UZI onlus

UZI onlus L'Unione Zoologica Italiana (U*I) promuove gli studi nelle varie discipline zoologiche. http://www.u*ionlus.it/

L'Unione Zoologica Italiana (U*I) è stata fondata il 22 aprile 1900 ed è una delle più antiche società scientifiche italiane. I suoi scopi sono quelli di promuovere gli studi nelle varie discipline zoologiche, in particolare quelli relativi alla fauna italiana, di facilitare gli scambi fra zoologi e di difendere la zoologia nella ricerca e nell'insegnamento.

🦎 SocialU*Iamo n. 127 🦎Post a cura di Federica Semprucci.Da nemica estiva a musa della medicinaLe zanzare sembrano aver ...
04/06/2026

🦎 SocialU*Iamo n. 127 🦎

Post a cura di Federica Semprucci.

Da nemica estiva a musa della medicina

Le zanzare sembrano aver dedicato milioni di anni di evolu*ione a un unico obiettivo: infastidire noi esseri umani. E noi passiamo l'estate a cercare di sfuggire ai loro attacchi.
Eppure, c'è un piccolo dettaglio che raramente consideriamo: le zanzare sono maledettamente brave nel loro lavoro, tanto che alcuni scienziati hanno deciso di ispirarsi proprio a loro.
Pensateci. Devono perforare la nostra pelle, trovare un vaso sanguigno e prelevare sangue. E spesso riescono a farlo senza che ce ne accorgiamo immediatamente. Se un infermiere facesse un prelievo con la stessa discrezione, probabilmente lo abbracceremmo pieni di gratitudine.
Naturalmente non è magia. La zanzara femmina utilizza un apparato boccale sofisticatissimo, formato da sottilissimi stiletti racchiusi in una guaina protettiva. Questi stiletti, dotati di minuscole seghettature, penetrano la pelle con estrema efficienza. Alcuni sono più rigidi, altri più flessibili, permettendo alla zanzara di muoversi tra i tessuti alla ricerca di un capillare come una minuscola chirurga volante.
Una volta raggiunto il bersaglio, la zanzara rilascia una saliva ricca di sostanze che impediscono la coagulazione del sangue e ne facilitano il prelievo. È proprio questa saliva che, qualche minuto dopo, scatena il fastidioso prurito che tutti conosciamo.
E qui arriva il colpo di scena: alcuni ricercatori hanno preso ispirazione proprio dall'apparato boccale delle zanzare per progettare aghi medici meno dolorosi. Punte più sottili, superfici micro-zigrinate e sistemi a doppio ago sono stati sviluppati osservando le strategie perfezionate dalle zanzare in milioni di anni di evolu*ione.
La natura aveva già trovato una solu*ione. Noi ci siamo limitati a copiarla.

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🦎 SocialU*Iamo n. 126 🦎Post a cura di Andrea Bonifazi.Realtà, fantasia, finzione, leggenda, scienza, fantascienza. In Na...
28/05/2026

🦎 SocialU*Iamo n. 126 🦎

Post a cura di Andrea Bonifazi.

Realtà, fantasia, finzione, leggenda, scienza, fantascienza. In Natura queste sfaccettature spesso si fondono e confondono tra loro, facendo cogliere dettagli fantascientifici o paranormali in specie e adattamenti reali. Quando a percepire queste caratteristiche è uno zoologo, tutto diventa più bello.
E se gli zoologi sono due ricercatori australiani e si trovano a descrivere una nuova specie? Beh, si raggiunge l'epicità.

Gli zoologi Harvey e Humphreys, nel 1995, si sono imbattuti in una nuova specie di schizomide, ordine di aracnidi a diffusione perlopiù tropicale. Questi animali vivono in ambienti molto umidi, bui e poco ospitali, come l'interno delle grotte. Ma la specie in cui si erano imbattuti aveva delle caratteristiche molto particolari: i suoi pedipalpi, simili a zanne, erano usati per afferrare le prede, frantumarle e succhiarne i suoi fluidi corporei.
Un animale che vive in luoghi angusti e bui spesso frequentati anche dai pipistrelli, che afferra le sue prede e ne succhia i fluidi inevitabilmente fa ve**re in mente il Principe delle Tenebre: il Conte Dracula!
Una visione gotica che evidentemente ha colpito anche i due zoologi: partendo infatti dal genere Draculoides, descritto tre anni prima dallo stesso Harvey, hanno osato di più, denominando questa specie Draculoides bramstokeri in onore di Abraham "Bram" Stoker, scrittore irlandese che nel 1897 scrisse il celeberrimo romanzo "Dracula".

Un piccolo Dracula ad otto zampe che vive in ambienti così inospitali da far sì che anche le minacce per la sua sopravvivenza non siano molte, l'importante è che faccia attenzione... all'inganno della cadrega!

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Con ironia e competenza Antonio Todaro ci spiega la necessità di conoscere e dare un nome ai singoli componenti la biodi...
24/05/2026

Con ironia e competenza Antonio Todaro ci spiega la necessità di conoscere e dare un nome ai singoli componenti la biodiversità. Parola a volte abusata che è entrata nella nostra costitu*ione. Per lo zoologo la biodiversità è quantificabile come somma delle specie. Solo se note e nominate le tessere che compongono la diversità biologica diventano tangibili, tutelabili dalle leggi anche si trattasse di piccoli vermi con la testa rotabile o con file di peli sotto il ventre. La ricerca di base deve quindi continuare ad essere sostenuta, conclude Todaro nel consueto appuntamento di U*I nella trasmissione l'aria che respiri di RAI Radio 1.

Armi chimiche, il diritto per il clima e… draghi del fango - L'aria che respiri - Armi chimiche: tante e in continua evolu*ione, con pesantissimi effetti su persone e ambiente. Per la prima volta è un italiano a guidare il Comitato Scientifico Consultivo che supporta l'Organizzazione per la proib...

🦎 SocialU*Iamo n. 125 🦎Post a cura di Andrea Bonifazi.Non bisogna sempre essere grossi come squali o velenosi come pesci...
21/05/2026

🦎 SocialU*Iamo n. 125 🦎

Post a cura di Andrea Bonifazi.

Non bisogna sempre essere grossi come squali o velenosi come pesci scorpione per diventare il terrore dei mari, talvolta basta essere... scenografici!
È il caso di Neoclinus blanchardi, un pesce costiero diffuso nell'Oceano Pacifico orientale.

Dotato di una bocca più grande di quella del lupo di Cappuccetto Rosso, di membrane elastiche più appariscenti di quelle dei dilofosauri di Jurassic Park e di "tecnologiche" mascelle estendibili, può essere considerato l'emblema dell'aposematismo, scoraggiando qualsiasi eventuale predatore.
Questa strana bocca è anche un aiuto fondamentale quando attua il suo comportamento territoriale. Questo pescetto non esita infatti ad assumere un atteggiamento minaccioso allargando le ampie mandibole, metodo molto efficace per spaventare eventuali competitor, anche di dimensioni superiori alle sue, che tentano di conquistare il suo territorio. Al suo cospetto si rischia di fare la figura da Dennis Nedry.
D'altronde, non neghiamolo, all'inizio tutti ci spaventeremmo a trovarci davanti a tale inaspettato cosplay di uno Yautja.

E voi conoscevate questo pesce aka "che bocca grande che hai"?

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Con lucidita e chiarezza Alessandro Cini ci parla nel programma radiofonico l'aria che respiri di RAI Radio 1, di ambien...
17/05/2026

Con lucidita e chiarezza Alessandro Cini ci parla nel programma radiofonico l'aria che respiri di RAI Radio 1, di ambienti fragili come le piccole isole e dell'impatto che puó l'apicoltura può avere, un"attività umana che come tale modifica l’ambiente. _Apis_ _mellifera_ è una specie allevata, gestita e spostata dall'uomo. Con il declino delle migliaia di specie di impollinatori selvatici occorre un'approccio scientifico, basato su dati robusti, per evitare un ulteriore pressione, quella della competizione per le risorse tra impollinatori. Un potenziale conflitto che va misurato ed in ambienti peculiari evitato. Cruciale il ruolo delle aree protette come sottolineato nel consueto appuntamento con U*I.

In viaggio con l’elettrica, hantavirus in Argentina… e volontari senza limiti d’età - L'aria che respiri - Caro benzina? Prova pratica con l'elettrica: piccolo diario di viaggio, il racconto di un'esperienza su oltre due mila chilometri in Italia e oltre confine, tra differenze, possibilità,...

🦎 SocialU*Iamo n. 124 🦎Post a cura di Andrea Bonifazi.La straordinaria bellezza di un giovane esemplare di Prionace glau...
14/05/2026

🦎 SocialU*Iamo n. 124 🦎

Post a cura di Andrea Bonifazi.

La straordinaria bellezza di un giovane esemplare di Prionace glauca, pesce ai più noto come verdesca.
È uno squalo è ampiamente diffuso in Mediterraneo e da adulto può arrivare a sfiorare i tre metri di lunghezza, mentre l'esemplare in foto è chiaramente giovane.
È una specie per noi sostanzialmente innocua, nutrendosi perlopiù di calamari, crostacei e pesci ossei. Risulta che dal 1580 ad oggi siano stati registrati poco più di una dozzina di attacchi all'uomo. A parti invertite, la situazione è ben più tragica: si stima che ogni anno vengano uccisi tra i 10 ed i 20 milioni di esemplari. Senza voler fare retorica, è evidente come la nostra percezione di questi bellissimi pesci cartilaginei sia fortemente influenzata da film come "Lo squalo" e non da dati concreti.
Secondo la IUCN, questa specie è attualmente categorizzata come Near Threatened (NT), essendo prossima alla minaccia. È inoltre inserita nella Lista Rossa delle specie a rischio.

Si ringrazia Gaetano De Luca per lo scatto realizzato ad agosto 2022 nel porto di Santa Lucia, a Napoli,

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🦎 SocialU*Iamo n. 123 🦎 Post a cura di Andrea Bonifazi.Myocastor coypus, specie comunemente nota come nutria, è un mammi...
07/05/2026

🦎 SocialU*Iamo n. 123 🦎

Post a cura di Andrea Bonifazi.

Myocastor coypus, specie comunemente nota come nutria, è un mammifero originario del Sud America ed ormai ampiamente diffuso in Italia, dove è stato introdotto diversi decenni fa.
Una delle caratteristiche principali di questo grosso roditore sono senza dubbio i lunghi incisivi di un acceso color arancio. Sembra quasi che siano arrugginiti... ed effettivamente non siamo così distanti dalla realtà: presentano elevati quantitativi di ossido di ferro, utile a rinforzare lo smalto, rendendo gli incisivi più duri e più resistenti all'usura e agli acidi.

Insomma, degli alieni... un po' arrugginiti!

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Grazie alla nostra collega Chiara Manfrin (UNITS) per questo rapido affresco su cosa significhi oggi occuparsi di biodiv...
03/05/2026

Grazie alla nostra collega Chiara Manfrin (UNITS) per questo rapido affresco su cosa significhi oggi occuparsi di biodiversità: competenze classiche affiancate da laboratori avanzati e bioinformatica.

Lo zoologo lavora integrando saperi diversi, con chiara la domanda biologica e la complessità dei sistemi, con l’obiettivo di conoscere e salvaguardare la biodiversità, un valore di tutti.

Se ne parla a RAI Radio 1, L’aria che respiri, a partire dallo studio di un piccolo anfibio adattato agli ambienti di grotta.

Il lavoro che arriva dall’ambiente, il peso del petrolio e… biologi detective - L'aria che respiri - Il lavoro che arriva dalla cura dell'ambiente e dalla transizione ecologica: cifre, possibilità, professioni nuove e professioni che si aggiornano. Quello che chiedono le aziende, quello che off...

🦎 SocialU*Iamo n. 122 🦎 Post a cura di Chiara Manfrin.Un anfibio silenzioso che può dirci ancora moltoÈ da poco passata ...
30/04/2026

🦎 SocialU*Iamo n. 122 🦎

Post a cura di Chiara Manfrin.

Un anfibio silenzioso che può dirci ancora molto

È da poco passata la giornata mondiale dedicata all'educazione e alla conservazione degli anfibi e dei loro habitat (28 aprile, il SaveTheFrog!), e per questo ci dedichiamo al proteo (Proteus anguinus). Endemico in Italia esclusivamente nel Carso classico del Friuli Venezia Giulia, questo straordinario anfibio troglobio - depigmentato e al vertice della catena alimentare negli ambienti ipogei - ha ancora molti segreti da svelare. È noto che possa vivere oltre 70 anni, forse fino a un secolo, e che, pur essendo privo di occhi funzionali, sia un predatore efficiente, nutrendosi soprattutto di piccoli crostacei. Il proteo possiede inoltre una notevole capacità rigenerativa: è in grado di ricostruire arti e tessuti. Tuttavia, restano ancora poco conosciuti aspetti fondamentali della sua biologia, come la distribu*ione, l’abbondanza, la struttura delle popolazioni e il comportamento. La specie è classificata come Vulnerabile (VU) a causa del suo areale estremamente limitato (

🦎 SocialU*Iamo n. 121 🦎 Post a cura di Federica Semprucci. Cronache d’amore sotto il livello del mareI fiori di mare, qu...
23/04/2026

🦎 SocialU*Iamo n. 121 🦎

Post a cura di Federica Semprucci.

Cronache d’amore sotto il livello del mare

I fiori di mare, quelli delle praterie sommerse di Thalassia testudinum, ci sono sempre sembrati creature solitarie, affidate al caso e alle correnti per trovare l’anima gemella. E invece… sorpresa.
Laggiù, tra sabbia e mucillagini, non sono solo le correnti a fare da postini amorosi, ma piccoli crostacei, policheti e larve planctoniche: i veri impollinatori marini. Cupidi con antenne e parapodi, che non scagliano frecce ma trasportano granelli di polline appiccicati al corpo.
Tutto accade di notte, come ogni storia d’amore marina che si rispetti, consumata al chiaro di luna. I fiori maschi si aprono al tramonto e rilasciano una nube dolce e vischiosa di mucillagine carica di polline: una sorta di buffet notturno per invertebrati raffinati. E la fauna accorre a foraggiarsi… diventando, senza saperlo, messaggera d’amore. Altro che api: qui si vola poco ma si nuota molto. Si brulica, si striscia, si fluttua.
E le femmine di Thalassia testudinum? Restano a bocca di fiore aperta. Armate di stigmi tentacolari e super appiccicosi, pronti a intercettare il passaggio di questi minuscoli corrieri del desiderio.
Il bello è che tutto questo accade anche senza correnti. Persino in laboratorio, in acqua ferma, questi piccoli cupidi continuano a fare il loro lavoro: visitano i fiori, trasportano il polline e lo depositano sugli stigmi, dove germina e dà avvio alla fecondazione.
Quindi, se pensavi che il romanticismo fosse solo roba da terraferma, ripensaci. In fondo al mare, qualcuno sta corteggiando qualcun altro, in silenzio, nel buio e con le appendici piene di polline.

Immagine tratta da Tussenbroek et al., 2016. DOI: 10.1038/ncomms12980

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