19/05/2026
COMUNICATO AI CITTADINI
Sul Casale Gomenizza, sulla “Casa della cittadinanza attiva” e sulle ragioni della nostra posizione
Negli ultimi giorni molte persone ci hanno chiesto cosa stia accadendo al Casale Gomenizza. Comprensibilmente, perché all’esterno si continua a parlare di inaugurazioni, mostre ed eventi, mentre quasi nulla è stato spiegato pubblicamente rispetto alle criticità emerse in questo anno.
Per questo riteniamo doveroso raccontare ai cittadini, con chiarezza e senza polemiche inutili, cosa è accaduto dall’inizio fino ad oggi.
Il progetto del Casale Gomenizza nasce da una risoluzione del Municipio I che chiedeva che quello spazio diventasse una vera “Casa della cittadinanza attiva”: un luogo aperto al territorio, alle associazioni e ai cittadini. E che venisse acquisito dall’amministrazione territoriale, il Municipio Roma I Centro. Circostanza che non si è poi verificata, essendo il bene rimasto in capo al Dipartimento Tutela Ambientale di Roma Capitale.
Successivamente è stato emanato l’avviso pubblico del Dipartimento Tutela Ambientale di Roma Capitale relativo al Casale Gomenizza. In quell’avviso venne inserito anche uno specifico riferimento al tema del Tevere e della sua valorizzazione culturale e ambientale, elemento che non era presente nella originaria risoluzione municipale ma che entrò successivamente nell’impostazione definita dall’Amministrazione.
A partire da quell’avviso, un gruppo di associazioni territoriali lavorò alla costruzione di un progetto comune, poi ammesso nell’ambito della procedura pubblica.
L’idea progettuale elaborata dalle associazioni era quella di creare un luogo realmente condiviso: spazi per le associazioni del territorio, attività sociali e culturali aperte al quartiere, iniziative ambientali, aggregative e formative, una biblioteca, sale studio, attività dedicate ai cittadini e alle famiglie, il tutto in una logica di partecipazione civica e collaborazione tra realtà associative diverse.
All’interno di quel progetto era prevista anche un’area dedicata al tema del Tevere al piano terra del Casale. Questo, inizialmente, non aveva rappresentato un problema per le associazioni territoriali, perché l’idea complessiva restava comunque quella di uno spazio condiviso, accessibile e aperto a tutti.
Le associazioni ammesse nell’ambito della procedura pubblica erano:
* Trionfalmente 17
* Amici di Via Plava
* ASD PKR2
* Insieme 17 APS
* Prati Verde
* Junior Club 2020
* AK14 ODV
* Roma Trionfale ANVVFC ODV
* LiberaMente APS
* Museo del Tevere
Successivamente, prima della sottoscrizione del Patto di collaborazione, Trionfalmente 17 decise di uscire dal percorso, manifestando preoccupazioni legate alle condizioni strutturali e di sicurezza del Casale.
Nel settembre 2025 venne quindi sottoscritto il Patto di collaborazione tra Roma Capitale e le restanti associazioni aderenti al progetto, con Amici di Via Plava quale associazione meramente portavoce, individuata a seguito di una votazione conclusasi all’unanimità.
Nel corso dei mesi le associazioni hanno progressivamente riscontrato problemi sempre più seri: questioni relative alla sicurezza della struttura, all’assenza di condizioni pienamente idonee per lo svolgimento delle attività, all’accessibilità degli spazi, all’ascensore non funzionante, alla mancanza di certezze operative e alle responsabilità connesse all’utilizzo del Casale.
Ed è proprio sul tema dell’accessibilità che si è aperta una delle questioni più gravi.
Con il tempo è infatti emerso che il primo piano del Casale — cioè quello destinato in larga parte alle attività delle associazioni territoriali — non può oggi essere considerato realmente accessibile alle persone con disabilità o con difficoltà motorie, a causa del mancato utilizzo dell’ascensore e dell’assenza delle condizioni necessarie alla sua effettiva messa in funzione.
Questo ha cambiato profondamente il quadro iniziale.
Per associazioni che lavorano ogni giorno sul territorio, organizzando attività rivolte ai cittadini, alle famiglie, ai ragazzi e alle persone fragili, non è pensabile accettare l’idea di svolgere iniziative in spazi che una parte della cittadinanza non può concretamente raggiungere.
La partecipazione o è di tutti oppure non è davvero partecipazione.
Ed è anche per questo che, nel tempo, molte associazioni hanno iniziato a percepire una distanza crescente rispetto allo spirito originario della “Casa della cittadinanza attiva”.
Nel frattempo si è consolidata sempre di più la presenza del cosiddetto “Museo del Tevere”, realtà riconducibile alle storiche associazioni remiere romane, con una impostazione che molte associazioni del territorio hanno percepito come sempre più stabile e strutturata sul piano terra del Casale.
Non contestiamo il valore culturale della storia del Tevere né delle associazioni che se ne occupano. Il punto, però, è un altro: il Casale Gomenizza non era nato per diventare uno spazio di fatto separato tra un piano terra pienamente fruibile e un piano superiore gravato da problemi di accessibilità e da forti incertezze operative.
Negli ultimi mesi le associazioni firmatarie hanno più volte chiesto chiarimenti formali all’Amministrazione sulle condizioni di sicurezza, sulle responsabilità dei soggetti coinvolti e sulla possibilità concreta di svolgere attività nel Casale senza esporre associazioni e volontari a rischi e responsabilità.
Abbiamo partecipato a riunioni, chiesto documenti, sollevato problemi, cercato soluzioni. Non c’è mai stata alcuna volontà di creare scontri o ostacolare il progetto. Al contrario: fino all’ultimo abbiamo tentato di salvaguardare l’idea originaria della Casa della cittadinanza attiva.
Tuttavia, di fronte al permanere delle criticità e all’assenza di risposte chiare e rassicuranti, le associazioni hanno ritenuto necessario formalizzare per iscritto le proprie preoccupazioni e prendere pubblicamente posizione.
Per questo, nelle ultime ore, alcune associazioni aderenti al Patto hanno inviato formali comunicazioni agli uffici competenti di Roma Capitale, alla Polizia Locale, ai Vigili del Fuoco e al Sindaco Roberto Gualtieri, nelle quali sono state rappresentate le criticità riscontrate e la presa di distanza dalle attività svolte all’interno del Casale in assenza di condizioni ritenute pienamente sicure e regolari.
Contestualmente, Insieme 17 APS ha formalizzato il proprio recesso dal Patto di collaborazione attraverso una dettagliata memoria trasmessa nella giornata di ieri.
Le altre associazioni, invece, allo stato attuale restano all’interno del Patto, pur avendo espresso con forza la necessità di chiarezza, sicurezza e rispetto del progetto originario della Casa della cittadinanza attiva.
E oggi, mentre tutto questo accade, nel Casale viene inaugurato un evento della “Casa del Tevere”.
È proprio questa distanza tra la rappresentazione di una apparente normalità attraverso eventi pubblici e la situazione reale che sentiamo il dovere di spiegare ai cittadini.
Non abbiamo mai pensato che il Casale dovesse restare chiuso o inutilizzato. Continuiamo anzi a credere che quel luogo possa e debba diventare davvero uno spazio pubblico vivo, aperto e utile al quartiere.
Ma un progetto pubblico non può reggersi sull’ambiguità delle responsabilità, sulla mancanza di chiarezza o sull’allontanamento progressivo rispetto all’idea originaria di una vera Casa della cittadinanza attiva.
Per noi la partecipazione non può essere soltanto una parola utilizzata nei bandi o nei comunicati inaugurali. Deve essere una pratica reale, concreta, accessibile e condivisa.
È giusto riconoscere che tutte le associazioni coinvolte in questo percorso — comprese quelle che hanno poi deciso di uscire dal Patto — hanno partecipato per mesi alle riunioni, ai confronti con l’Amministrazione e ai tentativi di trovare soluzioni concrete alle criticità emerse.
Le associazioni che oggi sono ancora all’interno del Patto hanno scelto, almeno per ora, di continuare questo percorso per senso di responsabilità verso i cittadini, verso il territorio e verso la storia stessa del progetto.
Restare non per far finta che i problemi non esistano, ma al contrario per chiedere chiarezza, trasparenza e condizioni realmente sicure e coerenti con lo spirito originario della Casa della cittadinanza attiva.
L’obiettivo non è distruggere questo percorso, ma provare ancora a salvarlo. Con la speranza che anche le associazioni che nel tempo hanno deciso di uscire possano un giorno tornare a farne parte, affinché il Casale Gomenizza possa finalmente diventare ciò che tutti avevamo immaginato all’inizio: una vera “Casa della Cittadinanza Attiva”, aperta, partecipata e realmente al servizio del territorio.