Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma

Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma L'Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma è ritenuto uno dei più importanti archivi d'Europa per quanto riguarda la storia degli Ebrei.

𝐈𝐥 𝐬𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐠𝐢𝐚𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐝𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐚𝐩𝐚𝐶𝑟𝑜𝑛𝑎𝑐𝑎 𝑑𝑖 𝑢𝑛𝑎 𝑠𝑢𝑝𝑝𝑙𝑖𝑐𝑎 𝑎𝑙 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜 𝑑𝑖 𝑃𝑖𝑜 𝑉𝐼di Lilli Spizzichino, Collaboratrice ASCE...
19/06/2026

𝐈𝐥 𝐬𝐞𝐠𝐧𝐨 𝐠𝐢𝐚𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐞 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐝𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐏𝐚𝐩𝐚
𝐶𝑟𝑜𝑛𝑎𝑐𝑎 𝑑𝑖 𝑢𝑛𝑎 𝑠𝑢𝑝𝑝𝑙𝑖𝑐𝑎 𝑎𝑙 𝑡𝑒𝑚𝑝𝑜 𝑑𝑖 𝑃𝑖𝑜 𝑉𝐼
di Lilli Spizzichino, Collaboratrice ASCER

L'aria di Roma in quel febbraio del 1775 si era fatta improvvisamente gelida, e non per la tramontana che sferzava il Tevere. Lungo le vie del Ghetto, il rumore dei martelli che riparavano i portoni del rione Sant'Angelo risuonava come un presagio. Era stato affisso l’Editto sopra gli Ebrei: 44 clausole scritte con la cannuccia dell'intransigenza da Papa Pio VI. La mobilità individuale venne drasticamente ridotta e per accentuare la separazione visiva e impedire che gli ebrei potessero mescolarsi con la popolazione cristiana spacciandosi per tali, Pio VI impose l'obbligo del segno distintivo giallo con una capillarità mai vista prima. Gli uomini erano obbligati a indossare un cappello coperto di panno giallo, mentre alle donne veniva imposto uno scialle o un velo della stessa tonalità, noto nei documenti come sciamito giallo.

La vera e più pesante innovazione dell'editto del 1775 risiedeva nel fatto che tale marchio non doveva più essere esibito soltanto all'esterno, ma divenne obbligatorio anche all'interno delle mura dello stesso ghetto, trasformandosi in una marchiatura perenne visibile persino nell'intimità della vita comunitaria quotidiana, sotto la costante minaccia di multe esorbitanti o fustigazioni pubbliche per i trasgressori. In questo contesto si inserisce la drammatica supplica rivolta a papa Pio VI da parte dell’Universitas Hebraeourum Urbis che, per ragioni legate esclusivamente al proprio sostentamento e al commercio, erano costretti a spostarsi costantemente da una provincia all'altra con l’obbligo di esporre visibilmente il segno giallo di riconoscimento. Per tale ragione, l'applicazione pratica di tale norma si rivelò ben presto una condanna per l'incolumità dei commercianti ebrei i quali si videro esposti a pericoli costanti lungo le principali vie di comunicazione del territorio papale. Le strade dell'epoca erano infatti frequentate da una f***a schiera di persone sfaccendate, vagabondi e individui oziosi che popolavano le taverne, le piazze e le periferie dei centri urbani.

Per queste persone, prive di un'occupazione stabile e spesso animate da risentimento verso chi gestiva ricchezze o merci, il segno di riconoscimento addosso al viaggiatore diventava il pretesto per scatenare violenze gratuite. Gli ebrei spiegarono dettagliatamente nella loro missiva come il semplice atto di mostrare quel simbolo attirasse sistematicamente l'attenzione di bande di perdigiorno, dando inizio a dinamiche di sopruso che andavano ben oltre il semplice furto o la rapina. Le aggressioni descritte dai commercianti si materializzavano in veri e propri maltrattamenti fisici, insulti verbali e percosse violentissime, perpetrate senza alcuna provocazione da parte delle vittime. Per tale motivo nella supplica si spiega e si richiede al Vicario di Cristo clemenza e benevolenza come è scritto:

“[…] e sicome con il segno sono maltrattati, anche con percosse, e specialmente dalle persone sfaccendate et oziose, supplicano cotanto umilmente la S.V che voglia degnarsi graziarli del benigno permesso di andare senza il solito segno, come di esimerli da ogni vessazione e il trattenimento della sera fuori dal ghetto anche dopo passata l’ora di notte nonostante qualsivoglia editto e ordinazione in contrario che della grazia. Si concede modo di provisione la richiesta licenza e voglia per mesi quattro”

I criminali intercettavano i mercanti ebrei lungo i percorsi d'obbligo proprio in virtù del segno giallo e, forti dell'impunità garantita da un controllo del territorio spesso carente, sfogavano la loro aggressività provocando gravi lesioni a chi cercava solo di svolgere il proprio lavoro.

Il papa concesse un periodo di tolleranza temporanea della durata di quattro mesi a favore della comunità ebraica ottenendo la straordinaria dispensa dall'obbligo di indossare il segno distintivo giallo sui vestiti. Inoltre concesse ai mercanti e la facoltà di circolare liberamente e trattenersi oltre l'orario consentito al di fuori delle mura del ghetto anche nelle ore serali costituendo questo un momento di parziale e temporanea sospensione delle rigide restrizioni segregative dell'epoca. Il provvedimento confermò la complessa e spesso contraddittoria gestione pontificia delle minoranze religiose sospesa tra severità dottrinale e pragmatismo economico.

La signora Laura Arduini Mazzei cadde per strada e fu aiutata da una collaboratrice dell’Archivio Storico della Comunità...
11/06/2026

La signora Laura Arduini Mazzei cadde per strada e fu aiutata da una collaboratrice dell’Archivio Storico della Comunità Ebraica di Roma (ASCER) alla quale raccontò che durante la Shoah lei, che aveva 18 anni e suo fratello Carlo che aveva 12 anni, vissero a casa della zia Luigina e salvarono Laura Sonnino e Masino Coen.
I discendenti dei coniugi Coen furono ritrovati solo quando Laura fu ricoverata all’Umberto I e nella sua stanza era una ragazza ebrea che conosceva i cugini del nipote dei coniugi Coen, Salvatore Manasse, il quale non sapeva praticamente nulla del salvataggio dei nonni, ma, tra le loro carte ritrovò un ringraziamento a Luigina scritto da Masino.
Grazie anche all’impegno dello staff dell’ASCER, tra il 2019 e il 2023 sia Luigina, sia Laura hanno ricevuto la medaglia dei giusti dallo Yad Vashem.

Nella foto: Patrizia Mazzei, una delle figlie di Laura Arduini Mazzei e Lior Keinan, Vice ambasciatore di Israele in Italia

I TEMPLI DI GERUSALEMME – Storia, Architettura e RicostruzioneTutto parte da un volume straordinario: Le Temple de Jérus...
07/06/2026

I TEMPLI DI GERUSALEMME – Storia, Architettura e Ricostruzione
Tutto parte da un volume straordinario: Le Temple de Jérusalem et la Maison du Bois-Liban di Chipiez e Perrot, Parigi 1889 — tavole architettoniche di rara bellezza che tentarono, per la prima volta, di tradurre la visione profetica di Ezechiele in immagine.
Da quella suggestione ottocentesca si aprono due percorsi.
Rav Ariel Di Porto ripercorre la storia dei Templi di Gerusalemme nella loro profondità religiosa e spirituale: cosa erano, cosa rappresentavano, e soprattutto cosa accadeva al loro interno — i riti, la liturgia, la vita sacra che animava quegli spazi.
Sara Cava raccoglie la sfida visiva del testo ottocentesco e la aggiorna con le più recenti scoperte archeologiche e ricostruzioni scientifiche, restituendo al pubblico l'immagine più precisa e attuale del Secondo Tempio — la sua architettura, i suoi spazi, la sua forma.
Un dialogo tra Ottocento e contemporaneità, tra testo sacro e scavo archeologico.
📅 Giovedì 11 giugno 2026, ore 17.30
📍 Libreria Ebraica Kiryat Sefer – via Elio Toaff, 2 – Roma
👤 Saluto di Giacomo Moscati, Assessore alla Cultura della Comunità Ebraica di Roma
🎤 Introduce e modera Claudio Procaccia
🔴 Prenotazione obbligatoria: [email protected]

07/06/2026

La Liberazione di Roma fu la fine di un incubo per tutta la città ma in particolare gli ebrei perseguitati, trucidati e deportati. I nazifascisti avevano fatto il loro lavoro di carnefici, di massacratori di innocenti. Tuttavia il 4 giugno 1944 fu il primo passo verso la normalità, un cambiamento ...

06/06/2026
31/05/2026

“Shabbat Shalom. Il rinnovamento dell’Umanità. Dialoghi con Riccardo Shmuel Di Segni e David Meghnagi”, edito da Gangemi e a cura di Dario Coen, affronta uno degli elementi cardine dell’ebraismo, il Sabato, nei suoi aspetti religiosi, filosofici, culturali ed ecologici, con le sue ricadute sociali e familiari. Lo Shabbat non è semplice riposo, ma una rottura consapevole con il ritmo produttivo, affermazione della libertà umana e della dignità del creato.
Il volume, strutturato come saggio-intervista, offre al lettore una guida su aspetti della vita ebraica di valore universale attraverso il dialogo con Riccardo Shmuel Di Segni e David Meghnagi, che da prospettive diverse affrontano il tema del Sabato nella diaspora e in Israele, nell’antichità e nel presente. Il libro è arricchito dalle illustrazioni di Micol Nacamulli.

I libri della collana Roma Ebraica sono disponibili presso la Libreria Ebraica Kiryat Sefer, in Via Elio Toaff 2, a pochi passi dalla Sinagoga Maggiore.


Il video è stato realizzato grazie al contributo ottenuto in risposta all’art.1 della legge 534 del 17 ottobre 1996 anno 2025 della Direzione Generale Educazione, Ricerca e Istituti Culturali del Ministero della Cultura

13/05/2026

“Le confraternite ebraiche di Roma. Vecchi dati e nuove scoperte (1559-1962)”, Gangemi Editore, 2025, di Silvia Haia Antonucci e Keren Perugia, offre un’analisi dettagliata delle attività delle confraternite sulla base degli statuti conservati presso l’ASCER, che rappresenta un importante tassello per la ricostruzione della plurimillenaria storia del più antico gruppo confessionale presente a Roma.

Lo scopo delle compagnie ebraiche non era la ca**tà, ovvero il solo supporto materiale ai bisognosi. Il termine ebraico per questo tipo di attività è Zedaka che significa “giustizia”. Pertanto, l’obiettivo è quello di riparare un danno materiale subito da alcune persone all’interno di una società diseguale. Un impegno etico che, secondo l’ebraismo, deve essere radicato nell’agire umano, un imperativo sempre attuale.

Questo volume ha come scopo quello di fornire nuovi dati, anche attraverso il riordino di alcune confraternite, e stimolare la ricerca di una fase storica della collettività ebraica capitolina esaltante, controversa e per molti versi drammatica (1559-1962). Una comunità che passò dalla reclusione nel ghetto, all’illusione dell’emancipazione definitiva, al dramma della Shoah per poi rinascere nel secondo dopoguerra.

I libri della collana Roma Ebraica sono disponibili presso la Libreria Ebraica Kiryat Sefer, in Via Elio Toaff 2, a pochi passi dalla Sinagoga Maggiore.


Il video è stato realizzato grazie al contributo ottenuto in risposta all’art.1 della legge 534 del 17 ottobre 1996 anno 2025 della Direzione Generale Educazione, Ricerca e Istituti Culturali del Ministero della Cultura

10/05/2026

"Oggi siamo qui e portiamo segni di vitalità, riuscendo a capovolgere il senso di questo luogo e della storia" — Rav David Prato sotto l'Arco di Tito, 1947. Immagina Roma, 1947. La guerra è finita da appena due anni, le ferite sono ancora aperte, ma c'è qualcosa nell'aria che sa di rinascita. E...

03/05/2026

Monte Herzl - La nuova tomba (14 luglio 1960)

Indirizzo

Largo Stefano Gaj Taché
Rome
00186

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 17:00
Venerdì 09:00 - 14:00

Telefono

+39 06 6840 0663

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