11/06/2026
Omar Artan era pronto a realizzare il sogno di una vita: diventare il primo arbitro somalo a dirigere una partita dei Mondiali.
Premiato nel 2025 come miglior arbitro africano dell'anno, è arrivato negli Stati Uniti con visto e documenti regolari. Eppure è stato fermato all'aeroporto di Miami, interrogato per ore, portato in cella e poi rimandato indietro.
E' grave che uno dei migliori arbitri del continente africano, selezionato per il torneo più importante del mondo, non sia stato fermato da una decisione sportiva ma da questioni legate all'ingresso nel Paese ospitante.
Il calcio dovrebbe abbattere barriere, creare opportunità e unire persone e culture diverse. Dovrebbe essere il luogo in cui contano il merito, il talento e il percorso costruito sul campo.
La storia di Omar Artan ci tocca da vicino. Nel nostro piccolo, dalla periferia di Roma, portiamo avanti ogni giorno questa battaglia: fare in modo che tutti possano giocare e che documenti, permessi e tesseramenti non diventino ostacoli alla partecipazione. Perché il calcio, a qualsiasi livello, ha senso solo quando nessuno viene. lasciato fuori.
O tutti siamo liberi o nessuno è libero, anche di giocare.