01/06/2026
Alle calende di giugno si celebrava Giunone Moneta. Così Ovidio (Fasti 6, 183-190):
"Si tramanda pure che sulla sommità della rocca sia sorto per tuo voto, o Camillo, il tempio di Giunone Moneta. Era stata lì presso la casa di Manlio, che un tempo ricacciò le armi dei Galli da Giove Capitolino. Quanto opportunamente, o grandi dei, egli sarebbe caduto in quella battaglia, alla difesa del tuo trono, o sommo Giove! Visse, per poi morire condannato per il delitto di aspirare al regno."
Qui il poeta ricorda l'impresa eroica di Marco Manlio, che, svegliato dalle oche sacre di Giunone, guidò i Romani arroccati sul Campidoglio contro l'assalto dei Galli nel 390 a.C., durante il famoso sacco di Roma. Per questa impresa gli venne attribuito il soprannome di Capitolino, ma in seguito fu accusato del terribile reato di aspirare al titolo di re, e così fu giustiziato. Sulla sua casa, che si trovava sull'Arx, una delle due alture del Campidoglio, secondo la tradizione romana verrà costruito il nuovo tempio di Giunone, detta Moneta, dal verbo latino monere (perchè le sue oche avvisarono, ammonirono, i Romani del pericolo dei Galli), rifatto da Camillo nel 345 a.C. Dalla vicinanza di questo tempio con la prima zecca di Roma, l'epiteto "moneta" passò ad indicare il denaro lì coniato e nacque il termine che ancora oggi usiamo per indicare le nostre "monete".
(nella foto: Giunone Barbarini, copia romana da originale greco di V secolo a.C. Musei Vaticani.)