompagnati da commenti biblici, liturgici e musicali (con partiture) e dalle interviste ai tre protagonisti, che illustrano il ruolo di chazzan, direttore di coro e organista nella tefillah.

Il CD raccoglie diversi canti canti interpretati dal Coro del Tempio Maggiore diretto dal M° Claudio Di Segni, con il chazzan rav Avraham Alberto Funaro e l’organista M° Angelo Spizzichino.

Il secondo tomo invece, ricostruisce per la prima volta le biografie dei direttori del coro dall’inaugurazione del Tempio, tra cui Elio Piattelli, autore di numerose composizioni ancora inedite conservate nell’Archivio. Un contributo destinato a restare un riferimento per chi studia la tradizione musicale ebraico romana.

“Canti del Tempio Maggiore di Roma” è disponibile presso la Libreria Ebraica Kiryat Sefer, in Via Elio Toaff 2.

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Il video è stato realizzato grazie al contributo ottenuto in risposta all’art.1 della legge 534 del 17 ottobre 1996 anno 2025 della Direzione Generale Educazione, Ricerca e Istituti Culturali del Ministero della Cultura

29/07/2026
𝐂𝐎𝐒𝐀 𝐑𝐀𝐂𝐂𝐎𝐍𝐓𝐀 𝐔𝐍𝐀 𝐊𝐄𝐓𝐔𝐁𝐁𝐀’…𝑈𝑛𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑑’𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑅𝑜𝑚𝑎 𝑒𝑏𝑟𝑎𝑖𝑐𝑎 𝑑𝑒𝑙 1793C’è una storia d’amore, di riscatto e di burocr...
14/07/2026

𝐂𝐎𝐒𝐀 𝐑𝐀𝐂𝐂𝐎𝐍𝐓𝐀 𝐔𝐍𝐀 𝐊𝐄𝐓𝐔𝐁𝐁𝐀’…
𝑈𝑛𝑎 𝑠𝑡𝑜𝑟𝑖𝑎 𝑑’𝑎𝑚𝑜𝑟𝑒 𝑛𝑒𝑙𝑙𝑎 𝑅𝑜𝑚𝑎 𝑒𝑏𝑟𝑎𝑖𝑐𝑎 𝑑𝑒𝑙 1793

C’è una storia d’amore, di riscatto e di burocrazia che riposa tra le pieghe di una pergamena ingiallita. Non è un semplice pezzo di carta, ma una Ketubbà: il contratto matrimoniale ebraico che nel 1793 unì una giovane coppia nel ghetto della Roma papalina. Oggi questo documento è conservato al Museo Ebraico di Roma, dove figura tra i pezzi di maggiore rilievo della collezione: fu donato dalla famiglia di Clotilde Tagliacozzo in Piperno, in memoria del padre Angelo Tagliacozzo e della madre Fortunata Di Porto. La pergamena è stata pubblicata nel catalogo Antiche ketuboth romane. I contratti nuziali della comunità ebraica di Roma, a cura di Olga Melasecchi e Amedeo Spagnoletto, edito dalla Gangemi — uno splendido volume che restituisce a queste pergamene il contesto storico e artistico che meritano.

Il 13 gennaio 1793 la folla inferocita linciò il diplomatico francese Ugo di Basseville, accusato di idee rivoluzionarie. La rabbia popolare si riversò subito contro gli ebrei del Ghetto, falsamente indicati come complici dei giacobini. Una moltitudine armata diede fuoco al Portone della Regola per sterminare le famiglie intrappolate. Ma un violentissimo acquazzone soffocò i roghi. Secondo la tradizione ebraica la pioggia miracolosa disperse gli assalitori; le fonti storiche attestano che fu l’intervento dei soldati pontifici a impedire concretamente l’assalto. Quel prodigio passò alla storia come il Mo’ed di Piombo, ancora oggi celebrato il 2 di Shevat come festa per lo scampato pericolo. Quella notte aveva lasciato un segno indelebile. Ma la storia non si ferma alla paura: il 1793 era l’anno in cui Luigi XVI veniva ghigliottinato e le idee di libertà rimbalzavano fino a Roma, mescolando speranza e terrore. Per gli ebrei del ghetto quelle idee avevano un sapore ambiguo — erano le stesse di cui erano stati accusati come complici, eppure promettevano un mondo in cui le mura potevano finalmente cadere. In questo clima sospeso tra violenza e utopia, Mordechai Rosselli e Khannà Di Porto — conosciuti nelle fonti civili come Angelo e Anna — scelsero di unire le loro vite. La loro ketubbà non è soltanto un contratto: è una risposta silenziosa e tenace agli assalitori di gennaio, all’Europa in fiamme, alla fragilità di una comunità che aveva rischiato di scomparire. I censimenti conservati negli archivi romani ci permettono di conoscere meglio chi fossero questi sposi. Dal censimento del 1800 custodito presso l’Archivio Storico “Giancarlo Spizzichino” della Comunità Ebraica di Roma sappiamo che i Rosselli appartenevano alla Scuola Castigliana: erano cioè ebrei di origine sefardita, ovvero sp****la, discendenti di famiglie espulse dalla pen*sola iberica nel 1492. Un secondo censimento, conservato presso l’Archivio di Stato di Roma e datato 1816, ci restituisce un ritratto ancora più preciso. Angelo era nato nel 1767, Anna nel 1771. Angelo risulta fabbricante di lane, residente in Via Rua 298: la via principale dei commerci del ghetto, dove abitavano le famiglie più facoltose. Nel 1816 i figli sono sei: Manuel nato nel 1794, Isacco nel 1797, Aron nel 1800, Pellegrino nel 1801, Rosa nel 1804 e Giuditta nel 1807. Il quadro che emerge è quello di una famiglia di mercanti benestanti, solida e numerosa, che attraversò indenne una delle fasi più convulse della storia europea: dalla prima Repubblica Romana alle guerre napoleoniche, fino alla Restaurazione. Khannà, orfana di padre, godeva di tutele giuridiche rigidissime: la dote annotata nel documento non diventava proprietà dello sposo — poteva solo investirla nelle proprie attività — ed era legalmente protetta dai creditori. Sulla pergamena ovina, dipinta ad acquerello e inchiostro, troviamo verbalizzati il giorno del matrimonio, la dote, il notaio, i testimoni e il versetto di Isaia 55,12. Il documento è decorato con cesti di fiori, alberi e lo stemma della famiglia Rosselli.

La ketubbà non si limita a essere un freddo contratto legale: è un prezioso racconto storico e umano che custodisce nomi, impegni morali e status economico dell’epoca. Trasforma la burocrazia in una forma d’arte e rappresenta una straordinaria finestra capace di narrare, insieme, la microstoria di una famiglia e la macrostoria di un intero popolo. Al di là di ogni accordo patrimoniale, i due giovani si amavano — e furono pronti a dirsi sì, in quel ghetto che aveva appena sfiorato la distruzione, come per affermare che la continuità della vita vale più di qualsiasi tempesta politica. Che la famiglia Tagliacozzo in Piperno abbia scelto di donare questa pergamena al Museo Ebraico di Roma in memoria dei propri cari è, in fondo, un gesto dello stesso segno: custodire la memoria per consegnarla al futuro, come fecero Mordechai e Khannà la sera delle loro nozze.


Lilli Spizzichino
Collaboratrice ASCER

05/07/2026

“L’Università Israelitica di Roma e Rav Moshe Israel Hazan, un rapporto difficile 1847-1853”, a cura di Silvia Haia Antonucci e Andrea Asher Spizzichino, raccoglie il volume di Giancarlo Spizzichino, pubblicato a sette anni dalla sua scomparsa, e ricostruisce il mandato di Rav Moshe Israel Hazan, Capo rabbino della Comunità Ebraica di Roma dal 22 luglio 1847 al 28 aprile 1853, succeduto a dodici anni di sede vacante.

Il volume documenta un passaggio istituzionale rilevante nella storia della comunità capitolina: il momento in cui la figura del Capo rabbino, riconosciuta fino ad allora come autorità, viene ridefinita, nelle parole dell’allora presidente Samuel Alatri, a “dottore della santa legge” e “professore di teologia”. Il rapporto fra Rav Hazan e la comunità romana, breve e segnato da tensioni continue, rende evidente questo mutamento, fino alle dimissioni annunciate dallo stesso rabbino il 22 gennaio 1852.

Il libro affronta inoltre la posizione di Rav Hazan sul rito italiano dal punto di vista halakhico, offrendo un ulteriore tassello per la ricostruzione della storia della Comunità Ebraica di Roma in un periodo di profonda trasformazione.

Il volume è disponibile presso la Libreria Ebraica Kiryat Sefer, in Via Elio Toaff 2.

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Il video è stato realizzato grazie al contributo ottenuto in risposta all’art.1 della legge 534 del 17 ottobre 1996 anno 2025 della Direzione Generale Educazione, Ricerca e Istituti Culturali del Ministero della Cultura

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