27/06/2026
𝗨𝗻 𝘂𝗹𝘁𝗶𝗺𝗼 𝗴𝗶𝗿𝗼 𝗱𝗶 𝗽𝗶𝘀𝘁𝗮.
Abbiamo sempre amato pensare a 𝗖𝗮𝘀𝗮 𝗱𝗶 𝗚𝗶𝗼𝗿𝗴𝗶𝗮 come a un piccolo circo.
Non un luogo dell'eccezionale, ma un luogo dell'umanità. Un tendone aperto in cui persone molto diverse tra loro si sono incontrate, riconosciute e, per un pezzo di strada, hanno condiviso la stessa pista.
In questi anni abbiamo accolto 𝗱𝗼𝗻𝗻𝗲 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗲𝗻𝗶𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗮 𝗽𝗮𝗲𝘀𝗶 𝗹𝗼𝗻𝘁𝗮𝗻𝗶, 𝗺𝗮𝗱𝗿𝗶 in cerca di un nuovo inizio, 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗲 𝗲 𝗯𝗮𝗺𝗯𝗶𝗻𝗶 che hanno portato movimento e stupore, 𝗱𝗼𝗻𝗻𝗲 𝘁𝗿𝗮𝗻𝘀𝗴𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿 che hanno cercato uno spazio in cui essere viste e accolte per ciò che sono. Ognuna è arrivata con il proprio bagaglio di esperienze, paure, desideri e speranze. Ognuna, a modo suo, è stata un'artista di questo circo speciale.
Donne funambole, capaci di avanzare su fili sottilissimi sospesi tra precarietà e coraggio.
Donne trapeziste che, dopo aver lasciato andare tutto ciò che conoscevano, hanno trovato il coraggio di lanciarsi nel vuoto.
Donne domatrici di tempeste, che hanno attraversato paure e cadute profonde senza smettere di cercare la propria strada.
Madri giocoliere, impegnate a tenere in aria mille cose contemporaneamente, la cura dei figli, il lavoro da cercare, le ferite da guarire, il futuro da immaginare.
E poi bambine e bambini, i veri clown poetici del nostro circo, la musica improvvisa nelle giornate più pesanti, la prova che la vita trova sempre il modo di farsi spazio.
E accanto a loro, ci sono state tante persone.
Operatrici e operatori che hanno scelto di stare - non solo professionalmente, ma con tutto sé stessi - accanto a chi attraversava momenti di grande vulnerabilità, che hanno imparato a dosare la vicinanza e la distanza, ad accompagnare senza risolvere, a restare anche quando era difficile.
𝗩𝗼𝗹𝗼𝗻𝘁𝗮𝗿𝗶𝗲 𝗲 𝘃𝗼𝗹𝗼𝗻𝘁𝗮𝗿𝗶 che hanno portato il loro tempo - la cosa più preziosa che si possa offrire - senza chiedere nulla in cambio se non la possibilità di esserci. Che hanno insegnato l'italiano, giocato con i bambini, preparato da mangiare, ascoltato in silenzio, tradotto parole e mondi.
Amiche e amici della casa, quanti sono passati da questa pista anche solo per un giorno, una cena, una festa, un saluto, che hanno creduto in questo progetto, lo hanno sostenuto, lo hanno raccontato ad altri.
A ognuno di voi, un 𝗴𝗿𝗮𝘇𝗶𝗲 che non si esaurisce con la chiusura di queste porte. Avete tenuto su il tendone. Anche voi siete stati parte del circo.
Ora il tendone sta per essere smontato.
Ma chi ha vissuto un vero circo sa che il circo non coincide con il luogo che lo ospita. Vive nelle relazioni che ha costruito, nei legami che continuano a viaggiare, nelle storie che si portano avanti anche quando la pista resta vuota.
𝗧𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗰𝗶𝗼̀ 𝗰𝗵𝗲 𝗖𝗮𝘀𝗮 𝗱𝗶 𝗚𝗶𝗼𝗿𝗴𝗶𝗮 𝗵𝗮 𝘀𝗲𝗺𝗶𝗻𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗶 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗰𝗼𝗺𝗽𝗮𝗿𝗲. Resta nelle persone che l'hanno attraversata. Resta nelle competenze costruite, nelle reti tessute, nelle trasformazioni, piccole e grandi, che qui hanno preso forma. Il passato di questa casa non è un archivio da chiudere: è una fondamenta. 𝗘̀ 𝗹𝗮 𝗺𝗮𝘁𝗲𝗿𝗶𝗮 𝘃𝗶𝘃𝗮 𝗱𝗮 𝗰𝘂𝗶 𝗿𝗶𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗿𝗲, 𝗶𝗻𝗱𝗶𝘃𝗶𝗱𝘂𝗮𝗹𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗲 𝗰𝗼𝗹𝗹𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲, 𝗽𝗲𝗿 𝗰𝗼𝘀𝘁𝗿𝘂𝗶𝗿𝗲 𝗰𝗶𝗼̀ 𝗰𝗵𝗲 𝘃𝗲𝗿𝗿𝗮̀.
Come la segatura che resta sulle scarpe dopo l'ultimo spettacolo, porteremo con noi tracce di questo viaggio comune: leggere, invisibili agli occhi degli altri, ma impossibili da dimenticare. E da quella traccia nascerà qualcosa di nuovo.
Foto: Archivio Centro Astalli, Mirko D’Accurzio, Beatrice Lencioni, Francesco Malavolta