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UZI onlus L'Unione Zoologica Italiana (U*I) promuove gli studi nelle varie discipline zoologiche. http://www.u*ionlus.it/

L'Unione Zoologica Italiana (U*I) è stata fondata il 22 aprile 1900 ed è una delle più antiche società scientifiche italiane. I suoi scopi sono quelli di promuovere gli studi nelle varie discipline zoologiche, in particolare quelli relativi alla fauna italiana, di facilitare gli scambi fra zoologi e di difendere la zoologia nella ricerca e nell'insegnamento.

🦎 SocialU*Iamo n. 140 🦎Post a cura di Andrea Bonifazi.È notizia di qualche anno fa la scoperta di una nuova specie di ca...
16/10/2026

🦎 SocialU*Iamo n. 140 🦎

Post a cura di Andrea Bonifazi.

È notizia di qualche anno fa la scoperta di una nuova specie di camaleonte, di fatto il rettile più piccolo attualmente conosciuto. Come spesso avviene per ritrovamenti zoologici così particolari, il mini camaleonte è endemico del Madagascar.
La specie, denominata Brookesia nana, ha dimensioni infinitesimali: il maschio è lungo appena 22 mm, coda compresa, con il solo corpo che misura 13,5 mm, mentre la femmina è più grande (si fa per dire), raggiungendo i 29 mm.
Gli esemplari sono stati rinvenuti nelle foreste montane del Madagascar settentrionale, ambienti così degradati e soggetti a deforestazione da minacciare di estinzione i piccoli camaleonti. Per fortuna, come specifica Oliver Hawlitschek, ricercatore presso il Centro di Storia Naturale di Amburgo, questa zona è stata recentemente soggetta a misure di protezione che dovrebbero far ben sperare per la sua sopravvivenza futura.

Tra gli autori del lavoro in cui è riportata la nuova descrizione non poteva mancare il giovane ricercatore tedesco Mark Scherz, noto per la sua attitudine particolarmente... Scherz-osa nel dare nomi a specie da lui descritte: si ricordino le piccolissime rane, anch'esse malgasce, rinominate Mini mum, Mini ature e Mini scule.
In questo caso il Dottor Scherz è stato clemente nella scelta del nome, ma ci regala spesso delle perle - zoologiche e tassonomiche - indimenticabili.

Chi volesse consultare il paper, qui i riferimenti:
Glaw, F., Köhler, J., Hawlitschek, O., Ratsoavina, F. M., Rakotoarison, A., Scherz, M. D., & Vences, M. (2021). Extreme miniaturization of a new amniote vertebrate and insights into the evolution of ge***al size in chameleons. Scientific Reports, 11(1), 1-14.

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Grazie a Rosario Balestrieri intervento oggi nella trasmissione L'aria che respiri di RAI Radio 1 e soprattutto grazie a...
11/10/2026

Grazie a Rosario Balestrieri intervento oggi nella trasmissione L'aria che respiri di RAI Radio 1 e soprattutto grazie al gabbiano corso abbiamo capito due cose fondamentali.
Si fa presto a dire gabbiano e disegnarlo come specie adattabile anche all'ambiente antropico, ma ci sono tante specie e alcune sono decisamente meno adattabili e dobbiamo conoscerle bene per proteggerle. La seconda cosa incredibile è l'innovazione è la potenza dei metodi di indagine che oggi lo zoologo ha per conoscere distribu*ione, rotte migratorie, persino dialetti degli uccelli. Il taxon animale più studiato in assoluto, base della nascita delle prime convenzioni in materia di conservazione, oggi si studia con metodi automatizzati e sicuri che consentono agli zoologi moli di dati robusti senza sopprressione alcuna. E gli zoologi questi dati continuano a raccoglierli e interfacciarli con le pressioni come disturbo antropico e cambiamento climatico che stanno modificando ad esempio le rotte del gabbiano corso.

L'aria che respiri del 11/10/2026 - L'aria che respiri - Con Sonia Filippazzi. Regia di Luca Bernardini

🦎 SocialU*Iamo n. 139 🦎 Post a cura di Valeria Maselli. Bella foto di 💩, vero? Dopo ore in mare aperto a censire cetacei...
08/10/2026

🦎 SocialU*Iamo n. 139 🦎

Post a cura di Valeria Maselli.

Bella foto di 💩, vero?

Dopo ore in mare aperto a censire cetacei, finalmente intravediamo una pinna… ma l’animale è già scappato e non siamo riusciti a identificarlo.
PERDINCIBACCO! 😤🐋
Ma ecco che scopriamo una meravigliosa 💩 che si è lasciato alle spalle. Nulla di più prezioso per uno zoologo! 🧬

Feci, muco, cellule, frammenti di tessuto e altre tracce biologiche possono contenere DNA. È il principio che rende il DNA ambientale (eDNA) uno strumento sempre più interessante per studiare la biodiversità anche quando non riusciamo a osservarla direttamente.

Nel nostro studio, grazie alla collaborazione tra Oceanomare Delphis, l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno (IZSM) e il Dipartimento di Biologia dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, abbiamo messo a punto un protocollo di identificazione delle 4 principali specie di cetacei del Mediterraneo (balenottera comune, stenella striata, tursiope e capodoglio) mediante High-Resolution Melting (HRM), validando il protocollo anche su campioni fecali di capodoglio raccolti in mare.
L’HRM è una tecnica rapida, sensibile e relativamente economica, che permette di distinguere le specie attraverso i loro differenti profili di melting e senza dover necessariamente sequenziare tutti i campioni. Questo approccio è facilmente scalabile anche in casi di spiaggiamenti,quando un cetaceo è molto decomposto e l’identificazione morfologica diventa difficile, o quando abbiamo a disposizione soltanto frammenti di tessuti, in casi applicativi in wildlife forensics.

Morale? Non sottovalutate mai una 💩. Per uno zoologo potrebbe essere proprio il campione che stava cercando! 😎

Per maggiori informazioni, questo è il paper di riferimento:
Norcia, M., Illiano, A., Mussi, B., Di Nocera, F., Esposito, E., Di Cosmo, A., ... & Maselli, V. (2025). When DNA Tells the Tale: High-Resolution Melting as a Forensic Tool for Mediterranean Cetacean Identification. International Journal of Molecular Sciences, 26(15), 7517.

(© Ph. Angelo Miragliuolo – Oceanomare Delphis)

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🦎 SocialU*Iamo n. 138 🦎Post a cura di Andrea Bonifazi. 50 sfumature di... coccinella!Se la chiamano "Coccinella Arlecchi...
02/10/2026

🦎 SocialU*Iamo n. 138 🦎

Post a cura di Andrea Bonifazi.

50 sfumature di... coccinella!

Se la chiamano "Coccinella Arlecchino" ci sarà un motivo, no?
Ed effettivamente questo piccolo coleottero coccinellide sembra davvero che indossi delle maschere... mentre si tratta semplicemente della grande variabilità fenotipica che può presentare. Nel collage, infatti, non ci sono 30 diverse specie, ma si tratta sempre di Harmonia axyridis.
Originaria dell'Asia, ma ormai ampiamente diffusa anche da noi - sì, in Italia è una specie aliena che localmente può essere molto abbondante -, ha una livrea estremamente variabile, tanto che esemplari con differenti pattern possono essere tranquillamente confusi con specie diverse.

Distinguerla dell'iconica Coccinella septempunctata - quella che si ritiene porti fortuna, tanto per intenderci - non è difficile, in quanto quest'ultima ha dimensioni maggiori, un numero di macchie nere fisso, mentre le elitre non sono sempre rosse con sette puntini neri, ma possono essere gialle, arancioni, nere con due o quattro puntini rossi (...).

Un notevole polimorfismo alla base di una variabilità intraspecifica impressionante che rende questo carnevalesco coleottero un piccolo esperimento di genetica vivente, ancor più dei celebri piselli di Mendel.

Avete mai osservato dal vivo questo insetto?

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Grazie a Rosario Balestrieri che nella puntata di oggi del programma L'aria che respiri di RAI Radio UNO, con grande chi...
27/09/2026

Grazie a Rosario Balestrieri che nella puntata di oggi del programma L'aria che respiri di RAI Radio UNO, con grande chiarezza e in pochi minuti, ci ha reso perfettamente l'idea di interdipendenza che caratterizza tutta lo studio dei viventi, incluso l'uomo. La biologia di una sola specie, la berta, un uc***lo migratorio, ci rende chiara la connessione tra la lotta contro l'espansione turistica, le plastiche, il riscaldamento dei mari e la pesca. Ascoltate le parole di Rosario Balestrieri e il canto delle berte per non prendere abbagli!

L'eredità del grande caldo, lavori che cambiano, e l'origine delle sirene - L'aria che respiri - Torna su Radio1 "L'aria che respiri", il programma dedicato ad ambiente, scienza, e impegno dei cittadini per la sostenibilità. In questa prima puntata, l'eredità della lunga estate calda appena concl...

🦎 SocialU*Iamo n. 137 🦎Post a cura di Chiara Manfrin e Marco Restaino.Il lato XL dei protei nel Carso triestino.Dopo qua...
24/09/2026

🦎 SocialU*Iamo n. 137 🦎

Post a cura di Chiara Manfrin e Marco Restaino.

Il lato XL dei protei nel Carso triestino.

Dopo quasi tre secoli di ricerche, arriva una scoperta straordinaria sul Proteo: quella che consideravamo un’unica specie è in realtà un complesso di nove specie diverse, distribuite dal Carso Giuliano fino alla Bosnia [1,2].
La storia inizia nel 1762, quando Giovanni Antonio Scopoli osservò per la prima volta questi misteriosi animali nelle sorgenti carsiche. Sei anni dopo, nel 1768, Laurenti li descrisse e li battezzò Proteus anguinus, senza riconoscere la paternità della scoperta al collega Scopoli.

Le differenze tra le varie popolazioni erano già state osservate dagli studiosi nel corso del tempo, ma è solo grazie alle moderne analisi genetiche, scheletriche e morfologiche che è stato possibile dimostrare che si tratta di specie distinte.
E qui arriva la sorpresa per il nostro territorio nazionale.
A circa 300 metri di profondità, nelle acque sotterranee del fiume Timavo, convivono due specie di Proteo: una tipica del Carso italiano e una proveniente dalla Slovenia, presente stabilmente anche in alcuni siti italiani.
Non solo: proprio nel Timavo sono stati documentati due esemplari da record, uno per ciascuna specie. L’ultimo raccolto (e rilasciato), appartenente alla specie P. haidingeri/xanthostictus, ha raggiunto addirittura i 100 grammi di peso. Un vero “peso massimo” del mondo sotterraneo! (Manfrin e Restaino pers. comm.).
Questa scoperta conferma quanto sia complessa, ricca e ancora in parte inesplorata la biodiversità del nostro Carso.
Ancora una volta, il Timavo ci ricorda che sotto i nostri piedi esiste un mondo nascosto, affascinante e sorprendentemente diverso da quello che immaginiamo che necessita di attenzione e protezione.

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Reference:
1. https://doi.org/10.1163/15685381-bja10266

2.
https://doi.org/10.14720/ns.29865

🦎 SocialU*Iamo n. 136 🦎Post a cura di Federica Semprucci. Problemi di jet lag? Dovreste conoscete Panagrolaimus kolymaen...
18/09/2026

🦎 SocialU*Iamo n. 136 🦎

Post a cura di Federica Semprucci.

Problemi di jet lag? Dovreste conoscete Panagrolaimus kolymaensis…

Questo nematode è rimasto in criptobiosi nel permafrost siberiano per circa 46.000 anni.
Sì, avete letto bene: dal tardo Pleistocene è rimasto in una sorta di “vita sospesa”, in cui il metabolismo viene ridotto a livelli praticamente non rilevabili.
E qui arriva la parte incredibile: gli esemplari, recuperati dal permafrost a circa 40 metri di profondità, sono stati rianimati e successivamente coltivati in laboratorio.
Come sappiamo che il nostro nematode risale a circa 46.000 anni fa?
I ricercatori hanno datato al radiocarbonio il materiale vegetale presente nella stessa tana fossile.
Lo so, sembra fantascienza.
Ma è solo il phylum Nematoda.

Fonte: Shatilovich A. et al., PLOS Genetics (2023), A novel nematode species from the Siberian permafrost shares adaptive mechanisms for cryptobiotic survival with C. elegans dauer larva. DOI: 10.1371/journal.pgen.1010798.

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È iniziato il Congresso congiunto U*I–SIP 2026! 🦋🔬Dall’8 all’11 settembre, Milano ospita l’85° Congresso dell’Unione Zoo...
09/09/2026

È iniziato il Congresso congiunto U*I–SIP 2026! 🦋🔬

Dall’8 all’11 settembre, Milano ospita l’85° Congresso dell’Unione Zoologica Italiana, presso l’Università degli Studi di Milano e Casa Schuster

I simposi coprono la più ampia gamma di studi sulla zoologia, dai temi classici agli aspetti multidisciplinari e alla ricerca di frontiera.

Sul sito del Congresso trovate programma, informazioni utili, indicazioni per gli spostamenti e una mappa con i principali punti di interesse.

🌐 u*isip26.it

🦎 SocialU*Iamo n. 135 🦎Post a cura di Andrea Bonifazi.Pseudocarcinus gigas, conosciuto come "Granchio gigante della Tasm...
30/07/2026

🦎 SocialU*Iamo n. 135 🦎

Post a cura di Andrea Bonifazi.

Pseudocarcinus gigas, conosciuto come "Granchio gigante della Tasmania", è un enorme crostaceo brachiuro diffuso nelle acque meridionali dell'Australia. È tra i granchi più grandi e pesanti conosciuti, raggiungendo i 13 Kg di peso e quasi il mezzo metro di larghezza del carapace. Si nutre principalmente di altri crostacei, di molluschi e di echinodermi e può produrre fino a 2 milioni di uova.

Altro che il granchio blu!

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🦎 SocialU*Iamo n. 134 🦎Post a cura di Andrea Bonifazi.La crudeltà è una caratteristica innata di molti esseri umani, ma ...
23/07/2026

🦎 SocialU*Iamo n. 134 🦎

Post a cura di Andrea Bonifazi.

La crudeltà è una caratteristica innata di molti esseri umani, ma è quando questa si unisce al potere che raggiunge il suo picco. Abbiamo secchiate di esempi al riguardo, sia recenti che del passato.
C'è chi, tuttavia, della crudeltà ha fatto il suo marchio di fabbrica: pensate a Vlad III di Valacchia, principe romeno vissuto circa 6 secoli fa. Lui, più che per la sua politica, è ai più noto soprattutto per il suo soprannome: l'impalatore.
Si dice, infatti, che avesse una passione per gli "arrosticini umani", infilzando i suoi nemici tramite pali di legno particolarmente appuntiti. Poco piacevole, sopratutto se non danneggiava subito organi vitali, allungando notevolmente questa terribile tortura. Una pratica non nuova, ma che lo lui "affinò".

Ah, oggi lo conosciamo anche per aver ispirato la creazione del Conte Dracula di Bram Stoker: Vlad III, infatti, era figlio di Vlad II Dracul, così chiamato in quanto appartenente all'Ordine del Drago. Di conseguenza, Vlad III era noto anche con il patronimico di Draculea, cioè figlio di Dracul.

E se vi dicessi che una pratica analoga esiste anche in Natura? E se aggiungessi che ad attuarla è un uccellino di pochi grammi?
Infatti, molte specie appartenenti alla famiglia Laniidae, a cui appartengono le averle (genere Lanius), hanno sviluppato un adattamento in "Vlad Style": sono predatori sia di insetti che di piccoli invertebrati che, dopo aver catturato, infilzano su oggetti appuntiti come spine, rami o fili spinati.
Loro, però, non lo fanno per malvagità o per torturarli, ma per per poter consumare le loro prede in un secondo momento, per tenerle ben salde mentre le spezzettano o, magari, per non farsele rubare.

Chissà se il nostro amico Vlad si sia ispirato a questi uccellini. Certo è che "Vlad III l'Averla" avrebbe avuto meno appeal rispetto a "Vlad III l'Impalatore".

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